di Mara Di Maura
  
Come impiegare nel
segno della "sicilianità" usi e costumi,
linquaggi e ambienti "continentali"?
Riverberando un tentativo già effettuato e proficuamente
conclusosi quattro anni fà con la messa in scena di
"ARTICOLO V" di Ugo Palmerini, Sergio Sillato si
è lanciato adesso in una sfida analoga, che illuminasse
sotto il "faro" di una maggiore maturità il
repertorio del suo gruppo teatrale. Questa volta il
"banco di prova", col quale i membri della
compagnia si sono confrontati il 18 maggio al teatro
comunale di Augusta è stata la pieces brillante in tre
atti dello stesso Palmerini "IL DENTE DEL
GIUDIZIO", liberamente adattata e tradotta in
dialetto siciliano."Era mia intenzione donare al
nostro pubblico qualcosa di diverso, in cui non si
percepisse più alcuna atmosfera locale, senza avere la
pretesa, tuttavia di rappresentare un autore classico, un
drammaturgo di portata accademica, nella consapevolezza di
non possedere i mezzi adeguati per farlo".Così ha
spiegato il regista dietro le quinte, vestendo ancora i
panni del protagonista, "patri libertinu"
autentico "alter ego rovesciato" del figlio
Peppino (Mauro Italia). E' infatti proprio la dialettica
speculare padre-figlio, con un netto ribaltamento dei
cicle sociali usitati, a costituire il perno della
commedia: da un lato Felice genitore
immaturo,spocchioso,dongiovanni, in perenne ricerca di una
gonnella, nonchè di facili e furtivi guadagni e
dall'altro un figlio-padre responsabile anche troppo,come
sottolinea con rammarico l'incorreggibile quanto
improponibile pater familias.Intorno alla coppia ruota un
microcosmo di amici traditi e di serve ambiziose, di
vicine un po' loquaci, di zie triviali e di fidanzate
dalla morale alquanto dubbia. Insomma due ore di piacevole
comicità, non priva di divertentissimi "qui pro
quo", lazzi, pastique verbali, tipici della commedia
all'italiana, intrisa come sempre di un'ironia sociale mai
spinta o polemica. Unico Fine? Un sorriso in più e una
serata d'evasione nel segno della migliore tradizione
nostrana.
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