Sette ossi di rana

dalla seconda di copertina


 


"Sette ossi di rana"
Edizioni Il Cerchio Iniziative Editoriali
1997
 

Il Senza Nome

 

<< La rana, in egiziano qrr. Il nome del Neter rana è Heqet = hqt. Secondo Gardinier questa parola, a partire dalla XVIII e XIX dinastia, è data come ideogramma della formula "uhnem ânkh", ossia della ripetizione di vita (repeating life).

D'altra parte il girino, in egiziano, si chiama hefen(hfn), parola che significa anche "centomila". Ora, il girino è posto sullo shen (anello-circolo)disegnato ai piedi del fusto di palma su cui Thot conta gli anni.

Vi è omonimia tra la parola hqt (rana) e la parola hnqt o hqt (birra), come se vi fosse un accostamento tra l'idea del fermento - lievito - della birra ( lievito di birra ) e il fenomeno individuale che costituisce la base delle "ripetizioni di vita">>

Isha Schwaller de Lubicz,
Her-Bak
(Discepolo)

Una raccolta di racconti fantastici, in parte inediti ed in parte apparsi su antologie e riviste, uniti da un sottile filo conduttore (il sortilegio connesso agli ossi di rana del titolo), che mettono in mostra uno dei più originali e promettenti autori del "Fantastico italiano". Con le sue atmosfere inquietanti ed enigmatiche, l'Autore in fondo ci presenta l'Uomo di fronte agli eterni interrogativi su se stesso e sulle responsabilità che gli competono

 

Dall'introduzione di Gianfranco de Turris

Ciò che soprattutto colpisce delle sette Visioni Mutevoli che Antonio Piras ci propone in questa sua antologia, è la varietà di temi e di stili, ognuno adeguato ai diversi tipi di racconto qui presentati. Il sottile filo conduttore che li unisce (il sortilegio connesso agli ossi di rana cui si riferisce il titolo), passa addirittura in secondo piano e al limite nemmeno sembra necessario, anche se il lettore odierno ha spesso bisogno di una guida che lo incanali lungo i binari della narrativa presente in un volume composto da più storie, forse per una sorta di pigrizia mentale, o forse semplicemente perché preferisce essere così in qualche modo "legato" alle vicende di cui legge. E cosa c'è allora di meglio del "legame" creato da un sortilegio? Connesso per di più, al significato simbolico che "rana" ha nell'antico Egitto, vale a dire "ripetizione di vita", il quale a sua volta è indirettamente riferibile a quella che è una delle ispirazioni dell'autore, al senso ciclico della vita e alla trasformazione perenne delle cose e del proprio Io, come bene illustrano i maestri dell'esoterismo occidentale ed orientale, nonché l'I-Ching, il Libro dei Mutamenti.

(.............................................................................................................................................)

Ma, a ben riflettere, due mi sembrano i temi portanti di queste storie: quello del Potere e quello della Reponsabilità Personale: li si trovano nei colloqui fra le due entità de L'ombra magra, fra i singolari superstiti del Cambiamento descritto ne Il Freddo, tra gli sfidanti in Il mio nome è Od, addirittura nel breve e sapido divertissement intitolato Il Conclave, nella lotta fra il Maestro Ghemel e l'Arci-Re in Dentro il buio, tra gli inquisitori e i congiurati de Il canto della mandragora, raggiungendo il culmine simbolico ed occulto ne Il Signore dei pioppi che si spezzano al vento. Qui, in una ambientazione orientaleggiante che riecheggia Lovecraft, assistiamo impotenti al tradimento del Reggente che, per aver disatteso a tutti i "valori", permette che i sigilli siano spezzati a uno a uno e i dèmoni irrompano nella realtà, che invece era suo dovere proteggere. Ed è ben scarsa consolazione poter affermare che "dall'abisso più profondo si risale solo dopo aver toccato il fondo"... E in sostanza quella "grande beffa della Vita e della Morte" di cui si parla ne Il mio nome è Od, quella stessa beffa che sta dietro ai colpi di scena ed al mutamento di prospettive de Il Freddo e di Dentro il buio e alla sorte che lega Camilla a Apollonia, madre e figlia, ne Il canto della mandragora.

Dal passato al futuro, attraverso mondi immaginari ed epoche inesistenti, Antonio Piras dispiega le sue atmosfere inquietanti ed enigmatiche in cui l'Uomo si trova a fronteggiare gli eterni interrogativi di sempre su se stesso e sulle responsabilità che gli competono. Non sempre risolvendoli nel modo migliore.