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Provvidenti: "Recito dunque sono"


Pubblicato da CENTONOVE il 10/12/2004

E' stato il solo su sei fratelli, a continuare la tradizione familiare. Con la mente e col cuore. 

di Mara Di Maura

Due occhi profondi, una fisicità singolare e lo sguardo bonario che arriva lontano, dove solo le persone percettive sanno arrivare. E straordinariamente percettive sono le persone di teatro, quelle che il teatro ce l’ hanno nel dna. E come potrebbe essere diversamente per Pippo Provvidenti letteralmente nato dal teatro e di teatro cresciuto? Classe 1936 l’attore professionista e regista catanese, è il rappresentante della terza generazione di una famiglia che ha sempre dedicato la sua vita al teatro dialettale. "Mio zio Pippino era poeta ed attore"- precisa Provvidenti- "mio padre Natale recitava per vivere durante i difficili anni del secondo conflitto mondiale ed io ho fatto il mio debutto teatrale a soli cinque anni con la compagnia "I figli dell’Etna" ma sono l’ unico erede della tradizione artistica della mia famiglia in quanto sono il solo di sei figli ad aver intrapreso la carriera teatrale." Così Provvidenti inizia a raccontare gli anni della propria infanzia e prima giovinezza, il periodo del teatro di strada, un’epoca durissima fatta di compagnie itineranti che si spostavano da un paesino all’altro e si procacciavano la giornata nei vari cortili avvalendosi unicamente delle loro doti istrioniche. "Sì, era il cosiddetto cu nesci parra,"- spiega l’attore- "un tipo di teatro recitato nei cortili sulla base di una sorta di canovaccio con un capocomico che, di giorno in giorno, concertava il da farsi e assegnava i vari ruoli. Sulla base della traccia stabilita quotidianamente e ripresa di giorno in giorno in modo tale da creare continuità gli attori recitavano a soggetto per circa due ore e trenta mescolando generi diversi, dalla farsa all’avanspettacolo. Purtroppo di questa tradizione non esistono oggi testi scritti, solo i ricordi dei superstiti di quella generazione. Io ne faccio parte. Insieme a me recitavano Vincenzo Ferro, padre del grande Turi, Ciccino Sineri, le sorelle Micalizzi, Carmela Trovato, Umberto Spadaio, Rosario Bua. La povertà era enorme e..se ne vedevano delle belle! Basti pensare che in base alle varie necessità individuali non di rado capitava che ruoli di donne venissero interpretati da uomini ed il più delle volte i teatranti erano costretti a fuggire perché non potevano pagare le pensioni in cui alloggiavano!" Provvidenti si è isolato adesso in un altro mondo, un universo lontano nel tempo, fatto della materia magica ed incorruttibile di cui sono composti i ricordi. Nel corso degli anni ha recitato insieme a Ignazio Balsamo, Pina Rapicavoli, con la compagnia di Giovannino Grasso, con quella di Nino Nicotra, con "I filodrammatici" insieme a Nino Musmarra, fino a fondare un proprio gruppo teatrale, la "Compagnia Associata dell’Arte Dialettale" con Carlo Mangiù, Turi Costantino, Tano Fernandes, Enzo Corsaro. Con la sua compagnia l’attore ha reso noto all’estero il teatro della grande tradizione siciliana effettuando varie tournee in Canada, Argentina, Stati Uniti, Brasile, Australia. "Cos’ è il teatro per lei?" La domanda mi sorge spontanea. Provvidenti è chiaro. "Il teatro"- dice- "non si fa solo per passione ma per comunicare qualcosa al pubblico, per educare gli spettatori nelle sale ed indurli alla riflessione. Il mondo della scena è bello ma anche pregno d’invidia e nonostante tutto chi fa teatro sa che sul palcoscenico occorre mettere da parte ogni rivalità individuale per diventare in un certo senso una sola persona. L’attore deve recitare sia con la mente che con il cuore e deve essere in grado d’interpretare di volta in volta personaggi differenti evitando di fissarsi definitivamente in un determinato tipo di ruolo. Chi fa questo infatti, a parer mio, non è un vero attore. Il problema di molti attori di oggi è che mancano di una preparazione culturale e con ciò non mi riferisco ad una cultura fatta dai libri ma a quella cultura fatta dalla vita del teatro." E al teatro Pippo Provvidenti ha dedicato un’intera vita. Tra i lavori cui ha preso parte dando prova di grande eccellenza interpretativa ricordiamo L’avvocato difensore di Mario Morais, Gatta ci cova e L’eredità dello zio Canonico di A. Russo Giusti e Fiat voluntas Dei di G. Magrì. Due anni fa è stato scritturato al Teatro Stabile di Catania girando per tutta Italia con La governante di Vitaliano Brancati dove ha recitato insieme ad Andrea Jonasson, Pippo Pattavina, De Vincenzo, Luca Bigini per la regia di Walter Pagliaro. Ha partecipato inoltre a vari film per il piccolo e grande schermo, da Malena a L’uomo delle stelle, entrambi di Tornatore a Ginostra girato a Panarea e sulle pendici dell’Etna, dalla produzione tedesca Vera al Commissario Montalbano. Attualmente l’attore è impegnato nelle riprese del primo dei tre film commissionati dal ministero del suo paese al regista argentino Roberto Vidal, vincitore degli Awards per l’America Latina. La trilogia s’incentrerà sul flusso migratorio verso l’Argentina che in Italia ha avuto inizio prima della costituzione dell’unità dello Stato. Adesso lo so. Pippo Provvidenti non appartiene solo ad una generazione d’artisti del passato ma è anche un artista del presente, un vivo ed attivo punto d’incontro tra la grande tradizione del teatro catanese che non c’è più e quella che continua ancora oggi a protrarsi verso il futuro.


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