Pubblicato
da CENTONOVE il 06/01/2006
Una vita sul palcoscenico nella sua città natale. Poi il debutto in televisione con una parte nella serie del commissario Montalbano. Maria Maugeri si racconta.
di
Mara Di Maura
Ci sono attori che fanno del teatro l’unico luogo di realizzazione della propria esistenza. Sono quelli che, come diceva Max Reinhardt, “custodiscono in qualche tasca la loro infanzia per poter continuare a giocare fino alla fine della vita.” Quelli che dell’aria della ribalta respirano. Puoi definirli amatori, veri appassionati dell’arte della recitazione. Catanese doc, autentico animale da palcoscenico, Maria Maugeri appartiene a questa categoria. “Il teatro ha sempre svolto nella mia esistenza”- spiega l’attrice- “una funzione terapeutica essendo entrato a far parte della mia vita in un momento di grande difficoltà personale. Ho iniziato a recitare per scherzo nel 1986 quando il regista e primo attore del gruppo “La nuova ginestra” di Mascalucia mi notò al bar e per via del mio modo di parlare e di gesticolare mi scelse come sua spalla nel San Giovanni Decollato. Da allora mi sono stati affidati sempre ruoli da protagonista femminile, dalla contessa Del Pero in Miseria e nobiltà alla moglie del protagonista ne L’aria del continente. ” Maria è prevalentemente un’attrice brillante. Per circa sette anni ha recitato da primadonna nella compagnia “Teatro di Catania” di Giacomo Pappalardo affrontando un po’ tutti i classici della tradizione del teatro popolare dialettale e non, da Fiat voluntas dei a Gatta ci cova a Fumo negli occhi senza trascurare tuttavia testi di maggiore spessore come i pirandelliani Il piacere dell’onestà e Pensaci Giacomino. “In quest’ultimo caso”- spiega Maria- “ero sulla scena la bidella, madre dell’attrice giovane attorno alla cui vicenda ruota tutto lo spettacolo.” In seguito Maria Maugeri ha iniziato una carrellata di collaborazioni artistiche con numerose compagnie teatrali di cui è entrata a far parte di volta in volta, i gruppi “Nuovo Teatro” di Michelangelo Sciuto, “Le Mat” di Saretto Angirello e “I siciliani” (???) di Matteo Favara. “Con Saretto Angirello”- ricorda con emozione l’attrice- “ho trascinato nella mia stessa passione anche mia figlia allora adolescente. Poi è iniziato il sodalizio artistico con la compagnia “Gruppo D’arte Sicilia Teatro” diretta da Tino Pasqualino. “Piuttosto che cambiare compagnia”- scherza Maria- “mi metto in pensione! Con il gruppo del mio amico Tino ho avuto modo di recitare guidata dalla mano esperta di registi di gran spessore artistico e culturale, dal compianto Gaetano Mertoli a Gianni Scuto da Franco Colaiemma ad Armando Sciuto, da Turi Giordano a Nando Greco. Anche se mi è capitato d’interpretare più volte con regie diverse i medesimi ruoli ogni spettacolo ha costituito un’occasione nuova per ristudiare il personaggio e sottolinearne aspetti prima trascurati. Da questo punto di vista io non mi lascio condizionare dalle mie interpretazioni precedenti ma do priorità assoluta alla visione che il regista ha dell’opera e del personaggio.” Tra le esperienze che le hanno procurato maggiore soddisfazione professionale Maria Maugeri cita lo spettacolo A monaca fausa, tradotto in dialetto siciliano dal vernacolo napoletano del settecento, in cui la regista Nellina Laganà le ha affidato un ruolo da protagonista alquanto difficile. “Nellina”- spiega Maria- “mi ha fatto falsare la voce per sottolineare l’ambiguità del personaggio che finge appunto di essere una monaca e, quindi, vive sulla scena un vero e proprio sdoppiamento di personalità. Un'altra esperienza simile è stata A mastra, opera tragicomica che Ernesto Calcagno ha scritto ispirandosi proprio a me. Qui la protagonista è una ragazza dal passato travagliato ma nella vicenda vi sono comunque dei risvolti brillanti.” Merita un discorso a parte l’approccio dell’attrice con il set cinematografico. “Lavorare con Alberto Sironi e con Luca Zingaretti durante le riprese dell’episodio L’odore della notte de Il commissario Montalbano ha rappresentato per me un momento di grande realizzazione personale. Il mio personaggio, la padrona di casa del presunto assassino, è stato molto modificato rispetto alla sceneggiatura. È stato per così dire adattato al mio modo di recitare. Comunque le riprese di un film non sono mai di certo paragonabili alle emozioni del palcoscenico. Sul set si recita in maniera molto meno intima e sentita poiché ci sono troppe persone attorno e dunque troppe distrazioni.” Attrice caratterista dunque? “No”- risponde Maria- “non mi definirei tale. Vero è che sulla scena lo sono stata spesso ma di certo non per scelta personale. Il punto è che mi è capitato solo di rado d’interpretare ruoli tragici. Per esempio quest’estate abbiamo portato in scena per le piazze della provincia catanese un doppio spettacolo in un’unica serata, Cavalleria Rusticana in cui io ero Nunzia, la madre di Turiddu, e Civitoti in pretura in cui indossavo invece i panni di Cicca Stonchiti. Due ruoli quindi dal temperamento opposto che m’imponevano di passare nel giro di poche ore dallo strazio della madre del fedifrago protagonista del dramma verghiano alla ridicola comicità della civitota di Martoglio.” Quando le chiedo del suo pubblico il volto di Maria s’irradia. “Per me gli spettatori sono tutto”- esordisce lieta- “Probabilmente è più per la mia simpatia che per la mia bravura che il pubblico mi ama particolarmente tanto da accogliermi al mio ingresso sulla scena con il cosiddetto applauso di sortita.” Non c’è soddisfazione più grande per un attore. E Maria Maugeri ne sa qualcosa. “Oggi vivo con Roberto Auteri, cultore di testi teatrali al quale mi accomuna la passione per la ribalta.” L’attrice guarda il compagno mi sorride e so già che sta pensando trepidante al suo prossimo debutto.
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