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Pubblicato
da CENTONOVE il 11/02/2005
L'attore
romano si "concede" nel camerino del Piccolo di
Catania per ripercorrere le tappe di una carriera che
regala ancora grandi sfide e tanta malinconia.
di
Mara Di Maura
Esilarante,
ironico, travolgente, al punto tale che non vorresti più
abbandonare il tuo posto in platea e a malincuore ti avvii
verso le luci della sala che, a poco a poco, si fanno
sempre più intense. Così è Elio Pandolfi, eccentrico ed
eclettico personaggio del panorama teatrale e televisivo
del nostro paese. Non capita certo tutti i giorni d’incontrarlo.
Ma oggi sì, oggi l’attore romano mi ha concesso di
parlargli nel camerino del Piccolo teatro di Catania dove
è andato in scena lo spettacolo di cui è lo
straordinario protagonista, Operetta mon amour, un’originale
pastique in cui si alternano e si confondono il concerto,
il salotto, l’operetta appunto, il tutto accompagnato
dalle performance dell’eccellente pianista Marco
Scolastra. Tenerissimo e al contempo spregiudicato nella
sua ironia un po’ naif Pandolfi è certamente una delle
figure più rappresentative di un’epoca e di un tipo di
spettacolo che non c’è più. Ma forse la testimonianza
della sua arte potrebbe ispirare alle nuove generazioni un
nuovo tipo di spettacolo, attuale sì ma con uno sguardo
per nulla malinconico bensì recettivo alla memoria
storica che lo ha preceduto. La mia visione è però un po’
diversa da quella del grande artista. Poche frasi e un’aria
scettica, assai eloquente, che non necessita di molte
parole. "Il mio rapporto con i giovani è quasi del
tutto assente."- ammette Elio Pandolfi- "Sono
pochi quelli che mi conoscono ma devo riconoscere che quei
pochi mi apprezzano. Le maggiori soddisfazioni mi vengono
invece dai bambini. Di recente, per esempio, a Cattolica
mi è capitato di recitare per i bambini due favole di
Wilde. Quei bambini mi hanno chiesto come facessi a
leggere le favole tanto bene. È stato un bel
momento." Poi, però, si percepisce qualche labile
fiammella di speranza. "Forse con i giovani si
potrebbe fare uno spettacolo…" Ma finisce tutto
lì. "Oggi la televisione"- prorompe reciso l’attore-
"crea falsi miti. La comicità sta andando
letteralmente a pezzi. Rispetto a un tempo è proprio
tutto un altro mondo." Lo spettacolo che stasera ci
ha offerto parte da cenni storici relativi alla nascita
del genere di teatro musicale dell’operetta, per poi
proporre l’esecuzione al pianoforte di Marco Scolastra,
di brani come La Napoletana, Pardon madame, L’ora
d’amor, Venere vestita di seta fino al
celebre Tace il labbro tratto da "La vedova
allegra". Percorrendo le varie tappe della sua
quasi sessantennale carriera artistica, dagli esordi all’Accademia
Nazionale d’Arte Drammatica "Silvio D’amico" e dalla partecipazione alla trasmissione televisiva La
Bisarca, Elio Pandolfi si esibisce con l’interpretazione
di arie tratte da operette più o meno note come Il
paese dei campanelli, La vedova allegra, Il
cavallino bianco, My fair lady ma intercala le
sue performance canore (e non solo) con le imitazioni
intrise di malinconici ricordi dei compagni della sua
avventura d’arte e di vita, da Aldo Fabrizi ad Anna
Magnani, da Vanda Osiris a Paolo Panelli da Bice Valori al
recentemente compianto Nino Manfredi fino a concludere lo
spettacolo con la recitazione di alcuni brani in prosa. Un
ultimo omaggio va alla nostra terra. L’attore, cantante,
doppiatore si diverte a imitare l’accento della nostra
Sicilia. Lo fa quando recita alla Montale una versione
tutta sicilianissima de La vispa Teresa. Il
pubblico lo applaude caldamente. "Ho girato
ventiquattro paesi della Sicilia. Sì, vuoi vedere che
questa terra la conosco più io che voi!"- continua a
scherzare Pandolfi dal camerino attorno al quale si è
creata una calca di ammiratori. Poi prosegue con me:
"Io adoro la Sicilia, i suoi suoni, i suoi colori, i
suoi profumi, la sua vita. A Milazzo ho una mezza
parentela". Il prossimo progetto artistico di Elio
Pandolfi è uno spettacolo dal titolo "80 voglia
di me" intitolato così in onore degli ottant’anni
che l’artista compirà tra non molto. Ecco che anche
nella vita questo mattatore della scena appare non troppo
dissimile dall’immagine che di lui perviene al grande
pubblico: un tipo egocentrico ma sempre pronto a non
prendersi troppo sul serio. Qualità dei grandi, senz’altro.
Di quei grandi da ammirare. Di quei grandi artisti ai
quali elargisci cospicui e sentiti applausi. Di quei
grandi attori che ti dispiace lasciare nel buio della
ribalta.
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