L' educazione del carlino

Valgono, per l' educazione di un cucciolo di carlino, le medesime norme e strategie seguite per i cani in generale, anche se, naturalmente, non si potrà pretendere da un molossoide, per quanto di piccola taglia, la stessa agilità di risposta di altre razze spiccatamente "ginniche", quali il border collie, o il malinois.

Non essendo possibile, per ragioni di spazio (e anche di competenza) una trattazione esaustiva dell' argomento, ci limiteremo a elencare alcuni rudimenti di "filosofia comunicativa", che non intendono surrogare l' eventuale, ma vivamente raccomandato, supporto di educatori professionali nella delicata fase dell' istruzione di base.

  1. Il cane concepisce la famiglia come un "branco", dotato di precisa gerarchia.
  2. Il cane tende, per istinto, a "dare la scalata" a tale gerarchia; tali tentativi devono essere fermamente scoraggiati (tenendo, beninteso, presente che le percosse sono una falsa e riprovevole scorciatoia).
  3. Il cane non soffre nel riconoscere la leadership del "capo-branco"; si sente anzi, a lungo andare,  rassicurato e a suo agio.
  4. L' obbedienza a semplici ordini (seduto, resta, terra, piede, alt, no) non è, di per sé, garanzia né fine ultimo d' una buona educazione; fondamentale è invece l' attenzione del cane nei confronti del padrone, il quale dovrà pertanto elaborare strategie per apparire, non solo autorevole, ma anche "interessante".
  5. La principale arma a disposizione dell' educatore non è la punizione ma il rinforzo: cioè quel premio (cibo, giocattolo o semplice coccola) che ricompensa l' animale subito dopo un comportamento ubbidiente; proprio in virtù della loro importanza, e affinché non si "svalutino", questi apprezzati balocchi e/o bocconcini non dovrebbero essere lasciati a disposizione indiscriminatamente.
  6. Spesso una disobbedienza incomprensibile è dovuta a malaccortezza inconsapevole del padrone nel trasmettere il messaggio al proprio cane e, in seguito,  una maggiore cura nella gestione  della voce  e del gesto risolve il problema.
  7. Quando possibile, è bene fare in modo che il cane percepisca un' eventuale  punizione non come "proveniente" dal padrone, ma come semplice evento sgradevole associato alla "marachella" in se stessa; ciò eviterà il suo ripetersi anche in assenza del padrone.
                                                                                             

Per maggiori informazioni sulle "buone maniere" del cane visita la Dog Owner's Guide.

                                                                                                                                                 

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