"Poesie visive" di Giuseppe Morrocchi

Giuseppe Morrocchi, del quale avevamo giù visitato una sua mostra di poesie visive, ha messo insieme quell'esperienza per darci un libretto piacevole da sfogliare, non volgare ed anche intelligente. Le poesie scritte con un collage di caratteri stampati su giornali campeggiano su composizioni sempre a collage secondo la tecnica della pubblicità. Il linguaggio stesso è a intarsio, slogan politici, pubblicitari per piacevoli, inaspettate conclusioni. Direi che non c'è niente altro di più, né di questa sempre più fantomatica poesia e tanto meno di questa sempre più fantomatica arte figurativa. Semmai - ripeto - la piacevole fatica del Morrocchi si apprezza per l'assenza di pretese trascendentali, una specie di naif in questo campo di super specializzati.

Il libro vorrebbe essere nobilitato da una lunga e squisita dissertazione dell'amico Squarotti il quale s'ingegna in sottili distinzioni fra segno e significato, segno e significato come caratteri di un'ironia che acquista una singolare totalità.

Non sappiamo se valeva la pena di ricorrere a tanto, di scomodare idee così scomode. Ma tutto sommato, poiché Morrocchi è un giovane, poiché i giovani sono sempre trascurati e vilipesi in questa fauna letteraria di pirati e di accademici, non muoviamo nessun rimprovero alle buone intenzioni di Squarotti e tanto meno al divertimento del Morrocchi.

Carlo Carlucci, in "La Gazzetta di Parma" (21.07.1973)