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Archeologia
del territorio e dell'industria
di Gabriele
Mignardi
Zola Predosa fu abitata fin
dai tempi più antichi con insediamenti disposti lungo la fascia pedecollinare
dove si svolgeva il percorso della strada della romana via Claudia già
frequentata in età villanoviana le cui vestigia sono state documentate presso
la Fornace Andina. Nella zona di cava della stessa fornace si sono fatti i più
importanti ritrovamenti di età romana oggi depositati presso il museo civico
archeologico di Bologna. Fra il podere Fruga e Villa Cesari si sono invece fatti
i più consistenti rinvenimenti dell’età del ferro con episodi documentati
anche a Riale (una fornacetta in Via Guicciardini-angolo via Gesso) e al
Piastrino. A segnare una antica vocazione industriale rimangono numerose
testimonianze di siti proto-industriali legati soprattutto alla cottura dei
materiali da costruzione: ai Gessi gli antichi forni di cottura usati dai
gessaroli documentati già in età medievale. Alle Tombe una settecentesca
fornace da mattoni a carica verticale costruita dai Magnani e oggi adibita a
cantina e fienile. A Zola Chiesa la fornace Andina con il ridotto camino unico
superstite della primitiva fornace Hoffmann. A poche centinaia di metri il
“caminone” delle Officine Maccaferri che furono per quasi un secolo le più
importanti industrie di Zola; questo manufatto fa parte del forno di cottura del
ferro usato per la manifattura dei “gabbioni”. Delle prime officine restano
i tipici capannoni lungo la via Cervi che rimandano allo stile dell’antica
Tessitoria di Lavino attiva nella
seconda metà dell’Ottocento e oggi in parte inglobata in altri edifici. A
Lavino resta la costruzione ottocentesca del mulino da grano la cui turbina è
conservata al Museo del patrimonio industriale di Bologna. Da segnalare ancora,
lungo il Lavino e ad uso dei Mulini e dei maceri da canapa, la Paradura di
Lavino e la Chiusa di Rigosa.
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