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Nellina Laganà


Pubblicato da CENTONOVE il 28/05/2004

Voleva fare la giornalista ma il padre le impedi di studiare a Urbino. Una fortuna per i palcoscenici italiani. Dove Nellina Laganà regala sempre più emozioni.

di Mara Di Maura

Un percorso artistico nato per caso. La sorte, inesorabile come sempre, ha decretato per lei un destino d’attrice, spingendola lontano da ciò che il suo cuore desiderava. Sembra la trama di un romanzo d’appendice ed invece stiamo parlando di un pezzo di vita, un pezzo di vita reale. Quella di Nellina Laganà, una delle personalità artistiche più rappresentative attive nel panorama teatrale catanese. E non solo in quello dal momento che questa "nostra" artista da dieci anni, a partire dalla sua prima esibizione al teatro dei Filodrammatici di Milano, recita sulle ribalte più importanti d’Italia e la sua lunga ed intensa carriera annovera la partecipazione ad alcuni tra i festival più prestigiosi del nostro paese. Basti ricordare il Festival dei Due Mondi di Spoleto. "In realtà io volevo fare la giornalista ma mio padre non mi consentì di andare a studiare ad Urbino. Ho iniziato a recitare davvero per ironia della sorte. Stavo collaborando all’allestimento di una commedia, Fumo negli occhi di Faele e Romano. Un bel giorno mi capitò di dover sostituire un’attrice della compagnia ed in seguito mi fu assegnato il ruolo della signora Pipitone. Io vissi quest’esperienza con la leggerezza di chi pensa si tratti dell’ultima volta che sta calcando un palcoscenico. Ma non fu così. Ho continuato a recitare con lo stato d’animo di chi lo fa per passatempo, almeno fino a quando non sono entrata a far parte del Teatro Gruppo Maria Campagna, gruppo con il quale ho interpretato I fatti di Bronte e Caccia alle streghe. Quello era un tipo di teatro di ricerca. Poi si sono susseguite molte altre opere di natura diversa. Fra le altre I fiori del male di Baudelaire, La favola del figlio cambiato di Pirandello, La Locandiera di Goldoni, Giorni Felici di Beckett. Sì, perché l’excursus che ho compiuto è stato particolare. Sono partita dal teatro sperimentale per approdare a quello classico, un movimento inverso al cammino che viene normalmente effettuato, dunque un percorso atipico." Più guardo la signora Laganà più noto una somiglianza con la grande Anna Magnani. Non mi trattengo. So già che ha vestito i panni dell’icona del neorealismo cinematografico italiano in uno spettacolo dal titolo Attrice, omaggio ad Anna Magnani, ispirato a questa figura straordinaria del nostro cinema."Sì, è vero. Ed insieme a Donne e Sante è uno dei lavori più importanti che ho realizzato. Ma ho recitato anche ne Il marchese di Roccaverdina, ne Il gattopardo accanto a Turi Ferro, nel Don Giovanni in Sicilia di Brancati con Enrico Guarnirei, ho ridotto molte opere di Pirandello da La lupa a L’amante di Gramigna, ho partecipato alle rappresentazioni classiche al teatro greco di Siracusa, con Valeria Moriconi in Medea e per la regia di Ronconi in Le rane, Prometeo e Le Baccanti." Per rimanere in tema di mito: Nellina Laganà è stata anche Orfeo nell’omonima opera di Cocteau. "Si trattava di interpretare un ruolo maschile, così come mi è capitato di fare anche ne I canti di Maldolor, testo molto intenso scritto da uno dei "poeti maledetti". Tuttavia non ho incontrato grosse difficoltà probabilmente perché ero aiutata dalla stessa natura del mio personaggio: in entrambi i casi mi trovavo di fronte a uno stato d’animo, ad una pura condizione più che ad una figura umana." A questo punto giunge un’anticipazione. "Sempre con un’opera di Cocteau il 30 maggio andremo in scena al Teatro Club di Catania, guarda caso lo stesso teatro in cui ho iniziato a lavorare! Sarà la volta de La voce umana." Il gruppo di cui parla la signora Laganà è la compagnia Teatro Gamma con la quale l’attrice recita costantemente da trent’anni insieme al marito, il regista Gianni Scuto al quale è legata da un duplice sodalizio, artistico e privato. Ma ecco un’altra insperata anticipazione."Il 19 luglio saremo al TaorminaArte con una rappresentazione ispirata ad una maschera siciliana del Seicento. Un lavoro singolare che si avvarrà anche della presenza di un cantastorie e la cui regia sarà curata sempre da mio marito." Adesso mi viene in mente anche che recentemente Nellina Laganà ha diretto una commedia brillante, A monaca fausa, copione napoletano del Seicento. "Non bastava solo tradurre il testo nel nostro dialetto ma occorreva anche modificare l’assetto drammaturgico dell’opera al fine di adeguarla il più possibile alla sensibilità di un pubblico giovane e moderno. Da quest’esigenza è nata per esempio l’idea di inserire alcune canzoni di Marilin Monroe che attualizzano ed insieme alleggeriscono la rappresentazione." La carriera di Nellina Laganà è costellata anche di apparizioni al cinema ed in TV. La ricordiamo per esempio nella prima serie de La piovra ma anche in Nuovo Cinema Paradiso. "Lavorare sul set del film di Tornatore è stata un’esperienza piacevole per tanti motivi, da un lato perché l’ambiente era costituito unicamente da professionisti e dall’altro perché ho avuto modo di godermi la gradevolezza del paesaggio in cui venivano effettuate le riprese, Palazzo Adriano, un paese tra Palermo Agrigento. Inoltre io amo molto il cinema. Direi che sono quasi una cinefila."A questo punto la domanda sorge spontanea. Chiedo a Nellina come mai, nonostante abbia sempre effettuato moltissime tournè in giro per la nostra penisola, non abbia mai deciso di lasciare la Sicilia. "Perché io amo la nostra terra, la amo nonostante i molti difetti della gente che vi abita, prima fra tutti una certa pigrizia innata, un’inattività diffusa. Prendi per esempio il cinema. A Palermo ci sono personalità come Sciamone, Ciprì e Maresco ma non si può dire che la Sicilia abbia un’attività cinematografica propria. Certo, molte troupe di provenienza nazionale allestiscono i loro set nella nostra isola ma sono pochi quelli che si muovono dall’interno, in larga parte scoraggiati anche dalle limitate risorse economiche." Così dopo una piacevole chiacchierata con Nellina è giunto il momento di congedarmi da quest’attrice di grande rilievo ma ancor più da una donna che ho scoperto rispecchiare il sole della nostra terra. Un sole che quando lo possiedi te lo porti dentro. E si vede. È vero, adesso che ho udito con le mie orecchie questa storia ne ho la conferma. Spesso nella vita è proprio un pizzico di fatalismo a fare da regista nello spettacolo della nostra esistenza ed il più delle volte quel piccolo, apparentemente insignificante istante è più forte di ogni nostra ostinazione."


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