Valgono, per l' educazione di un cucciolo di carlino,
le medesime norme e strategie seguite per i cani
in generale, anche se, naturalmente, non si potrà pretendere da un
molossoide, per quanto di piccola taglia, la stessa agilità di risposta
di altre razze spiccatamente "ginniche", quali il border
collie, o il malinois.
Non essendo possibile, per ragioni di spazio (e anche
di competenza) una trattazione esaustiva dell' argomento, ci limiteremo a
elencare alcuni rudimenti di "filosofia comunicativa", che non intendono
surrogare l' eventuale, ma vivamente raccomandato, supporto di educatori
professionali nella delicata fase dell' istruzione di base.
Il cane concepisce la famiglia come un "branco", dotato di precisa gerarchia.
Il cane tende, per istinto, a "dare la scalata" a tale gerarchia; tali tentativi
devono essere fermamente scoraggiati (tenendo, beninteso, presente che le
percosse sono una falsa e riprovevole scorciatoia).
Il cane non soffre nel riconoscere la leadership del "capo-branco";
si sente anzi, a lungo andare, rassicurato e a suo agio.
L' obbedienza a semplici ordini (seduto, resta, terra, piede, alt,
no) non è, di per sé, garanzia né fine ultimo
d' una buona educazione; fondamentale è invece l' attenzione del
cane nei confronti del padrone, il quale dovrà pertanto elaborare
strategie per apparire, non solo autorevole, ma anche "interessante".
La principale arma a disposizione dell' educatore non è la punizione
ma il rinforzo: cioè quel premio (cibo, giocattolo o semplice
coccola) che ricompensa l' animale subito dopo un comportamento
ubbidiente; proprio in virtù della loro importanza, e affinché
non si "svalutino", questi apprezzati balocchi e/o bocconcini non dovrebbero
essere lasciati a disposizione indiscriminatamente.
Spesso una disobbedienza incomprensibile è dovuta a malaccortezza
inconsapevole del padrone nel trasmettere il messaggio al proprio cane e,
in seguito, una maggiore cura nella gestione della voce e
del gesto risolve il problema.
Quando possibile, è bene fare in modo che il cane percepisca un' eventuale
punizione non come "proveniente" dal padrone, ma come semplice evento
sgradevole associato alla "marachella" in se stessa; ciò
eviterà il suo ripetersi anche in assenza del padrone.
Per maggiori informazioni sulle "buone maniere" del cane
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