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Pubblicato
da CENTONOVE il 4/12/2004
L'attore
Enrico Guarneri, si rivela un artista a tutto tondo. E
punta sul teatro "serio". Da L'anatra
all'arancia a U paraninfu. Senza rinnegare il suo
personaggio televisivo.
di
Mara Di Maura
Basta
qualche minuto appena e me ne rendo conto. Qualche parola
pronunciata con garbo, lo sguardo dolce e profondo, la
gestualità controllata. Non ho dubbi. La persona che ho
dinanzi è molto dissimile dal personaggio televisivo che
mi aspettavo d’incontrare. Enrico Guarneri è seduto su
un divano proprio davanti a me. Ci circonda un’atmosfera
molto confidenziale, assai consona affinché la nostra
conversazione possa risultare naturale. Sì, perché ci
sono molte cose che vorrei chiedere a quest’attore
siciliano divenuto negli ultimi anni uno dei volti più
popolari della televisione della nostra isola.
Innanzitutto l’esordio della sua carriera artistica.
"Io ho iniziato a fare teatro assolutamente per caso.
A San Giovanni La Punta nel 1976 alcuni conoscenti stavano
costituendo la compagnia teatrale "Giovanni
Grasso" ed io presi parte alla loro rappresentazione
de L’eredità dello zio Canonico nei panni del
mafiosetto Turi Nasca. Man mano mi sono stati assegnati
ruoli di maggiore rilievo in questa ma anche in altre
compagnie amatoriali che godevano di un certo seguito.
Così è maturato in me il desiderio di trasformare la mia
passione in una professione. Ma questo lavoro non ti
assicura una stabilità economica ed io avevo già delle
responsabilità di marito e di padre." Enrico è
sereno. Nei suoi occhi risplende quella soddisfazione
mista al desiderio di migliorarsi continuamente che è
tipica dei grandi professionisti. Adesso mi parla del
momento in cui è stata concepita la straordinaria
maschera sociale catanese di Litterio che lo ha reso noto
al grande pubblico siciliano. "Esposi la mia
intenzione a Tony Musumeci il quale mi consigliò di
concepire uno spettacolo tutto mio. Solo in questo modo
avrei potuto avere una maggiore visibilità. Così concertai Nord e Sud insieme a Gianfranco Iannuzzo.
Tra gli altri personaggi inseriti in questo lavoro vi era
anche Litterio. Allo spettacolo fu assegnato un
riconoscimento, il Polifemo d’argento, e casualmente la
serata di premiazione era presentata proprio da Salvo La
Rosa il quale, essendo rimasto molto colpito dal
personaggio, mi contattò nel 1998 per la prima edizione
del programma televisivo Insieme. Da allora, del tutto
inaspettatamente, Litterio è entrato nel cuore dei
siciliani, tanto che spesso, identificando il personaggio
con l’attore, la gente mi ferma per strada e mi tratta
come se fossi una persona di famiglia!" Guarneri
sorride. È evidentemente orgoglioso. Forse più per il
suo personaggio che per sé stesso, chissà. Già, perché
Enrico sembra non prendersi troppo sul serio. Eppure
avrebbe tutte le carte in regola per poterlo fare. A
cominciare dal suo curriculum teatrale che, a partire
dalla commedia popolare dialettale, lo ha visto poi
pervenire nel corso degli anni a testi brillanti in lingua
italiana. "Sì, ma credo"- prosegue l’attore-
"che nel mezzo stia il giusto. Il teatro siciliano
deve certamente godere di chiarezza espositiva affinché
possa circolare a livello nazionale ma ciò non significa
necessariamente snaturarlo delle radici culturali e dei
connotati tipici della nostra terra. La Sicilia è un’isola
straordinaria al centro del Mediterraneo e da sempre
fulcro della cultura europea. Ma è anche una terra
travagliata, dove la gente soffre di gravi disagi.
Pensiamo al diritto alla salute e al lavoro che qui da noi
lasciano molto a desiderare. Da tutto ciò deriva il
carattere dei siciliani, sanguigno e passionale, un
temperamento per molti versi simile a quello eduardiano.
Penso quindi che il nostro teatro debba rispettare il
nostro humus culturale e che l’attore, innestandosi in
questo humus, possa comunicare sulla scena la ricchezza di
sentimenti che ci appartiene." Tra gli spettacoli che
Guarneri cita volentieri una versione di Non ti pago
in italo-sicilano, da lui interpretata qualche anno fa, e L’Avaro,
anch’esso in italo-siciliano, rappresentato la scorsa
estate insieme a Tony Musumeci. "In questo
lavoro"- dice Enrico parlando dell’opera di
Moliere- "oltre alla complessità psicologica del
personaggio di Arpagone, avaro sia di beni materiali che
di sentimenti, abbiamo voluto sottolineare l’aspetto
dell’attaccamento alla roba tipico della cultura
siciliana." Guarneri è attualmente impegnato in I
casi sono due, spettacolo co-prodotto con Tony
Musumeci e già rappresentato al teatro "Annibale
M.di Francia" di Messina come ospite del cartellone
della compagnia "A. Di Maio" diretta da Pietro
Barbaro. "In questa farsa, scritta a quattro mani da
Armando Curcio e da un esponente della famiglia De
Filippo"- precisa Enrico-" io sono un cuoco
snervato dal cane estremamente vezzeggiato da tutta la
famiglia baronale di cui fa parte. Escogito una serie di
macchinazioni per sopprimere la bestiola e alla fine
riesco nel mio intento ma…voglio precisare che io sono
animalista!" Enrico Guarneri scherza. Poi mi spiega
che sebbene si tratti di una farsa questo lavoro gode
anche di momenti di grande riflessione sul rapporto tra
genitori e figli e di metafore dal messaggio profondo. Se
gli domando i suoi progetti per il futuro l’attore
catanese mi fa una confidenza. "Mi piacerebbe
circuire a livello nazionale. Dopo quattro anni di
costante presenza al Teatro Stabile questo è il primo
anno in cui non collaboro con loro. Chissà, forse mi
richiameranno. Forse produrrò da solo i miei spettacoli.
Non so. Quel che è certo è che è prevista per marzo al
teatro comunale di Belpasso la commedia brillante L’anatra
all’arancia, un sottile gioco psicologico tra due
coppie in cui io interpreterò il ruolo del marito che fu
di Ugo Tognazzi nell’omonimo film. Inoltre ad aprile-
maggio andrò in scena al teatro "Al Massimo" di
Aldo Murgante di Palermo con U paraninfu."
Sorrido e ringrazio Enrico per la gentile disponibilità
accordatami. Grazie alla nostra conversazione ho
trasformato un anonimo pomeriggio dal cielo incerto in un
piacevole ricordo. Non mi resta allora che augurare di
cuore a questo nuovo amico: "In bocca al lupo
Enrico!"
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