1980 - Studio Inquadrature 33 - Firenze

 Con questa mostra mi sono proposto un’indagine nel campo della serialità (feno-

meno tipico dei nostri tempi e non nuovo alle ricerche artistiche), cercando di non

subirne  l’aspetto  alienante,  ma, nello stesso tempo, ridefinendo il motivo seriale 

senza la  costrizione  di una  lettura  dei lavori in termini di  Einfühlung che condi-

zioni al valore estetico.  Ho abbandonato la strada dell’unicità ricorrendo al contri-

buto  di varie  opere-quadri  per formare i “gruppi” o le  “composizioni”.  In  questa

 maniera il valore estetico di ogni opera non è più fine a se stesso, non si limita

ad un  appagamento   piacevole,  a  fare  decorazione,  ma proprio per essere

usato nella  formazione  del  “gruppo”  provoca  uno stimolo di  ragionamento. Cioè,

 alla gratuità  decorativa  implicita  di  un  singolo  quadro  si  aggiunge  un  conte-

nuto semantico dovuto al risultato dell’accostamento di più opere.  La coscienza

viene risvegliata   dal   torpore   estetico   con   la   riscoperta   della  possibilità

 latente dell’opera-quadro  di  essere  a  sua  volta un segno, instaurando così una

rete di relazioni  assiologiche  che  costituisce  la  composizione e  forma la   seria-

lità.  Il valore  non è  costretto  al significato di una  singola  opera ma è un  divenire

con   le  altre.  Si  stabilisce  un rapporto fra estetica e ideologia, fra valore artistico

e concetto.  Insomma  se  x  (inteso  come  opera)   “rappresenta”  un  determinato

risultato,   x + y  (un’opera + un’opera),  o   x + y + z + …  (un’opera + un’opera + un’-

opera…)  “dà”  un  risultato  dovuto  a  un  insieme  di  valori,  che  a loro volta pos-

sono  essere scomposti  e  riformati,  quindi diverso dalle singole unità che lo  costi-

tuiscono. Allora:  se x, y, z… sono unità (opere predominate dal valore este-

   tico), con x + y + z + … si avrà un risultato dove il valore estetico soggiace, o per

   lo meno non prevale, al valore ideologico. Tuttavia per avere una “lettura” da una

   composizione di due o più quadri è necessario che questi abbiano  proprietà  co-

   muni, ma non identiche, poiché altrimenti si ricadrebbe in una  pedissequa  imita-

   zione della serialità industriale; da qui le  lievi variazioni, che pur dandoci  un’idea

   della serialità non coincidono con essa. Pertanto x, y, z, …  sono  interdipendenti

   fra loro, ma anche diversi, oltre che compatibili e autonomi tanto  da  poterli    os-

   servare come  singole  entità (x, y, z, …) o, se “composti” (x + y + z + …),   come

   risultato compiuto di un ragionamento.

  Riassumendo: da un lato abbiamo un’opera  singola con  un  determinato  valore,

  che, considerata nella sua unicità (x), è assoggettata per  lo più a  norme  esteti-

  che, intuitive, non dimostrabili;  dall’altro abbiamo una  composizione di più opere

  (x + y + z …) che viene a costituire un valore scientificamente  dimostrabile,  ol-

  tre che ideologico.

  Esemplificazione:  il  gruppo 11 è costituito da due  opere che  hanno  lo  stesso

  soggetto (una donna in piano americano,  con  montagne  e cielo  sullo  sfondo),

  ma la specificità seriale si ha solo con l’accostamento dei due quadri (x + y); per

  di più l’unica variazione che si riscontra nei soggetti è nel colore del vestito (visi-

  bile fino al petto), in uno rossastro, nell’altro azzurro. Ed è  proprio  questo  cam-

  biamento che ci dà il risultato   ideologico della  composizione  (x + y = ideologia,

  concetto + estetica). Infatti con le due opere  lette  insieme  si  può  avere  l’idea

  della serialità, del consumismo, della continuità temporale, della dinamicità, ecc.,

  cosa che altrimenti non potrebbe avvenire.

  

  Firenze, gennaio ’80                                                           Giuseppe  Morrocchi