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renzo
L’ultimo canto
Talvolta/ho pietà/di me stesso
mentre il vento mi porta
attraverso il cielo
Canto dei tuoni (Ojibway – Chippewa,
indiani d’america)
Prima o poi
accadrà
e si arresterà il mio cammino
quando io morrò
spero solo non sia
una giornata di sole
in quel giorno
quando io morrò
non mi vestirò da festa
in quel giorno
andrò via così, in silenzio
quando io morrò
mute le campane
ascolteranno il canto
degli uccelli a primavera
quando io morrò
piangerà la terra che mi accoglie
o piangerò io?
lì non voglio marcire
quando io morrò
come gli indiani liberi prima dell’america
su un albero
innalzate il mio corpo
quando io morrò
riscaldato dal sole, illuminato dalla luna
m’accarezzerà l’aquila
nel suo volo libero
quando io morrò
udirò il brusio di seta della luna
che in uno spicchio d’ombra
passa dietro la nuvola
quando io morrò
le ultime note del flauto
ondeggeranno nel vento
che urla
Lì, sarò io
Sogno
Voli
folli
volli
Nel volo pindarico
della vita.
Sbatto furiosamente
le ali della speranza.
Miserabile molecola
del dubbio.
Sogni reali
d’icarici progetti.
Il declivio
del risveglio.
Ali di cera
il sole c’era.
Noi, e gli altri
Il vento, per esistere, ha
bisogno dell’aquilone.
L’ultima stella
In
alto,
va lo
sguardo.
Allo
spegnersi
dell’ultima stella.
Silenzio
Il silenzio è il vuoto accartocciato nella percezione
dell’esistere.
Notte
Distendo
il mio
pensiero,
su un
giaciglio di stelle.
Brindisi alla vita
Brinda
la luna
in
calici di stelle
al sole
appena nato.
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Poeta maledetto
Sapore del pensiero
d’antico blu
d’infinito mare
nella sabbia
l’impronta
odora d’amore
mi accarezza
il pensiero
del poeta
maledetto,
che si ubriaca
con le sue parole
scrive parole d’amore
che si vergogna a dire
per paura di farsi scoprire
costruisce sogni
con la sabbia
che scende
a nulla vale
il volo
dell’aquilone
lui, continua
a scrivere
delle discese e ascese
sogna nella stanza
solo, con l’aria
e le parole danza
nel vuoto
denso
il bacio dell’abbandono
Tra i granelli di sabbia
mi cerco
Tu che giudichi
non chiedermi chi sono
dove, incerti muovono i miei
passi.
Chiedimi cosa vorrei
mentre la sabbia scorre ruvida
sotto i miei piedi.
Il gabbiano gioca con me e con
l’aria
nel silenzio del profondo
rumore
del vento e del mare.
Cielo che si veste di festa
nella notte di San Lorenzo
elegante indaco d’agosto.
Le stelle cadono brillanti
per ogni lacrima
che bagna la camicia.
Fra i granelli di sabbia umida
si perde lo sguardo
nella vana ricerca della
cometa.
Coriandoli di luce
(e vana speranza)
Coriandoli di luce
Sole e Luna insieme
barbagli eterei
nel fiume dei ricordi
(la speranza)
Scalza la madre
scivola sui sassi
coperti dai licheni
della speranza che finisce
(la speranza
finisce)
vola la sfinge
tra i canuti canneti
nella trasparenza del pensiero
alato
metamorfosi di un solo giorno
(la speranza
finisce nel giorno)
il volo del vento
porta la parola pellegrina
nelle bocche dell’ipocrisia
e non si riesce a farla
ritornare (nel cuore)
(la speranza
finisce nel giorno in cui la parola si perde nell’ipocrisia)
la parola non ha passato
solo un virtuale presente
come finestre aperte
nella penombra di dicembre
(la speranza
finisce nel giorno in cui la parola si perde nell’ipocrisia,
e non ritorna)
di tutto resta un niente
nella mente che non mente
tra silenziose lanterne
chiarite dalle lacrime
ereditate
(la speranza
finisce nel giorno in cui la parola si perde nell’ipocrisia,
e non ritorna se non con le lacrime ereditate dal passato!)
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