Mi sono alzato

(anche stamani)

e ho incontrato

un elefante assonnato,

alla fermata del '6',

mi ha sorriso come non mai

e siamo andati insieme

a prendere un caffé.

Parlava di cinema underground e teatro vivo,

di politica e religione,

di lotte operaie e tempo libero,

di auto e biciclette,

di miliardi rubati

e di elemosine non concesse,

d'amore, di guerra, di fame,

di pranzi, di lutti, di gioie.

Insomma sembrava una persona

civile.

Infatti dopo ho saputo

che si chiama Giovanni

ha una moglie e due figlie

due auto e lo yacht

e mi dicono che si sia

molto 'imborghesito'.

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Ho chiamato Gli elefanti felici "romanzo" secondo una maniera usata anticamente per definire un componimento di letteratura popolare ('romance'). Qui si trovano, infatti, molteplici elementi (di lingua, di sintassi, di grammatica, di struttura narrativa) propri di questo genere: ironia, metalogismo, anafora, accumulazione, ipotiposi, iperbole, favola, climax, prosopopea, sarcasmo; ripetitività, agiografia della quotidianità, enfasi.... Sensus litteralis est quem auctor intendit (s. Tomaso d'Aquino) e a me preme dire subito che il senso di questo testo non è quello che si percepisce con una lettura di superficie, ma proprio il contrario. Intanto si può già capire dal titolo e da come è stato disegnato l'elefante in copertina, che siamo in presenza di una storia scritta in metafora. Dicendo una cosa per un'altra, secondo, appunto, l'accezione metaforica, metto in primo piano l'inautenticità del significato di 'felice' e quindi dei personaggi-protagonisti cui è riferito. Tutto lo sviluppo narrativo, poi, è strutturato a sua volta con un insieme di intrecci metaforici e di figure retoriche, che trasferiscono la realtà su un piano di finzione, anche se, apparentemente, non sembra. Ho scelto questo procedimento con lo scopo di stimolare l'acutezza del lettore a ricercare le verità soggiacenti e a non fermarsi mai su quello, che a prima vista, può sembrare l'unico aspetto della verità. In questa maniera il pensiero uscirà dalle secche dell'unidimensionalità e non si chiuderà in se stesso, ma si aprirà al mondo. Posso anche dire che la finzione della metafora ci aiuta a mettere a fuoco, e a evidenziare in maniera oggettiva, quella che è la verità dei fatti e dei sentimenti, delle passioni e dei dolori, dei valori e dei significati durante la vita di ogni giorno. L'unica verità non contraffatta, in questo testo, è quella dell'azione, intesa come procedimento, con i suoi intrecci e le sue passioni. Certo, non è poco per riempire l'horror vacui; un impegno di solito demandato alla storia narrativa e che una trama-fiction come questa può benissimo eseguire. E' troppo, poi, dire che mio compito era anche quello di costruire un romanzo, seppure nelle accezioni popolari, con una funzione significante nei confronti della "letteratura" di un certo spessore?