Presentazione di Giorgio Barberi Squarotti
Ciò che immediatamente colpisce nel discorso di Morrocchi è la continuità della parola e del segno, come in realtà non accade per nessun'altra esperienza "visiva". Il fatto è che nulla è più lontano dall'operazione poetica compiuta da Morrocchi del gioco sui segni come pura manifestazione ornamentale o compositiva, nella quale prevalga costantemente il gusto dell'astrazione, della struttura astratta, della combinazione: pura suggestione di una "visività" che declassa la visionarietà a una sorta di design presso che totalmente "pubblicitario" e industriale con l'alibi (a dire il vero fragile e precario) dell'universalità del segno in contrasto con la limitazione linguistica della parola. La posizione di Morrocchi è opposta: ciò che conta, nel suo discorso, è il tentativo dio unire con la maggiore cura e con la più stretta e sicura efficacia la perentorietà della parola e la collaborazione del segno, accentuando all'estremo la funzione attiva, ammonitoria, esplicativa, deformante, distruttiva del testo e, al tempo stesso, costituendo il segno, come (per così dire) la cassa di risonanza della parola, in modo da rinnovarne e da raffozzarne con decisione e chiarezza i significati.
Lo strumento che Morrocchi usa costantemente è l'ironia, attraverso la quale fonda e determina la sua intenzioni: ma, con eccezionale novità, l'ironia non è esclusivamente costruzione o gioco o struttura verbale, ma, altresì, operazione ardita ed efficacissima del segno, non soltanto sulla parte più specificamente grafica, sul "fondo", insomma dell'esposizione verbale, bensì soprattutto sulla disposizione e sulla graduazione dello stesso discorso, che si compone per accostamento vertiginosamente inventivo di parole trasformate in segno, per un incastro continuamente reinventato e mobilissimo e pieno di imprevedibili e intensissime proposte dìinterpretazione e di significato delle funzioni delle parole e delle funzioni del segno che le parole esprimono. E' un modo straordinariamente vivo di evidenziare i significati attraverso il segno grafico, di costruire un discorso nel quale le linee di forza siano, contemporaneamente, stabilite dalla gradazione e dai rapporti dei segni grafici e dalla portanza totalmente intensificata dei significati.
L'ironia come segno e come significato diventa, allora, di una singolare totalità, e investe anche quel tanto di consumabile e di agevole che nella costruzione grafica può sussistere (soprattutto nella disposizione degli spazi di fondo delle composizioni rispetto al testo). Acquista così straordinaria rilevanza l'intenzione del discorso, tanto efficacemente sostenuto dalla complessità degli strumenti formali con cui è costruito.
Il problema fondamentale dell'avanguardia (e, soprattutto, della "poesia visiva"), quello di rendere l'intenzione e il giudizio attraverso strumenti formali nuovi rispetto alle formulazioni novecentesche, è splendidamente risolto da Morrocchi attraverso la forzatura estrema del significante che è contemporanea e parallela all'intensificazione altrettanto alta del significato.
Il discorso poetico si avvale, quindi, delle due funzioni, perfettamente cooperanti, del segno e dell'intenzione (delle idee): e tutte le dichiarazioni sottilmente e acutamente svolto intorno alla deformazione, agli inganni, alle opposizioni, alle insensatezze del sistema e del mondo (borghese), acquistano un'acre forza proprio dalla continua sollecitazione della sorpresa, dell'inatteso, dell'impreveduto, della perentorietà, che deriva esemplarmente dall'inventività del segno, mai interrotta e, anzi, priva di vuoti, di rotture, di incertezze. Ma il segno, poi, gioca, le sue carte sul doppio versante della composizione grafica e dello sfondo, arricchendo ulteriormente la sua funzione e i suoi effetti, e, soprattutto, vivacemente fornendo di varietà ricchissima ed efficacissima, a seconda delle urgenze del significato, la composizione complessiva, che non ripete, quindi, mai le sue strutture, ma ogni volta intensamente si adegua come significante all'intenzione verbale (la quale, a sua volta, non propone mai l'identità del verso e dell'esposizione, in quanto è strettamente congiunta con le diverse intensificazioni e valorizzazioni quali il segno compie sopra la materia verbale).
Ci troviamo, in altre parole, di fronte a un'operazione poetica che raccoglie in perfetta funzionalità reciproca immagine e parola entro un'intenzione di discorso che stupendamente esplica la più viva e violenta aggressione ironica dei dati e delle esposizioni dei modi e delle strutture comunicative borghesi.
Parola e figura, segno e verso interagiscono al fine di un esito che rappresenta l'unica, autentica invenzione di nuovi strumenti formali per la poesia che sia venuta fuori dalle sperimentazioni e dai tentativi di tutti questi anni.