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 Gargantua e Pantagruele al Piscator


Pubblicato da CENTONOVE il 23/04/2004

Protagonista il pubblico 

Dramma e improvvisazione nella piece di Catarraso

di Mara Di Maura

Un mondo del caos e della sovrabbondanza, un mondo fatto di parole in eccesso e di cibo lautamente offerto insieme al piacere di stare in mezzo al pubblico. Questo strampalato universo, più vicino alla dimensione ludica infantile che ad un discorso teatrale drammaturgicamente strutturato secondo parametri tradizionali è stato proposto ad una platea di spettatori sbigottiti e piacevolmente sorpresi al teatro Piscator di Catania che sabato 17 e domenica 18 Aprile ha accolto lo spettacolo Gargantua e Pantagruele, una simpatica pièce, a metà strada tra la lettura drammatizzata e l’improvvisazione giocosa. "L’idea è nata qualche anno fa – dice Letizia Catarraso, attrice e realizzatrice dell’adattamento drammaturgico del testo di Rabelais che presta il titolo alla rappresentazione- "quando ho visto uno spettacolo di Paolo Rossi ispirato a quest’opera poco conosciuta del ben noto autore francese del Seicento. In quel caso però la storia dei giganti fagocitatori di cibo, bevande e parole era solo uno spunto per parlare della situazione politica contemporanea. Il nostro lavoro cerca invece di unire ad un certo rispetto per il testo la satira politica ed il coinvolgimento attivo del pubblico." Ed in effetti gli spettatori costituiscono parte integrante dello spettacolo, invitati dagli attori ad assaporare delizie gastronomiche locali insieme al vino buono della nostra terra. Dove finisce lo spettacolo ed inizia la complicità del pubblico? A che punto questa goliardica situazione lascia il posto alla riflessione politica? È impossibile tracciare un limite di demarcazione netta tra l’uno e l’altro momento perché essi vivono sulla scena in perfetta ed indissolubile simbiosi. "Già, perché la nostra associazione culturale, Percorsi divertenti – spiega ancora Letizia- da anni si è lasciata alle spalle un modo tradizionale di fare teatro per dirigersi verso soluzioni originali, più di tipo sperimentale. Il nostro obiettivo è fare teatro nei luoghi della necessità teatrale, cioè in quei posti dai quali viene mossa un’autentica richiesta di teatro: un esempio su tutti gli ospedali per bambini. In questo senso siamo convinti che il coinvolgimento diretto del pubblico sia indispensabile anche a noi attori come risposta, per farci capire fino a che punto siamo riusciti veramente ad interessarlo.Per comprendere questo non basta solo l’applauso, occorre che gli spettatori si muovano nello spettacolo dal di dentro". Così è possibile vedere sul palco del Piscator alcuni spettatori che si lasciano andare a divertenti giochi d’animazione, come se si intendesse dire che un’educazione efficace può passare solo attraverso l’esperienza ludica. "Lo stesso Rabelais era un monaco, un uomo che racchiudeva in sé praticamente tutto lo scibile del suo tempo. Non a caso il nostro spettacolo ripete gli elenchi infiniti presenti nel testo di questo autore che se da un lato sono frutto della vastissima cultura di chi li ha scritti dall’altro risentono di un certo gusto dell’epoca. L’intento dell’opera era prevalentemente pedagogico, come quello di tutta l’attività di Rabelais, al di là delle accuse che gli furono mosse e che furono alla base della sua persecuzione. Anche oggi, come allora, è difficile fare della satira politica. Si rischia sempre di essere emarginati, di diventare vittime di un certo apartheid culturale. Questo rischio può essere evitato cercando di conferire al discorso politico un carattere di universalità." Letizia è stata chiara. A lei e a Filippo Aricò si affiancano come interpreti dello spettacolo alcuni membri del gruppo di musica popolare folkloristica Schizzi d’arte, Cinzia Caminiti, Paolo Capodanno, Paolo Filippini, Gianni Nicotra e Rosalba Sinesio. Alle parole si aggiunge la musica, dirompente, entusiasmante, una musica che ci appartiene, nella quale ci riconosciamo.Parole e musica, parole in musica per riscoprire le nostre radici ed insieme a quelle per risvegliare le nostre coscienze davanti a verità macroscopiche che spesso preferiamo ignorare.

 


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