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Pubblicato
da CENTONOVE il 10/09/2004
L'Orlando
pazzo sposa il musical. L' iniziativa della associazione "Don Puglisi" che da 50 anni promuove l'opera
dei pupi.
di
Mara Di Maura
Un
teatro dentro un altro teatro e quel pirandelliano "strappo del cielo di carta" sembra essere stato
preso alla lettera. Chissà cosa avrebbe pensato il grande
scrittore agrigentino assistendo sabato 21 agosto allo
spettacolo dal titolo Orlando Pazzo rappresentato
sul sagrato della basilica di San Paolo di Palazzolo
Acreide. L’idea di far convivere la più antica
tradizione teatrale della nostra isola, l’opera dei
pupi, con la formula assolutamente attuale del musical non
solo fonde due forme drammatiche lontane tra di loro nel
tempo ma dimostra come in un’epoca permeata da
stereotipi e costrutti artistici assimilabili sotto l’etichetta
del "già visto" la parola "originale"
non abbia smarrito del tutto il proprio valore. Sotto le
stelle di una torrida notte estiva, nel cuore di una
cittadina che sembra aver indovinato la formula magica per
arrestare lo scorrere frenetico del tempo di questa nostra
epoca, vediamo intrecciarsi le movenze dei pupi sullo
sfondo con quelle di personaggi in carne ed ossa che in
proscenio umanizzano ed accompagnano le medesime azioni
drammatiche dei burattini. Lo spettacolo deve molto all’Associazione
Culturale "Don Ignazio Puglisi"di Sortino che si
occupa da circa cinquant’anni della tradizione dell’opera
dei pupi nella Sicilia orientale e della sua diffusione
anche su scala internazionale. E proprio a Sortino lo
spettacolo è stato rappresentato in prima nazionale il 19
e 20 di giugno per essere poi riproposto il 12 agosto ad
Avola. Ma se la presenza dei pupi, insoliti coprotagonisti
della scena, stende un velo di tenerezza e di nostalgia su
tutto il musical spetta all’accompagnamento musicale
dell’autore Turi Mancuso con i suoi brani ora
esilaranti, ora commoventi e a tratti struggenti, il
compito di toccare le corde più disparate della
sensibilità del pubblico riservando a turno a tutte le
figure della storia rappresentata un momento di personale
protagonismo. Non un protagonismo fine a sé stesso ma
quel tanto che basta a isolare il personaggio nel proprio
dramma interiore. La bellezza delle canzoni consiste
infatti proprio in quel fascino che emana tutta la buona
musica che parla al cuore e che dal cuore proviene ed in
quanto tale lascia impallidire piccoli problemi tecnici
che minacciano a tratti di ridurre l’accompagnamento
musicale ad una fastidiosa intermittenza di suoni e voci.
Sensazioni uditive ma anche
sensazioni visive di grande impatto emotivo se pensiamo
alle scenografie firmate dalla giovane Alessandra
Scamporrino, già collaboratrice di grandi maestri dell’arte
contemporanea. L’ambientazione ricreando sulla scena un
antico laboratorio di pupi fa da monito infatti al nostro
codice genetico di siciliani, a quelle radici troppo
spesso dimenticate o smarrite che ci fanno riscoprire chi
siamo veramente. La regia dello spettacolo è di Carlo
Auteri, giovane attore la cui formazione è avvenuta in
seno al Teatro Stabile di Catania. Auteri, a suo agio
sulla scena anche nei panni di attore nel ruolo di
Orlando, in soli tre mesi di prove è riuscito ad ottenere
dagli attori un impegno pieno che ha consentito a tutto il
cast di raggiungere risultati di grande professionalità.
Tra i momenti più esaltanti il duetto finale di Medoro
(Mario Fraelo) ed Angelica (Nadia De Luca) ed i molti
assolo che punteggiano lo spettacolo: quello struggente
del giullare Pippineddu (Sergio Sillato), quello
altrettanto disperato di Bradamante (Giovanna Micalef) e
quello sornione e malizioso del mago Malagigi (Luigi
Costantino). Completa il gruppo Leandro Ballatore nelle
vesti del baldanzoso Rinaldo. Nell’attesa di assistere
ad uno sbarco del musical oltre lo stretto sarà possibile
gustare lo spettacolo il 29 agosto a Paternò (Rocca
Normanna).
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