Cinema  

Carmelo Milone       


Pubblicato da Centonove il 27/06/2003 

Il mio "sala" della vita. Storia di una passione nata in un piccolo cinema di Augusta. Cresciuto con i western di Sergio Leone ha recitato con Ettore Scola e Damiani

di Mara Di Maura

Negli anni Sessanta, in un paese siciliano, al tempo in cui i generi cinematografici imperversavano sugli schermi italiani, un ragazzino cresceva, autenticamente “ allattato” da una mamma alquanto singolare: la sala cinematografica. Non lo sapeva, non lo sapeva ancora, ma in quel ventre buio intriso di magia e di mistero, sognando di combattere accanto agli Steve Reeves ed agli Alan Steel delle pellicole del peplum nostrano, quel ragazzino si stava addestrando in una palestra migliore di quella in cui si allenavano  i forzuti gladiatori o gli eroi  mitologici tracciati a partire da “ Le fatiche di Ercole”di P. Francisci. Era proprio lì, nella sala  che si formava, infatti, la sua coscienza cinematografica. Proprio lì, dinanzi alle immagini magniloquenti de “ L’ira di Achille” di Mario Girolami lui, quel ragazzino, preferiva apprendere l’ira funesta del pelide Achille non tanto sui banchi di scuola, quanto sulle sedie sgangherate del cinema Augusteo. . E come lui chissà quanti altri giovani  trascuravano i libri  per identificarsi nei Gordon Scott e Gordon Mitchell di turno. Chissà quanti di loro, tuttavia, hanno trasformato quella abitudine in una passione. Uno di loro certamente l’ha fatto. È questa l’origine dell’amore viscerale che da più di trent’anni ormai, lega al cinema, come ad un cordone ombelicale materno, Carmelo Milone, cinquantenne originario di Augusta. E lo stesso riferimento al cordone ombelicale non sembra meglio impiegato quanto in questo frangente se teniamo in considerazione che  per poco Milone  non nacque in una sala cinematografica, laddove, stando al racconto della madre, quest’ultima fu colta dalle doglie del parto. E a proposito della prima proiezione alla quale ha assistito a soli sei anni  lo stesso Milone ci regala questo racconto suggestivo: “Entro in un cinema. È la prima volta. Sono un po’ frastornato da tutto quel brusìo. Poi, d’improvviso, il buio. Silenzio. Un po’ di paura mi prende. Il grande telone bianco s’illumina. Appaiono figure umane, sembrano dei giganti. Poi i cavalli. E i paesaggi stupendi. E danzatrici ammalianti..Non ho più paura già da un pezzo. Il racconto mi travolge. Come il protagonista di Nuovo cinema Paradiso ho trascorso gran parte della mia adolescenza nel cinema di una piccola città della Sicilia, assistendo a film di tutti i generi, al ritmo di quasi uno al giorno, imparando spesso le battute a memoria . So benissimo che nella vita le cose non vanno come nei film. Non me ne importa. Le emozioni che ricevo m’interessano di più.E’ stato intorno alla metà degli anni Sessanta che ho individuato in Sergio Leone, creatore del cosiddetto westner all’italiana il mio primo e più grande maestro, fondamentale al costituirsi della mia “forma mentis” cinematografica”. Carmelo Milone parla con fervore, con la voce calda della gente della sua terra. Si anima nel citare il suo “padre spirituale”e di certo i suoi occhi emanano quello stesso ardore che lo animava già nella saletta del paese siciliano laddove è nata  la “ magnifica ossessione” della poesia per immagini. Si trova dinanzi a me, in un appartamento della capitale dove si è trasferito sette anni fa e mi mette a parte dei suoi ricordi: “Il cinema muto e gli autori, parlo per esempio di  Bergman o di Kurosawa, li ho amati grazie ai cicli televisivi  negli stessi anni in cui venivano trasmessi gli sceneggiati diretti da Sandro Bolchi, Daniele Danza, Anton Giulio Majano, che hanno fatto grande la televisione barnabeiana.” In questi sette anni a Roma, accanto al costante approfondimento della propria conoscenza cinematografica, mossa da un continuo desiderio di sapere, quello stesso desiderio che accompagna genuinamente chi è mosso da una motivazione forte che, in fondo,  è la propria stessa vita, Milone ha frequentato il mondo del cinema della capitale in qualità ora di fotografo di scena (sul set di “ Regina Coeli” di Nico D’Alessandria), ora d’attore di piccole parti in film di Damiano Damiani, Ettore Scola, Cinzia Torrini.  “ A metà degli anni ’70- prosegue- iniziai a dilettarmi nella realizzazione di piccoli corti in super 8, per passare poi, alla fotografia ed all’attività di operatore di ripresa nel corso degli anni ’80, quale professione lavorativa che mi consentisse di vivere”. Tuttavia, se proprio grazie all’esperienza fotografica ha avuto modo di  acquisire dimestichezza con l’aspetto tecnico e propriamente materiale dell’immagine riprodotta, solo agli inizi degli anni ’90 questo cultore della settima arte ha iniziato ad esprimersi creativamente in senso propriamente artistico avviando la realizzazione dei suoi otto cortometraggi: “ L’alba”( 1991, 12 min.), “Quattro passi con amore”( 1991, 7 min.), “La bomba”( 1992, 10 min.), “ Il nemico gentile”( 1993, 20 min.), “ La bara” ( 1995, 12 min.), vincitore al festival Rimini- Round  dello stesso anno, “ Il nemico” (1995, 1 min), “ Nosside” ( 1996, 20 min.), “ Una giornata meravigliosa” ( 1999, 7 min.), vincitore del premio “Achille Valdata” alla diciassettesima edizione del  Torino film festival . Interrogato circa il proprio rapporto con lo strumento cinematografico Milone cita  sequenze interamente mute, fatte solo d’immagine e di musica, sequenze che non hanno bisogno della voce, della parola esplicativa, perché sono già poesia, sono già complete, loquaci, chiare. “ Il mio è un rapporto silenzioso con la macchina da presa , è per questo che la scelta dei miei attori, per la gran parte non professionisti, si fonda essenzialmente sulla resa cinematografica, sull’incisività che il volto di questi personaggi avrà sullo schermo.” La realizzazione di un  lungometraggio attende solo il benestare dei contributi finanziari. È, infatti, già pronta la sceneggiatura da girare a Roma, vera e propria summa tematica di tutta la forma mentis di Milone nei confronti dell’esistenza umana ( “il mio modo di vedere le cose” come svela lo stesso interessato) e sintesi dell’ esperienza tecnica e stilistica cinematografica accumulata in anni ed anni di lavoro, ma , soprattutto, di amore, non una passione adolescenziale ma  l’amore di una vita, di una vita intera. 


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Romanzo

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