LA GEOLOGIA
di Giovanni Viel
Se
immaginassimo di “tagliare” il territorio comunale secondo una linea
nord-sud noteremmo, sotto la superficie, che il passaggio tra pianura e collina
è costituito dalla sovrapposizione di sedimenti fluviali su depositi costieri e
marini. In un periodo compreso tra 0,6 e 1 milione di anni fa (Pleistocene), ove
oggi vediamo i primi declivi collinari si sviluppava un ambiente costiero con
delta ghiaiosi di piccoli torrenti e, più a sud, spiaggie sabbiose (formazione
delle Sabbie di Imola).
Sotto
questa unità geologica si trovano sedimenti di formazione decisamente marina
(argille azzurre) che costituiscono la maggior parte del “volume” della
prima quinta collinare. I resti di molluschi e gasteropodi marini ne
rappresentano la caratteristica peculiare.
Una
delle cime più riconoscibili, il Monte Rocca, è costituita da gessi di età
messiniana sedimentati per effetto di un particolare evento climatico che ha
indotto una forte vaporazione in bacini lagunari e marini poco profondi. Questa
formazione è interessata da processi di carsismo per dissoluzione favoriti
anche da particolari condizioni di fratturazion di questi litotipi. Una faglia
divide i gessi dai terreni più antichi affioranti nel territorio comunale: le
Arenarie di Pantano (Burdigaliano-Langhiano, 15-16 m.a), e dalle Marne Selciose
di Cotignaccio (Burdigalliano). L’intero complesso di Monte Rocca e Monte
Capra è dislocato tettonicamente e la sua attuale posizione non ha alcun legame
con la localizzazione originaria di questi sedimenti.
Punti
di interesse:
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Le sabbie di Imola nella sponda del lavino sotto Villania affiorano nella
porzione alta del versante dove la degradazione ha asportato il suolo e scoperto
gli strati di sabbie e ghiaie di colore rossiccio. Le strutture sedimentarie
consentono di ricostruire un ambiente sedimentario di delta torrentizio in un
mare poco profondo che si evolverà rapidamente in un contesto costiero e di
spiaggia emersa.
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La Cava di argille è ben riconoscibile dai gradoni di stabilizzazione
del versante. Le argille azzurre plioceniche sono qui ricche di faune fossili
marine (gasteropodi e molluschi) anche di considerevoli dimensioni.
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Il calanco è una forma morfologica tipica delle argille azzurre, qui
sono stati rinvenuti fossili importanti del mare pliocenico fra i quali resti di
fossili di una balenottera.
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I Gessi “messiniani” rappresentano la prova di un eccezionale evento
geografico-climatico che ha interessato il Mar Mediterraneo (evaporazione
maggiore dell’afflusso di acqua dolce). In queste rocce sono ben visibili e
conservate molte figure tipiche della dissoluzione chimica: campi solcati,
candele, inghiottitoi.
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La dolina sotto Monte Malgotto è una delle più grandi della nostra
regione. La “Grotta Gortani”, che trova qui il suo inghiottitoio (inizio),
si svolge con un percorso sotterraneo articolato su più livelli sovrapposti
(antichi percorsi, oggi abbandonati) per sfociare nel Rio Gessi. Si tratta di
uno dei fenomeni carsici nei gessi maggiori d’Italia per lunghezza e
complessità.
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La sorgente di acque sulfuree della Valle dei Gessi è probabilmente
collegata a questa formazione evaporitica, ricca di zolfo.
LA VEGETAZIONE
di Laura Gavioli
Il
territorio di Zola Predosa ha caratteristiche ambientali e vegetazionali molto
diversificate fra pianura collina,
fra aree agricole, urbanizzate e “naturali” che è utile considerare
separatamente:
Monte
Rocca e Monte Capra. Ultima
propaggine dei gessi bolognesi, si tratta di un affioramento di circa 50 ettari
che comprende due sistemi carsici e la Grotta Gortani. Gli affioramenti di gesso
rappresentano un ambiente molto arido, a causa della scarsità di terreno e
dell’incapacità del gesso di trattenere quantità significative di acqua.
Queste caratteristiche rendono impossibile la vita alla maggior parte delle
piante erbacee ed arbustive, ma lasciano spazio alle piante pioniere che per
loro caratteristica hanno scarse esigenze vitali. La tipica vegetazione degli
affioramenti gessosi è rappresentata da licheni, muschi, e da piante a cicli
vitali brevi come le graminacee. Queste piante con le loro microscopiche
radichette sgretolano il minerale preparando negli anni il terreno per le piante
con maggiori esigenze. Nei punti esposti a sud si possono trovare anche piante
con un medio grado di succulenta come Sedum, Saxifraghe e Sempervivum. Nelle
zone ombreggiate e protette dalla vegetazione e agli ingressi delle grotte dove
le temperature sono più fresche e vi è un maggior grado di umidità si trovano
alcune specie di felci.
Madonna
Prati è un’area di 420
ettari, ripartita in modo ineguale fra i Comuni di Anzola dell’Emilia, Zola
Predosa e Crespellano. Al suo interno sono presenti due differenti realtà rese
omogenee dal fatto di non essere state modificate in modo sostanziale negli
ultimi cento anni. Le scuderie Orsi Mangelli rappresentano la porzione più
grande, il particolare microclima fresco ed umido di questa zona ha consentito
il perpetuarsi di ampi prati interrotti da lunghe siepi di Biancospino,
Prugnolo, Berretta da prete, da filari di Farnie secolari. Ben 174 delle
tantissime farnie presenti sono state tutelate da un decreto del Presidente
della Regione Emilia-Romagna.
L’area
della Polveriera è di circa 70 ettari, si tratta di una zona ancora oggi
inaccessibile perché di proprietà del demanio militare. Qui fino a qualche
decennio fa era collocato un enorme deposito di esplosivi e a fianco delle
archittetture militari possiamo ammirare alcuni filari di gelsi, enormi frassini
che facevano già parte dell’area agricola preesistente; molti dei crateri
creati dalle esplosioni si sono trasformati in piccoli stagni che ospitano una
ricca vegetazione igrofila.
Sul
territorio di Zola Predosa sono poi presenti alcune aree boschive. Sono situate
soprattutto nella zona collinare dove troviamo boschi costituiti prevalentemente
da Roverella e in alcuni punti anche da Castagni. In zona pedecollinare, e solo
in alcuni punti, ci sono dei residui di bosco golenale lungo il corso del
Torrente Lavino e del Ghironda. Questi sono formati da Salici, Pioppi, Ontani
accompagnati da una gran quantità di arbusti.
Gli
Alberi monumentali presenti
sul territorio di Zola Predosa sono in quantità maggiore rispetto ai Comuni
circostanti perché collocati nei giardini di ville storiche. Nel 1996, durante
il Censimento degli alberi di pregio,ne sono stati contati 721, perlopiù
farnie; di questi ben 138 hanno un diametro fino a 95 cm. L’albero più grande
in assoluto è un Pioppo bianco di 710 cm di circonferenza situato nel parco di
Villa Magnani Guidotti alle Tombe, sempre nello stesso giardino si trovano
alcuni degli alberi più antichi di tutto il territorio comunale tra cui
spiccano un Acero campestre di 1 m di circonferenza ed una farnia di 520 cm.
Di
grande interesse è una politica di rimboschimenti svolta in aree diverse sia di
proprietà pubblica che privata con la supervisione scientifica del Consorzio
Reno-Palata fra le quali segnaliamo il Bosco di Rio Cavanella attuato
nell’arco di un quadriennio, tra il 1989 ed il 1993, su una superficie di 4
ha. Si estende sulle pendici della collina posta alle spalle delle scuole medie
fino al tratto del Percorso Vita che costeggia Rio Cavanella. Questo intervento
è andato a ripristinare un bosco di latifoglie su terreni precedentemente
utilizzati a scopo agricolo e che non essendo più coltivati erano diventati a
rischio di erosione idrica.
Il
bosco Le Tombe è stato attuato nel 1991 su una superficie di 2 ha. È
un’impianto misto di latifoglie a ridosso dell’autostrada. Svolge una
funzione di barriera visiva ed acustica ed un rifugio per gli animali.
Fra
i giardini delle ville storiche vale una visita quello di Palazzo Albergati.
Possente mole archittettonica al centro di un raro e perfettamente conservato
esempio di giardino-campagna geometricamente esteso nelle zone agricole un tempo
parte della tenuta. L’originario giardino all’italiana si trovava nella zona
a Nord. Il doppio viale di Tigli che attualmente incomincia il giardino rivolto
a Nord è di impianto moderno. Interessante è l’ampliamento del giardino
previsto nel 1805 da Basoli, mai attuato, per trasformare il Palazzo in sede
imperiale. Il nuovo parco prevedeva la deviazione del torrente Lavino, numerosi
laghi e peschiere, maneggi coperti, giardini all’italiana e boschi per la
caccia.
A
Villa Magnani Guidotti del giardino originale che includeva un laghetto
alimentato dalle acque del lavino si sa che venne di molto ridimensionato e
modificato dalla rettifica, avvenuta nel 1814, della via Masini. Il giardino
venne ridisegnato nell’ottocento da Ernesto Sambuy, il progettista dei
Giardini Margherita. Grossi danni alla casa ed al parco vennero inflitti dalla
Seconda guerra mondiale, ciò nonostante il parco conserva gli alberi di
maggiori dimensioni di tutto il territorio di Zola Predosa.
A
Villa Zanchini il giardino è impostato sul gioco prospettico dei due viali
d’accesso alla villa che si chiudono su una palazzina con struttura
asimmetrica che crea un piacevole effetto scenografico. Questo disegno storico
è stato ripristinato con il nuovo impianto della quasi totalità delle essenze
del platano con il quale è condotto.
Nel
parco di Villa Edwige-Garagnani sono pochi gli elementi rimasti dell’antico
giardino se non alcuni alberi di notevoli dimensioni come il Cedrus deodora
antistante la villa e la finta grotta nella parte posteriore.
Il
parco che circonda Villa Balzani conserva alcuni alberi centenari tra cui spicca
un bell’esemplare di Taxus Baccata. La famiglia Balzani continua con grande
impegno a curare il parco, che è stato arricchito negli ultimi decenni con una
collezione di rose antiche tra le più ricche d’Italia.
Il
giardino della Villa Bentioglio-Pepoli conserva ancora oggi ben poco delle
fontane a mosaico con conchiglie marine e giochi d’acqua che l’ornavano nei
secoli scorsi. La villa ha perso il giardino all’inglese, la ghiacciaia e gran
parte dell’impianto originario a causa della rettifica del Lavino, che l’ha
notevolmente ridotto di dimensioni. Attualmente è però in fase di recupero
integrale.
La
Villa Socini ai Portoni Rossi ha un ampio parco con Cedri, Tuje, Ippocastani,
Pini, Tigli e un monumentale esemplare di Sequoia. La moderna viabilità l’ha
molto trasformato perché fino a qualche anno fa il viale, un tempo
completamente alberato, si dipartiva dalla villa fino alla Bazzanese presso il
Pilastrino.
LE ACQUE
di Claudio Negrini
Il
territorio di Zola Predosa presenta un’orografia singolarmente varia, plasmata
da numerosi corsi d’acqua ed è ancora in buona parte rivestito di boschi.
L’acqua, nel tempo, ha inciso la collina, ne ha modellato i contorni
asportando il terreno per depositarlo subito a valle dove, colmando l’antica
laguna, ha formato la pianura. All’altezza della statale “Bazzanese” i
vari torrenti e rii cambiano d’aspetto: a monte scorrono in valli più o meno
ampie ed in alvei nettamente incisi; a valle via via si alzano gli argini perché
gli alvei son praticamente al livello della campagna. Il regime torrentizio è
legato alle stagioni e le piene sono determinate anche da precipitazioni non
eccezionali; costante è la siccità estiva con alvei in completa asciutta.
Il
torrente Lavino è il corso d’acqua principale; nasce nei castagneti che
rivestono le pendici del m. di Vignola e si rinforza con le acque provenienti
dalle selve di quercie, carpini e frassini di m. Bonsara, Lagune, Tingano, m.
Rocca e M. Capra, M. San Pietro e M. Avezzano. Dopo Zola, attraversa i territori
dei comuni di Anzola e Calderaia per confluire nel t. Samoggia in località
Forcelli. Apparentemente tranquillo, in certi monumenti diventa rabbioso da far
paura. Come il 7 novembre ’99 quando con la sua di 400 mc/sec, ha determinato
l’inagibilità di strutture quali il ponte della Via Emilia ed il ponte della
Ferrovia Milano-Bologna. Il t. Ghironda, affluente in sinistra del Lavino
raccoglie le acque delle pendici sovrastanti Zola e Ponte Ronca. Il suo ramo
principale prende vita dai maestosi calanchi di S. Lorenzo in Collina e dai
boschi di Montevecchio. Poco prima di Ponte Ronca, lambisce il parco che ne
prende il nome – parco di Cà Ghironda – nel quale si collocano l’omonimo
Centro Culturale e la collezione d’arte F. Martani. A valle di Ponte Ronca si
inoltra nella zona della Polveriera e dei prati dove filari di querce secolari
ne accompagnano il cammino delimitando prati di rara bellezza e ricchezza
faunistica.
Anche
il t. Ghironda quando si gonfia crea qualche problema: erosioni di sponda a
monte e minacce di allagamenti a valle. Nei momenti più critici la sua piena
raggiunge portate di oltre 40 mc/sec. Nella parte più occidentale del
territorio comunale troviamo il rio Casella e la Podice: quest’ultima delimita
ad ovest la Polveriera. L’acqua vi scorre solo dopo le pioggie. A fianco
dell’Abbazia di Zola scende il Rio Cavanella: poco più di un fosso stradale
ma che in passato ha causato parecchi guai allagando ripetutamente il centro di
Zola. Poi, la sistemazione a prati e boschi del suo bacino e la realizzazione di
opere di presidio ha eliminato il problema. A monte del campo sportivo scompare,
intubato, per poi riapparire molto più a valle, all’altzza della ex cava
della fornace Andina. Qui, a ridosso della tangenziale, un’ampia porzione
dell’ex cava funziona da cassa di espansione raccogliendo nei momenti di
piogge consistenti le acque in eccesso. Inftti, a seguito dell’intensa
espansione edilizia l’acqua non è più assorbita dal terreno ed arriva in
quantità maggiore ed in minor tempo nel rio. Il tratto di pianura, nel cui
alveo possono passare al massimo 4 mc/sec, non può ricevere i 10-12 mc/sec che,
in caso di piogge eccezionali versa l’abitato di Zola. L’ex cava si è
popolata naturalmente di pioppi, salici, olmi ed altre interessanti specie
arboree e cespugliose ed ospita una ricca fauna.
Quelle
viste fino ad ora sono “acque alte” provenienti dalla collina e dalle zone
lungo la Bazzanese. Acque che naturalmente, anche se con l’ausilio di argini,
defluiscono verso i fiumi maggiori poi al mare. Ciò non succede per le acque
del territorio a valle della Bazzanese che trovano ostacolo al loro defluire
dagli argini di cui sopra.
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