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Rarità teatrali di Martoglio


Pubblicato da CENTONOVE il 30/07/2004

I versi e i dialoghi scritti dal commediografo catanese per il giornale D'Artagnan diventano un volume grazie al ricercatore Turi Giordano.

di Mara Di Maura

Pochi sanno che Nino Martoglio, probabilmente l’autore più rappresentativo e più rappresentato del nostro teatro dialettale, scriveva poesie e dialoghi sul giornale "D’Artagnan". Nasce proprio dalla volontà di approfondire e diffondere il più possibile la conoscenza della produzione del commediografo catanese il volume "Rarità teatrali di Nino Martoglio", pubblicato dal Gruppo d’arte Sicilia Teatro e destinato alla distribuzione nelle biblioteche di tutta l’isola. "L’idea di realizzare questo volume era già nella mia mente anni fa" precisa l’autore del testo Turi Giordano. "Il mio interesse per la parte meno nota dell’opera di Martoglio risale al 1981 quando Giuseppe Di Martino, docente del Teatro Stabile di Catania, mi chiese di consultare il giornale "D’Artagnan". Alcuni numeri venivano curati interamente da Martoglio il quale firmava sotto diversi pseudonimi tutti gli articoli che vi figuravano. Così ritrovai tra le pagine di questo giornale la Catania insolita e festaiola dipinta dall’autore nelle proprie commedie. Dalle numerose poesie dialettali e dai dialoghi popolari proposti da Martoglio emergeva infatti il ritratto pittoresco di una città in cui poteva succedere di tutto, un affresco urbano dipinto con fantasia ed umorismo, una Catania improbabile ma al fondo della quale potevano riconoscersi i contorni della vita reale dei civitoti dell’epoca." Turi Giordano, egli stesso attore, autore e regista di teatro, spiega in questi termini l’origine del suo lavoro di ricerca. A lui si deve già il merito di aver fatto luce sulle quarantotto farse e commedie dialettali di Agatino Sozzi, pittore e scrittore nipote del celebre catanese Olivio Sozzi, anch’egli pittore. Queste opere, scritte tra la fine del Settecento e il primo trentennio dell’Ottocento e facenti parte del patrimonio bibliotecario di Palermo, appartengono alla fase antecedente alla stesura de "I mafiusi" (1860) di Giuseppe Rizzotto, e vanno a coprire quindi un periodo storico della cui produzione teatrale siciliana si sa molto poco. "Da questi spaccati d’epoca"- prosegue il ricercatore- "sfumati dall’immaginazione dell’autore ed impregnati della garbata comicità che contraddistingue il commediografo catanese, furono tratte in taluni casi alcune delle opere più celebri di Martoglio, come avvenne per esempio con "I civitoti in Pretura" il cui nucleo originario consiste proprio nei dialoghi pubblicati su D’Artagnan in quattro puntate e successivamente rimaneggiati per essere accorpati in un atto unico del 1894." Questa versione originale dell’opera, rappresentata per la prima volta al teatro Bellini di Palermo solo dieci anni dopo la stesura, figura nel volume di Giordano insieme ad altre rarità del teatro di Martoglio, opere mai pubblicate cui i testi ufficiali fanno riferimento solo per rapidi cenni. Tra le altre ricordiamo quattro battute che avrebbero dovuto costituire l’inizio di "Guerra di Santi", ideale proseguimento di "San Giovanni decullatu", e la "Quatela", nata da una composizione originale realizzata da Giordano a partire dai dialoghi sparsi nei numeri di D’Artagnan e già messa in scena per la regia dello stesso ricercatore ed autore nel 1997. "Per quanto riguarda Punto a croce e nodo piano e Passo luparo, le altre due opere che completano la raccolta, si tratta di due lavori dal carattere molto diverso. Il primo, pubblicato come atto unico su La lettura, mensile de Il corriere della sera, e in origine non destinato alla rappresentazione, fu ampliato in un secondo momento e messo in scena in due atti sotto il titolo di "Capitan Seniu". Il secondo, pubblicato sul mensile de La Tribuna, Noi e il Mondo, non fu mai rappresentato." Turi Giordano possiede una gestualità molto coinvolgente ed una spiccata comunicatività, la stessa di chi intende trasmettere agli altri la viva sete di conoscenza che arde in fondo al proprio cuore. Gli occhi di Turi Giordano sprizzano una vivacità ed un’energia straordinarie mentre mi parla del suo volume e mi espone la propria personale visione del teatro. "Penso che il testo sia solo un pretesto per realizzare un’opera originale. Se pensiamo per esempio allo stesso Martoglio non c’è stagione teatrale in cui non si rappresenti almeno una sua opera eppure ogni messinscena è una nuova opera nel senso che ricrea il testo dell’autore di volta in volta in un modo unico, assolutamente irripetibile. Credo che il teatro abbia vita eterna proprio per questo, per la sua capacità di adeguarsi ad ogni tempo e ad ogni luogo pur rimanendo sempre fondamentalmente, da duemila anni a questa parte, un colloquio tra pubblico ed autore. È per questo che il teatro non morirà mai " Per fortuna.


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