Status Judicandi

(racconto vincitore del Premio Alien 1995 - versione integrale)

 

La gru
Con una gamba nell’acqua
Come sta dritta!
Ma, tra le onde
La sua immagine oscilla.
(Kawada Jun)

 

L'ANTEFATTO

quasi tutto pronto. Ancora qualche preliminare e poi, per me, il battesimo del fuoco. Comodamente adagiato nel Seggio-alcova, unito a lui in una languida simbiosi di fili, 

 

 

 

 

 

 

Il Racconto "Status Judicandi"
è pubblicato nelle raccolte:


"Terzo Millennio"
a cura di Franco Forte
1997
Edizioni "I Libri di Avvenimenti"



"Shining" - N° 2 Nov. 1995
a cura di Franco Forte e Franco Clun

 

"Sette Anni Alieni"
a cura di Franco Forte e Franco Clun

sonde e tubi nutritivi,mi sento perfettamente a mio agio, pervaso dalla lucida fermezza, cui la lunga preparazione mi ha convertito.  Per questo, il convulso formicolare dei tecnomedici non può disturbarmi. Non può nemmeno sorprendermi.
Ormai, è quasi tutto pronto...

Freddo... Una lama sottile di freddo mi attraversa le fibre, una lama sinuosa che, con lentezza sapiente, inizia la scalata dei chakra. Non provo timore né altre emozioni, poiché il mio Seggio-alcova, provvede a regolare le quantità adrenaliniche, prevenendo potenziali emozioni. Non è necessaria la costante ripetizione di un mantra vedico, per ottenere lo scopo: è ancora il Seggio-alcova, dal quale ormai totalmente dipendo, che si assume l’onere di risvegliare la Kundalini e di trasportare la mia mente, chakra dopo chakra, nello stato essenziale, nello stato più adatto alla funzione, nello status judicandi...

Loro, quelli della Confederazione, i Custodi del Diritto, me l’hanno insegnato prima di ogni altra cosa: un Giudice veramente imparziale è colui che chiude tutte le porte che comunicano con il mondo esterno, poiché a mano a mano che i livelli della mente si immergono negli stati più alti e sottili, la Kundalini attraversa i chakra e, a ciascuno stadio, sperimenta una condizione mentale superiore, fino a raggiungere la coscienza qualificata, la sola idonea allo svolgimento della funzione giudicante.
Questo insegnamento fondamentale si riassume in una semplice chiosa: per raggiungere l’assoluta imparzialità, è necessario che il Giudice sia libero dal vincolo dei sensi materiali... Atarassia, imperturbabilità, non-condizionamento... Sono gli stati che caratterizzano la condizione ideale e, in essa, l’azione, il karma, non è possibile, l’individualità non esiste più.
E allora, io devo considerarmi morto. Morto per amici e conoscenti, morto per la mia famiglia, morto per il mondo. Perché, adesso, io sono un Giudice, e un Giudice è colui che ha chiuso le porte. Tuttavia, non mi dissolverò nella coscienza inqualificata; sarò una parte del tutto, invece, come una goccia d’acqua che si confonde nell’oceano.

Freddo... Ancora freddo. Questa volta la lama mi percorre le vene, trasportata dal liquido mieloso che, attraverso l’ago piantato nel mio collo, le perfonde. Freddo, che raggiunge i gangli nervosi e li sopisce nella lucida pace ovattata dell’Anahata chakra... Odo il suono del flauto e ricordo l’insegnamento: io sono un Giudice e devo chiudere le porte...
Una moltitudine di tecnomedici infierisce sul mio corpo, sistemando tubi e regolando valvole. Non posso vederli, poiché i miei occhi sono stati spenti per sempre, ma ne avverto il nervosismo e l’imbarazzo. Alcuni di loro, nell’affanno delle ultime operazioni, si chiamano per nome…

Molto tempo fa, prima che i Custodi del Diritto mi reclutassero coattivamente, anch’io avevo un nome. Forse mi chiamavo Henry o Caruso o, magari, Lu-Chang... Ricordarlo non vale lo sforzo. A cosa potrebbe servirmi un nome, adesso! Fra pochi attimi, i tecnomedici trasporteranno il Seggio-alcova nell’Aula del Tribunale, e là non avrò bisogno di un nome, perché sarò semplicemente il Giudice... E un Giudice non disperde preziose energie mentali nell’inutile rievocazione di un passato già cancellato dalla nuova condizione privilegiata... Sagome filiformi, ombre fugaci e spettrali, ecco cosa resta della mia vita nel mondo. I colleghi di lavoro, i vicini di casa, i compagni di svago si sono trasformati, nel non-ricordo, in fatui ectoplasmi privi d’importanza. Così come i volti più cari, quelli di mia moglie e di mia figlia, non tormentano più i miei sogni ormai da lungo tempo.
La Confederazione Globale mi strappò agli affetti più cari senza preavviso, non concedendomi il tempo per focalizzare la nuova situazione. Le mie caratteristiche extrasensoriali corrispondevano ai livelli standard fissati dai Custodi del Diritto, e tanto bastava: non mi era più concesso continuare a vivere un’esistenza normale, accanto alla mia famiglia. Del resto, è cosa risaputa: il Servizio di Sicurezza della Confederazione recluta i potenziali Giudici fra individui forniti di capacità ESP allo stato latente, perché più facilmente addestrabili ad esercitarne la funzione. Quelli come me, i telepatici, sono particolarmente ricercati, perché già naturalmente abituati a prescindere dai sensi materiali. Per molto tempo, con successo, ho mantenuto il segreto sulle mie capacità, tanto da convincermi che ormai più nessuno sarebbe riuscito a individuarmi. Pia illusione la mia, poiché ai Custodi del Diritto non si sfugge a lungo...

La droga elargita generosamente dal Seggio-alcova raggiunge il sistema nervoso centrale e inibisce gli ultimi residui di emozione. Accompagnato dal suono Cosmico, Ajina, il Terzo Occhio, penultimo chakra, si spalanca in un turbine di colori inesistenti, e subito dopo, quando la Kundalini tocca il Loto dai Mille Petali, ultimo focolaio di Potere, la Consapevolezza raggiunta fa vibrare le mie circonvoluzioni cerebrali.
Ora, finalmente immerso nello status judicandi, sono pronto ad affrontare il mio primo Processo... Io, il Giudice, sono pronto a giudicare.

La coscienza qualificata, lo stato ideale mi illumina... Devo riconoscerlo: la scienza tecno-vedica ha raggiunto vette inimmaginabili. Lo studio comparativo delle discipline medico-cibernetiche unito alla sapienza antica delle tecniche meditative tantriche ha permesso ai Custodi del Diritto di raggiungere la meta più ambita, il Giudice perfetto, svincolato da tutti i potenziali condizionamenti che l’attuale realtà propone. Il fatto che, per ottenere lo status judicandi, sia necessario sopire tutti gli stimoli materiali del soggetto prescelto, non può che essere considerato un particolare trascurabile. Mutilazioni fisiche, quali la cecità o l’inibizione chirurgica degli appetiti sessuali, sono compensate dalla pace superiore e consapevole dello status raggiunto. La condizione di sublime atarassia che accompagnerà i tre anni di vita che sono riservati a me e alla mia funzione, ripagherà abbondantemente le pseudoviolenze subite. Tre anni, al massimo quattro: per ora, la vita di un Giudice non può durare di più, poiché la chirurgia massiccia e le droghe ne accelerano i processi biocellulari, spegnendola in una senilità precoce e irreversibile. Del resto, la scienza tecno-vedica sta compiendo passi da gigante, e i Custodi del Diritto assicurano che presto la durata media della condizione di status judicandi si stabilizzerà intorno ai sette anni...
Uno scossone mi avverte che il trasporto è iniziato. Sprofondato nel Seggio-alcova, che mi protegge come l’utero di un Uovo Cosmico, mi preparo ad affrontare il breve viaggio che mi separa dall’Aula del Tribunale.
Tutti in piedi, entra il Giudice.

IL DIBATTIMENTO

Il suono cosmico, l’ohm, mi trasporta la voce della Pubblica Accusa. Come tutte le altre voci che popolano l’Aula, mi giunge atona, impersonale, distorta meccanicamente, per annullare il rischio pur minimo che una modulazione più piacevole di altre possa influenzare il mio giudizio. Altri accorgimenti sono predisposti, affinché nulla possa interferire con la coscienza qualificata acquisita, alterando il mio status judicandi. Per esempio, non mi è concesso conoscere il sesso né il nome dell’imputato, che, del resto, verrà introdotto nell’Aula del Tribunale solo nella fase del Giudizio. A quel punto la mia mente consapevole e illuminata, schermata dal rischio che le facoltà telepatiche scandaglino settori ininfluenti, pescando false attenuanti o presunte aggravanti, avrà già maturato la sentenza definitiva. Allo stesso tempo, il diritto alla riservatezza del pensiero, sancito dalle norme del Testo Unico sull’Inviolabilità della Persona, diritto soggettivo che vieta alle Istituzioni Confederali il sondaggio telepatico diretto, sarà pienamente salvaguardato.

Così, mescolata al tuono continuato che pervade la totalità del mio essere, la voce accusa: - La Confederazione Globale contro il soggetto imputabile, le cui generalità ex articolo 10.908 del Codice Penale qui si omettono, accusato di aver colpito più volte la propria madre, della quale ex articolo 10.908 bis qui si omettono le generalità, fin quando la morte fisica della stessa non è sopraggiunta. Valutate le possibili cause oggettive di esclusione del reato, con riscontro negativo, valutate anche le possibili cause soggettive di esclusione del reato, con riscontro negativo, accertata l’imputabilità del soggetto agente, accertata la volontà colpevole, acquisita agli atti, come prova a carico, l’arma impropria, consistente nella fattispecie in una scacchiera in onice del ventesimo secolo, considerata la circostanza aggravante comune, ex articolo 11.001, comma terzo, dell’aver agito con crudeltà, ovvero di aver dimostrato, per i mezzi usati e per le modalità esecutive dell’azione criminosa, una assoluta mancanza di sentimenti umanitari, escluse circostanze attenuanti comuni o generiche, la Pubblica Accusa stabilisce il seguente capo d’imputazione: omicidio volontario, aggravato dalla circostanza di cui al citato articolo 11.001, comma terzo. Chiede che il soggetto imputabile sia riconosciuto colpevole del fatto illecito e sottoposto al trattamento rieducativo previsto dall’articolo 1 del Codice delle Pene.
Ascolto l’accusa. Ma non mi affido al solo livello grossolano dell’udito, non assimilo esclusivamente il movimento delle molecole nell’aria; sfrutto, invece, un udito molto più raffinato che percepisce le vibrazioni dell’etere, il più sottile dei bhuta. E, subito dopo, la percezione illuminata decodifica le nozioni e le tramuta in principi dottrinali. Per accelerare il processo mentale, il Seggio-alcova mi spara nelle vene una dose massiccia di stimolanti.
Adesso è il turno della Difesa. Anche in questo caso, distorta meccanicamente, la voce mi giunge mescolata al tuono continuato dell’ohm, un tuono simile al brontolio misterioso di una conchiglia accostata all’orecchio.
- La Difesa ammette sia il fatto illecito sia le modalità di esecuzione dello stesso. Si dichiara, però, in disaccordo con la Pubblica Accusa nella definizione stessa di soggetto imputabile, ritenendo che l’agente abbia commesso il fatto in stato di temporanea infermità di mente. Ciò si desume dalle motivazioni addotte dal soggetto che, come da verbale, dichiara fra l’altro testualmente: … ho la certezza di aver assecondato il suo desiderio inconfessato. Uccidendola ho reso a mia madre un grande favore. Dopo che mio padre ci abbandonò, inghiottito da chissà quale inferno, le sue condizioni psicofisiche avevano subito un crollo irreversibile, l’alcool e le droghe ne avevano fatto una larva inutile e piagnucolosa. Così, almeno, ha smesso di soffrire... Pertanto, la Difesa chiede a questa Corte che l’imputazione di omicidio volontario, aggravata dalla circostanza di cui all’articolo 11.001, comma terzo, venga modificata nell’imputazione seguente: omicidio commesso in stato di temporanea infermità di mente. Nulla da eccepire in ordine alla richiesta della Pubblica Accusa di sottoporre il soggetto a trattamento rieducativo, ex articolo 1 del Codice delle Pene, in quanto anche la nuova fattispecie di reato ne prevede l’applicazione.
Il brusio del pubblico autorizzato non mi disturba. Nulla, assolutamente nulla può infastidire un Giudice immerso nello status judicandi. Per di più, questo primo caso che i Custodi del Diritto mi hanno riservato appare fin troppo lineare, di una semplicità quasi fastidiosa. La coscienza qualificata, libera da tutti i samskara nocivi, sospinta da ulteriori dosi di stimolanti, valuta le possibilità, riesamina le combinazioni di miriadi di nozioni giuridicamente rilevanti. Considera l’opportunità di un’indagine tecno-psichiatrica del soggetto e la ritiene superflua. Ecco, null’altro occorre.
Il Giudice è pronto, la Sentenza stabilita.

IL GIUDIZIO

La vibrazione penetrante e sconosciuta, che rimbalza fra le pareti dell’Aula in un turbine di corpuscoli impazziti, è la mia voce, la mia nuova voce di Giudice.
- Disponiamo che il soggetto sia introdotto in Aula! - la sento ordinare.
Procedure semplificate, rapidità di dibattimento, infallibilità di giudizio. Questi gli obiettivi del processo moderno. Le lungaggini, le imprecisioni, gli errori giudiziari del passato sono solo un ricordo. Il cammino di rinnovamento, iniziato dai Custodi del Diritto nei primi anni del ventunesimo secolo, può dirsi concluso. La sintesi tecno-vedica ha fornito la soluzione definitiva agli annosi problemi della Giustizia, e non solo a quelli. Del resto, già alla fine del secondo millennio, quando esistevano ancora un Oriente e un Occidente, la riscoperta della saggezza nascosta nelle tecniche tantriche e il riconoscimento dell’importanza della medicina naturale, avevano dato uno scossone notevole all’apatica ottusità imperante. Oggi, finalmente, è tutto più chiaro.
Il soggetto è stato introdotto, lo so anche se non posso vederlo, poiché nello status judicandi la mia coscienza qualificata non ha bisogno di occhi. Il soggetto è stato introdotto e, stranamente, per una frazione di tempo ininfluente, il Potere del Loto dai Mille Petali vacilla, e un leggero stordimento infastidisce la mia mente illuminata. Avverto la netta sensazione che le antiche capacità telepatiche combattano per liberarsi dallo status, un pericoloso tentativo di sortita per rivendicare indipendenza e autonomia d’azione. E forse ho ragione, poiché il Seggio-alcova mi elargisce abbondanti razioni di droghe. Con un attimo di ritardo, però, perché a dispetto delle sostanze inibitorie, l’informazione telepatica giunge puntuale: il soggetto è una donna... Un piccolo, trascurabile errore tecnico, solo questo. Probabilmente, i processi analogici del Seggio-alcova hanno sottovalutato la potenza delle mie capacità extrasensoriali sopite.
- In piedi, il Giudice comunica il Verdetto! - annuncia il Verbalizzatore, e il brusio del pubblico autorizzato si placa.

E, ancora, la mia nuova voce di Giudice, fragorosa, definitiva, riempie l’Aula del Tribunale: - Noi, in rappresentanza della Confederazione Globale, in ottemperanza alle sue Leggi, comunichiamo la Decisione... Accogliendo la richiesta della Difesa, modifichiamo il capo d’imputazione da omicidio volontario aggravato dall’aver agito con crudeltà ad omicidio volontario commesso in stato di temporanea infermità di mente. Riteniamo il soggetto colpevole del reato contestato e, per l’Autorità conferitaci dalla funzione, lo condanniamo al trattamento rieducativo previsto dall’Articolo 1 del Codice delle Pene, del cui dettato, come da normativa, il Verbalizzatore darà lettura integrale. La Sentenza è immediatamente esecutiva.
La vibrazione provocata dalle mie parole non è ancora scemata del tutto, quando le doti telepatiche portano un nuovo, violento attacco allo status judicandi. Il Seggio-alcova reagisce con prontezza, somministrando al mio sangue una scarica nutrita di droghe calmanti. Ma, per la seconda volta, l’errore tecnico si ripete, permettendo alle capacità extrasensoriali, anche se solo per una frazione infinitesimale di tempo, di forzare una porta e di affacciarsi al mondo. E, attraverso la breccia aperta, chiare informazioni telepatiche mi rendono il soggetto totalmente riconoscibile. Poi, le droghe calmanti richiudono la porta e ripristinano l’ermetica inviolabilità dello status judicandi.
Lontana, quasi metallica, la voce del Verbalizzatore recita l’Articolo 1 del Codice delle Pene: - Chiunque, si tratti di soggetto imputabile o di soggetto non imputabile, causi la morte fisica di un cittadino confederale, volontariamente, per colpa ovvero in modo preterintenzionale, sarà sottoposto a trattamento rieducativo presso una Clinica Confederale Specializzata, ove si provvederà al lavaggio chirurgico delle deviazioni mentali, alla rieducazione e al successivo reinserimento nella società. Tale reinserimento sarà preceduto da opportuna istruzione, atta ad indirizzare i soggetti nettati verso l’espletamento di compiti semplificati e non pericolosi per la società stessa. Le spese necessarie al trattamento saranno interamente a carico della Confederazione Globale.
Il mio battesimo del fuoco può dirsi concluso. I due piccoli incidenti tecnici non hanno compromesso il successo dell’esordio. Prima che io torni in un’Aula di Tribunale, i tecnomedici, ne sono certo, miglioreranno il rapporto simbiotico con il Seggio-alcova, in modo che, nei prossimi Processi, i poteri extrasensoriali non possano più turbare il mio status judicandi. Quello che importa, del resto, è che l’infallibilità del giudizio sia stata salvaguardata. La certezza del Diritto, ecco ciò che importa!... I particolari ininfluenti estratti dalla mia mente, nelle brevi sortite telepatiche, non l’hanno intaccata. Che la mia coscienza qualificata abbia identificato nell’omicida la donna che, un tempo lontano, era stata mia figlia, è soltanto un particolare trascurabile. Il fatto che il mio stato mentale privilegiato sia stato investito dall’intuizione dolorosa della fine miseranda e immeritata che un destino malvagio aveva riservato alla donna che era stata mia moglie, non cambia la realtà del mio giudizio giusto. Il soggetto non ha riconosciuto me, questo è sicuro. No, in questa cosa nuova sprofondata nel Seggio-alcova, fisicamente modificata dagli interventi dei tecnomedici, avvinta nell’abbraccio intricato di fili e tubi nutritivi, lei non può aver riconosciuto suo padre...
Una scossa leggera mi avverte che il Seggio-alcova si sta muovendo. E’ giusto così, qui il mio compito è terminato. Adesso potrò riposare.
Tutti in piedi, il Giudice si ritira.

ã by Antonio Piras


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