1972
COMUNICARE
“versages
n.
E’ un discorso, quello
dei “Versages” (versi fatti a
col-
lages) che non trova uno
spazio ben specifico nella
lettera-
tura o nella
pittura, ma nello
stesso tempo, per imporsi
meglio all’attenzione del pubblico, sfrutta il mezzo di
comu-
nicazione più diffuso: il visivo, appunto.
E’ una dissacrazione dei soliti “luoghi comuni”
inseriti
nei tradizionali canoni e schemi che la pittura e la
letteratura
di sempre ci
hanno tramandato e una
presa di posizione
contro questi schemi
che non hanno più luogo di
esistere,
perché una poesia
può essere letteratura
e un brano di
letteratura può essere poesia, ecc.
Contestazione, sì;
prima di tutto
all’arte come fatto
esclusivamente emotivo, di
conseguenza attestazione con
assunti raziocinanti; poi
all’arte come istituzione secondo
schemi prestabiliti (pittura,
letteratura, poesia ecc.). Arte
come reazione ai condizionamenti dei mezzi di
comunica-
zione che ci propina la società, in questo
caso la stampa:
attraverso i suoi
titoli reagisco e
faccio discorsi diversi,
quindi non subisco. Arte attiva fatta per comunicare, anche
come funzione.
Smitizzazione di
personaggi “osannati” (Mao,
Nixon,
Gromiko) che annientano
la libertà dell’uomo
in quanto
svolgono il ruolo
di manipolatori delle
“masse”; accusa
a una società
corrotta, denuncia di varie strozzature di ogni
giorno, ma siamo anche umani, ed ecco l’autoironia.
A mitigare il
discorso troppo raziocinante
intervengono
I simboli cromatici,
sempre significativi e il
ritmo dei “ver-
sages” che rendono l’impaginazione dei cartoni più recepi-
bile esteticamente.
Tutto questo
perché il significato dell’arte è soprattutto
comunicazione, ma non
solo del mondo intimo dell’artista
con il pubblico e neanche soltanto descrizione di vari aspetti
della società (arte passiva), ma precisa scelta dei valori da
esaltare o da distruggere: quindi arte come contatto umano:
parlare per comunicare,
comunicare per liberare.
Tutto il
resto ha un significato accessorio.
Firenze, maggio 1972 Giuseppe Morrocchi
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