Le icone delle Feste 1

Le feste mobili

Le feste mobili sono quelle che non ricorrono annualmente ad una data fissa del calendario, ma la cui data è legata al ciclo della Pasqua. Ricordano quasi tutte eventi della Passione, Morte e Resurrezione di Cristo

Prima domenica di Quaresima - dell'Ortodossia

La prima domenica di Quaresima la Chiesa Bizantina festeggia il trionfo dell'Ortodossia, ovvero il ripristino del culto delle immagini, dopo l'eresia e le lotte iconoclaste, proclamato dal Concilio di Costantinopoli convocato sotto l'imperatrice Teodora nel 843.

Trionfo dell'Ortodossia Costantinopoli 1400 ca.
Trionfo dell'Ortodossia
Costantinopoli 1400 ca.

L'icona della festa rappresenta la grande processione svoltasi l' 11 marzo 843 dalla chiesa delle Blacherne a S. Sofia.

Al centro due angeli sorreggono l'Odigitria, la veneratissima icona del monastero di Odegon, palladio della Città.

A sinistra è raffigurata l'imperatrice Teodora con il figlio Michele III.

A destra è il patriarca Metodio. Nelle icone è raffigurato anche il patriarca Tarasio su cui richiesta l'imperatrice Irene nel 787 aveva convocato il concilio di Nicea in cui si era avuto la prima condanna dell'eresia.


Terza domenica di quaresima

A metà del cammino quaresimale - III di Quaresima - la Chiesa ci propone una domenica dedicata alla SS.ma Croce.

Esaltazione della Croce
Esaltazione della Croce

E' una festa di origine costantinopolitana, forse introdotta in contrapposizione a quella dell'Esaltazione, celebrata il 14 settembre, che è invece di origine gerosolimitana.

La festa non ha una specifica icona, generalmente viene utilizzata quella del 14 settembre.

Il patriarca Macario, su di un pulpito, eleva la Croce. Elena, la madre dell'imperatore Costantino la venera. Dei diaconi recano candele ed incensiere.

Sullo sfondo appare la chiesa dell'Anastasis in Gerusalemme eretta da quell'imperatore.


Sabato di Lazzaro

La Grande Quaresima bizantina termina il venerdì precedente la Domenica delle Palme. I due giorni successivi, nella cui officiatura i cui due motivi della resurrezione di Lazzaro e dell'entrata di Cristo  in Gerusalemme si fondono, segnano l'inizio del periodo della Passione.

Il sinassario dice:

"In questo giorno, il sabato prima delle Palme, festeggiamo la resurrezione del santo e giusto amico di Cristo, Lazzaro morto da quattro giorni."

E' una prefigurazione della resurrezione di Cristo stesso.

Resurrezione di Lazzaro, Roma catacombe di v. Latina IV sec.
Roma catacombe di v. Latina IV sec.

La rappresentazione del miracolo appare già nelle catacombe

L'iconografia bizantina si basa sostanzialmente sui Vangeli canonici.

La parte superiore della scena è dominata da due massicci montuosi con le consuete rispettivamente due e tre cime. Alla confluenza di essi sorge una città. Si tratta ovviamente di Betania, ma lo scopo della rappresentazione è quello di mostrare che la scena si svolge fuori dalle mura.

Resurrezione di Lazzaro, Cipro XII sec.
Resurrezione di Lazzaro
Cipro XII sec.

Il gruppo degli Apostoli è compreso nell'area del monte di sinistra ed essi sembrano uscire da una sua spaccatura. Sono gli illuminati, coloro che hanno avuto modo di ascoltare la Parola del Signore: sono usciti dall'antro della morte e sono risorti assieme a Cristo.

Resurrezione di Lazzaro, Kastoria 1400 ca.
Resurrezione di Lazzaro,
Kastoria 1400 ca.

In primo piano nel gruppo degli apostoli delle tre icone è rappresentato Pietro.

Un altro gruppo è costituito dagli ebrei, usciti dalla città e che guardano con meraviglia Cristo, ignorando quasi Lazzaro.

Questi, avvolto nelle bende funebri, esce dal sepolcro, scavato nella montagna.

Resurrezione di Lazzaro Creta XVI sec.
Resurrezione di Lazzaro
Creta XVI sec.

Al centro della scena il Cristo con la mano destra nell'atto della benedizione. Egli veste la tunica rossa avvolta nel mantello blu, la natura umana cinta dalla divinità. Il rotolo che reca in mano è il chirografo del peccato, il rotolo cioè in cui sono indicati i nostri peccati.

Le due donne in primo piano, ai piedi di Gesù sono ovviamente le due sorelle di Lazzaro: Marta e Maria.


Entrata di Gesù a Gerusalemme - Domenica delle Palme

Leggiamo nel sinassario:

"Oggi, Domenica delle Palme, festeggiamo la gloriosa e splendida solennità dell'ingresso del Signore nostro Gesù Cristo in Gerusalemme".

Si tratta di una festa molto antica di origine gerosolimitana. La descrive nel IV sec. Egeria nel suo diario. Nella sua descrizione appaiono i bambini tutti, anche quelli che ancora non sanno camminare, che recano e agitano rami di palma o d'olivo.

O Cristo Dio, che nei cieli sei
assiso sul trono e sulla terra
siedi su di un puledro, ti siano
anche accette le lodi degli
Angeli e le acclamazioni
dei fanciulli giudei che a te
gridano: Benedetto sei, Tu
che vieni a rialzare Adamo. (kondakion della festa)

Lo schema iconografico è anch'esso antico. Appare già consolidato nel VI. sec.

Il manuale per eccellenza dell'iconografia bizantina (Dionisio di Furnà XVIII sec.) così codifica la scena:

Entrata di Cristo a Gerusalemme Kastoria, 1400 ca.
Entrata di Cristo a Gerusalemme
Kastoria, 1400 ca.

"Una fortezza ed al di fuori un monte e, seduto su un somarello, Cristo che benedice e, dietro, gli apostoli e davanti a Cristo sul monte un albero e sull'albero alcuni fanciulli rompono rami e li gettano a terra; e un altro fanciullo che sale e guarda in basso Cristo; e sotto il somarello ancora fanciulli, alcuni portano rami, altri si pigiano, altri distendono vestiti, altri gettano rami di palme sotto i loro piedi; e fuori della porta della fortezza giudei, uomini e donne, che tengono sulle braccia e sulle spalle fanciulli portanti anch'essi rami, mentre altri guardano Cristo dalle mura e dalle porte laterali della fortezza."

Entrata di Cristo a Gerusalemme Teofane Cretese, 1567
Entrata di Cristo a Gerusalemme
Teofane Cretese, 1567

La montagna che appare di fronte alla città è il Monte degli Ulivi.

L'asino, oltre che un compimento della profezia rappresenta l'elemento istintivo, materiale dell'uomo. Cristo lo cavalca, come lo spirito deve cavalcare la materia.

La palma al centro dell'icona è immagine del Cristo che colma il vuoto tra il monte di Dio, la Divinità e la città, l'umanità.

Cristo è seduto sull'asino come su un trono; non guarda la città che pure l'accoglie in trionfo, sa che di lì a pochi giorni lo rinnegherà. Canta Romano il Melode:

"Mi sto avviando all'entrata in te: ti respingerò, ti rinnegherò non perché tu mi abbia in odio, ma perché ho avvertito il tuo odio verso di me e verso i miei."

La Domenica delle Palme è la festa dei bambini che non chiedono: "Chi è costui?"

Canta il salmista :

"Con la bocca dei bambini e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli".


Lunedì, martedì, mercoledì della Grande e Santa Settimana

L'icona esposta in questi primi tre giorni della Settimana Santa prende il nome dall'officiatura che li caratterizza, quella del Nymphios (Sposo).

Nymphios Asaad Bawardi
Nymphios
Asaad Bawardi

"Mi hanno spogliato delle mie vesti,
mi hanno rivestito di una clamide scarlatta;
hanno posto sul mio capo una corona di spine,
e mi hanno messo nella destra una canna:
perché io li spezzi come i vasi del vasaio.
(Dall'Ufficio della Passione.)


Santo e grande Giovedì

Dal Sinassario:

"I padri divini, che tutto hanno ottimamente disposto, avendo essi stessi ricevuto questa tradizione dai divini apostoli e dai sacri vangeli, ci hanno tramandato per il santo e grande giovedì la celebrazione dei quattro misteri: la sacra lavanda, la mistica cena (cioè la consegna dei nostri tremendi misteri), la divina preghiera di Gesù, e il tradimento."

Lavanda dei piedi Sinai
Lavanda dei piedi
Sinai

La lavanda dei piedi: "Niptir" in greco è rimasta in uso come ufficiatura soltanto nei monasteri ed in qualche cattedrale, ma è uno degli eventi commemorati in questo giorno.

Lavanda dei piedi Teofane Cretese, XVI sec.
Lavanda dei piedi
Teofane Cretese,
XVI sec.

Gesù è raffigurato in genere nell'atto in cui si accinge a lavare i piedi di Pietro, mentre questi si schermisce.

 

L'icona dell'Ultima Cena - del Mistico Convito "misticou deipnou" secondo la denominazione tradizionale - è di solito una delle icone permanenti dell'iconostasi. E' posta al di sopra della porta bella ed assume così un doppio significato.

Il Mistico Convito Vatopedi 1312
Il Mistico Convito
Vatopedi 1312

Non solo ci ricorda che la porta bella è il luogo in cui viene distribuita l'Eucarestia ai fedeli, ma è sullo stesso asse, materiale e simbolico, che partendo dalla rappresentazione dell'Incarnazione - la scena dell'Annunciazione è spesso posta sulla porta bella - attraverso la Cena stessa si eleva al Crocifisso che corona la sommità dell'iconostasi stessa, sino a giungere al Cristo Pantocratore che campeggia nella sommità del catino absidale o della cupola della chiesa bizantina ideale.

Il Mistico Convito Vatopedi XIV sec.
Il Mistico Convito
Vatopedi XIV sec.

La rappresentazione, di origine antica, è basata sui Vangeli canonici e coglie un momento ben preciso dell'evento, non la Frazione del Pane, ma il momento in cui il prossimo tradimento di Giuda viene rivelato.

Sino al XIII sec. il Cristo si trova a sinistra della scena, dal XIV in poi occupa generalmente il centro. In entrambi i casi è mostrato di fronte, seduto in trono.

La tavola è circolare o a forma di ferro di cavallo.

Tra i discepoli ritratti in vario atteggiamento spiccano Giovanni, il prediletto, quasi coricato sul petto di Gesù, mentre gli chiede di indicare chi lo tradirà, ed il traditore stesso che si rivela, semicoricato sulla tavola per raggiungere nella sua avidità la coppa al centro della tavola.


Santo e grande Venerdì

Si commemora la crocifissione, morte e sepoltura di Cristo.

Crocifissione Costantinopoli, XIV sec.
Crocifissione
Costantinopoli, XIV sec.

Oggi è appeso al legno
colui che ha appeso la terra sulle acque (3 volte);
oggi il Re degli angeli
è cinto di una corona di spine;
oggi è avvolto di una finta porpora
colui che avvolge il cielo di nubi;
riceve uno schiaffo
colui che nel Giordano ha liberato Adamo;
è inchiodato con chiodi lo Sposo della Chiesa;
è trafitto da una lancia il figlio della Vergine.
Adoriamo, o Cristo, i tuoi patimenti! (3 volte)
Mostraci anche la tua gloriosa resurrezione.

Crocifissione con Santi Costantinopoli, XII sec.
Crocifissione con Santi
Costantinopoli, XII sec.

La scritta riportata sul cartiglio della croce non è quella usata in occidente e citata dagli Evangelisti, bensì "O Vasileus tis doxis", "Il Re della Gloria"

Ai piedi della croce e bagnato dal sangue che cola dalle ferite è posto spesso un cranio scarnito, quello stesso che ha dato il nome Calvario al monte. E', secondo una antica tradizione riportata dagli Apocrifi, quello di Adamo che così viene riscattato dalla sua colpa. Questa tradizione è nota anche in occidente ove appare in raffigurazione della Crocifissione anche moderne.

 

Crocifissione	Sinai, VIII sec.
Crocifissione
Sinai, VIII sec.
Crocifissione Teofane Cretese, 1567
Crocifissione
Teofane Cretese, 1567

La croce è sempre affiancata da Maria e Giovanni, talvolta sono presenti angeli che piangono la morte del Salvatore ed altri personaggi, tra cui i due ladroni, i soldati romani...


Santo e grande sabato

Dal sinassario:

"Nel grande e santo sabato festeggiamo la sepoltura del corpo divino e la discesa all'ade del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo, per le quali la nostra stirpe è stata richiamata dalla corruzione e trasferita alla vita eterna.

Compianto sul Cristo morto, Sinai
Compianto sul Cristo morto
Sinai

 

Il nobile Giuseppe,
calato dal legno il tuo corpo immacolato,
lo avvolse in una sindone pura con aromi,
e prestandoti le ultime cure,
lo depose in un sepolcro nuovo.

Le icone del sabato santo possono rappresentare alcuni eventi del giorno: la deposizione dalla croce, più spesso il compianto sul Cristo morto - Epitaphios Trinos - con la disperazione delle pie donne, del discepolo prediletto, di Giuseppe di Arimatea e delle schiere angeliche.

Più spesso l'iconografia ci presenta nelle sue varianti il Cristo morto che si eleva dalla tomba, sostenuto talvolta dagli angeli, o dalla Madre, con o senza lo sfondo della croce.

Questa raffigurazione prende il nome di "Uomo dei dolori" o "Grande umiltà": agra tapeinosis.

Pietà monastero di Iviron, XVI sec.
Pietà
monastero di Iviron,
XVI sec.

Non piangere per me, o Madre,
vedendo nella tomba
il figlio che senza seme
hai concepito in grembo:
perché io risorgerò e sarò glorificato,
e poiché sono Dio,
incessantemente innalzerò nella gloria
coloro che con fede e amore
magnificano te. (Irmos dall'ode 9)
 

L'uomo dei dolori inizio XV sec.
L'uomo dei dolori
inizio XV sec.
Grande umiltà,  sportello di tabernacolo Aleppo XVIII sec.
Grande umiltà,
sportello di tabernacolo
Aleppo XVIII sec.

A destra è una variante di "Grande umiltà", in cui la figura di Cristo si erge non dalla tomba, ma da un calice:
 

 

Pietà	E. Tzanes, 1657
Pietà
E. Tzanes, 1657

Talvolta la scena è più prossima a raffigurazioni occidentali, il Cristo è semi coricato sul grembo della Madre in una vera e propria "Pietà"

Cappella interna  Collegio Greco
Cappella interna
Collegio Greco

In alto in trono,
e in basso nella tomba,
tale ti contemplarono, o mio Salvatore,
gli esseri celesti e quelli sotterranei,
sconvolti dalla tua morte:
poiché tu, oltre ogni comprensione,
ti mostravi morto e suprema origine di vita.
(Orthos, tropario dall'ode 1)


Pasqua

Oggi si festeggia la vivificante resurrezione del Signore, Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.

La rappresentazione del Cristo trionfante che sorge dalla tomba non si trova nella tradizione bizantina.

Le immagini della festa sono due, una basata sul racconto evangelico ci mostra le Mirofore (le portatrici di aromi) dinnazi al sepolcro vuoto e all'angelo che mostra in esso le bende che avevano avvolto il Cristo.

L'altra immagine, più universalmente note è quella detta Anastasis, - Resurrezione - anche se quello che rappresenta non è questo fatto, bensì la discesa nell'ade.

E' basata sull'apocrifo vangelo di Nicodemo che nella redazione greca (diversa da quella latina) contiene la descrizione della discesa di Gesù agli inferi.

Quella che presenterò per prima in realtà non è un'icona, ma un affresco:

Anastasis S. Salvatore in Chora
Anastasis
S. Salvatore in Chora

Cristo è risorto dai morti,
con la morte ha calpestato la morte,
ed ai morti nei sepolcri
ha elargito la vita.

Cristo, nella mandorla e per una volta con la veste bianca e svolazzante, trae quasi a forza dal sepolcro, stringendoli per il polso, i progenitori dell'umanità: Adamo ed Eva, la veste rossa di costei simboleggia l'umanità, essa infatti è la madre dei viventi.

Sotto i piedi del Salvatore sono le porte schiantate dell'ade. In alcune rappresentazioni queste, probabilmente per un equivoco dell'iconografo, sono ridotte a strette assi quasi fossero i legni della croce. In basso si vede l'ade, avvinto in catene.

Alzate, principi, le vostre porte; fatevi alzare, porte eterne,
ed entrerà il Re della gloria.

Chi è questo Re della gloria?

Il Signore forte e potente, il Signore potente in guerra. Alzate,
príncipi, le vostre porte, fatevi alzare, porte eterne, ed entrerà
il Re della gloria.

Chi è questo Re della gloria?

Il Signore forte e potente, il Signore potente in guerra. Alzate,
principi, le vostre porte, fatevi alzare, porte eterne, ed entrerà
il Re della gloria.

Chi è questo Re della gloria?

Il Signore delle schiere, è lui questo Re della gloria.

In secondo piano sono i Giusti, tra cui si riconoscono per le vesti regali Davide e Salomone e Giovanni Battista ed i Profeti.

Quest'altra icona greca del XIV sec. fonde i due motivi iconografici dell'Anastasis e delle Mirofore.

Anastasis 
		Grecia XIV sec.
Anastasis
Grecia XIV sec.

Giungendo prima dell'alba,
Maria e le sue compagne
trovarono la pietra del sepolcro ribaltata
e udirono dall'angelo queste parole:
Perché cercate tra i morti, come un uomo,
colui che è nell'eterna luce?
Guardate le bende sepolcrali,
correte e annunziate al mondo
che è risorto il Signore,
uccidendo la morte:
perché è il Figlio di Dio,
colui che salva il genere umano.
(ypakoí. Tono 4)


Mercoledì di mezza Pentecoste

Il mercoledì della IV settimana di Pasqua segna la metà del pentakostarion, il periodo che dalla Pasqua giunge alla Pentecoste.

Viene detto perciò mercoledì di mesopentikostis.

Mezza Pentecoste Mosca XV sec.
Mezza Pentecoste
Mosca XV sec.

L'icona della festa stranamente non richiama il Vangelo del giorno: Giov. VII,14-30, ma mostra il Fanciullo dodicenne che, dopo essere salito con i genitori a Gerusalemme, vi si trattiene nel tempio a discutere con i dottori della Legge.

Il Divino Fanciullo è posto al centro dell'icona, assiso tra un semicerchio di anziani che ascoltano la sua parola.

La figura di dimensioni maggiore e lo scranno più elevato, con uno sgabello per i piedi, mostrano la sua qualità di maestro.

Gli edifici sullo sfondo simboleggiano naturalmente il tempio in cui ha luogo la scena.


Ascensione

Il quarantesimo giorno dopo la Pasqua si commemora l'Ascensione del Signore Dio e Salvatore nostro Gesù Cristo.

 Mentre tu ascendevi, o Cristo,
dal Monte degli Ulivi, le schiere celesti che ti vedevano, si gridavano l'un l'altra:
Chi è costui?
E rispondevano:
E' il forte, il potente, il potente in battaglia,
costui è veramente il Re della gloria.
Ma perché sono rossi i suoi vestiti?
Viene da Bosor, cioè dalla carne.
E tu, dopo esserti assiso in quanto Dio,
alla destra della Maestà,
ci hai inviato lo Spirito Santo
per guidare e salvare le anime nostre.

L'iconografia è antica come mostra questo esempio del VII secolo proveniente dal Sinai.

Ascensione Sinai VII sec.
Ascensione
Sinai VII sec.

L'icona ha due livelli:

Nel registro superiore il Cristo è assiso in trono all'interno della mandorla sorretta dagli angeli. Il suo sguardo è rivolto al fedele, la mano destra benedice. La sua veste non è più bianca, del candore del Rinnovamento, ma è la veste di porpora del Re.

Non vi è evidenza di un movimento ascensionale, in effetti l'immagine stessa richiama allo stesso tempo una discesa, la seconda venuta.

Nel registro inferiore, tra gli apostoli sbigottiti e perplessi, l'unica che mantiene la sua serenità è la Theotokos che occupa sempre il centro della scena.

In epoca successiva tra gli apostoli appariranno due angeli in vesti bianche che indicano il Cristo.

In altre icone, anacronisticamente, ma la coerenza temporale non è certo una caratteristica propria delle icone, tra gli apostoli si riconosce San Paolo.


Pentecoste

Si ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo.

L'icona della Festa ha subito nel corso del tempo una evoluzione, e ne esistono diverse varianti.

Nelle più antiche al centro della scena appare la Vergine, che successivamente scompare, per riapparire poi di nuovo in tempi più recenti.

Pentecoste monastero Stavronikita, 1546
Pentecoste
monastero Stavronikita,
1546

L'immagine non è "storica", non segue le scritture.

Gli Apostoli sono rappresentati seduti su di uno scranno a forma di ferro di cavallo, ma, pur essendo 12, non sono gli Apostoli. Specularmente a S. Pietro che abitualmente occupa l'estremità del banco, mentre nel nostro caso è in posizione centrale, si trova San Paolo, e con loro sono gli Evangelisti.

Nelle icone più antiche in basso, in una sorta di antro oscuro, appare una folla vestita con costumi esotici, sono le genti nel buio dell'ignoranza a cui gli apostoli porteranno la Fede.

Successivamente questi personaggi si fonderanno e saranno sostituiti da un unico vecchio in abiti regali: Ho Cosmos, il mondo abitato, simboleggiato dall'Imperatore. Questi porta in mano un drappo su cui sono posti dodici rotoli, la Parola di Fede dei dodici Apostoli.

In alcune rappresentazioni l'antro è racchiuso da una inferriata: "Dalla caduta ad oggi, l'universo è prigioniero del Principe di questo mondo" così spiega Evdokimov. 


Domenica di tutti i Santi

Oggi, domenica dopo Pentecoste, festeggiamo tutti i santi di ogni luogo della terra, dell'Asia, dell'Africa e dell'Europa, del settentrione e del mezzogiorno (dal Sinassario).

Tutti i Santi icona greca 1700 ca.
Tutti i Santi
icona greca 1700 ca.

Dedicata originariamente ai Martiri, celebra oggi tutti i santi noti ed ignoti di ogni tempo e Paese. In contrasto con questa universalità, le Chiese di tradizione slava celebrano la domenica successiva i Santi della specifica nazione.

Il Cristo è al centro della scena nei cieli, come seduto in trono, lo circondano le schiere degli angeli e dei santi.

In basso in un giardino, quello del Paradiso terrestre, due figure caratteristiche:

Un uomo seminudo con una croce, è il buon ladrone.

Tutti i Santi icona contemporanea 
		di G. Zafiris.
Tutti i Santi
icona contemporanea
di G. Zafiris.

Un altro uomo è seduto su uno scranno circondato da molti personaggi, uno dei quali tiene in grembo. La scritta ci da il nome dell'uomo anziano: Abramo. In realtà si tratta della rappresentazione simbolica del "seno di Abramo" che accoglie i Giusti dell'Antico Testamento.

Le due figure in venerazione del trono vuoto "etimasia" sono i Progenitori Adamo ed Eva.

 

Icona calendariale Sinai, XIII sec.
Icona calendariale
Sinai, XIII sec.

L'icona di Tutti i Santi non deve essere confusa con le icone calendariali o menologhion che riportano su un'unica tavola, ordinatamente giorno per giorno, le immagini dei Santi e delle Feste di un determinato mese o dell'intero anno.


Le icone bizantine