MONSIGNOR LUIGI DUGHERA, MAESTRO E PADRE DEL SUO POPOLO. (di Paolo Rizzi, Libreria Editrice Vaticana 2001, pp. 368, L. 30.000). E' recentemente uscita la biografia di Mons. Luigi Dughera, una tra le figure più prestigiose e illustri della diocesi di Vigevano (PV). L'Autore è don Paolo Rizzi, sacerdote della medesima diocesi, che presta servizio nella Segreteria di Stato Vaticana. "Alla cronicità del dato storico, l'Autore associa quello dell'elemento diacronico di eventi e idee, con un tentativo sincronico di lettura sia del personaggio che della situazione socio-religiosa, tali che questa biografia può ben articolarsi come una lucida comprensione storica del confronto tra socialismo e cristianesimo in Lomellina, come pure tra fascismo e Chiesa e tra comunismo e proposta cristiana" (P. Cristoforo Bove).

Mons. Dughera fa parte di quella schiera di sacerdoti che a livello di metodologia pastorale e d'intuito nell'organizzazione delle strutture parrocchiali hanno proposto forme nuove, successivamente assunte e collaudate dalla prassi ecclesiale. Intrattenne rapporti di amicizia con alcuni dei personaggi emergenti nel panorama ecclesiale italiano del tempo, tra i quali: il beato Luigi Orione, don Antonio Cojazzi, padre Giovanni Semeria, mons. Francesco Olgiati, don Primo Mazzolari, mons. Giulio Belvederi, don Giovanni Rossi, mons. Pietro Barbieri, padre Paolo Caresana. Tra i suoi giovani formati al Circolo cattolico di Mortara, vi è il servo di Dio Teresio Olivelli, il "Ribelle per amore", morto ad Hersbruch il 17 gennaio 1945, martire della carità cristiana. ALCUNE SUE FRASI "NOI POVERE CREATURE SIAMO DESTINATE A STRINGERE I FILI CHE LA PROVVIDENZA CI METTE TRA LE MANI, PER COMPIERE QUEL MERAVIGLIOSO LAVORO CH'ESSA SI PROPONE" "PUR VIVENDO DEL PASSATO, E' GIUOCOFORZA GUARDARE ALL'AVVENIRE"

Sacerdote dalle vedute larghe e costantemente aperto ai segni dei tempi, Dughera è nato a Cassolnovo nel 1881, svolse il suo ministero prima a Ceretto, in un contesto sociale particolarmente travagliato e tra i rovi di un socialismo ateo e anticlericale. Dal 1919 al 1960 (anno della sua morte) fu parroco di S. Lorenzo a Mortara, consumando una parabola umana e spirituale insieme unica ed esemplare. Sono anni tra i più tormentati del nostro tempo, anni segnati da due conflitti mondiali e da due ideologie che si propongono come forze di governo. Nei momenti di incertezza e di forti tensioni sociali e nella ridda di avvenimenti drammatici, si staglia forte e alta la personalità del Prevosto Dughera, che si mostra sempre pastore preoccupato del bene della sua gente. Il ruolo rilevante di Dughera nella storia religiosa e civile di Mortara, trova l'apice nei giorni della Liberazione, quando con gesto eroico sfida l'ira dei nazisti in ritirata e pronti a bombardare il Capoluogo lomellino, offrendo la sua vita per la salvezza della Città, che lo ha proclamato "defensor civitatis".

Don Luigi Dughera sprona incessantemente i fedeli laici ad occupare il loro proprio spazio d'azione. L'invito per una generosa testimonianza cristiana è rivolto a giovani e adulti, a uomini e donne, che egli considera mirabilmente associati al sacerdote per portare dappertutto il lievito del Vangelo che fermenta e vivifica la società. Si tratta di riconoscere che la missione della Chiesa è attuata non solo dai ministri sacri, ma anche dai fedeli laici, secondo la loro specifica vocazione che scaturisce dal battesimo. Le linee pastorali di Dughera -relative all'apostolato dei laici- sono orientate da profonde e lucide intuizioni: esse fanno parte di una gamma di innovative tendenze, che prepara la stagione del Concilio Vaticano II. Egli non conosce nè la "Lumen gentium" nè l' "Apostolicam actuositatem", ma nel suo cuore questi documenti conciliari sono già profeticamente anticipati. Assai prima dell'uscita di direttive e indicazioni Magisteriali, egli legge in anticipo i segni dei tempi e si adegua con una prassi pastorale.

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