Pubblicato
da CENTONOVE il 06/02/2004
Ridere
e riflettere con la compagnia Odeon
di
Mara Di Maura
Può un’opera
teatrale parlarci con viva attualità del nostro tempo pur
senza smarrire l’atmosfera tipica dell’epoca in cui è
stata concepita? Può uno spettacolo varcare la mera
soglia dell’intrattenimento per lanciare messaggi
universalmente validi? Sono questi gli interrogativi che
ogni rappresentazione si pone se lo scopo del teatro è
quello di aiutare gli spettatori a comprendere un po’
più sé stessi per tentare di conoscere più a fondo la
medesima natura umana. La Nuova Compagnia Odeòn di
Catania si è evidentemente posta questi interrogativi. Ne
abbiamo conferma dalla sua scelta di proporre come seconda
rappresentazione in cartellone quest’anno la divertente
commedia dal titolo "Fumo negli occhi" per la
regia di Nuccio Vassallo. Dopo aver inaugurato il
programma della corrente stagione teatrale l’8 ed il 9
Novembre con "Non ti conosco più" di Aldo De
Benedetti, la compagnia ha continuato presentando la
vicenda della famiglia Cassarà alle prese con un attuale
ed assai proverbiale problema: l’inderogabile necessità
di apparire quel che non si è. Pensiamo a tal proposito
alla salomonica frase messa in bocca alla signora Rosa un’espressione
che racchiude il nucleo tematico cruciale dell’opera:
"Nella vita non è importante quello che fai, ma
quello che gli altri credono che tu faccia…".
"L’interpretazione di oggi è dedicata in
particolare alla memoria di un amico recentemente
scomparso, Carlo D’Arrigo, uno degli interpreti de
"Il segno del toro", spettacolo di chiusura
della precedente stagione teatrale. Con la commedia
brillante di questa sera abbiamo voluto ripercorrere il
classico dilemma tra essere ed apparire che in quest’opera
di Faele e Romano viene riproposto nella forma della
satira pregna di momenti di esilarante comicità." Ad
esprimersi in questi termini è Emanuele Trapani, uno dei
membri del gruppo teatrale. Con cortese disponibilità l’attore
chiarisce quali siano stati gli intenti da cui è
scaturita la decisione di mettere in scena proprio i due
atti comici in questione: "Il lavoro, originariamente
proposto non come testo unico ma nella veste di un insieme
di ilari episodi slegati reciprocamente e solo in una
seconda fase ricuciti, mostra una straordinaria
attualità. Non parlo solo all’ambientazione della
storia, assai vicina a noi contemporanei e collocabile
negli anni Settanta, come deducibile dal vestiario, dall’arredamento
di casa Cassarà e dalle canzoni d’epoca spasmodicamente
imposte all’intera famiglia dai figli, la sofisticata
Patrizia (Angela Di Bella) e l’hippy Lello (Gaetano
Naselli), ma intendo riferirmi soprattutto al nucleo
tematico cruciale che sta alla base della commedia: la
comune manìa, tutta "piccolo borghese", di
ostentare a qualunque costo uno status sociale superiore a
quello realmente posseduto." La ridicola quanto
tenace volontà di Rosa (Irene Di Mauro) di mostrare
immancabilmente alla vicina di casa, la signora Pipitone
(Rita Nicotra), un fantomatico tenore di vita
ampollosamente aristocratico finisce per trascinare l’intera
famiglia in una morbosa e paradossale altalena di finzioni
che condurranno all’inevitabile epilogo contrassegnato
dall’esplosione della vero, tanto respinto e soffocato.
Nel susseguirsi delle situazioni solo il pater familias
Casimiro Cassarà (Mario Puglisi) si sottrae a questa
morsa claustrofobica facendosi unico ed irriducibile
assertore delle tanto violate ragioni della verità.
"Ci siamo mantenuti il più possibile fedeli al testo
originale, evitando considerevoli modifiche strutturali e
limitandoci a contestualizzare la vicenda nell’ambiente
socio-culturale siciliano. Insomma non abbiamo apportato
vistosi cambiamenti in seno allo schema drammaturgico dell’opera
ma abbiamo solo cercato di accostare la commedia alla
nostra sensibilità di siciliani attraverso l’impiego
del nostro dialetto di appartenenza." Con parole
simili Trapani delucida l’impostazione registica seguita
da Vassallo. In una carrellata di vicissitudini briose,
cesellate dalle simpatiche iniziative del nonno ( Filippo
Corbello), dalle ingenue bravate della cameriera Carmelina
( Eleonora Re) e dell’amante (Giuseppe Spampinato), dall’inatteso
sopraggiungere dell’agente fiscale (Gaetano Ravi ) e
dall’imprevista "visita" del ladro ( Franco
Licciardello), scorre una farsa che non è di pura
espressione, fine a sé stessa. La situazione assurda è
solo uno strumento per indagare le debolezze umane, con
intento mai denigratorio o accusatorio ma sempre con un
tono bonario per quanto mai accomodante. "D’altra
parte – aggiunge ancora Trapani – proprio la
leggerezza delle situazioni è il primo criterio di
selezione impiegato dalla nostra compagnia per definire la
programmazione. Di anno in anno, infatti, proponiamo un
cartellone composto per circa l’ottanta per cento da
commedie brillanti già note al grande pubblico. Un
sistema introdotto di recente è un sondaggio effettuato
tra gli abbonati alla fine della stagione precedente al
fine di comprendere le preferenze prevalenti del pubblico
ed orientare verso di esse la scelta degli spettacoli da
mettere in scena in seguito. Ogni stagione prevede inoltre
un’opera inedita. Quest’anno si è optato per "I
tri causi", tradotta e modificata dallo stesso
regista Nuccio Vassallo a partire dal testo di
Scarpetta." Nell’attesa di poter assistere a
"I tri causi" il 17 e 18 Aprile il prossimo
appuntamento con la Nuova Compagnia Odèon è previsto per
il 21 e 22 febbraio con "La scodella del cane",
opera di Russo Giusti trasposta in dialetto siciliano ed
adattata da M. Di Mauro per la regia di Irene Di Mauro.
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