Editoriale

Non è essenziale definire unitariamente i vari linguaggi di oggi secondo un criterio di letteratura. Come non basta neanche creare dei punti di riferimento, con un'interazione continua, di vari livelli di linguaggio; l'importante è avere un contatto diretto con i diversi settori culturali (intellettuale, borghese, popolare, materiale) per poter dare anche al momento dell'interpretazione teorica dei vari tipi di comunicazione-manifestazione una esemplificazione pratica, magari avvalendosi dei molteplici mezzi di linguaggio (scrittura, fotografia, collage, fumetto ecc.) che la società del momento mette a disposizione.

Abbiamo pensato che il problema dell'avvicinamento fra comunicazioni-espressioni-comportamenti diversi non debba ottenersi con l'annullamento di quella che è la maniera tipica di manifestarsi di un ambiente (per esempio l'Università) con livelli di linguaggio, quali potrebbero essere quelli di una certa base popolare, più elementari. Invece mettendo in evidenza la diversità di queste differenze linguistico-culturali, integre nella loro forma originale, si ha una presa di coscienza, una scoperta della propria identità culturale da parte delle varie fonti (persone) sul loro "livello" (inteso come qualità) e sui mezzi adoperati (scrittura, disegno, fotografia, fumetto, ecc.): premessa indispensabile per una fase liberatoria e/o di interpretazione di certi codici; dove si intende per codice un sistema di aspettative dirette a ciascun utente secondo una maniera di comprensione.

Altra premessa essenziale è che per fare letteratura e arte non è necessario ricorrere allo scrittore o all'artista, perché non sempre lo scrittore e l'artista fanno letteratura e arte. Quindi tutti possono fare letteratura usando qualsiasi tipo di linguaggio. Abbiamo un'operazione artstica quando elaboriamo un messaggio che si pone in atteggiamento critico rispetto ai codici di partenza e autoriflessivo rispetto alle proprie strutture.

Nel passato la funzione liberatoria è stata demandata più che altro all'esperienza estetica e da questa egregiamente svolta, ma soltanto per la categoria dei destinatari. In che senso? Lavorando o su codici che erano solo di una classe determinata o imponendo alle altre classi codici di una classe determinata. L'artista faceva un lavoro di mediazione continua; quindi parlava a livello di certi codici che erano codici di classe poi paternalisticamente li imponeva attraverso sistemi di educazione. Il rapporto fra gli addetti alla cultura e le masse non è cambiato: da una parte c'è chi trasmette e impone autoritariamente il suo linguaggio e la sua cultura, dall'altra chi riceve in maniera sempre più passiva. Da una parte gli artisti che usano la cultura popolare per farne uno strumento, mediato da loro stessi, per intrattenere quella stessa classe, dall'altra tutti gli altri che non riescono a sottrarsi alle imposizioni di modelli per non aver preso coscienza della propria identità culturale. L'esperienza del fare arte è una delle cose più normali, più naturali che dalla età della pietra sono venute fuori spontanee. Probabilmente tutti i componenti della tribù per passare il tempo o per momento magico scolpivano, disegnavano, raccontavano; quindi momento artistico, vitale e immediato.

Oggi si ha una dimensione diversa del fare arte, ma non contraria. Come tutti sappiamo camminare o correre però andiamo a vedere la gara di atletica dove ci sono quelli che corrono meglio di noi, così nonostante che tutti ci possiamo esprimere in una qualsiasi maniera non tutti e non sempre facciamo arte.

Cercare uno spazio anche per quelli che fino ad oggi erano relegati nella posizione passiva di consumatori, trovare la possibilità per tutti di una riappropriazione della propria cultura, cercare, così, di rompere una barriera che ha causato i più grossi problemi di blocco delle comunicazioni, relegando la "verità" in mano di pochi. Tutto questo non significa per noi divenire una "collettività arcadica unidimensionale" dove tutto viene appiattito e smussato, ma è una proposta per mettere ancor più in risalto gli aspetti dei privilegi e delle divisioni di classe, i dislivelli sociali e naturali che ci sono pur nello stesso spazio ideologico.

Gruppo Contatto

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Questa rivista

Il nostro gruppo si propone con questo lavoro di mettere a contatto vari linguaggi e interessi interdisciplinari con la coscienza di una ben precisa situazione culturale odierna.

Attualmente la maggior parte delle riviste è impostata in maniera specialistica sia come contenuti che come linguaggi rivolti quasi esclusivamente agli "addetti ai lavori".

Diventa così ancora più profonda la frattura tra coloro che posseggono strumenti di cultura ed il fruitore.

Non vogliamo dare al termine cultura "specialistica" una accezione negativa, ma semplicemente offrire la possibilità a gruppi ed individui di esprimere in questa rivista il loro modo di fare e di intendere la cultura, con una peculiarità articolata e con prodotti che ovviamente si differenziano da un ben preciso concetto "accademico" e "scientifico" della cultura stessa.

Vogliamo evidenziare quindi i vari livelli interpretativi su diverse o su una stessa problematica: non ci proponiamo come modello una rivista di indirizzo e per questo specialistica.

Gli articoli saranno il risultato di diverse esperienze di vita e quindi dicultura.

Accanto ai contributi di esperti che offriranno una esperienza di tipo "scientifico" si porranno articoli di gruppo o individuali come lavori di sperimentazione.

In questa maniera vorremmo rispecchiare una realtà culturale articolata senza voler creare una gerarchia di valori qualitativi.

La relatività storica e la precarietà puntuale dei momenti culturali del passato ci rende coscienti di non poter essere portatori di un qualcosa di perennemente valido e di sollecitare una fruizione livellata e certa.

Una profonda presa di coscienza della precarietà della realtà storica (e non parliamo più di Realtà come elemento oggettivo e generatore di certezze e di un sicuro ed incorruttibile pensare insieme) ci porta a rimanere nella gestazione di certi problemi con la consapevolezza che ciò che noi diremo non è né esaustivo né la soluzione del problema affrontato.

E' un discorso che rimane aperto con noi stessi e con quelli che incontreremo.

In questo la spiegazione del nome "Contatto" dato al nostro gruppo.

Al titolo "fdl" (nato primariamente come Fronte di Luglio e Fabbrica di Letteratura) non vogliamo attribuire nessun significato particolare in quanto il nostro interesse è rivolto soprattutto ai contenuti che non possono trovare una anticipazione esauriente nella ufficiale ed accattivante promessa che un titolo tende a fare intravedere.

"fdl" è soltanto un insieme casuale di tre lettere.

Potevamo anche chiamarla "Contatto" come il nostro gruppo, se non lo abbiamo fatto è perché teniamo a sottolineare che questo incontro non si può ridurre ad una formula letteraria ma si baza su una collaborazione continua e diretta tra individui.

L'unica spiegazione della scelta di questa sigla come titolo è nella ironica coscienza di far parte di un mondo di sigle: l'importante è quello che ci sta dietro.

Comitato di redazione