Uno
spettacolo all'insegna del divertimento
regia
di Tino Pasqualino
di
Mara Di Maura
Tanto
sano divertimento nel rispetto della tradizione ed un
pizzico di originalità. È questa la formula di sicuro
successo per ogni spettacolo che voglia toccare le corde
del cuore attraverso la piacevolezza e l’allegria del
tono leggero della commedia brillante. È stato questo
il carattere dell’allestimento di "Miseria e
nobiltà" in scena il 19, 20 e 21 dicembre, seconda
rappresentazione in programma al Teatro Don Bosco di
Catania. Il cartellone proposto dal gruppo Teatro D’Arte
"Sicilia Teatro" per la XIII stagione
teatrale, dedicata quest’anno alla memoria del
compianto direttore Gaetono Mertoli, è stato infatti
già inaugurato il 31 Ottobre e l’1 e 2 Novembre
scorsi dalla commedia "Il medico dei pazzi"
per la regia di Gianni Scuto. "La scelta di
riproporre sulla ribalta consecutivamente due lavori di
Eduardo Scarpetta, insigne maestro della tradizione
teatrale napoletana del secolo scorso, non è stata
casuale, finendo per coincidere con il 150°
anniversario della morte dell’attore ed autore
partenopeo." Tino Pasqualino, direttore esecutivo
del gruppo, adopera un tono fermo e pacato ma so che è
animato da trepidazione, quella tensione
comprensibilissima quando di uno spettacolo che sta per
cominciare si è anche registi. Mi espone con precisione
gli intenti artistici che si è proposto di
concretizzare insieme agli attori e non tace qualche
generosa anticipazione per nulla in grado di inficiare l’efficacia
della rappresentazione. " L’opera di Scarpetta
che stasera verrà offerta agli spettatori è nota al
grande pubblico soprattutto nella versione
cinematografica di Mario Mattoli con l’interpretazione
del grande Totò nei panni del protagonista Felice
Sciosciammocca. Pochi sanno che la prima
rappresentazione della commedia ideata dal celebre padre
di Edoardo De Filippo avvenne il 7 gennaio 1887 al
Teatro del Fondo di Napoli. La traduzione in dialetto
siciliano che noi proponiamo è tutta giocata sull’immediatezza
delle situazioni e delle battute e vuole porsi all’insegna
della concezione che Scarpetta aveva del teatro come
oasi d’evasione, come farmaco alla banalità della
vita. Per questo motivo spesso i meccanismi delle sue
opere giungono a forzare i limiti della fantasia fino al
paradosso ed all’assurdo, quell’assurdo che, forse,
si trova sempre al fondo di ogni verità. Come nella
Commedia dell’Arte a partire dal canovaccio costituito
dall’opera di Scarpetta abbiamo inserito qualche lazzo
e qualche gioco di comicità verbale incentrato sull’ambiguità
del doppio senso, il tutto nella forma tipica della
concertata. Noi abbiamo cercato di rispettare il lavoro
originale ed unico compiuto dall’autore a partire
dalla Commedia dell’Arte: la fusione delle maschere
consuete di questa tradizione comica con la modernità
dei problemi socio- economici dell’epoca (il
cosiddetto "lunario da sbarcare") ed i colori
locali della "farsa" e della sceneggiata
napoletana." Le situazioni non risultano mai
prevedibili, arricchite come sono dall’inventiva
verbale che, unita ad un impiego di un dialetto a tratti
tanto storpiato quanto improbabile, determina un
cocktail di effetto sicuro ed esilarante. I personaggi
non risultano mai tipizzati, non sono mai mere
"macchiette" ma figure di spessore, a tutto
tondo, umanissime nelle loro debolezze e nei loro vizi.
Stretti dalla morsa delle assurde condizioni nelle quale
si trovano essi fanno semplicemente esplodere i lati
più estremi del proprio essere. "Era previsto in
origine anche un prologo con l’invito allo spettatore
rivolto dalle maschere tipiche della Commedia dell’Arte
– precisa Pasqualino- ma, a causa di contingenze
impreviste e comunque facenti parte della stessa natura
pragmatica del lavoro teatrale, non ci è stato
possibile mantenerlo all’inizio della
rappresentazione. Così abbiamo spostato all’epilogo
questa sorta di preghiera dell’attore, un classico
invito alla magnanimità ed all’applauso del
pubblico." La captatio benevolentiae messa in bocca
ai due protagonisti, il salassatore Felice
Sciosciammocca interpretato da Nuccio Anastasi ed il
compare e scrivano pubblico Don Felice incarnato da Aldo
La Spina, strappa agli spettatori lauti applausi
comunque già ampiamente assicurati dal meccanismo dei
ritmi comici che anima tutta la rappresentazione. La
serata si è conclusa con la consegna della targa di
riconoscimento alla carriera a Mimmo Salvo che nella
rappresentazione ha arricchito di un brio tutto
personale il suo ruolo, quello dell’insopportabile
padrone di casa Don Gioacchino, e che è stato un
personaggio assai in vista nella fervida attività
artistica catanese degli anni Sessanta nonché figura di
spicco sulle ribalte siciliane al fianco di attori come
Turi Ferro e Ciccino Sineri. L’appuntamento da
lanciare è quello per il prossimo anno. Il 13, 14, 15
del Febbraio venturo infatti sarà messo in scena un
testo di Pietro Trinchera, "A monica fausa",
che costituisce un’autentica sfida in quanto è una
traduzione in dialetto dal napoletano del ’700. Sarà
anche occasione per rivedere sulla scena nei panni della
protagonista Maria Maugeri che ci ha già deliziato
nello spettacolo di questo fine settimana pre- natalizio
con la sua interpretazione irresistibile della
"cavaliera" Donna Gaetana.
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