|
Pubblicato
da CENTONOVE il 6 /05/2005
A
tu per tu con la scrittrice catanese che ha fondato
l'associazione Akkuaria trasformandola in pochi anni in un
punto di riferimento per tutti gli artisti.
di
Mara Di Maura
Ironica
e solare, intraprendente ed energica, questa donna è un
vero ciclone. Lo si capisce subito se ci si intrattiene
qualche minuto a parlare con lei. Parafrasando un noto
motivetto non si esagererebbe dicendo che Vera Ambra fa l’effetto
di uno shock. Personalità frizzante e poliedrica,
poetessa e scrittrice catanese di profonda sensibilità,
autrice del romanzo Insabel di recente
pubblicazione, Vera è presidentessa di Akkuaria,
associazione culturale no profit con sede a Catania
fondata nel duemila e divenuta, nel corso degli ultimi
cinque anni, punto di riferimento per operatori dell’arte
e della cultura sparsi in tutta la nostra penisola. "Akkuaria"-
spiega Vera- "è una realtà nata il 14 febbraio
del duemila come luogo aperto a tutti gli artisti, uno
spazio senza discriminazioni in cui potersi esprimere a
trecentosessanta gradi. La mia "creatura" è uno
strumento che consente quotidianamente a tante
personalità artistiche di avere voce in capitolo e che
offre loro la possibilità di comunicare agli altri il
frutto della propria creatività." Mi trovo con
Vera Ambra in un bar. Al di là della vetrata ci corteggia
un incantevole scorcio del lungomare catanese. Incomincia
così, con una dissertazione su cosa s’intende per
poesia, la mia chiacchierata con questa donna, il cui
percorso di vita è del tutto imprescindibile da quello
artistico. Vera, che presiederà alcuni appuntamenti
letterari dal 6 al 9 maggio al Salone del libro di Torino,
non ha dubbi a riguardo. "La poesia"-
sostiene- " è il pianto ed al contempo il
conforto del poeta. Se è vero che il valore del prodotto
di un’attività artistica è discutibile e comunque
soggettivo è anche vero che non può essere negato a un
poeta o a un artista in genere il diritto di esprimersi
poiché l’arte è, secondo me, una meravigliosa bugia di
cui tutti abbiamo bisogno per consolarci della realtà
deludente che ci circonda. Tutti siamo un po’ poeti e
tutte le forme d’espressione sono in fondo poesia. Per
questo motivo non credo a quanti sostengono che lo scopo
dell’arte debba essere quello di ricercare la verità. A
parer mio noi stessi siamo la verità." Arte come
evasione dalla realtà allora? La risposta dell’artista
è chiara. "Nella mia esistenza ho sempre cercato
di perseguire il fantastico, il sogno, il mondo dell’onirico,
ma non come strumento per fuggire alla vita, quanto
piuttosto come mezzo per sopperire alla negatività del
reale individuando un’alternativa alla stessa. Credo che
quest’alternativa sia da ricercare nella vita medesima e
penso che consista nel riuscire a cogliere gli aspetti
positivi che il vivere può offrire. L’arte è certamente uno di questi aspetti." Akkuaria è
proprio questo: l’organizzazione che riflette la
concezione della vita e dell’arte di questa donna, tanto
che la stessa Vera spiega come non vi sia alcuna
differenza tra ciò che fa e quello che è."La mia
associazione consiste "- precisa Vera- "per
così dire, nello scatolone in cui ho dato ordine al caos
della mia esistenza, al complesso mondo che mi vive
dentro. Ad un dato momento della mia vita ho capito che
programmare troppo la propria esistenza non ha senso e che
la gioia e l’entusiasmo del vivere consistono nel non
essere condizionati dalle cose da fare quanto piuttosto
nello scegliere momento dopo momento cosa fare. E poi io
sono troppo perfetta per poter fare programmi!" Vera
scherza. Non è uno scherzo invece Akkuaria che
mette in contatto tra loro svariate realtà artistiche
anche reciprocamente distanti. Chi volesse saperne di più
può consultare il sito ufficiale dell’associazione
www.akkuaria.com. "Grazie ad Internet"-
chiarisce la fondatrice dell’associazione- "ho
avuto la possibilità di concretizzare ciò che altri in
passato non mi avevano consentito di fare. Mettere insieme
tra loro le persone è sempre stato uno dei miei interessi
principali. A quattordici anni per esempio organizzavo
partite di calcio con il mero scopo di creare un momento
di aggregazione. Era anche un modo per mistificare la
barriera sociale che ancora esisteva in quel periodo tra
ragazzi e ragazze. Anche perché io di calcio non capisco
proprio nulla!" Vera fa dell’autoironia e mi
guarda con gli occhi di chi, dopo una lunga ricerca, ha
finalmente raggiunto un equilibrio interiore. "La
vera forza dell’essere umano consiste secondo me"-
afferma l’artista- "nel diventare padrone della
propria vita e nell’avere piena consapevolezza di sé
stesso pur nel rispetto dei ruoli sociali e nell’ascolto
degli altri." Proprio quello che ha cercato di
attuare questa donna, raggiante della pienezza del proprio
essere e fiera di definirsi un "gatto randagio",
con la continua voglia di scoprire giorno dopo giorno la
bellezza e la continua mutevolezza dell’avventura della
vita.
|
|