Giuseppe Morrocchi, Metare, Biblio-
teca Cavalieri, Firenze 1985, pp.98. -
S.i.p.
a.i. Alcune riflessioni su Metare, ultimo libro di
Giuseppe Morrocchi, ci suggeriscono anche se in
via del tutto provvisoria che la sua sia una poe-
sia, perlomeno quella di questi versi, di opposi-
zione o di contesa; s'intende dire che il suo ca-
rattere costitutivo primario è dato da una inso-
lita tensione strutturale voluta interna al testo.
"In questo andare obliquo dell'uomo" recita un
verso, ci suggerisce difatti che lasua fondazione
è instabile quindi transeunte. E' tramite questa
incertezza (dell'uomo? della poesia?) che a noi è
rivelata "l'ostinata tensione" della realtà. Tutto
ciò è detto attraverso un'accurata ricerca lingui-
guistico-musicale dove la musica rimanda natural-
mente alla musica atonale. Mario Ramous ha pre-
cisato in maniera esemplare, nella sua introduzio-
zione al libro, alcune componenti di questo risultato.
Quella di Morrocchi è dunque una ricerca meta-
linguistica più che di contenuti dove tuttavia i con-
tenuti o gli aspetti ontologici che rimandano al
di là del testo non mancano. Da una precedente
raccolta, aranciatobus, trascriviamo a chiusura di
questa breve nota un verso che ci pare fortemente
indicativo in questo senso, dove di fronte alla mal-
ferma realtà è detto: "è difficile capire la morte".
............... Antonio Imbò ("Città di Vita", 1986)