Teatro

Gaetano Lizzio      

Pubblicato da CENTONOVE il 20/06/2003

Una lunga carrellata di avi, maghi e storie da raccontare. A tu per tu col giovane attore e doppiatore catanese. Un futuro di successi e un passato di nostalgie. 

di Mara Di Maura

 “A questo Sud azzoppato non resta che volare”. Queste le parole assai incisive adoperate da Carmelo Bene per cogliere assai acutamente la motivazione profonda che sta alla base di quel mare magnum di creatività artistica di cui è bacino di convergenza tutto il Meridione. C’è un artista siciliano che sembra convenirne, convenirne perfettamente. Mi parla di avi, di maghi, di poeti, di leggende frammiste a brandelli di una realtà lontana, sprofondata nei meandri del tempo passato. Io lo guardo e non capisco, non capisco dove voglia arrivare con quella lunga carrellata di nomi, di personaggi, di storie. Poi all’improvviso mi rendo conto di ciò che sta facendo. Mi sta conducendo per mano nel mondo delle sue radici, nel microcosmo dei suoi antenati, in mezzo a fantasmagoriche presenze che sembrano animarsi dinanzi a noi, assai poco diversamente dai sei personaggi pirandelliani. “ Sì, perché noi siciliani nasciamo, per così dire, con una predisposizione congenita all’espressione artistica. È come se il nostro DNA recasse in sé i geni dei nostri progenitori, spesso figure insolite, atipiche, con storie pittoresche che si prestano bene ad essere immortalate nel fare poetico o nel racconto drammatico e a perpetuare dunque, in  forma estetizzata, una sorta d’immortalità ideale.” Gaetano Lizzio è un attore e doppiatore catanese. Formatosi presso la scuola dello Stabile di Catania, Lizzio ha debuttato nel 1989 al “ Musco” in “ Il cappello di paglia di Firenze” di Labiche, ha lavorato presso vari gruppi teatrali, è passato attraverso l’esperienza della fondazione di una propria compagnia, con la quale ha messo in scena una rivisitazione del “ Macbeth” con le musiche di Paolo Buonvino, si è esibito al “ Pirandello” in uno spettacolo per la regia di Camilleri ed a Siracusa sotto la direzione di Salveti. Ha lavorato con Zanussi e con Corbelli. Adesso è trapiantato a Roma stabilmente da tre anni . “ Già dal ’97, tuttavia”- precisa- “facevo la spola dalla mia città alla capitale, dall’anno , cioè, in cui è avvenuto il mio felicissimo incontro con Dario Fò, Giorgio Albertazzi e Franca Rame che mi ha portato a recitare, dopo aver superato tre durissimi provini, nello spettacolo scritto, diretto e concepito dai tre grandi artisti,  “ Il diavolo con le zinne”, in una tournè italiana della durata di otto mesi”. In questo periodo Lizzio è la voce della Champions Langue trasmessa da Stream, legge lettere ed annunci per Radio Vaticana, collabora con la Rai  e si occupa del doppiaggio di telefilm e cartoni animati.  Alla fatidica domanda: “ Quando hai avvertito la vocazione teatrale?” Lizzio risponde chiamando in causa un’altra arte, quella poetica. “ Da giovanissimo mi dilettavo a comporre poesie”- spiega – “ così, poco a poco, avvertii anche il desiderio di imparare a recitarle. D’altra parte nella mia famiglia vi è un antecedente illustre..! Si chiamava Saro Lizzio. Era poeta dialettale e teneva corrispondenza epistolare con l’intellettuale Croce. Peccato che non abbia ottenuto ciò che esigeva: un busto  a villa Bellini!” Lizzio sorride. “ Mio padre”- prosegue- “ era amico di Ercole Patti, lo scrittore che , insieme  a  Brancati e ad Amiante, costituisce la triade di autori letterari siciliani fra i più interessanti degli ultimi decenni. Si tratta, per citare l’opera forse più famosa, dell’autore di “ Un bellissimo Novembre” da cui fu tratto il famoso film omonimo con Gina Lollobrigida per la regia di Bolognini. Ironia della sorte? La data di morte del protagonista di questo romanzo, dai toni patetici e diegeticamente ambientato nel 1925, è la stessa di colui che gli ha dato la vita, cioè Patti, spentosi il 15 Novembre 1976. Un suggestivo  esempio di compenetrazione tra l’arte e la vita reale.” Come questo tanti altri episodi  interessanti, tante altre curiosità e  figure affascinanti animano il panorama sociale , artistico, culturale siciliano costituendo un crogiuolo certamente stimolante, una sorta di brodo primordiale al quale attingere. “ Occorre raccontare queste storie perché noi ne siamo figli, facciamo parte di esse” precisa l’attore. Cita ad esempio Giuseppe Bonaviri, medico ma anche autore de “ La divina foresta”, definito da Calvino “il senso lirico della natura”. “ Questo letterato di Mineo da piccolo era fortemente suggestionato dai racconti che tesseva la madre al punto tale da credere che la sagoma del  padre di ritorno al focolare domestico sulla soglia di casa  appartenesse all’Orlando del quale gli erano state narrate le gesta eroiche. C’è chi ha continuato a scrivere ed a sfumare esteticamente il patrimonio delle leggende locali rimanendo nella propria terra, ma non è sempre così, tutt’altro. Un caso su tutti quello del succitato Amiante, originario di Viagrande ma vissuto e morto in Francia, autore, insieme a Bontempelli, riconducibile alla corrente del cosiddetto “ realismo magico”. Amiante era poliamelitico e , deriso dai suoi compaesani, decise di non fare mai più ritorno in Sicilia. Così fece.”  Nella gran parte dei casi il destino degli artisti siciliani sembra essere quello del cosmopolita, dell’itinerante in giro per il mondo. Lizzio lo sa bene. “ Io ritengo che noi siciliani nutriamo nei confronti  della nostra isola un duplice sentimento di amore- odio, siamo, cioè, legati ad essa da due forze dialetticamente contrastanti: da un lato la spinta verso l’esterno, la fuga, l’evasione, dall’altro un indissolubile vincolo che agisce su di noi come un monito alle origini, una pulsione ineludibile che ci riporta, in ogni caso, lì, in quel brandello maltrattato di terra assolata fra punta Raisi e la scogliera acitana”.    


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Il sapore dei tramonti, il primo romanzo di Mara Di Maura e Ernesto Calogero edito da Boopen editore è in vendita on line sul sito www.boopen.it

 
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