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Gaetano ligrani, in arte GALI, nasce a Potenza il 10 ottobre dei 1945.
Nel 64 si reca a Napoli dove approfondisce le sue esperienze artistiche, maturate sin da piccolo, al cavaletto dei padre Alfredo.
Ritornato in Basilicata, negli anni '70, si dedica alacremente al suo lavoro di architetto senza mai abbandonare la passione per l'arte che coltiva segretamente con una sorta di intimo pudore che lo rende quasi schivo.
Finché, sente l'urgenza di manifestarsi, ritenendo di poter trasmettere, con i mezzi propri della pittura, il suo mondo interiore.
Nel luglio dell’anno 1984 la sua prima personale con acquarelli raffiguranti paesaggi di Maratea, oggettivamente veri, colti senza deformazioni ma personali per il particolare uso dei colore e per il punto di vista prospettico.
Nel Dicembre dello stesso anno ci riprova alla mia galleria, lo "Studio 10 Arte" di Potenza.
Gli acquarelli stavolta sono meno descrittivi, le pennellate più larghe nel tentativo di ricercare rapporti sempre nuovi tra la carta, l’acqua, il colore e tra questi e la luce che li investe.
Negli anni successivi l'artista prosegue per la sua strada sperimentando sempre, discostandosi con fatica, di poco, ogni volta, dalle opere precedenti.
Le pennellate sempre più larghe diventano superfici che si incurvano e delimitano volumi possenti ma semplici, i soggetti diventano una composizione di masse in un rapporto sempre diverso tra loro, i volumi alcune volte sono morsi e mostrano il loro interno vivo.
Si intravedono elementi simbolici, fanno la loro comparsa animali e uomini, l'atmosfera che pervade l'opera si rarefà, i movimenti si bloccano come in un'istantanea, e l'opera diventa la rappresentazione di un sogno, di un mondo fantastico.
Luigi Memoli
Sabato sera,20 maggio 2000 presso la Galleria Memoli, "Studio arte 10", ha aperto i battenti una mostra di pittura, personalissima, quella del pittore potentino Gaetano Ligrani.
Si tratta di un appuntamento importante e di estremo interesse culturale, capace di offrire ai visitatori l’occasione per una più ampia riflessione sul significato dell'arte.
Sono paesaggi ecologici, sognati, ante-litteram, come pietrificati.
Visioni che ti invitano a non svegliarti; potresti infrangere il sogno.
Gli unici elementi vitali sembrano i vulcani che eruttano vampe di fuoco come fossero fiori; la lava non c'è, non scorre ad insozzare le pendici delle sue montagne incantate.
L'uomo, nei paesaggi di Ligrani, quando vi appare, è un pretesto compositivo, uno spettatore del magico, dell'intangibile.
Puoi trovarvi un trenino che sbuffa, ma non rimanda ad alcun segno di civiltà, è anch'esso un pretesto paesaggistico, e lancia nel cielo turchino o velato di nubi, un fumo che diventa nuvola.
Perfino il mare che si infrange sulla rena appare cristallizzato, come fermato nell'atto di espandersi. L'artista, un tipo schivo, riservato, intimista, con pudore, che diventa quasi sofferenza, mette in mostra le sue fatiche che sono sfumature del suo intimo, delle elegie sognate, forse di un mondo personale in cui rifugiarsi a riflettere.
I segni dell'uomo sono improbabili, le vie lungo i monti, tondi, sono un ornamento al monte, solo un segno per marcare la forma; mai uomo, mai veicolo, sembra le abbia mai percorse o debba mai percorrerle.
Sono paesaggi di un surreale proprio, che si avvale dei segni del reale ma che rimandano alla costruzione di paesaggi che appartengono, esclusivamente, alla sfera dei moti profondi, interiori.
Per questo appaiono, nell'approfondirli, innaturali, dove la quiete linda quasi sgomenta.
Ogni quadro comprende una molteplicità d’unità paesaggistiche, che sono pretesti cromatici, quasi un gioco di tessere fortemente segnate dal colore; unità che si armonizzano in una complessità formale tesa verso l’infinito, verso l’ignoto, che, nel fantastico assume il senso di uno smarrimento cosmico, avvalendosi, e questa è la grande sorpresa, d'elementi tranquillizzanti, noti, terrestri. Il senso del mistero aleggia più che nelle sagome umane, nelle figure animali: un camaleonte, una volpe, un cavallo, più sensitivi dell'uomo, dotati di un forte, ancestrale istinto, ed a loro è affidato il compito di fungere da custodi del misterioso, dell’indecifrabile cui sottende la ricerca di Ligrani che non ha bisogno di scomodare accostamenti o riferimenti, tanto è nuova nella elementarità la sua pittura.
E' il segno di tempi nuovi, anche per la Basilicata, nel registrare nuove sensibilità, nuove letture di una terra che possono preconizzare un futuro meno precario anche per, la società civile, perché le forme del pensiero, quando sono autentiche ed in qualsiasi campo espresse, non possono che portare ad una crescita complessiva della nostra gente.
In fondo gli artisti rappresentano una cartina di tornasole di moti più profondi di una società e non possiamo che rallegrarcene.
Peppino De Vita
I PAESAGGI DEL SILENZIO di Gaetano Ligrani (GALI)

In quali territori della fantasia si fermerà a dipingere, a disegnare, e magari anche a sognare Gaetano ligrani?
Nell'equilibrio tra chiari e scuri, tra cielo e terra, si deve ammirare nella sua pittura la scelta dell'ora e della luce con cui egli ci presenta le sue "visioni'.
Dipinge, anzi, evoca paesaggi nell'ora e sotto la luce che meglio gli sembrano adatte a rivelare il loro significato, il loro mistero, la loro gloria.
Ed è tutta luce inventata.
Ligrani è un poeta, è un paesista il quale pensa che una veduta sia più suggestiva nel sole pieno e un'altra sotto la luna e quell'altra al tramonto, o sotto un cielo tempestoso.
E in questa ricerca, grazie proprio alla sua sensibilità, difficilmente sbaglia.
Non descrive che le proprie emozioni e non perde mai di vista l'effetto finale del quadro che corrisponde sempre alla sua prima, genuina ispirazione.
E' un pittore figurativo? Diciamo pure di si, ma è anche un artista che va a cercare e a comporre le sue "icone" nel mondo della favola.
Ligrani non dipinge quel che vede ma quel che sente.
La pittura è per lui un mezzo di confessione sincera e se egli dipingesse lo stesso paesaggio, alla stessa ora, nella stessa luce, dallo stesso punto di vista, dipingerebbe forse un paesaggio diverso perché la natura a seconda dell'ora e della stagione, è varia così com'è mutevole l'uomo.
Tra atmosfere rarefatte con montagne piantate nell'azzurro, montagne blu o verdi o rosa - la figura umana è presente ma non invade mai la tela - spicca voli di lirismo quando si sente sicuro di se e dei suoi mezzi espressivi, perché ha ricercato soprattutto l'unità e l'armonia della luce.
In queste opere il desiderio ricorrente è quello di entrare nel sottosuolo delle cose e della natura, quando anche la natura è un pretesto per poter realizzare volumi e accostamenti di colori.
Ma in quale territorio della fantasia - ripeto - si fermerà a sognare Gaetano Ligrani? Un certo silenzio pervade i suoi paesaggi pensati e dipinti tra arie surreali e suggestioni metafisiche.
Non è Il caso di scomodare i maestri della pittura per cercare di rintracciare possibili matrici, riferimenti, o soltanto modelli.
Come tutti i lirici ha voglia di gridare, per farsi ascoltare, per farsi capire. Ma una volta o l'altra, per istinto o per proposito, il grido verrà, e sarà un grido liberatorio.
Mario Trufelli
LE SUGGESTIONI MAGICHE DI UNA NATURA REINVENTATA

Quando Gaetano Ligrani affidava le sue emozioni colorate alla carta liscia o rugosa, supporto tradizionale dell’acquarello, il suo modo di esprimersi aveva un che di intimistico, legato a uno stretto colloquio con la natura e con le sue cose.
Nel trascorrere del tempo (dalla prima all’attuale maniera del pittore intercorre circa un ventennio), quella sorta di rapporto simbiotico con “la madre di tutte le cose” non è mutato; anzi, si è andato consolidando, con un più accentuato ricorso ad un linguaggio dell’anima per rendere, in chiave metafisica, vagheggiate realtà ambientali.
Alla carta si è sostituita la tela, al plein air è subentrata la meditazione dello studio. Ed ecco, allora, la proposta di tutta una serie di nuove architetture sul tema natura che, riallacciandosi in qualche modo alla ricerca degli inizi, danno il senso di una pittura sospesa tra il reale e l’irreale, con composizioni più costruite, più pensate, fra le variazioni della luce che le avvolge, in un alternarsi di chiarori e di toni più smorzati, crepuscolari e anche notturni.
Questo particolare approccio paesistico, derivazione di un fervoroso fantasticare, si materializza – in una ricercata continuità, oltre che continuità tra interni ed esterni – attraverso i riquadri di finestre e di luci di archi che agiscono da quinte su uno scenario suggerito dal reale e rielaborato; e caratterizzato da una pressante inventiva.
Le capacità descrittive di Ligrani trovano così modo di manifestarsi in una fusione di coloratissime nature morte e di vedute su cui gravano arcane atmosfere; e, ancora, in una proposta di scenari naturalistici, con colline dalle accentuate curvature semicircolari che si accavallano verso l’alto in un’altalena di verdi e di azzurri; in un prepotente affacciarsi, in primo piano, di alberi dalle movimentate cupole e, nella disposizione più discreta di altre presenze arboree (sagome di cipressi, come quelli – carducciani di Bolgheri “alti e schietti”) che si stagliano su irti pendii; in surrealisteggianti rilievi che hanno le forme o di torri ellittiche su cui sorgono borghi incantati o di isole che assumono la sagoma di cetacei emergenti da ristrette porzioni marine, in case contadine che ricordano l’impianto disegnativo e coloristico di un Carrà; nelle immancabili cavità del suolo, antri che si intuiscono o macchie nere in grande evidenza, in cui tendono ad infilarsi (quasi allusiva penetrazione) treni che sembrano protesi a viaggiare metaforicamente all’interno della realtà per scoprirne l’anima.
Nelle suggestioni magiche di siffatti paesaggi, inventati e proposti per tratti emblematici, Gaetano Ligrani (o se più piace, GALI, come firma da qualche tempo i suoi lavori riconducendo a sintesi nome e cognome), tuffa le pulsioni del suo “io” di artista per raccontare sensazioni che gli appartengono in prima persona e delle quali ci trasmette lo spirito proponendoci – per il tramite di colorate impressioni sulla tela- sempre coinvolgenti emozioni.

Franco Corrado Aprile 2002
MAGIE FANTASTICHE TRA SOGNO E NATURA
I
Improbabili e fantastiche quinte sceniche. Paesaggi arditi. Nature morte riportate allo splendore. Sono i rapimenti pittorici che Gaetano Ligrani ama da qualche tempo proporre forse per evasione o per avvicinare la dimensione del sogno a qualcosa di più concreto e raggiungibile. La scelta cromatica sembra assecondare questa intuizione fin quasi a diventare necessità, parte integrante, di un modo di sentire, oltre che di vedere.
Dopo due anni Gali (acronimo contratto delle iniziali di nome e cognome) torna all’attenzione del pubblico della sua città.
Stasera inaugura presso la galleria dell’associazione culturale “ il filo d’Arianna” condotta da Luigi Memoli, una nuova personale. Una riproposizione delle sue visioni, dei luoghi ideali, degli ambienti “purificati” con la complicità del colore e la semplicità di esposizione.
Vedute, distese collinari, orizzonti elevazioni arboree, uccelli in volo o posati, sorgenti e marine, trenini e camini dagli sbuffi intrecciati, scorci prospettici tra finestre, archi, capitelli, per non tradire l’occhio di Architetto avvezzo al disegno, alla composizione, alla distribuzione armonica e accattivante degli elementi.
Le suggestioni di forme e coinvolgimenti emotivi, tra natura reinventata e magia sono tratteggiate dalla presentazione alla mostra di Franco Corrado. “…Pittura sospesa tra reale e irreale, tra composizioni più costruite, più pensate, fra variazioni di luce che avvolge, in un alternarsi di chiarori e di toni più smorzati, crepuscolari o anche notturni”, egli scrive nella brochure di invito. Continuando nei collegamenti che saldano l’esperienza ventennale degli acquarelli su carta alle tele ad acrilico. Passando per le citazioni metafisiche o le tentazioni surrealistiche, ma salvando in ogni caso lo spirito naturalistico che pervade ancora le tavole di quest’ultimo ciclo.

Piero Ragone aprile 2002
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