Introduzione
(Giuseppe Morrocchi, che ha esordito come narratore con "Donne rosa" (1969, racconti) e proseguito, poi, con "Gli elefanti felici" (1971, romanzo), intende, con questa raccolta di variazioni espressive che proliferano da suoi intimi bisogni a differenti livelli linguistici, continuare nella serie di proposte comunicative iniziata col volume "Poesie visive" (1973) e sperimentata anche nell'ambiente universitario fiorentino dal 1970 al 1974. In particolare l'esigenza di comunicare, pur nella consapevolezza al limite di un'azione utopica, fa scaturire, ora, prima del problema del linguaggio quello della ricerca di un livello comunicativo su cui inserirsi affinché il messaggio venga ricevuto in tutta la sua essenza. Da qui la necessità primaria di stabilire un rapporto con la persona con cui si intende comunicare per renderla partecipe, quindi non costretta a subire passivamente e attuare, così, una reciprocità di vedute utili al raggiungimento dell'autonomia. Questo porta, fra l'altro, alla decifrazione del codice del fruitore mettendo in risalto per lo meno una parte della sua dimensione e all'individuazione del valore che gli strumenti linguistici possono avere se adoperati in certa maniera. Hanno contribuito all'instaurazione di una serie di rapporti, "partecipando" pertanto, seppur in diversa maniera e a differenti livelli, alla realizzazione di "Morrocchi 4": Luciano Anceschi, Giulio Carlo Argan, Pio Baldelli, Luigi Baldacci, Giorgio Bàrberi Squarotti, Paola Benadusi, Carlo Betocchi, Andrea Bizzarri, Carlo Carlucci, Sergio Ciruzzi, Mario Conticelli, Filippo M. De Sanctis, Mario Fabbri, Rosamaria Fantini, Giuseppe Favati, Sergio Finzi, Mina Gregori, Giorgio Luti, Oreste Macrì, Mladen Machiedo, Mario Manacorda, Roberto Mazzoni, Bruno Migliorini, Sergio Moravia, Geno Pampaloni, Mimmi Palazzi, Bortolo Pento, Roberto Torrini, Attilio Vallecchi. A questi nomi se ne dovrebbero aggiungere altri, non meno importanti: coloro che partecipano, in maniera evidente, nelle fotografie di questo testo, ma l'eloquenza delle immagini giustifica più che sufficientemente l'anonimato dei personaggi: )