Piccoli racconti dell'umanità
di Fabio Scarselli
Giuseppe Morrocchi autore di poesie e romanzi si presenta in questa occasione come novelliere con piccoli racconti. Cotesti non sono racconti qualsiasi ma, come avverte l'autore col sottotitolo, sono "racconti dell'umanità". Già di questo autore si occuparono Pampaloni, Barberi Squarotti e Chiara Valeri quando per lui la poesia si trasformava in poesia visiva, in tratto segnico "evidente" modulato in vivaci conformazioni; tanto che anche in questa raccolta gli echi visivi non sono del tutto spenti.
A noi tutto questo può interessare come antefatto, come precedente o come documento di una vocazione alla poesia e alla letteratura connessa alla volontà di autodeterminarsi. Però ora è più interessante fornire un delineato resoconto delle emozioni e delle idee vissute e godute, leggendo le pagine di Andromachia, dall'autore. E, dati i precedenti, questi racconti escono dal tentativo, poiché continua per l'autore il pregevole impegno di porsi in maniera autonoma ed indipendente di fronte a se stesso e alle cose del mondo. Tanto che Morrocchi cerca e crea, all'occorrenza, una lingua di lettura difficile ma non arbitraria in quanto siamo di fronte ad un'offerta ironico-enunciativa di questo stare con sé e fra gli altri. Ciò è il compito principale di ogni scrittore ed il Nostro s'acquisisce quel merito.
I racconti su Mar Luis, Pett Inn, Malagut, La signora Ann Binn e il bassotto Arf Arf, Sigarettosofia, compongono questa curiosa andromachia che, proprio per quanto dicevamo prima, e per questo modo di porre le cose con tono irriverente ne esce un autore zingaresco o cantampanco, nonostante tutti i ricordi dei fatti visivi chiusi nei suoi trascorsi. Alla memoria ci tornano i ricordi di personalità letterarie di altra statura e notorietà come Hermann Hesse il quale, da giovane, come ci informa lui medesimo, se ne andava con "... le mani in tasca e dopo i libri, il vino e le donne conosco un solo piacere, andarmene per il mondo a fare il vagabondo". C'è dunque qualcosa che ci lascia irresoluti ed ammirati in questa ultima pubblicazione del Morrocchi, come di fronte a una fotografia completamente sfocata ma non per questo mano suggestiva per i contorni, le masse e i colori: qualcosa che lascia il giudizio in sospeso, anche se si possono già apprezzare i termini e l'orientamento dell'esperimento.
in "La voce repubblicana" del 27 sett. 1984