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QUALCHE INFORMAZIONE SUL NOSTRO TERRITORIO

II Liceo Scientifico "Ettore Majorana" è inserito in un contesto urbanistico molto ampio, il suo "bacino d'utenza" si estende per diversi chilometri in tutte le direzioni con propaggini che si intersecano con diversificate realtà scolastiche e socio-economico-culturali, il territorio più prossimo, quello cioè ove l'Istituto è situato, è quello di Spinaceto/ Tor de'Cenci e, più precisamente Spinaceto. Un quartiere urbanisticamente organizzato che, come accade per tutte le cose costruite dall'uomo, ha degli autori, o meglio dei progettisti che meritano una, purtroppo fugace citazione: Piero Morena, Nico Di Cagno, Lucio Barbera, Fausto Bettimelli, Dino Di Virgilio Francione. Il progetto si inseriva nel più ampio P.R.G. adottato nel 1962 attraverso la definizione di un Piano di Zona, del '94, che tra diverse aree romane definiva anche le linee sulle quali sarebbe sorto il quartiere di Spinaceto ed il riassetto di Tor de'Cenci per 35.000 abitanti. Dal nr. 45 della rivista "Urbanistica "dell'Istituto Nazionale di Urbanistica cito da un intervento (Carlo Crescenzi) un profilo operativo significativo: " ...l'Amministrazione di centro-sinistra chiudeva il triste periodo di gestazione di un nuovo strumento urbanistico capace di rompere la patologica crescita della città indirizzandone lo sviluppo in maniera più civile e più aderente alle esigenze della collettività. Dopo circa 1O anni di battaglia politica e culturale, il piano regolatore adottato, pur con le sue inevitabili carenze, rappresentava una valida ed operante alternativa ai "modelli" di espansione urbana finora imposte dalle forze della speculazione fondiaria, rompendo decisamente lo sviluppo "a macchia d'olio" .... ".

Certo il clima nel quale il quartiere si è sviluppato nei suoi primi anni è stato caratterizzato da spinte utopistiche che ancora oggi lasciano tracce positive sul tessuto realizzato, a partire dai percorsi viari al verde che attraversa le cubature costruite che spesso sono comunque eccessive, ma ha lasciato anche molti nodi irrisolti, in particolare alle infra-strutture culturali, mancano (pur presenti nel piano di zona) cinema e teatri in rapporto alla popolazione insediata e manca un auditorium ed un apparato museale di quartiere (molte tracce e materiale archeologico sono andate perse nella ragione edificatoria e molte se ne vanno ancora perdendo se, tranne che per un intervento limitato al progetto "la scuola adotta un monumento" del nostro Liceo continua a degradarsi il sito della villa rustica romana che ha segnato fino al III sec. d.C. la storia appunto "romana" del territorio).

Sulla forma data al tessuto e dalle strutture viarie c'è molto da approfondire e potrà essere un tema di riflessione anche per gli studenti in formazione, quello della valutazione degli esiti a distanza di trent'anni dal pensiero che ha creato Spinaceto, vale la pena citare almeno un elemento della relazione tecnica della stesura del piano "L'intero organismo insediativo di Spinaceto si articola lungo un doppio asse viario centrale che "contiene" al suo interno un centro continuo nastriforme e lungo il quale- all'esterno- si sviluppano senza soluzione di continuità le fasce residenziali. Tale asse viario viene a svolgere pertanto la duplice funzione di collettore di distribuzione e di gravitazione dell'intero quartiere".

Molto lavoro è ancora da fare per una matura qualificazione del quartiere ed in questa direzione vanno tutti gli interventi culturali che vengono lanciati come messaggi al territorio anche dal nostro Istituto, nel tentativo di non disattendere le intenzioni di quei cittadini che circa vent'anni fa pretesero la presenza dell'istruzione liceale in quel quadrante che, se non avesse questa presenza forte, si connoterebbe ancor più come "quartiere dormitorio"; in tale sforzo s'inquadra l'attività di accentrare sull'istituto l'attenzione preziosa delle personalità della cultura come artisti, scrittori, registi, rappresentanti di istituzioni, ecc. che si sono avvicendati negli anni nella realizzazione dei diversi progetti.

Prof. Adriano Di Giacomo

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