Pubblicato
da CENTONOVE il 26/08/2005
"L'importanza dei testi a teatro attraverso l'esperienza di un giovane autore emergente: Nicola Costa.
di
Mara Di Maura
Bisogna scrivere per l’arte, non per il pubblico. Questa la convinzione del genio di Ludwing van Beethoven. E c’è qualcuno che ha addirittura fatto di questa massima la fonte d’ispirazione di tutta la propria attività artistica. Così Nicola Costa, giovane talentuosa promessa del panorama teatrale della nostra isola. Lo hanno definito uno dei più attivi e poliedrici teatranti siciliani ma lui si schernisce, sorride e mi guarda con i vivi occhi nocciola mentre si scusa per il modo in cui mi riceve, accaldato e sudato per via del lavoro domestico appena svolto. Nicola è umile. Attore, regista e drammaturgo catanese, ama definirsi assai più semplicemente un uomo di teatro. Vincitore del Premio Letterario Europeo di Terni nel 2002 con il testo teatrale Elgema e della IV Edizione del Premio Nazionale “I Fiumi” a Venezia nel 2003 con il testo per il teatro La Porta, ha ricevuto nel 2002 a Torino la Segnalazione Speciale della Giuria della XIII Edizione del Premio Nazionale “Garcia Lorca” con l’opera drammaturgica Via De Logu, 30. Prima la collaborazione con le redazioni giornalistiche, poi la formazione attoriale presso la scuola del Teatro Stabile di Catania, perfezionata da vari stage con il mimo francese Le Breton e con l’attore Lello Arena nonchè dal conseguimento del titolo accademico presso l’Accademia Internazionale Sant’Agostino di Roma diretta da Fiorello F. Ardizzon e da Pupi Avati. “Sì, le accademie e i corsi mi sono state molto utili”- confida l’attore- “ma devo molto ai miei colleghi, Rossana Bonafede, Rosario Minardi, Riccardo Maria Tacci, da cui ho appreso sulla scena forse molto più di quanto le scuole non siano in grado d’insegnare. Inoltre sono sempre stato un assiduo frequentatore della scena, curioso degli spettacoli altrui. Per me andare a teatro significa apprendere, quindi allargare le proprie vedute.” Fondamentali nel percorso teatrale di Nicola gli incontri con Giovanni Cutrufelli, da cui è diretto in Pianto di Maria di Jacopone da Todi e Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi, e con Vincenzo Spampinato. “Ho recitato”- dice l’attore del compositore e regista- “nel suo Utopia del triangolo, uno spettacolo a metà strada tra il musical e la prosa. Il tema era il rapporto tra mafia e Sicilia, un argomento assai serio e delicato, qui tuttavia alleggerito grazie alla scelta di far parlare un personaggio della nostra tradizione popolare, Colapisci.” D’altronde per Nicola Costa lo spazio teatrale è stato sempre innanzitutto luogo di riflessione e di comunicazione. “Ad un certo punto- confessa l’attore- ho pensato di servirmi del teatro come strumento attivo e concreto per esporre il mio pensiero e per rendere noto il malessere sociale, in primo luogo quello dei teatranti attraverso la condanna, talvolta soft, talvolta più acre e polemica, del sistema di potere. Da qui la scelta di scrivere per il teatro. Tutta la mia produzione è animata da quest’intento polemico nei confronti di un potere politico che troppo spesso non da voce in capitolo, o non ne da quanta dovrebbe, a quegli artisti che intendono davvero fare questo mestiere. Pensiamo ad esempio a La Porta o al Processo alle intenzioni, entrambe opere di denuncia della situazione di forte disagio degli uomini di scena nei confronti delle istituzioni.” Il Processo alle intenzioni sarà rappresentato a Mascalucia in provincia di Catania il 24 agosto presso il parco Trinità Manetti. “Si tratta di un sottile gioco metaforico, la metafora del riscatto dell’artista dal potere attraverso una situazione paradossale e grottesca” -precisa l’autore, che dello spettacolo sarà anche regista nonché interprete a fianco di Riccardo Maria Tacci e di Christian Di Stefano. “Prendendo spunto dal Processo di Kafka”- spiega Nicola- “lo spettacolo, che sfonda la quarta parete e prevede quindi un coinvolgimento diretto del pubblico, avvolge gli spettatori in una dimensione surreale, suggestiva, fantasmagorica ed allucinata. Il mio è, infatti, un teatro fatto essenzialmente di parola, contenuti e atmosfere disegnate da un preciso gioco di luci. I miei spettacoli non richiedono mai una scenografia imponente e costosa.” Così la Guerra dei Mondi, spettacolo sperimentale nato a partire da Il tamberlano dei cuori, canovaccio del drammaturgo spagnolo Renè de Obaldia, arricchito dagli spunti creativi dei quindici allievi del laboratorio di drammatizzazione teatrale tenuto da Nicola e da Rosario Minardi a Battiati. Così Elgema, dialogo metaforico a tre, tra l’uomo e le proprie coscienze, positiva e negativa. Ancora una storia intima e privata è quella messa in scena dallo spettacolo Beethoven in cui il ruolo del genio è interpretato contemporaneamente da tre attori diversi che incarnano i tre periodi della vita del musicista, la formazione, la maturità e l’età della saggezza e della malattia. “Quando il pianista Dario Forturello”-spiega Nicola- “mi mise tra le mani il diario privato di quel genio, ritrovato in triplice copia a Bonn, e mi chiese di trarne uno spettacolo trovai tra quelle pagine una straordinaria fonte d’ispirazione. Esse racchiudevano tutta la vasta gamma di sentimenti del pianista, dalla misoginia al terrore di suonare in pubblico, dalla contestazione nei confronti del potere napoleonico al rapporto con la sordità e si concludevano con il superbo testamento di Helinstadt, un vero capolavoro in cui Beethoven riconosce la superiorità artistica a Mozart e indaga sul proprio rapporto con Dio. Ciononostante ho deciso di non far morire il personaggio sulla scena a simboleggiare l’eternità del suo genio e della sua musica.” Beethoven è stato inserito dal direttore Orazio Torrisi nella prossima stagione del Teatro Stabile di Catania in una delle due rassegne “Nuovo Teatro” e “Gesti contemporanei”. Un modo per far sentire al pubblico catanese una voce originale, fresca e coraggiosa della nuova scena drammaturgica siciliana.
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