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Il cratere di Secinaro
Il luogo dell'impatto si raggiunge da Secinaro percorrendo la strada che lo
collega a Rocca di Mezzo. Percorsi circa 10 km (7 km se si proviene da Rocca di
Mezzo) la valle si apre in un altipiano chiamato Prati del Sirente (fig. 2)
(Parco Naturale Regionale Sirente-Velino) ad una quota di circa 1100 m s.l.m. ed
a nord del massiccio del Sirente (2348 m s.l.m.) (fig. 3). Quasi all' Estremo
nord-ovest della piana, quando la strada ricomincia a salire ed a circa 350 m
dalla strada, si trova un laghetto formatosi nella depressione che sarebbe stata
prodotta dall'impatto di un meteorite (fig. 4).

Il "cratere" fu identificato per la prima volta nel 2000 dal
geologo svedese Ormö durante un periodo di studio in Italia. Tale struttura
geomorfologica è presente in altri esemplari, circa 160, nel mondo per cui si
costituì subito il gruppo di lavoro Sirente Crater Group con la collaborazione
di Rossi e Komatsu dell'International Research School of Planetary Sciences
(IRSPS) dell'Università d'Annunzio di Pescara (Italia). Il laghetto era
conosciuto sin dall'antichità e si ipotizzava una sua origine carsica, ma dai
rilievi nella zona la si è potuta escludere. Anche l'origine glaciale fu esclusa
per la giovane età come anche quella antropogenica. Dai primi rilievi la depressione
ha una forma leggermente ellittica (115 x 140 m) con un bordo rialzato alto
circa 3.5 m rispetto al terreno circostante anche se in due punti vi sono i
segni di tracimazione ed erosione (fig. 5). L'asse maggiore ha la direzione
NW-SE. Il bordo, largo alla base una decina di metri, ha la parete interna che
scende verso il bacino idrico (al momento della visita - agosto 2003 - il
livello dell'acqua era particolarmente basso a causa dell'ondata di caldo che ha
interessato la zona per settimane) come l'interno di una scodella, mentre la
parete esterna ha il profilo di una campana (figg. 6, 7 e 8). Sui bordi sono
stati effettuati dei sondaggi per definire la struttura geologica del sottosuolo
e per la ricerca di tracce del meteorite impattante. Provenendo dalla strada il
terreno pianeggiante non mette subito in risalto il profilo del cratere che si
presenta come una lunga striscia di terreno rialzato (fig. 9).

All'interno della depressione non è possibile vedere la
parte rocciosa a causa del limo anche se sono presenti due grandi massi (fig.
10), probabilmente rotolati dal vicino versante montuoso. Il bordo e la zona
circostante sono ricoperti dal prato montano (spessore circa 1 m) e solo alcuni
sassi affiorano. Ovviamente, non è possibile osservare a colpo d'occhio il
materiale espulso e la sua distribuzione anche se si sono identificati altri
piccoli cratere e/o depressioni (circa una ventina) che farebbero supporre la
ricaduta di pezzi a circa 300-400 m di distanza.

I pezzi del meteorite si staccarono dal corpo principale
durante l'incandescente volo nell'atmosfera che fece avvolgere di fiamme il
meteorite (filmato di una meteora che
attraversa l'atmosfera terrestre). Tali crateri secondari hanno un diametro
oscillante da 2 a 20 m con una profondità di circa 2 m. Tali piccole depressioni
si trovano in buon accordo con i picchi della carta dell'intensità del campo
magnetico della zona. Ciò corrobora l'ipotesi che l'impatto abbia lasciato
tracce metalliche nel sottosuolo. Nel luglio 2002 si sono eseguiti dei sondaggi
che fanno pensare che le tracce del meteorite si possano trovare ad un centinaio
di metri di profondità. A tutt'oggi, però, tracce di meteoriti non sono state
trovate. Le analisi con la datazione del radiocarbonio indicano la
formazione del cratere a circa 1500 anni fa, tra il III ed il IV sec. d.C.. Tale
giovane età sarebbe compatibile con la forma ben conservata del bordo rialzato.
Le possibili dimensioni del meteorite si dovrebbero aggirare a circa 3-4 m di
diametro al momento dell'impatto, mentre dovevano essere di circa 7-8 m al
momento dell'ingresso nell'atmosfera. La composizione del proiettile sarebbe
quasi certamente metallica viste le tracce di nichel ritrovate nei crateri come
confermato dal prof. Carusi, presidente della Spaceguard Foundation,
l'organizzazione scientifica internazionale che coordina gli studi per
identificare i corpi che potrebbero cadere sulla Terra.
Storia
e leggenda del "cratere" di Secinaro
La datazione del sito ha
fatto collegare l'evento astronomico del cratere di Secinaro con quello
"straordinario" avvenuto e narrato in un luogo 80 km più ad ovest:
Roma.
Il 28 ottobre 312 d.C. nella piana di Saxa Rubra le truppe
dell'imperatore Costantino fronteggiano quelle di Massenzio per contendersi la
supremazia su Roma. Narra lo storico Eusebio che "Costantino disse che verso la
metà del giorno, quando il sole cominciò a declinare vide con i propri occhi in
cielo, più in alto del sole, il trofeo di una croce di luce sulla quale erano
tracciate le parole 'In hoc signo vinces'. Fu pervaso da grande stupore e
insieme a lui tutto il suo esercito". La battaglia fu terribile, ma l'esercito
di Costantino vinse rincorrendo il nemico fino a Ponte Milvio dove fu
annientato.
L'anno dopo Costantino promulgò l'editto che permetteva ai
cristiani di professare liberamente la propria fede dando inizio all'avvento del
Cristianesimo. Questo l'antefatto, che noi tutti conosciamo fin dalla scuola
elementare, ma alla luce del ritrovamento del cratere di Secinaro qualcuno si è
posto questa domanda: il meteorite che ha formato il laghetto di Secinaro
potrebbe essere quel corpo celeste visto a Roma poco prima che Costantino
affrontasse l'esercito di Massenzio?
Secondo i ricercatori il grosso
masso incandescente precipitò alla velocità di circa 20 km/s: da Roma alla piana
sirentina ci sono 80 km, per cui sarebbero bastati 4 secondi per coprire tale
distanza prima di esplodere. Osservando le sponde del lago si comprende che la
direzione del meteorite è quella giusta: una palla di fuoco con una scia
luminosa dal cielo di Roma alle pendici del Sirente. La suggestiva ipotesi viene
formulata da Edoardo Alonzo, ex direttore del Parco, ente che ha sponsorizzato
la ricerca e ricercatore egli stesso: "Oltre all'opera di Eusebio da Cesarea che
descrisse la cometa vista da Costantino ventisei anni dopo, ho ritrovato testi
che parlano di un tempio della dea Sicinna e di una lunga e fiammeggiante scia
di luce". E nei pressi del lago c'è una collinetta dove si trovano pietre
disposte come resti di una antica costruzione, che potrebbe essere identificata
come il tempietto della dea.
Possiamo immaginare l'oggetto celeste
apparire in cielo come un puntino luminoso che cresce a vista d'occhio fino a
diventare una specie di cometa con una grande scia luminosa e precipitare,
infine, verso le montagne esplodendo come una grossa palla di cannone. Il boato
si dovette avvertire nelle valli circostanti terrorizzando uomini e animali.
Forse si formarono anche valanghe che franarono contro la boscaglia a valle.
"Scoppiarono molti incendi e ci furono certamente vittime, ma il tramonto della
storiografia romana ne cancellò ogni testimonianza", prosegue Alonzo.
Esisterebbe poi un testo della fine del IX secolo nel quale si parla di fiamme
dal cielo e di grandi distruzioni, racconti tramandati dalla tradizione popolare
del luogo (da Filippo Fabrizi, Corogroafia storica dei comuni della Valle
Subequana, in D.A.S.P., anno X, 1898):
"In tempi remotissimi tutta la
nostra montagna era un folto bosco di annose querce. Qui sulla vetta s'adorava
l'idolo della dea Sicina o Sicinna. Intorno ad esso i boscaioli, uniti ai satiri
lascivi, ballavano seminudi, cantando oscene canzoni. Quando venimmo a contatto
coi Romani, il rito scandaloso crebbe, penetrò persino nella corrotta Roma e
prese il nome di Sicinnio. Ma, quando nelle nostre contrade si cominciò a
diffondere la luce del Vangelo diminuirono i maligni e rozzi adoratori della
falsa e bugiarda dea. Un bel giorno proprio nel momento della satanica ridda,
cadde un fulmine a ciel sereno; la folla spaurita fuggì fuori dal tempio; e
l'idolo cadde a terra e scomparve.
I pastori aizzati dal Preside
Romano, per vendicare la dea, presero quanti cristiani potettero aver fra le
mani e qui dentro li uccisero a colpi di bastoni. Finalmente anch' Essi si
battezzarono; e divenimmo tutti buoni cristiani. San Pelino ci consigliò di non
più accostarci al luogo maledetto, ove la notte del sabato s'udiva fremere
l'obra infernale della dea; e dirimpetto ad esso fece costruire, un pò più in
alto la chiesa di san Nicola di Bari. Ma vennero dei falsi e bugiardi cristiani
che, sostenuti da pessimi imperatori, rompevano e bruciavano le immagini della
Madonna e dei santi. Il Signore mandò per castigo una gran peste. Tutta Secinara
era un cimitero. I pochi vivi andavano a dormire per le campagne. Una notte
videro verso l'Oriente, di là dal mare, lontano lontano, una lunga e
fiammeggiante striscia di luce. Erano gli angioli che portavano per l'aria, di
stella in stella, la bella e santa immagine della Madonna da Costantinopoli sui
monti di Lucoli; e di là rivolando la venivano a depositare qui dentro. Cessò la
peste. Il vescovo di Valva ribenedisse queste mura, innalzò quest'altare, vi
pose sopra la santa immagine della Madonna e la chiamò Santa Maria della
Consolazione. Da quel momento in poi Secinara non ebbe a soffrire nè guerre, nè
fame, nè peste".
Notizie tratte da www.globalgeografia.com/italia/secinaro.htm
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