Morrocchi: verifica di scelte
Non è facile saper valutare l'opera di Giuseppe Morrocchi dal punto di vista contenutistico e formale per decifrare il suo discorso e cogliere nel suo specifico modo di esprimersi il contenuto emozionale del suo mondo interiore.
Le motivazioni che sono alla base di queste sue opere grafiche, esposte al Centro Arte Brandi, via Ricasoli, sono caratterizzate da un substrato di espressioni che portano il visitatore a dialogare con l'artista per rivivere con lui, il momento delle sue operazioni e per prendere coscienza, responsabilmente, dei fenomeni che caratterizzano la società in cui viviamo per assumere un atteggiamento critico e diventare noi stessi animatori della società.
Morrocchi ha esordito come scrittore con "Donne rosa" del 1969 e gli "Elefanti felici" del 1971.
Con le "Poesie visive" del 1973 la ricerca di Morrocch impagina e sviluppa il suo discorso grafico: siano ritenuti come giornali, carte da parati, ritagli di riviste, per denunziare scelte di valori attraverso una verifica di scelta e di incontro umano, La "visaibilità" ha un'"influenza" immediata nel discorso di Morrocchi: "Un pathos di solitudine tradisce l'uomo prigioniero della sua grandezza".
L'analisi di Morrocchi non nasce da motivazioni inconscie, da desideri repressi o da sintomi nevrotici insoddisfatti, ma da una forza piena di un inteso mondo effettivo per poter rivivere in bellezza dentro e fuori di sé in un mondo migliore.
Angelo Spinillo, in L'Avvenire (25.01.1975).