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La vita che ti diedi


Pubblicato da CENTONOVE il 11/06/2004

Squarzina - Malfatti, la coppia di Pirandello. Al quirino il due d'eccezione con "La vita che ti diedi". Rivisto e corretto.

di Mara Di Maura

Grande maestro della ribalta italiana e magistrale interprete della drammaturgia pirandelliana Luigi Squarzina torna in teatro in coppia con Marina Malfatti ancora una volta con l’allestimento di un classico del noto autore agrigentino. Questa volta l’opera in questione è La vita che ti diedi, in scena al Teatro Quirino di Roma dal 25 maggio al 6 giugno. La commedia, scritta nel 1923 per Eleonora Duse, non costituisce soltanto un classico esempio di teatro tagliato su misura addosso all’interpretazione di una determinata attrice ma, molto più a fondo, propone una psicologia travagliata in cui giocano un ruolo considerevole le problematiche esistenziali tipicamente "pirandelliane". Così, in una versione completamente rinnovata rispetto alle precedenti firmate dalla medesima coppia Squarzina-Malfatti, viene riproposto il conflitto insanabile tra l’illusoria aspirazione di un’attrice a tutelare la propria personalità individuale e l’inevitabile crisi generata in tale identità dal personaggio che le si sovrappone. Un tema, quindi, attualissimo ed estendibile, fuor di metafora, all’essere umano tout court: attrice alias uomo, personaggio alias maschera. Così come modernissima è la vicenda della madre intimorita dinanzi alla scoperta di pulsioni recondite da cui non sapeva di essere mossa. La difficoltà di riconoscere come propri questi turbamenti, in particolare il sentimento ancestrale che lega, quasi come una propaggine del cordone ombelicale, la madre al figlio, è sì sviscerata nei suoi risvolti più scabrosi ma è anche proposta attraverso il filtro di quei toni delicati da cui la commedia pirandelliana è sempre impregnata. L’arrivo di una giovane donna in casa della madre è l’elemento scatenante di queste passioni ataviche, è il momento disgregante degli equilibri interni alla famiglia, rigorosi quanto precari. Da questo momento nulla sarà come prima, nulla potrà esserlo. È giunto il momento di "svestirsi": crollata la maschera ciò che rimane è nudità, una verità forse un po’ cruda ma autentica. Da un lato la madre svelerà un’ambiguità finora accuratamente nascosta, ambiguità che finirà per venire allo scoperto in atteggiamenti ridicoli e volgari fino a manifestasi in forme di violenza tali da indurla persino al ricatto pur di non perdere l’affetto del figlio. Dall’altro la stessa famiglia sarà messa in crisi in quanto istituzione e, privata dell’immagine tradizionalmente rassicurante e confortante che le è stata attribuita, si mostrerà nel suo volto reale di luogo castrante e claustrofobico. Le passioni in essa soffocate esploderanno così, virulente e trascinanti, investendo ogni valore e privando di ogni certezza. Accanto alla Malfatti recitano Dorotea Aslanidis, Sara Borsarelli, Liliana Dell’Aquila e Marco Prosperini. Il più grande merito di questa commedia sembra essere la sua possibilità di sfumare in una dimensione che, per quanto densa delle miserie del quotidiano, riesce a farsi altra e visionaria. Il tutto condito con i molteplici risvolti ironici ed emozionanti di cui solo la drammaturgia pirandelliana è capace.


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