Daniele Testoni - Topkapi Sarayi. |
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Realizzazione |
"QUESTO POPOLO HA POSTO I PALAZZI DEI SUOI
SIGNORI SUL PENDIO DELLA PIU' BELLA COLLINA CHE CI SIA
NEL SUO IMPERO E FORSE NEL MONDO INTERO."
1.Prima corte, 2.Orta Kapi (porta di mezzo), 3.Seconda corte, 4.Divano, 5.Tesoro pubblico (armi e armature), 6.Porta delle Carrozze, 7.Porta della Morte (Meyyit Kapisi), 8.Scuderie imperiali, 9.Cucine, 10.Porta della Felicità (Bab-üs Saadet), 11.Sala delle udienze (Arz Odasi), 12.Terza corte, 13.Biblioteca di Ahmet III, 14.Moschea degli Aga (Agalar Camii), 15.Scuola dei paggi, 16.Appartamento della Felicità (Hirka-i Saadet Dairesi), reliquie dei Profeta, 17.Tesoro imperiale, 18.Quarta corte, 19.Rivan Köskü, 20.Sala della Circoncisione (Sünnet Odasi), 21.Terrazza, 22.Chiosco di Bagdad (Bagdat Köskü), 23.Chiosco del Sofa (Sofa Köskü), 24.Chiosco di Abdül Mecit (Mecidiye Köskü), ristorante Konyali, 25.Corridoio dell'oro (Altin Yolu), 26.Harem, 27.Porta dellla Voliera (Kushane Kapisi), 28.Corte della Valide, 29.Camera imperiale (Hünkar Odasi), 30.Sala di Murat III, 31.Appartamenti dei principi e terrazza delle Favorite (Gözdeler Tasligi). Selezionare la sezione oppure utilizzare il tasto pagina per lo scorrimento. L'ingresso principale o porta dell'Augusto, Bab-i Hümayün, risale al 1478. Il relativo corpo di guardia fu costruito negli ultimi anni del regno di Maometto II, che fu al trono dal 1451 al 1481; l'edificio era dotato di un secondo piano che però venne demolito nel 1867, quando Abdül Aziz (sultano dal 1861 al 1876) fece rivestire la porta di marmo. Le sale poste all'ingresso ospitano giorno e notte una cinquantina di guardie, i kapici. La porta dell'Augusto si apre sulla prima corte, chiamata piazza delle cerimonie (1); qui un tempo sorgevano edifici riservati all'intendenza: una panetteria, gli alloggi dei fornai, un'infermeria, un deposito per la legna da riscaldamento, nonché la Darphane, la zecca imperiale. Soltanto quest'ultimo edificio esiste ancora, sebbene quello costruito da Maometto II sia stato sostituito da un altro, di epoca tardo-ottomana. In questo vasto cortile si radunavano le truppe e si svolgevano le cerimonie che avevano luogo alla vigilia della partenza per le campagne militari. Il portale vicino dà accesso al Parco di Golhane e ai musei che hanno sede sulla terrazza occidentale; in epoca ottomana esso era noto come Kiz Bekçiler Kapisi e cioè portale dei Guardiani dell'Harem, perché le sentinelle vigilavano sulla sicurezza del quartiere delle donne. Attraversata la corte, sulla sinistra si incontra la chiesa bizantina di Sant'Irene, dedicata alla Pace divina, un attributo dei Cristo. Fu fatta costruire dall'imperatore Giustiniano contemporaneamente a Santa Sofia, nel 537, in sositituzione di un edificio distrutto durante la rivolta di Nika nel 532. Poco dopo la conquista di Costantinopoli, i Giannizzeri ne fecero un deposito delle proprie armi. Nel 1826 il sultano Mahmut II decise di eliminare quel corpo d'armata che rappresentava una minaccia politica e fece massacrare i Giannizzeri. Il loro arsenale venne poi trasformato in museo militare e archeologico. Negli anni Settanta è stato restaurato e oggi ospita una sala da concerti, in occasione dei Festival musicale di Istanbul che si tiene d'estate. Proseguendo diritto, si arriva all'Orta Kapi (2), porta di Mezzo, nota anche con il nome di Bab-ül Selam, ovvero porta del Saluto. Attraverso questo ingresso monumentale si penetra nel recinto vero e proprio del palazzo di Topkapi. La porta di Mezzo è fiancheggiata da due torri ottagonali a copertura conica, congiunte da un parapetto merlato. Fu costruita sotto il regno di Solimano il Magnifico. Soltanto il sovrano aveva il diritto di varcarla a cavallo. Sul lato destro della porta si succede una serie di locali, che anticamente ospitavano la residenza del capo della guardia di palazzo, mentre agli uomini al suo comando erano riservate le stanze a sinistra della porta. Un piccolo appartamento, infine, era riservato al carnefice, funzione spettante al capo dei giardinieri. Superata la porta di Mezzo, si entra in un'ampia piazza, lunga 130 e larga 110 m: la seconda corte del palazzo, detta anche Piazza del Divano (3). Fino al XVIII secolo, il Consiglio imperiale (Divan), aveva sede in uno degli edifici siti a sinistra. Nei primi quattro giorni di ogni settimana, il gran visir e gli alti dignitari dell'impero vi si riunivano per trattare gli affari di Stato correnti. Nei primi anni successivi alla Conquista, Maometto II presiedeva personalmente le sedute del Divano, ma in seguito preferì seguirne lo svolgimento da un'adiacente loggia, attraverso una finestra oscurata da una grata, collocata alle spalle del gran visir, e lo stesso fecero i suoi successori. Nei giorni di riunione del Consiglio, la corte si riempiva di dignitari, ai quali si aggiungevano i Giannizzeri e i membri delle varie guardie del palazzo: una folla di almeno 5000 persone, numero che nelle grandi occasioni poteva raddoppiare. Dalla Orta Kapi (porta di Mezzo), chiamata anche porta dei Saluto, si dipartivano quattro percorsi. Il secondo da sinistra portava alla sala del Divano e ai locali relativi, dominati dall'alta torre della Giustizia che permette di distinguere a prima vista il Topkapi Sarayi nel fitto panorama del Corno d'Oro. Il nucleo di quest'insieme architettonico risale all'epoca di Maometto II, ma è stato rimaneggiato a più riprese. Il Divano (4) consiste di tre locali cupolati, con attorno un portico a colonne sovrastato da un tetto aggettante. Il primo locale a sinistra è la sala del Consiglio; la stanza centrale era riservata agli Archivi dell'Impero e quella di destra era il gabinetto del gran visir. La sala degli Archivi contiene oggi una parte della collezione di orologi. Accanto a questi tre locali, si trova il Tesoro pubblico (5), un edificio molto allungato, coronato da otto cupole accoppiate, che all'interno poggiano su tre massicci pilastri. Risale alla fine del XV o all'inizio del XVI secolo; vi veniva ammassato il denaro delle tasse e dei tributi in tutto l'impero, che lì restavano fino al giorno del pagamento trimestrale dei bilancio assegnato al Consiglio per le spese di governo; il resto veniva poi trasferito al Tesoro imperiale sito nella terza corte. All'angolo dei Divano, a sud della torre, si apre il principale ingresso dell'Harem, la porta delle Carrozze (6). Nella parte occidentale della seconda corte si trova un lungo portico, all'estremità sud del quale si trova la porta della Morte, Meyyit Kapisi (7), attraverso la quale i cortei funebri uscivano dal palazzo per recarsi ai luoghi di sepoltura. Essa dà accesso anche alle scuderie imperiali (8), dove oggi sono esposte le carrozze dei sultani. La parte destra della seconda corte è occupata dalle cucine (9) e dagli appartamenti del personale addetto al servizio del palazzo. Le cucine comprendono una serie di dieci vaste sale, allineate lungo il muro di cinta orientale. Le cupole e gli alti camini coronati da cilindri permettono di individuare il palazzo da lontano. Le due cupole all'estremità meridionale sono state costruite sotto Maometto II e le altre otto sotto Beyazit II, che regnò dal 1481 al 1512. I camini sono stati aggiunti da Sinan, che provvide anche alla ricostruzione di una parte di questa corte del palazzo, distrutta da un incendio nel 1574. Gli edifici ospitano oggi una ricca collezione di porcellane cinesi, di celadon e di argenteria, nonché un'esposizione di utesili da cucina, soprattutto di pentoloni chiamati kazan. In fondo alla seconda corte, la porta della Felicità, Bab-üs Saadet (10), dà accesso alla terza corte dove si trovano gli appartamenti privati del sultano, che qui riceveva i sudditi per ascoltarne le lagnanze alla vigilia di due importanti feste del calendario musulmano: la Seker Bavrami (Festa dello Zucchero) e la Kurban Bayrami (Festa del Sacrificio), commemorazione del sacrificio di Abramo. La porta, mai spostata dall'epoca di Maometto II, è stata ricostruita nel XVI secolo e ridecorata nel XVIII in stile rococò. Presso la Bab-üs Saadet si trova la sala delle udienze, Arz Odasi (11), un elegante edificio col tetto ad aggetto sostenuto da un colonnato marmoreo. Fondamenta e pianta risalgono all'epoca di Maometto II, ma la maggior parte dell'edificio attuale si deve Selim I, che regnò dal 1512 al 1520; le iscrizioni rivelano peraltro vari restauri, a opera di Ahmet II (sultano nel 1691-1695) e di Mahmut II (1808-1839); nel 1856, in seguito a un incendio che distrusse gran parte del mobilio e delle decorazioni, vennero realizzati ulteriori interventi. L'edificio è formato da una piccola anticamera a destra, mentre a sinistra si trova la sala delle udienze propriamente detta, dove ogni nuovo sultano usava ricevere l'omaggio dei dignitari civili e religiosi dell'Impero; inoltre, qui veniva data udienza agli ambasciatori stranieri. La sala ospita un trono sovrastato da un baldacchino del 1596 che, con il camino in bronzo dorato, è l'unico elemento della sala sopravvissuto all'incendio del 1856. (Per farsi un'idea più precisa del fasto in cui vivevano i sultani ottomani, si consiglia una visita alle sale del Tesoro imperiale; qui, tra le altre cose, sono esposti numerosi troni, il più ricco dei quali è quello riportato dagli Ottomani dalla loro vittoria sugli Iraniani a Caldiran: è un maestoso seggio in smalto verde e rosso su foglie d'oro, ornato di 25.000 perle e pietre preziose.)
Attorno alla terza corte, Enderun (12), erano disposti, i vari edifici della scuola dei paggi del palazzo (15), istituzione in cui si formavano i futuri quadri civili, religiosi e militari dell'Impero. I paggi erano in età dai 12 ai 18 anni, e per lo più si trattava di cristiani strappati alle loro famiglie al momento della "raccolta" annuale (devsirme). Sulla corte si aprivano anche gli alloggi degli eunuchi bianchi e degli aga, i maestri incaricati dell'amministrazione e della disciplina della scuola. Il grande edificio posto di sbieco nella parte sinistra della corte è la moschea degli Aga, la Agalar Camii (14), frequentata dai paggi, dagli studenti, dai loro insegnanti e dagli eunuchi bianchi. Oggi ospita la Nuova biblioteca del museo (13). A destra, i quartieri dove alloggiavano i paggi destinati a formare la guardia personale del sultano durante le spedizioni militari. Davanti all'edificio, un colonnato a cupole sostenute da colonne di breccia verde. Qui è esposto il guardaroba imperiale (17), una raccolta di caffettani da cerimonia indossati dai sultani; di particolare rilievo sono le tecniche di tessitura e gli ornamenti di tali costumi.
L'edificio a sinistra della corte è lo Hirka-i saadet dairesi (16), che contiene le reliquie del profeta Maometto, vale a dire il suo vessillo, la sua spada e, più sacro di tutto, il suo mantello. Furono portate dall'Egitto da Selim I che nel 1517 si era impadronito del Cairo, autoconcedendosi la dignità di califfo trasmessa ai suoi successori. Il padiglione si compone di quattro stanze cupolate formanti un quadrato. Fondamenta e pianta risalgono al regno di Maometto II, ma Murat III ricostruì e riarredò una parte dell'edificio. La visita continua con la quarta corte, o giardino dei tulipani (18), disposto su vari livelli e con numerosi padiglioni. Al livello più alto, all'angolo sud-occidentale, una gradinata conduce al portico delle colonne a forma di L, che costituisce il prolungamento dei padiglione del mantello sacro del profeta. Nell'asse di quest'angolo, si trova un bacino marmoreo. Accanto, il Rivan köskü (19), un chiosco costruito da Murat IV nel 1635 per commemorare la presa di Rivan, l'attuale Erevan. Si tratta di un edificio cruciforme completamente rivestito da magnifiche ceramiche di Iznik all'interno e di marmi all'esterno. Dall'altra parte del bacino si trova la Sünnet Odasi, o sala della circoncisione (20), costruita dal sultano Ibrahim nel 1642 per celebrare i riti di circoncisione del suo primogenito, il futuro Maometto IV. L'edificio, a pianta rettangolare, è anch'esso rivestito di ceramiche di Iznik. Sorge al bordo di una vasta terrazza lastricata di marmo, chiusa sul lato occidentale da una balaustra di marmo bianco, da cui si gode la vista dei sottostanti giardini e, più lontano, del Corno d'Oro. Al centro della balaustra si può ammirare un delizioso balcone (21) coperto da un baldacchino in bronzo dorato e sostenuto da quattro pilastri bronzei. Un'iscrizione riporta la data della costruzione, 1640, primo anno del regno di Ibrahim, e la parola iftariye, designante il pasto che i musulmani prendono dopo il tramonto durante il mese del Ramadan (in turco Ramazan). Il sultano infatti prendeva il suo iftar su questo balcone, come risulta da parecchie miniature nel museo. Sul lato nord della terrazza sorge un altro padiglione, il Bagdad köskü (22), costruito da Murat IV nel 1638 per commemorare la presa di Bagdad. Il tetto a grandi sporgenze, capolavoro del genere, è sopportato da un'arcata di colonne marmoree disposte a formare una pianta cruciforme e coronate di capitelli lotiformi; i conci degli archi comportano un'alternanza di elementi di marmo bianco e colorato, con bordi dentellati imbricati gli uni negli altri. I muri, all'esterno come all'interno, sono ricoperti di ceramiche di Iznik in cui predominano l'azzurro e il bianco. La sala è magnificamente arredata. Particolarmente degno di nota è un baldacchino in cuoio decorato di arabeschi dipinti su fondo rosso. E' infine da segnalare che dal padiglione si gode uno dei panorami più belli del palazzo. Il bel padiglione sito al centro del giardino, sulla terrazza principale della quarta corte è il chiosco del sofa, in turco sofa köskü (23). Fu costruito nei primissimi anni del XVIII secolo per Ahmet III, che se ne serviva probabilmente come tribuna privata durante la celebre Festa dei Tulipani che il sultano dava in quei giardini. Nel 1752, l'edificio venne poi ripristinato in stile rococo da Mahmut I. In fondo alla corte, a destra, un padiglione decorato secondo il gusto europeo si leva sulla terrazza marmorea. E' il mecidiye köskü (24), costruito nel 1840 sotto il regno di Abdül Mecit. Oggi è sede di un ottimo ristorante. il Koniali. Le finestre di questo edificio, all'estreniità nord-orientale del palazzo e della collina, si affacciano sul Bosforo e offrono un superbo panorama. la parola harem in arabo significa letteralmente "cosa vietata, riservata" e passò ben presto a designare quella parte dei palazzi musulmani in cui l'accesso agli estranei era rigorosamente proibito: qui, al riparo dagli sguardi indiscreti e sotto la sorveglianza degli eunuchi, vivevano le mogli e le concubine del sultano. Nel Topkapi Sarayi, l'entrata dell'Harem (26) si trova nella seconda corte. Un'iscrizione sopra la porta delle carrozze (6) reca la data della costruzione, 1588; l'Harem fu però quasi interamente ricostruito dopo l'incendio del 1665. Un vestibolo porta dapprima alla sala delle Guardie, dove erano di stazione gli eunuchi neri che impedivano l'accesso all'Altin Yolu, il Corridoio dell'Oro (25), che, pavimentato di mosaici, corre lungo il fianco orientale dell'Harem. All'inizio dei Corridoio dell'Oro, a destra, si trova un portico con dieci colonne di marmo a capitello lotiforme. Le latnpade di metallo lavorato appese al soffitto un tempo illuminavano il corridoio che conduceva alla porta delle Carrozze. L'edificio ricoperto di ceramiche dietro il portico era il dormitorio degli etinuchi neri, costruito nel 1668-1669. Un corridoio conduce al cortile centrale dei dormitorio, formato da una quarantina di cellette distribuite su più piani: vi alloggiavano fino a 600 eunuchi. I più anziani tra loro erano incaricati del servizio interno sotto la guida dei loro capo, il cui titolo, KizlarAgasi, significa "signore delle donne". I suoi appartamenti avevano sede nell'edificio posto subito dopo l'arcata, passaggio obbligato verso l'entrata principale dell'Harem, la Cümle Kapisi. Oltre questa porta, un ulteriore posto di guardia era opportunamente collocato sull'asse principale dell'Harem, concepito come una vera e propria prigione dorata. Sulla destra, un corridoio conduce, alla Kushane Kapisi, o porta della Voliera (27), che dà accesso alla terza corte. A sinistra, un lungo e stretto corridoio in discesa porta alla corte dei cariyeler, i servitori dell'Harem. Di fronte, un portale conduce alla corte della Valide (28), posta a ovest del Corridoio dell'Oro. Gli appartamenti della Valide occupano su due livelli la parte ovest dell corte, mentre a nord si trovano quelli della prima e della seconda kadin, le due donne che avevano il rango più elevato tra le quattro mogli legittime del sultano. Il marciapiede che si nota all'angolo nord-occidentale era utilizzato dal sultano quando arrivava a cavallo. La porta dei Trono dà accesso all'0kakli Oda, la stanza del Focolare, un magnifico locale rivestito di piastrelle di ceramica, strutturato attorno a un imponente camino in bronzo. La porta a destra è l'ingresso agli appartamenti delle kadin, mentre quella a sinistra si apre lu un locale più piccolo, la sala della Fontana, in turco Cesmeli Oda, la cui bella fontana risale al 1665. Queste sale, al pari della successiva, fungevano da anticamere tra l'Harem e gli appartamenti del sultano.
All'angolo sud-occidentale della corte, un corridoio porta all'appartamento della Valide, i cui quartieri privati comprendevano una sala da ricevimento, una corte interna, un soggiorno, un oratorio e un piccolo appartamento al piano superiore. Il corridoio costeggia i bagni del sultano e quelli della Valide, per condurre poi alla più vasta stanza dell'Harem, la camera del sultano. La Hünkar Odasi (29) è divisa da un grande arco in due parti: una più vasta è ricoperta da una cupola, l'altra più piccola, leggermente sopraelevata, serviva da podio (sofa) ai musici del palazzo. Questa magnifica sala, senza dubbio opera di Sinan, venne con ogni probabilità costruita sotto il regno di Murat III. La parte superiore è stata restaurata sul modello originale, mentre quella inferiore conserva le decorazioni baroccheggianti aggiunte da Osman III, che regnò dal 1754 al 1757. Nell'angolo sud-orientale, una piccola stanza ospitava il salotto privato dei sultano. Una porta all'angolo nord-orientale della Hünkar Odasi dà accesso alla stanza del Focolare, che si attraversa per entrare in una piccola, sontuosa anticamera, anch'essa progettata da Sinan. E' una splendida stanza (30) più piccola della Hünkar Odasi,
ma più autentica, avendo conservato la decorazione
originaria. Le pareti sono rivestite di ceramiche di
Iznik: i pannelli posti Accanto alla sala di
Murat III si trova una piccola stanza che nel 1608 Ahmet
I trasformò in biblioteca e soggiorno. Con le sue
scanalature intagliate nel marmo, le cassettiere ornate
di tartaruga e madreperla, e le pareti rivestite di
ceramiche verdi e azzurre, la biblioteca è uno dei
locali più gradevoli dei palazzo. E' inoltre rischiarata
da finestre simmetriche che danno sul Mar di Una porta marmorea dà accesso a un altro locale, la sala da pranzo di Ahmet III, nota come Yemis Odasi, la stanza della Frutta, cosiddetta per le coppe di frutta e per i vasi di fiori dipinti con colori cangianti sui pannelli di legno laccato che rivestono le pareti. Lo stile europeo, rivisto alla maniera orientale, è tipico del "periodo dei Tulipani", in turco Lále Devri, corrispondente alla prima metà del XVIII secolo.
Le ceramiche che decorano gli appartamenti dei principi (31) sono della miglior produzione di Iznik e possono essere datati tra la fine dei XVI e l'inizio del XVII secolo. La cupola della prima stanza è decorata da un dipinto su tela, come pure il soffitto della camera interna, nella quale inoltre troneggia un camino in rame dorato, affiancato da pannelli di cerarnica tra i più belli esistenti. Per lungo tempo si è ritenuto che questi appartamenti svolgessero una delle funzioni più deprecatili in atto nella società ottomana, che ospitassero, cioè, le cosiddette kafes, celle in cui venivano imprigionati i fratelli del sultano per impedire che cospirassero contro il trono. Oggi è invece accertato che questi prigionieri "particolari" venivano rinchiusi dentro piccole stanze buie situate in una zona molto più lontana dei palazzo. A esse si accede attraverso un corridoio che, per motivi che gli studiosi non sono ancora riusciti ad accertare, prende il nome di "luogo di liberazione dei jinn". La Gözdelere Tasligi (31) consiste di un vasto cortile sovrastante i giardini inferiori del serraglio. Sul lato occidentale del cortile si leva un lungo edificio a due piani che anticamente ospitava il dormitorio delle Favorite. Un appartamento al piano terra era riservato al sultano. Usciti dalla cinta del palazzo, ci si ritrova nella prima corte, che ospita il complesso dei Musei Archeologici. A sinistra, il museo delle anticità, e a destra il museo dell'oriente antico. Poco lontano da quest'ultimo si trova il Cinili Köskü, un grande padiglione che raccoglie le ceramiche. E' uno degli edifici originari del palazzo di Topkapi: vero e proprio capolavoro dell'architettura ottomana, mostra una marcatissima influenza persiana nei volumi e nella decorazione. La facciata è decorata da una calligrafia azzurra e bianca di notevole bellezza e da ceramiche di colore turchese, simili a quelle che ornano la celebre moschea Verde di Bursa. Fu costruito nel 1472 per volere di Maometto II che ne fece il proprio padiglione di caccia: come risulta da miniature d'epoca, da questo punto d'osservazione il sultano guardava i suoi paggi che giocavano al cirit, un gioco simile al polo. Restaurato negli anni Cinquanta, l'edificio divenne Museo della Ceramica, con una eccezionale raccolta comprendente ceramiche di Iznik e di Canakkale, un mirhab della moschea di Ibrahim Bey di epoca pre-classica e una bella fontana per le abluzioni caratteristica dello stile barocco ottoniano dei XIX secolo. Fu fondato nel 1881 da Hamdi Bey, il primo archeologo turco di fama internazionale. Nel 1991, nel quadro delle celebrazioni dei centenario del museo, è stata inaugurata una nuova ala all'estrerinità sud-orientale del vecchio edificio. Il pezzo più importante del museo è il sarcofago detto di Alessandro, uno dei monumenti funerari scoperti nel 1887 da Hamdi Bey nella necropoli dell'antica Sidone in Libano. A causa dei bassorilievi che ne ornano i fianchi e che rappresentano Alessandro in scene di caccia e di battaglia, si è per lungo tempo creduto che questa fosse la sua tomba. Ma il sarcofago, datato al IV secolo a.C., è stato poi identificato come quello di un sovrano della dinastia Seleucide. Tra gli altri importanti monumenti funerari esposti nel museo, da notare il cosiddetto "sarcofago delle Prefiche", quelli di Meleagro, di Fedra e di Ippolito, di Sidamara, del Satrapo e di Tabnit. Il museo ospita anche una bella raccolta di sculture greche e romane: le più celebri sono l'Efebo di Tralles e una testa di Alessandro, copia della famosa scultura di Lisippo, risalente al III secolo a.C. Particolarmente degna di interesse è poi un'elegante scultura di epoca tardoromana raffigurante una testa dell'imperatore Arcadio (395-408 d.C.). Da non perdere la monurnentale statua di Bes, l'Eracle cipriota, figura mostruosa che regge con le zampe posteriori una leonessa decapitata. I piani dell'ala nuova sono strutturati tematicamente: il piano terra è dedicato alla scultura anatolica classica, e nel vestibolo si trova un plastico a grandezza naturale del tempio di Atena ad Asso. Al primo piano sono esposte immagini di Istanbul nei secoli, con diverse vetrine dedicate di volta in volta alle epoche preistorica, elienistica, romana, bizantino, latina e ottomana. L'evoluzione di Troia e dell'Anatolia nel corso dei secoli sono invece gli argomenti affrontati al secondo piano. Al terzo piano, infine, sono esposte diverse sculture provenienti dai paesi vicini all'Anatolia, cioè Cipro, Siria e Palestina. L'abbondanza e la varietà degli oggetti e la qualità museografica dell'ala moderna contribuiscono a fare di questo uno dei musei archeologici più interessanti dei mondo. Due grandi leoni ittiti stanno ai lati dell'ingresso di questo museo, che possiede un'importante collezione di antichità raccolte in tutta l'Anatolia e nelle province medio-orientali dell'Impero ottomano: oggetti egizi, sumeri, accadici, babilonesi, ittiti (tra cui le tavolette di argilla dei primo trattato di pace tra gli Ittiti e gli Egizi, il trattato di Qadesh), urartiani e assiri, nonché pezzi unici, arabi e nabatei di epoca pre-isiamica. La visita permette di farsi un'idea precisa del retaggio artistico e archeologico di cui hanno beneficiato gli Ottomani impadronendosi dell'Impero bizantino e del Medio Oriente.
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