Scomporre i paradigmi della logica.

Certo, che mi riferisco al Vangelo. Qui si legge la notizia della scossa più importante di tutti i tempi contro le invarianze dei pensieri sistematici. Dice Gesù: "Amate i vostri nemici". Questo è solo uno dei tanti princìpi rivoluzionari disseminati nei quattro vangeli: sconfigge il paradigma umano della logica, apre la visione al mondo altro, spiazza l'aspettativa profana basata sul fascino delle cose, avvia la ricerca verso il fuori del concetto. Partendo da qui mi sono proposto di costruire un'opera secondo la tipica caratteristica letteraria, ma senza seguire le norme di questa disciplina: manca nel testo una qualsiasi storia, o trama di avvenimenti e di fatti; ho costruito solo la struttura con un'operazione tecnico-concettuale; peraltro "letteratura" ( tradotta in greco è logoteghnia, che significa, appunto, tecnica della parola). La mancanza del contenuto non ha portato, come conseguenza, a una scomposizione anche del significato della logica, né del concetto, in quanto il mio testo non è costruito come uno sviluppo del significato stesso. Semplicemente ho dato una referenza semantica alla sintassi e ho relegato la funzione della parola a elemento neutro, affidandole un unico scopo: sostenere la sintassi. La parola non rappresenta più un significato; si fa cassa di risonanza e diventa forma di un contenuto essenzialmente concettuale. Il contenuto della sintassi si identifica nel concetto della sintassi stessa e viene elevato al ruolo di significanza primaria. E' una dimensione mistico-trascendentale del concetto, questa operazione? Neanche, perché non ho avuto intenzione di scomporre l'intelletto, che rimane nel pieno della sua significanza, e che ha come referente primario la connotazione creativa, ma è anche: dimensione di spirito e notevole valenza di condensazione fra le varie estensioni concettuali delle modalità artistiche e creative.

In questa stesura l'intelletto assume come traiettoria quella del linguaggio metaverbale e mette in atto un reindirizzamento dei segnali determinativi per concentrarli sulla valenza, che fa parte della stesura stessa, in quanto mi sono proposto di spostare la significanza del contenuto al concetto per potermi avvicinare, così, alla dimensione, che apre alla salvezza, al divino; allo stesso tempo questa operazione è un urlo contro il vuoto della quotidianità e delle sue significanze effimere, contro le aspettative unidimensionali, contro le inavvedutezze di qualsiasi azione. Tuttavia, benché abbia messo in atto un paradigma di logica il più lontano possibile da qualsiasi comunicazione umana, il risultato ottenuto rimane un progetto di letteratura disponibile per le più svariatei interpretazioni critiche; in quanto tale viene posto in primo piano quel segno, che, con un procedimento di risignificazione, sposta l'asse paradigmatico del senso dal livello della quotidianità a quello alto del concetto, rimettendo, così, in discussione la relatività delle cose.

La sintassi prende coscienza dei suoi attributi altri, in questo caso di letteratura, ma anche di concetto assoluto e di rilevanza, al di là di ogni forma e di ogni termine. Nasce il nuovo paradigma completamente sottratto agli schemi della tradizione, ma vero e autentico motivo sviluppato in forme pluriflessionali con termini di accentuazione colta. Questo fa contemperare in maniera diversa la significanza, che dal contenuto si sposta al concetto e sottrae dalla sfera profana il senso; così più alta diventa la comunicazione: si allontanerà dalla moltitudine, ma amplierà la possibilità di analisi, svelerà i limiti dell'andamento figurativo e ci farà superare la determinatezza dello spazio temporale; sposterà il pensiero oltre il termine del vissuto, sfuggirà dal tempo ma farà parte del tempo perché nata nel tempo e indicherà la via del tempo nuovo. Questo renderà più ricco lo spirito intriso di una nuova intensità, ma anche la cultura non potrà sottrarsi a un confronto col superlativo; percihé si farà penetrante, invece che aleatoria; luogo di incontaminazione col respiro del quotidiano; nuova realtà ontologica, che agirà interiormente. Non si occuperà di quello che avviene intorno, ma contaminerà l'individuo con una effusione di partecipazione trascendentale.

Tutto questo contribuisce a un progetto di letteratura, ma per rendere la ricerca più autorevole ci aggiungo un contesto tipico della narrazione. Vi inserisco la dinamica conformante. Tolgo ogni riferimento ad accezioni descrittive e tantomeno impressionistiche. Uso lemmi di varie discipline, a prescindere dalla loro significanza: la narrazione diventa narratività. Il testo non subisce cadute di parodie, sbalzi di metafore, frammentazioni organico-visuali. Il tutto potrebbe essere scambiato per una semplice stesura senza riflessi, per uno sviluppo di un teorema analogico, per una ripetitiva concatenazione prosastica senza senso. In realtà la parola rinuncia al suo significato per farsi corpo e dare entropia, in un legame di continuità, alla struttura sintattica; dissociandosi dalla sua funzione codificata si farà centralità di un nuovo paradigma di logica caratterizzato dalla sua concettualità estesa. Non muove la riflessione, perché non ha contenuto, ma è forza al servizio della ragione; una forza, che scaturisce, però, dallo spirito. E' derivazione della lingua rappresentata, istinto del significato universale. Notazione e connotazione di differenti articolazioni linguistiche, di vari sistemi di speculazioni semantiche. E' tecnica del pensiero e precisione di significanza, scrittura della parola inespressiva e funzione fonetica di una pertinenza linguistica. E' sviluppo di una considerazione sequenziale e fattore primario della conoscenza sopradeterminata, soggetto di analisi comparativa e analogia della riflessione.

Ma come si pone questa letteratura ennoiologica di fronte alla verità? Ne assume la piena responsabilità di trasmettere quei valori di consistenza indispensabili per una sua funzione di arricchimento; attraverso di essa avviene il passaggio dalla circostanza significata all'intensità della significazione inconsequenziale, che trasferisce tutta la sua totalità per ricreare un nuovo paradigma assoluto, atematico, più vicino alla perfezione.

Allo stesso tempo questa scrittura decontestualizzata \'e8 soggetto di una composizione differenziale, polittoto del senso, che, attraverso una serie di ipotetiche strutture binarie e di combinazioni sinonimiche inserite come frequenze astratte disorganizza l'implicazione logica e sviluppa una nuova equivalenza del significato: il paradigma di tutta l'operazione è una tra-scrizione del procedimento scritturale steso su un livello di indeterminatezza sintattica. E' a questo punto che la scrittura diventa realtà del concetto; il concetto, unito all'intelletto, si fa partecipazione dell'estensibile, appropriazione dell'infinito.

La costruzione, siccome non ha punti di contatto con la narrazione, né tantomeno con la coscienza, sfugge dal tempo e si dirige verso lo spazio immutato. E' capacità di riflessione, ma non è specchio comparato della realtà del mondo; mette in luce l'astanza di riferimento, non il momento della memoria; la sua struttura, attraverso l'isomorfismo sintattico, genera una tensione consequenziale, che diventa elemento primario dell'espansione trans-significativa.

E' inutile cercare riferimenti al concetto socratico, inteso come oggetto inesteso, o alla teoria metafisico-idealistica di Platone, o alla "forma pura" aristotelica: non esistono, perché in questa mia costruzione il codice di connotazione è altro. il significato del contenuto non esiste, il significato dei lemmi non c'è, ma essi sono presenti come forma; il significato delle frasi è inesistente, ma esiste una serie di regole grammaticali; la sintassi c'è, ma non ha significato, ha invece un ritmo, una punteggiatura: è costituita da metafore, interiezioni, metonimie, che, perché, sono prive di qualsiasi significato. Eppure tutto questo, sostanza apparentemente intrisa di negatività, costituisce un progetto di letteratura. Ci aggiungo il contesto tipico della narrazione. Vi inserisco la dinamica conformante. Tolgo ogni riferimento all'azione, alle descrizioni impressionistiche. Uso lemmi, di varie discipline, a prescindere dalla loro significanza. Allora, la narrazione diventa narratività. Il testo, senza cadute di parodie, sbalzi di metafore, frammentazioni materiche-visualeggianti, può essere scambiato per una stesura ariflessiva, e/o priva di intendimenti ideo-motivici; può sembrare un teorema analogico, o paragogico, in realtà è un nuovo paradigma di letteratura.

L'amorfo, l'asinergico corpo scritturale in realtà è una nuova connotazione di letteratura.

Il vero significato di questa sta nella capacità di aver annnientato con le sue negatività tutte le componenti tipiche della struttura letteraria tradizionale: è sperimentazione, sì, ma anche sostanza di arricchimento; è pertinenza di sdefinizione, ma anche essenza della forza significante dell'alterità; è elemento atensionale, ma anche impatto determinante di carica semantica.

E' il flusso delle variazioni/estensioni concettuali, che porta la circostanza dell'avvenimento, apparentemente narrativo, ad essere scrittura di verità, perché significa esclusivamente il suo essere, non è rappresentazione di alcun contenuto o di altro. Non è mediazione fra la storia e il senso della narrazione, o unione fra il pensiero e lo sviluppo del pensiero: è idea. Non è mezzo fra uno stato dell'essere e una finzione della realtà: è valore della creatività ontologica. Si sviluppa, come uno stato di perfezione letteraria, sopra un piano soprannaturale e si mette in comunione con l'intelletto dell'individuo per affidargli quell'entropia concettuale che lo trasferirà verso la spiritualità. Ecco perché si può definire anche una letteratura d'amore, che, attraverso la sua perfezione, avvicina alla Luce. Sembra immobile, ma è movimento verso la pienezza escatologica. Dunque è alta giustificazione del pensiero umano.

Non si deve pensare, però, che questa sia una maniera arbitraria di adoperare il segno, o una dissociazione fra la funzione letteraria della scrittura e il modo di esprimerla; qualcuno potrà riferirsi, poi, ad una decadenza mistica del significato. Ebbene: la inventio rifiuta ogni accostamento analogico, ma procede per scelta di nuovi codici e situa i progetti, come questo letterario, in spazi diversi da quelli soliti, eppure è indispensabile per l'arricchimento dell'umanità.

Ma ritorniamo ancora a questo progetto: il corpo della scrittura, pur non essendo conformato con una valenza letteraria, costituisce un'opera, che comprende il significato delle parole e delle cose, senza che riveli l'uno o l'altro, ma li assimila in un'unica verità il cui genere può essere definito solo dall'autore: "Sensus litteralis est quem auctor intendit." (san Tommaso d'Aquino). Quindi il "sensus litteralis" non fa parte della convenzione, ma della intentio dell'autore; egli, però, non è solo lo scrittore materiale dell'opera: ha assorbito proprietà, che sono al di sopra di lui, che vengono, cioè, dall'Alto. Indubbiamente l'opera letteraria non può essere soltanto una stesura di scrittura, semmai è una sdefinizione della materia-scrittura attraverso la dimensione altra, che scaturisce dalla forza spirituale, poiché questa non è una letteratura fatta con le storie, ma con i valori costruiti dai suoi stessi strumenti, apparentemente non significativi, che, una volta inseriti nel progetto, assumeranno una connotazione determinata e verranno a formare un nuovo codice, quale elemento certo di scienza. Nel momento in cui essa si contrappone alla consapevolezza del senso, travalica la dinamica del procedimento narrativo e scorre nello spazio della rilevanza concettuale per arrivare al significato della quarta dimensione: la perfezione dell'essere umano.

Questa è un letteratura con una forza entropica non assicurata dal suo contenuto, ma dal pre-testo della sintassi, che rappresenta una configurazione radicalizzante impostata alla disseminazione notativa, che conduce l'isomorfismo tensivo verso un'implicazione semantico-concettuale.

Eppure è statica; ebbene, sì, ma mette in movimento il pensiero dialogico. Però non ha la dimensione del tempo; non ce l'ha, è vero, perché è un ampliamento del tempo indeterminato causato da una forza centripeta, che ha il suo fulcro nel contingente.

Travalica al di là del luogo, perché rinuncia ad ogni affabulazione descrittiva, eppure crede nel segno, che è sedimento e funzione della densit.

Ma è anche meccanismo.

Modello di scrittura evoluta.

Forma organizzata e ricca di una estensione sistematica.

Scrittura relazionata a una funzione strutturata sull'idea originale.

Concretezza grafematica disseminata di segmenti sintattici per dare un nuovo significato alla letteratura, quindi alla vita.

Firenze, febbraio 2009 G. M.