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 Scrittori? Si nasce


Pubblicato da CENTONOVE il 12/06/2005

Nipote d'arte, poeta e commediografo catanese, vincitore di numerosi premi. A tu per tu con Giovanni Formisano.

di Mara Di Maura

Scrittori si nasce. E qual è la virtù più grande di uno scrittore se non la capacità di scandagliare a fondo la realtà vissuta cogliendone il senso più intimo e intarsiare d’assoluto questo significato travalicando le dimensioni spazio-temporali per renderlo universale? Questa stessa dote appartiene all’uomo distinto che ho di fronte: occhiali dalle spesse lenti, simbolo di cultura e di esperienza, occhi svegli, acuti e famelici di vita, tono di voce deciso e umorismo sempre a portata di mano. Ma nel caso di Giovanni Formisano dire che “scrittori si nasce” non è affatto proverbiale o retorico dal momento che l’arte della penna fa autenticamente parte del suo codice genetico. Nipote d’arte, poeta e commediografo catanese vincitore di numerosi premi tra cui il “Faro d’argento”, il “Premio Pirandello”, il “Premio La giara”, questa personalità di rilievo del teatro catanese mi parla del suo rapporto con il nonno, il famoso Giovanni Formisano, autore della celebre canzone E vui dormiti ancora: “E tannu m’alluntanu di sta via quannu sacciu ca chianci comu a mia.” L’artista esordisce con la citazione di uno splendido passo di Nuttata amara, altro capolavoro dell’illustre predecessore onorato dai concittadini con una statua che lo immortala a piazza Majorana.

“Il nostro era un rapporto splendido” - prosegue Formisano- “Mio nonno mi ha fatto conoscere un gran numero di poeti e musicisti. Però non sono io a somigliare a lui ma viceversa!” L’autore teatrale scherza mostrando così di essere animato nella vita dal medesimo humor tipicamente siciliano di cui è impregnata tutta la sua produzione drammaturgica. Tra le sue quattordici opere in dialetto facenti parte dei volumi di teatro pubblicati dall’editrice Greco “Teatro siciliano”, “Palcoscenico”, “Dimensione teatro” spiccano Separazione legale, La moglie dell’altro, Benedetto tra le donne, Per troppa bontà, Tra qualche anno, Il condominio, L’erba che sta crescendo, Famiglie per bene. Uno degli elementi comuni a tutta la scrittura di Formisano è l’aderenza assai forte al vivere quotidiano, sia a quegli episodi vissuti in prima persona che a quelli di cui si ha avuto notizia per interposta persona. Perché la vita è la fonte d’ispirazione prima di ogni sua opera artistica. Come in Io, prostituta, dramma a metà strada tra il tragico ed il comico, intreccio di situazioni in cui la professione più antica del mondo assume i connotati di un marchio destinato ad avvicendarsi di madre in figlia ed in cui ogni possibilità di riscatto rimane una mera chimera. I temi delle opere di Formisano sono dunque sempre problematiche sociali e familiari. Pensiamo ad esempio a Latru o a Lo sfratto. Nel primo la famiglia è protagonista di situazioni paradossali che hanno come baricentro un’eredità ed il meccanismo congegnato a regola d’arte dal defunto per impedire che i parenti possano godere delle sostanze da lui lasciate. Nel secondo la metafora del titolo allude ad uno sfratto morale più che fisico. È lo sfratto dalla vita. Rivelatrici sono a questo proposito le parole pronunciate dal protagonista a commento della propria condizione (“la vita mi sbattìu la porta ‘nfacci comu ‘na tinta dumannera”) almeno quanto pervase da una profonda ed universale verità sembra essere la riflessione presente nella medesima opera sulla natura dell’esistenza: “la vita è comu lu mari, cangia sempri culuri”. Attraverso la forza del nostro dialetto, viscerale, sanguigno e crudo ma al contempo pregno di lirismo senza pari, le opere di Formisano conducono gli spettatori per mano in un mondo che appartiene di certo inconfondibilmente alla nostra terra ma che si spoglia dei connotati di una precisa collocazione temporale per divenire assoluta parabola della vicenda umana. Allo stesso pubblico spetterà poi il compito di interpretare liberamente secondo la propria sensibilità le vicende rappresentate sulla scena. Insomma quello proposto dall’autore è un tipo di rapporto attivo da parte dei fruitori dell’opera nei confronti del teatro. Un teatro di vita quello di Formisano. Una vita per il teatro quella del suo autore.


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