Porta centrale

La porta centrale ha gli stipiti lisci, due capitelli e un architrave riccamente istoriati, una lunetta vuota.

L'architrave è un monito alla conversione: al centro Gesù benedicente assiso al trono, ai suoi lati Maria, Pietro, i quattro evangelisti, due santi patroni della Città di Troia (Eleuterio e Secondino).

Nella rappresentazione della "deèsis" di solito accanto a Gesù in trono c'è San Giovanni Battista, sostituito qui da San Pietro, nell'atto di ricevere le chiavi del Paradiso.

Quattro cerchi racchiudono in ordine i seguenti simboli: Uomo alato, Leone, Toro, Aquila, che il profeta Ezechiele vide come tetramorfo (Ez.1,4-28); qui sono rappresentati distinti, come li vide San Giovanni nell'Apocalisse (Ap.4,6-8). La Tradizione cristiana ne ha fatto i simboli dei quattro evangelisti. San Girolamo, dottore della Chiesa, motiva così questa correlazione:

  1. Uomo alatoà Matteo, perché il suo Vangelo inizia con l'incarnazione di Cristo.
  2. Leoneà Marco, perché inizia il suo Vangelo con Giovanni Battista, "voce di colui che grida nel deserto".
  3. Toroà Luca, perché inizia con il sacerdote Zaccaria che si prepara ad entrare nel tempio ad offrire l'incenso prima del sacrificio del mattino, e il toro è l'animale sacrificale per eccellenza.
  4. Aquilaà Giovanni, perché ci descrive il volo verso la luce, verso le sommità celesti. L'aquila era ritenuta capace di fissare il sole senza socchiudere gli occhi e di raggiungere regioni del cielo inaccessibili agli uomini.

Gli stessi simboli, se non hanno un libro in mano o fra le zampe, rappresentano i quattro Viventi dell'Apocalisse. I cerchi sono uniti a due a due da una rosetta ad otto petali (il numero otto, di ricca simbologia positiva, è legato principalmente alla Resurrezione).

Alla base dell'architrave, sulla porta centrale, si legge:

+ ISTIUS AECC(LES)IAE P(ER) PORTAM MATERIALIS INTROITUS NOBIS TRIBUATUR SPIRITUALIS

La cui traduzione è:

"L'ingresso attraverso la porta di questa chiesa materiale ci procuri quella spirituale."

L'epigrafe è in stretta relazione alle sculture dell'architrave: l'ingresso in questa chiesa di Troia, rappresentata dai Santi Patroni Eleuterio e Secondino, ci procuri l'ingresso nella Chiesa spirituale, la Gerusalemme Celeste, rappresentata dalla "deèsis". Tratto d'unione fra le due Chiese sono i quattro Vangeli, indispensabili a questo passaggio.

Chi entra, entra a Cristo, chi esce, esce in Cristo. Sulla simbologia generale delle porte abbiamo già detto.

Da notare inoltre che l'epigrafe è costituita da due esametri leonini in rima:

Istìus aecclèsiae pèr pòrtam màteriàlis

Intròitus nòbis trìbuàtur spìrituàlis

l

Il capitello sinistro ha un valore iniziatico, è la parte al negativo dell'iniziazione (vi sono scolpiti un caprone con le corna, una capra, un cane). La capra, essendo un ruminante, simboleggia il neofita, che ci pensa prima di abbracciare la religione. Il caprone ha la testa dura. Il cane rappresenta qui il cristiano che, dopo aver confessato i propri peccati, torna poi a compierli (Proverbi 26,11):

"Come il cane torna al suo vomito,

così lo stolto ripete le sue stoltezze".

I tralci sono disordinati e senza frutti: sembra quasi che vogliano imprigionare e soffocare gli esseri viventi che abitano tra i suoi viticci. La figura mostruosa in alto è un'anima dannata.

Nel capitello destro l'iniziazione è stata raggiunta: c'è l'albero della vita, i germogli, un volto sereno che spunta da una fioritura che continua nell'archivolto al disopra della lunetta vuota.

L'albero della vita ha la caratteristica forma a Y, e si trova al centro dell'Eden; fa da riscontro l'albero della conoscenza del Bene e del Male di biblica memoria (Genesi,2,9 e 3,22). I tralci portano dei frutti, che sono assenti sull'altro capitello. L'uomo è aggrappato alle volute d'angolo del capitello: le volute sono due spirali a nastro, formate da tre bandelle; inoltre sulla testa ha un fiore a quattro petali. Tutto questo indica chiaramente che siamo di fronte ad un Eletto. Infatti il lato destro è quello degli Eletti nel Giudizio finale, mentre i dannati andranno a sinistra (Mt.25,31-46). Questo riferimento vale anche per la diversità dei capitelli della navata (vedi).

 

La porta bronzea è formata da sette file di quattro pannelli tenuti insieme da fasce bullonate. In un insieme ricco ed armonico ci viene fornita una miriade di informazioni : i nomi e le immagini dello scultore, dell'architetto, del vescovo che volle più di tutti la costruzione della Cattedrale e della porta, dei Santi Protettori della Città. Il tutto è arricchito da ben otto protomi leonine che reggono i battenti, due draghi nella parte centrale di squisita fattura, ai loro lati due croci patenti impreziosite da tralci vegetali. Vediamo ora in dettaglio cosa ci racconta questa porta, con le sue epigrafi e le sue figure simboliche.

Nella fila superiore vi sono, nel primo pannello a sinistra, ODERISIUS e BERNARDUS: essi sono rispettivamente lo scultore della porta (Oderisio da Benevento, morto nel 1151) e l'architetto della Cattedrale. Ciò si evince dal fatto che Oderisio porge a Bernardo una squadra, simbolo dei maestri costruttori. Segue poi nel secondo pannello, in atteggiamento maestoso, Cristo assiso sull'iride (Ap. 4,2-3), in tre glorie tonde (mandorle) che stanno in un quadrato. Ciò significa restringere, fare la quadratura del cerchio: è Cristo che ritorna infinito nel finito, Dio che si fa uomo. Ha tra le mani il "Libro della Verità" aperto, e rivolge lo sguardo verso il vescovo Guglielmo. Ai lati della figura di Cristo si leggono a sinistra le lettere latine IC (Iesus Christus) e a destra le lettere greche CV (CRIVTOV) cioè Cristo: è un tipo di abbreviazione frequente nelle icone e nei mosaici orientali.

Nel terzo pannello il vescovo Guglielmo con la mano sinistra si toglie il cappello vescovile in segno di rispetto, mentre con la destra regge il pastorale. Ai lati vi sono due alberi che gettano linfa dai rami tagliati.

Nel quarto pannello due figure in agemina, con le seguenti iscrizioni ai lati: SCS PETRUS e SCS PAULUS (SCS sta per Sanctus) individuano gli apostoli Pietro e Paolo nell'atteggiamento di ricevere la dedicazione della Cattedrale. Infatti essa dipendeva strettamente da Roma, tanto che i vescovi di Troia venivano nominati direttamente dal Papa.

Un altro simbolo importante, ripetuto ben 48 volte, trovasi sulla porta bronzea: la melagrana. Esso è un singolo frutto che racchiude in sé tanti piccoli frutti vicini ma distinti gli uni dagli altri; rappresenta la Chiesa, che è una, ma racchiude in sé tutti i credenti, vicini e numerosi.

In questa immagine sono evidenti le fasce ed i bulloni che tengono insieme le formelle: i recenti restauri della porta hanno permesso di notare che le formelle hanno tutte i bordi frastagliati, ad incastro, come un "puzzle". Oderisio voleva con ciò evitare che venissero montate in un ordine diverso da quello progettato.

Nella quarta fila, al centro, due stupendi draghi di bronzo, con la coda avvolta a spirale, pronti a balzare addosso a chi guarda, con la bocca aperta che mostra denti aguzzi, da cui pende un anello con sonagliera: i draghi sono i guardiani del tesoro, ed insieme simboli del male, quindi nemici da sconfiggere per conquistare il "tesoro nascosto". Sulla sonagliera è incisa una croce, per ribadire ancora una volta che ci troviamo di fronte ad un edificio cristiano.

Sulla simbologia del drago e del leone, vedi lo splendido saggio di Antonio Quacquarelli.

Epigrafe della porta maggiore (settima fila): primo e secondo pannello

Epigrafe della porta maggiore (settima fila): terzo e quarto pannello

Negli ultimi quattro pannelli in basso c'è una lunga iscrizione che data la porta e ci dà molte altre informazioni:

+ ANNO AB INCARNATIONE / D(OMI)NI NOSTRI JESU CHRISTI MIL(LE)SIMO / CENTESIMO NONO DECIMO / INDICTIONE DUODECIMA // ANNO PONTIFICAT(US) D(OMI)NI / KALISTI PAPAE SECUNDI P(RI)MO /ANNO DUCAT(US) W(ILLELMI) ROGERII / GLO(RIO)SI(SSIMI) DUCIS FILII NONO // WILLELMUS SECUNDUS / HUJ(US) TROIANAE SEDIS EP(ISCOPU)S / EP(ISCOP)AT(US) SUI ANNO XII HAS / PORTAS FIERI FECIT // DE PROPRIO ECCL(ES)IAE / ERARIO IPSAM QUOQ(UE) / FABRICA(M) A FUNDAMENTIS / FERE EREXIT. ET PROSPER EP(ISCOPU)S TROIAN(US) / ET P(AT)RIARCHA COSTANTINOP(OLIS) / HAS PORTAS PENE / COLLAPSAS INSTAURAVIT / MDLXXIII

Traduzione:

+ Nell'anno 1119 dall'incarnazione di Nostro Signore Gesù Cristo, dodicesima indizione, nel primo anno di pontificato del (nostro) signor papa Callisto II, nel nono anno di ducato di Guglielmo, figlio del gloriosissimo duca Ruggero, Guglielmo II vescovo di questa Chiesa di Troia, nel dodicesimo anno del suo episcopato, fece fare queste porte, con il proprio erario della chiesa, ed eresse quindi anche il fabbricato quasi dalle fondamenta. // E Prospero, vescovo di Troia e Patriarca di Costantinopoli restaurò queste porte quasi in rovina. 1573.

(Nel 1573 fu sostituita l'ultima formella, riportando il testo originale con l'aggiunta delle ultime cinque righe, su riportate in grassetto, e il tutto fu inciso in caratteri diversi e più piccoli).

Per le altre importanti iscrizioni di carattere storico, vedi la Porta laterale Ovest

Torna indietro

Copyright © Guido Iamele 1999/2003