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A dieci anni da una precedente riflessione che indagava intorno alla valenze didattiche dell’utilizzo del telefono e della segreteria telefonica, la “Lettura Animata” parrebbe procedere in senso inverso tra gli stessi due poli “scritto” e “parlato”. Per il telefono si indicavano le “riduzioni” come grammatica che regolava le variabili del parlato quando questo si spingeva verso le caratteristiche dello scritto. Quest’ultime considerazioni invece sulla lettura a video, tentano di verificare quanto lo scritto possa tradursi in parlato nella lettura ad alta voce “riducendo” le possibili variabili nella prestazione. Con una prima ipotesi attraverso la ridondanza, con una seconda mediante una guida ai punti di fissazione dei salti oculari. Una terza ipotesi poi, legata a una più completa interpretazione del fenomeno lettura intesa secondo un “doppio accesso lessicale” avrà bisogno di un ulteriore approfondimento.
Per entrambe le esperienze (telefono e computer) la preoccupazione è rimasta quella di pensare percorsi da condurre con tutta la classe, lasciando poi a momenti specifici sollecitazioni o esercizi individuali.
Il tempo passa lo stesso.
La classe garantiva quella sufficiente capacità di collaborazione per lo sviluppo di un percorso comune, tanto che si è pensato di progettare uno strumento utile a tutti, procedendo dal testo in adozione. L’idea di restare per quanto possibile legati al testo in adozione corrisponde alla convinzione secondo la quale questo:
- indirizza e determina buona parte delle attività didattiche;
- è fonte di informazione e formazione per gli insegnanti;
- non dispone ancora oggi, a più di venti anni dalla 517, di percorsi differenziati per l’integrazione.
Nel caso particolare, il testo a cui si fa riferimento è l’antologia di P. Comalini e G. Muschialli “Un libro per amico” edita da Archimede. L’organizzazione è modulare e la sollecitazione delle competenze si sviluppa procedendo attraverso la proposta di diversi tipi di testo. Una raccolta di testi letterari viene offerta in un volume separato, sul quale appunto si è deciso di operare. La prestazione che si è inteso provocare con il percorso è “la lettura ad alta voce”. La scelta poi di testi del Trecento (D. Alighieri, Inferno, canto XXVI, vv. 85-142) intendeva approfittare dei seguenti vantaggi:
- rendere evidenti “per tutti” alcune difficoltà di lettura;
- generalizzare il problema;
- enfatizzare gli evidenti miglioramenti a seguito di alcuni esercizi, ovvero proposte didattiche specifiche.
Questa classe oltretutto, avrebbe avuto l’occasione di collocarsi nell’ambito di un progetto adottato dalla scuola denominato “La voce del lettore” che prevedeva, tra altre cose, la realizzazione di ipertesti, appunto. (In allegato viene riportato copia del progetto).
Dalla lettura dei documenti ma soprattutto dall’osservazione diretta, è stato possibile verificare, riguardo l’utilizzo di ausili informatici , che:
- la postura non creava particolari esigenze, quindi non si rendeva necessario l’utilizzo di particolari ausili;
- non si sono riscontrate particolari disabilità specifiche (visive, uditivo, motorie) tanto da richiedere per tali motivi software specifici;
- gli aspetti cognitivi evidenziavano limiti nei tempi di attenzione che invece aumentavano decisamente quando il compito era mediato dal computer;
- la memoria procedurale, quando si operava direttamente, garantiva prestazioni sufficienti all’utilizzo dello strumento, quella dichiarativa doveva essere piuttosto sostenuta da icone;
- gli aspetti affettivi non evidenziavano particolare intolleranza alla frustrazione (insuccesso) anche se non era possibile prevedere ogni aspetto e “tipo” di rinforzo negativo (sospensione del premio o punizione simbolica ecc.).
1) L’integrazione di due alunni con bisogni specifici di apprendimento, ovvero:
2) Favorire apprendimenti comuni, lavorando sulle stesse tematiche e elaborando strumenti comuni e flessibili.
3) Sperimentare l’adattamento dei libri di testo secondo bisogni specifici e produrre materiale utilizzabile anche in altri contesti.
4) Indurre la consapevolezza che l’esercizio nella lettura consente al lettore di leggere “ad alta voce” con qualità crescente.
5) Ridurre le difficoltà di lettura nei soggetti che evidenziano bisogni a diversi livelli di competenza: tecnica, semantica, sintattica, testuale, pragmatica.
6) (...usare i computer della scuola).
“La lettura è un processo di riduzione delle incertezze, basato fondamentalmente sulla ridondanza: i lettori fanno uso di tutte le forme disponibili, all’interno del linguaggio scritto, di ridondanza ortografica, sintattica e semantica per ridurre la loro indipendenza dalle informazioni visive. L’informazione può essere considerata come una riduzione di incertezza, intendendo per incertezza il numero di alternative tra le quali il lettore deve scegliere”. (F. Smith, 1978).
“Se comprendiamo che il cervello è l’organo umano di elaborazione dell’informazione; che il cervello non è prigioniero dei sensi ma che controlla gli organi sensoriali e usa selettivamente l’input che da essi riceve, allora non ci si sorprenderà che quello che la bocca dice nella lettura ad alta voce non è quello che l’occhio ha visto ma quello che il cervello ha prodotto perché la bocca lo dica”. (K. Goodman, 1977).
Cioè, com’è che si passa dalla competenza alla prestazione?
E’ proprio lì che ogni insegnante “c’ha le sue teorie...” Noi abbiamo provato a ridurre le incertezze aumentando la ridondanza mediante un ipertesto che collegasse al testo trascritto dall’antologia a parafrasi, immagini, suoni e musiche. Il software utilizzato era Pover Point. (Riportiamo in allegato alcune stampe esemplificative). Il testo doveva essere inoltre obiettivamente difficile per dei ragazzi di seconda media, difficile per tutti, sia per quelli già in difficoltà che per quelli che leggevano bene. Tempo fa qualcuno mi suggeriva il “Linguaggio Internazionale”, altri indicavano “non-parole”. Nel testo di antologia c’era un canto dell’Inferno di Dante: abbiamo preso quello.
Buoni risultati generali relativi agli obiettivi indicati salvo proprio per quello indicato al quinto punto: “Ridurre le difficoltà di lettura nei soggetti che evidenziano...” ed in particolare per l’allievo dislessico. Per questo caso particolare, il software pensato per gli aspetti cognitivo-semantici non era sufficiente: I bisogni specifici di apprendimento qui restavano legati alla “competenza tecnica”. In questo senso era opportuno formulare un’ipotesi aggiuntiva:
- L’occhio, durante la lettura, lavora a salti di circa ¼ di secondo;
- ogni fissazione è di circa 10/12 battute;
- vediamo lettere con gradi diversi di chiarezza (vicinanza al punto di fissazione);
- lo spostamento oculare e di circa 8/9 caratteri (ogni fissazione contiene circa il 50% dei caratteri percepiti nella fissazione precedente);
- ci sono ritorni all’indietro e salti più importanti alla fine di ogni riga;
- se le lettere sono presentate a caso si identificano non più di 4/5 item;
- se lo stimolo sono “parole” si può arrivare fino a 12;
- se c’è organizzazione sintattica si può arrivare a quattro parole o a 20 lettere;
- quello che si vede quindi dipende dal livello di organizzazione dello stimolo.
Inoltre:
- Nei dislessici, la memoria sensoriale uditiva non cambia in funzione dell’età, quindi se le difficoltà nell’apprendimento della lettura sono derivate da questo problema, occorre essere scettici nel fare riferimento alle tappe evolutive per la rieducazione;
- la memoria sensoriale visiva dura più a lungo.
- I dislessici ricordano in media peggio e, in particolare, ricordano peggio gli item delle due ultime posizioni;
- impiegano più tempo a trasferire l’informazione letta dalla memoria sensoriale visiva alla memoria a breve termine: ciò causa un “sovraccarico” nella memoria sensoriale incapace di smaltire le lettere che contiene. (F. La Spisa e G. Sartori: “Lettura e Dislessia” Ed. Codex. TV, 79)
Se ciò è vero, la metodologia dovrebbe permettere un’adeguata codificazione delle lettere in modo da ovviare al sovraccarico nella m.b.t. e migliorare o rendere più efficiente il passaggio alla memoria a lungo termine. “Forse” l’utilizzo della funzione di Power Point “Imposta azioni”, adeguata di volta in volta alle caratteristiche dell’allievo dislessico potrebbe confermare lo studio di La Spisa – Sartori che, all’epoca, non potevano fare ricorso che alla sola “lettura verticale” e alla “ricerca visiva” (confronto visivo, nominale, simultaneo ecc.) ed al supporto cartaceo: schede, cartoncini ecc.
Nel dettaglio, i parametri e le funzioni a cui ci si riferisce sono accessibili dal menù principale “Presentazione diapositive” per “Imposta azioni”, “Prova intervalli”, “Registrazione commento”, “transizione diapositiva” e “Animazione personalizzata” nelle variabili “Intervallo”, “Entrate”, “Effetto grafico” e “Esecuzione”. Agendo appunto mediante tali aggiustamenti è possibile presentare un testo con l’ausilio di effetti che corrispondono alle caratteristiche elencate nella seconda ipotesi.
Riferite agli obiettivi
L’integrazione degli alunni con bisogni specifici ha avuto successo sul terreno degli apprendimenti. Quindi, non soltanto un inserimento ma un’organizzazione di percorsi comuni che prevedono specifici aggiustamenti. Il libro di testo in adozione, anche se solo per un assaggio, è stato “adattato” alle necessità della classe. I lettori hanno maturato una sensazione diversa da quella prodotta dal “panico da errore”, per avviarsi ad una diversa consapevolezza secondo la quale l’esercizio consente al lettore di leggere “ad alta voce” con qualità crescente. I computer della scuola sono stati usati.
Sono state ridotte le difficoltà di lettura nei soggetti che evidenziavano particolari bisogni.
Riferite al software
La soluzione dell’ipertesto sviluppato ricorrendo a Pawer Point ha permesso l’utilizzo delle funzioni “Imposta azione” che altrimenti sarebbero state di difficile applicazione. Del resto, anche altri software disponibili (Iniziamo a leggere, Lettura fonetica, Il jolly, Il pescatore, Il gioco della rana, Parole scandite, Lettura e comprensione del testo e start) pur utili per un lavoro individuale, non avrebbero permesso un consistente coinvolgimento della classe nella preparazione dell’ipertesto.
Piuttosto, una “terza ipotesi di lavoro” sviluppata intorno al “Doppio Accesso Lessicale” (via lessicale diretta e via fonologica) avrebbe potuto trovare una sperimentazione ricorrendo ad un software assai più efficiente ed evoluto. Allo scopo sarà utile indagare intorno alle possibilità fornite da Microsoft Front Page e dalle sue connessioni al linguaggio HTML, nonché ad Apple Java e a Java Script. Un impegno prossimo sarà per noi approfittare di corsi in rete tra i quali ne segnalo due ai siti WWW.HTML.IT e WWW.MANUALI.NET.