POESIE VISIVE
I mmaginate di gettare una griù
glia, con spazi pieni e vuoti
su una qualsiasi pagina stam-
pata, o di mescolare tanti piccoli
ritagli di giornale. Provate poi a
leggere. Il discorso, che prima era
chiaro e logico, ha assunto ora
una dimensione assurda e illogica.
Dall'esperienza della griglia sono
partite molte avanguardie nove-
centesche e lo stesso futurismo.
Morrocchi, però, è andato oltre. La
'sperimentazione' non deve avere
solo il carattere becero del netto
rifiuto ideologico: anche anche pro-
porre qualcosa di nuovo o alme-
no passibile di futuri sviluppi. Con
"Poesie visive" Morrocchi riesce
nrl tentativo di interpretazione fra
parola e disegno, due elementi che
in questo caso formano un tutto
unico senza dtacco illustrativo da
parte del disegno o informativo
nei riguardi della parola. Il dise-
gno diventa segno e la parola, lo
stereotipo, pieno della sua "insigni-
ficanza", diventa anch'esso segno.
Un'analisi semiologica più appro-
fondita potrebbe senz'altro risalire
alle origini e dare una spiegazione
migliore di questa interessante
esperienza.
B. P.
GIUSEPPE MORROCCHI: "Poe-
sie visive"; Il Campo Editore,
Attilio Vallecchi.
da "Tribuna Politica Letteraria" (29.10.1973).