ansia, dap (attacchi di panico), disturbo ossessivo compulsivo, depressione, agorafobia, claustrofobia, anoressia, bulimia.....
isola della speranza HomeDichiarazione di non responsabilitàCerca nel sito
 
[TESTIMONIANZE] PAG.2
Mi chiamo Giuseppe ed ho 18 anni. Quando ero piu' piccolo, avevo un carattere un po' chiuso e solitario. I computer mi attraevano molto, e io non solo li utilizzavo per giocare (come alcuni miei coetanei), ma gia' facevo esperienze di programmazione. Trascorrevo in media 2-3 ore al giorno davanti al pc, e cio' faceva preoccupare moltissimo i miei genitori, che non hanno mai amato l'informatica. A quei tempi (parlo di 12-13 anni fa) avevo un 8086 (il primo mitico processore prodotto da Intel), che qualche anno dopo, ovviamente, era stato largamente superato da modelli piu' potenti, e il mio piccolo pc non era piu' in grado di far girare il software piu' nuovo. In attesa che qualcuno mi regalasse un pc piu' potente, sono stato per qualche anno a digiuno di computer (anche se continuavo a tenermi aggiornato attraverso riviste specializzate). In questo arco di tempo, pero', non mi sono affatto aperto socialmente e non avevo neanche un amico/a del cuore. A scuola ottenevo risultati eccellenti (al liceo, fino al 3°-4° anno, avevo la media del 9/10). Come premio, a 15/16 anni i miei mi hanno regalato un pc. Ora, finalmente, potevo recuperare tutti gli anni che ero stato a digiuno di computer. Ho scoperto Internet e ho fatto parte di un gruppo di hackers europei e americani. Stavo seduto davanti al computer in media 4-5 ore al giorno, litigando volentieri con i miei genitori che pur di non farmi usare il pc avrebbero: 1) gettato l'hardware nella spazzatura 2) staccato l'impianto telefonico di casa 3)staccato persino l'impianto elettrico di casa. L'anno scorso, ho avuto una crisi che mi ha portato a rifiutare la scuola. Non mi interessava piu', non volevo piu' avere a che fare con professori e compagni. Anche se non aprivo piu' libro, sono riuscito a finire l'ultimo anno vivendo di rendita. A casa ero anche diventato molto nervoso: i miei decidono di rivolgersi a un neuro-psichiatra. Mi viene diagnosticata una crisi di ansia e depressione. Ho Iniziato a prendere Lexotan, poi sono passato a Seroxat e Entumin. Vi giuro avrei preferito morire piuttosto che prendere quei farmaci. Mi davano l'idea di avere una grave malattia mentale, pensavo che gli altri mi considerassero un pazzo. Miracolosamente, sono riuscito a fare un buon esame di maturita' ed ora ho in mano il diploma di liceo scientifico. Qualche tempo dopo, lo psichiatra mi da' l'ok per smettere di prendere i farmaci. Senza dubbio quello e' stato il giorno piu' bello della mia vita. Ora mi sento piu' tranquillo, e ho riaperto i rapporti sociali. Mi sono anche iscritto a un partito e seguo una squadra di calcio. Il pc ora lo uso circa due ore al giorno. All'univerista', mi iscrivero' a Ingegneria Informatica; i miei, per fortuna, sono d'accordo. Continuo, comunque, a tenermi in contatto con lo psichiatra. Mi farebbe piacere ricevere email da qualche ragazzo (o ragazza) che ha vissuto un'esperienza simile alla mia. Ciao a tutti

Ciao, mi chiamo Cristiano. Ho 29 anni e tante volte mi sento solo ed incompreso. Ne ho viste tante in vita mia che potrei scrivere un libro. Di cosa soffro io? Dico solo che so cos'e' la depressione e l'ansia, la disperazione e la solitudine piu' nera. Le conosco tutte perche' le ho provate. So cosa significa sentirsi dire "ma dai fatti forza, e' questione di volonta,", mentre dentro senti la rabbia per non riuscire ad esprimere ed a liberarti da quello che ti opprime. So cosa significa sentirsi soli in mezzo ad un MILIONE di persone. So cosa vuol dire avere davanti un muro indissolvibile. So cosa significa tener nascosto tutto perche' si prova vergogna. Nella mia esperienza ho scoperto che la vera cura e' nella motivazione. Se non c'e' quella non si guarisce mai. Lo so perche' ho il caso di mia madre che ormai credo prendera' farmaci per tutta la vita. Niente motivazioni per uscirne! Neanche l'amore per i figli. Una vittima a cui non e' stata data la possibilita' forse. Niente sicurezza e motivazione. E' la barriera della paura e della vergogna. Conosco la malattia mentale, perche' sono cresciuto con questa ombra sempre presente. Significa il piu' delle volte mancanza di amore. Mancanza di espressione della propria anima. La liberazione in un urlo di rabbia e di vita. La comprensione di qualcuno.L'ansia, la depressione, il DAP per me sono sintomi che vogliono esprimere la sofferenza dell'impossibilita' di esprimere la propria vita, il proprio vissuto. Rabbia che non riesce ad uscire. Mancanza di spazio creativo. Io ho distrutto il mio mondo per ricostruirne un altro una volta. Mi sono sentito solo e perso, ma adesso pur soffrendo sempre e tante volte sentendomi senza via di uscita  vado avanti con la speranza di dire un giorno "io ci sono e sono vivo". E' una certezza qualche volta. Non puo' che essere cosi'. La maggior parte della gente vive sprecando il suo tempo nella banalita' e nell'abitudine. Se si supera la sofferenza si e' ben piu' in alto. Perche' la vita acquista un senso, e non ci sono piu' capi, piu' troppe angoscie, piu' troppe ansie. Come un aquila che dall'alto vede tutto ma e' un po' distaccata. Ce la si puo' fare. Sicuramente. Un abbraccio Cristiano

Ciao ..è incredibile non sono sola in tutto questo casino che vivo! Ho 23 anni e da circa 5 anni soffro di attacchi di panico anche se i primi sintomi di quello che non riuscivo a spiegarmi sono iniziati un pò prima. E' da quasi 2 anni che sono in cura da uno psicologo ma i miglioramenti si intravedono non so perchè solo nei periodi di festa (Natale ed Estate). Non riesco più a riconoscermi, sono sempre stata una ragazza spensierata con tanta voglia di divertirmi e conoscere gente..ora mi ritrovo una ragazza impaurita e senza amici visti che li ho allontanati da me non riuscendo più a vivere come prima. Sono 5 anni che da sola non prendo un mezzo pubblico e le mie uscite più azzardate sono nel vicinato. Provo tanta vergogna nel notare gli sguardi della gente che mi circonda..allora per sdrammatizzare ci scherzo su (non appena mi riprendo dalla crisi) dicendo di essere pazza! Ho tanta voglia di ripredermi la mia vita di un tempo ma non so come fare..se vorrete scrivermi per raccontarmi la vostra storia ne sarò felice e forse ci sentiremo meno soli. CIAO

Sono sposato ed ho una bimba di 7 anni, faccio il grafico. Soffro da tantissimo tempo ( quasi 25 anni ) di fobie ossessive riguardo ai numeri: inizialmente pero' erano immagini o parole dal significato brutto (tombe con la foto dei parenti o di me stesso, nomi di malattie ecc.), il brutto e' che quando mi venivano in mente, mentre stavo facendo qualcosa (come entrare in una stanza, scrivere o dire una parola, ecc.) io dovevo per forza ripetere quell'azione finche' non la eseguivo senza quel pensiero in testa o sostituendolo con uno opposto. Mesi fa, dopo anni di sofferenze e pessime figure con la gente, mi sono imposto con ragione trovate a fatica in me stesso, di non dare piu' importanza a quelle immagini e a quegli ossessivi rituali e ce l' ho fatta ad eliminarli, a non considerarli piu'. Ho passato pero' un solo giorno felice e libero, perche' sono subentrati i numeri (quelli che si dice portino male), e non riesco piu' ad uscirne. Saluti

Caro Paolo, scusa se non mi sono fatto vivo prima, è che mettendomi a riflettere su quello che volevo raccontare mi sono accorto che troppe erano le cose che volevo dire e che troppo difficile era lo sforzo di non essere banali e allo stesso tempo chiari e utili a qualcun'altro.In realtà io ho sempre scritto solo per me stesso, come una forma di sfogo, buttavo giù febbrilmente i pensieri così come mi venivano senza quasi intervenire per cercare di scovare quello che al fondo mi rodeva e mi rendeva inquieto. Anche questo mi ha aiutato. Quello che al fondo volevo dire, però, è una cosa molto semplice, ma forse non molto comprensibile, ma per quanto mi riguarda è così : non bisogna lottare contro la depressione bisogna accettarla, non bisogna cercare risposte immediate, facili, delle 'scorciatoie', anche il male ha un senso, se non ci facciamo annientare dalla paura, e sono convinto che abbia un significato positivo, di crescita di evoluzione, di trasformazione in senso positivo della persona. Lo so, adesso bisognerebbe precisare e argomentare molte cose, cautelarsi, ma non sono in grado, lascio ad altri questo compito, io riferisco una mia personalissima esperienza: la depressione mi spinge a cercare là dove non avrei mai cercato.... anche se ne ho, certo, ancora paura, essa è una parte di me che viene dal profondo ed esprime pulsioni profonde che coscientemente non mi rendo conto di avere. Ma con questa lettera volevo soprattutto darti tutta la mia solidarietà per l'ottimo lavoro che stai facendo e offrirti, nel mio piccolo, il mio aiuto, se lo riterrai opportuno, nella tua attività. Vorrei ancora esprimere la mia solidarietà e la mia affettuosa comprensione verso tutti coloro che stanno soffrendo: coraggio, prima o poi il sole ritorna, di questo dovete essere certi, non siamo vittime del mondo, siamo noi gli artefici della nostra realtà, bella o brutta che sia per cui prendete la sofferenza come una sfida, una prova che vi renderà più forti più fiduciosi più capaci di comprendere ed amare. Ciao a tutti Mauro.

Ciao a tutti: mi chiamo Riccardo, Ricky per gli amici, ho 30 anni e da poco piu' di due mesi soffro di attacchi di panico. A dire la verita' soffro d'ansia e di "mancanza" di respiro (il mio psichiatra la chiama "fame d'aria") da 10 anni, ma mai mi era capitato un attacco di panico,e che attacco!!! Ero in macchina, da solo, che tornavo dalla palestra (premetto che non mi sentivo molto bene dalla mattina e non avevo fatto nessuno sforzo), quando, improvvisamente, il cuore ha cominciato a battermi all'impazzata, poi e' arrivata la mancanza di respiro, sudorazione, formicolio agli arti..... "sto morendo, e' un infarto" ho pensato. La testa ha cominciato a girarmi e la vista ad annebbiarsi ed i muscoli mi si sono contratti! Una situazione pazzesca! Ho accostato l'auto ed ho incominciato a suonare il clacson per chiedere aiuto, ma e' stato inutile. Piu' per disperazione che per altro, ho rimesso in moto l'auto e sono arrivato fino a casa (per fortuna mancavano pochi chilometri). A casa c'era mia moglie che, viste le mie condizioni, m'ha portato di corsa all'Ospedale. E' stata una corsa atroce, ad ogni istante che passava le mie condizioni peggioravano!Avevo tutti i muscoli paralizzati, diaframma compreso, ero cianotico e non facevo che ripetere a mia moglie "Se muoio dona gli organi". Arrivati al P.S. mi hanno dato un'occhiata superficiale e detto:"E' un attacco di panico, dategli del Valium". E' stata un'esperienza atroce per me, resa ancora piu' "crudele" dalla sbrigativita' dei medici del Pronto Soccorso. Da allora ho imparato a capire ma NON a controllare gli attacchi (da allora ne ho avuti altri 6, e sempre con qualcosa di diverso; ora il cuore, ora lo stomaco,...). Sono cosciente del mio (nostro) male e VOGLIO guarirne. Ci vorra' tempo, aiuto, costanza, ma gia' il fatto di aver capito cos'ho mi sta aiutando. Ora vado da uno psichiatra (e' un po' caro, ma sto avendo qualche effetto, ed allora al diavolo i soldi!!!) ed ho intenzione di frequentare una terapia di gruppo. Se qualcuno volesse parlare con me sul nostro problema e sul come lo sta affrontando, sia positivamente che negativamente, puo' scrivermi. Spero di non avervi annoiato e ringrazio Paolo per aver aperto questo sito! Ricky

Ciao a tutti ! Sono Massimo, 29 anni, professione Designer. soffro di ansia ed attacchi di panico da 10 anni circa. Ecco la mia storia : Il mio primo d.a.p. l'ho avuto in occasione di una festicciula tra amici, fumando una "canna", era il lontano 1988 d'autunno e con le foglie ... cadevo anch'io ... anzi precipitavo! Non era la prima volta che fumavo quella roba, ma sapete avevo 19 anni e cosi'... Ad ogni modo col tempo ho capito che non era stata la Mariuana a provocarmi quel terribile senso: di morte, di perdere il controllo, di impazzire! Ma era una cosa che forse covava in me da tempo. Sono sempre pii' portato a pensare che era, ed e' scritta nei miei (nei nostri) geni ... All' inizio non osai proferirne parola con alcuno, mi vergognavo, avevo paura di essere scambiato per pazzo, avevo paura di tutto !!! Dopo circa 3 anni decisi di farmi coraggio e partii per il militare. I primi tempi non erano neanche male, riuscivo a controllare i miei attacchi facendo forza esclusivamente su me stesso, ma giunto a meta' percorso crollai inesorabilmente. Fu allora che mi decisi a chiedere aiuto ad un medico, consigliato anche da un mio "fratello di naia". Di li' ad appena 3 mesi non potevo credere a quello che mi stava accadendo: mi torno' la voglia di vivere e la paura che da anni mi attanagliava si andava sempre piu' indebolendo . Lo psichiatra mi prescriveva allora l'Anafranil, che tutt' oggi assumo anche se in quantita' limitate (mezza pillola da 75 mg die). Ho provato diverse volte a smettere durante questi ultimi anni, ma non ci sono mai riuscito, ricrollando puntualmente nel "tunnel della paura" (cosi' conosciuto, ma sempre cosi' nuovo ...). Non so se riusciro' mai a smettere con le pillole, ma onestamente non me ne frega niente visto che ormai sono anni che non ho un attacco di panico vero e proprio (anche se sono perennemente ansioso). Morale della favola: forse l' unico sistema per combattere il d.a.p. e' riuscirci a convivere, dopotutto non siamo gli unici che soffrono su questa terra ... e poi c'e' l'Anafranil !!! Massimo

Mi chiamo Peppe  ho 43 anni e ho la stessa vostra "malattia" da circa 18 anni . Anch'io ERO un'altra persona, attivo, sportivo, avventuriero, in una sola parola "spensierato". Poi, la laurea, il lavoro, il matrimo nio e .....CRACK!! Pronto soccorso durante un viaggio e diagnosi: attacco di panico. Nemmeno sapevo che significava. Purtroppo ne ho preso conoscenza nel giro di pochi anni, grazie a costose e faticose "cure" : psicofarmaci, yoga, pranoterapia e psicoterapia. Non l'avessi mai fatto!! L'ignoranza e' la virtu' dei forti! Risultato?, la paura della paura, cioe' L' ISOLAMENTO. Anch'io ORA, come voi, sono un'altra persona. Paradossalmente piu' forte e piu' matura di 18 anni fa. E' una sfida continua ed estenuante, a volte gratificante. Ho cambiato strategia, vado allo stadio, nei supermercati, in autostrada, senza averne voglia e con il cuore a vento; rischio tutti i giorni ma a casa non ci resto. Ho deciso di morire per strada. O muoio o torno a vivere. Non ho piu' alternative. Domani provero' con l'autobus, e dopodomani qualcos'altro. Saro' come rinascere e imparare a camminare. Provateci anche voi, ce la faremo. Scommettiamo? Scrivetemi, mi fara' piacere. Peppe

Voglio rendere pubblica la mia storia perchè è stata una sofferenza durata 7 anni e tutto questo perchè non mi hanno indovinato subito la cura. Fa ridere,vero,detto così? Poi mi è stato spiegato che la cura va cucita addosso come fosse un abito e non bisogna aver paura degli alti dosaggi; se si tratta di altri farmaci si assumono senza problemi, con quelli, chissà ci si sente alla pari dei tossicodipendenti mentre si è solo malati che possono anzi devono guarire. Ora sto bene ho persino paura ad ammetterlo.. Attenzione!Quando sospendete gli SSRI fatelo gradualmente, altrimenti sono capogiri e nausea almeno per me. Laura

Credo da sempre che ho sofferto per depressione in seguito attacchi di panico. Ho 46 anni e la mia vita si trascinava con enorme fatica nascondendo qualcosa che ne io ne gli altri capivano.Mi dicevano che ero svogliata, immatura, e che fisicamente non avevo niente. Ne ero convinta anch'io e quando non riuscivo ad uscire per assolvere un'impegno avevo tremendi sensi di colpa.Circa 4 anni precipitai in uno stato grave dove non mi era più niente sotto controllo.Mi sentivo malissimo ma non sapevo descrivere come, non dormivo più, non riuscivo ne a stare ferma o seduta, non riuscivo più a mangiare, a uscire fuori dalla porta di casa, ne a parlare a telefonare, passavo le mie giornate in quest'inferno con la testa ripiegata nel gabinetto per vomitare. Il mio medico di famiglia dopo ripetute chiamate a domicilio da parte mia mi liquidò dicendomi che stavo benissimo e che non sarebbe più venuto a visitarmi e l'unica cosa che dovevo fare era andare al C.I.M. Precipitai nella disperazione più totale perchè l'unica strada che mi avevano indicato era impraticabile dal momento che non riuscivo nemmeno ad aprire la porta di casa.Come sarei potuta andare lì? Intanto marito parenti e amici mi ripetevano che stavo bene, dovevo reagire. I miei sensi di colpa aumentavano. Dopo mi ricoverano in un noto Ospedale romano, mi facevano di continuo analisi ma non trovavano nulla. Nel reparto dove stavo erano quasi tutti moribondi e vedere la gente che mi moriva accanto era una cosa tremenda, stavo sempre peggio. Mi sentivo come una cavia e nessuno mi ascoltava, allora dicisi di firmare e andarmene. Finalmente incontrai una persona che aveva passato una storia simile alla mia e mi indirizzo da un bravissimo neurologo. Dopo mesi di cure frmacologiche ricominciai a vivere fino a prendere decisioni importanti sulla mia vita. Ora sto meglio rispetto ad allora, ma non sono guarita ancora. Ho imparato a convivere con la depressione ed il panico, forse sono quasi rassegnata a non poter vivere automamente come molti, a non riuscire ad uscire di casa da sola se non per brevissimi tragitti, a rinunciare ad un lavoro, a prendere un autubus. Mi sembra inevitabile che abbia quelle crisi così intense di  dolore e lacrime ma mi sforzo di pensare che passerà come passa un temporale anche se in quei momenti niente sembra avere un senso. Comunque rispetto all'inferno che ho passato anche tutto questo è vita da amare. Sento graditudine per l'esistenza di questo sito perchè ho capito che siamo tanti e mi fa sentire meno sola.

home | infoids@yahoo.it
Reproduction in whole or in part without express written permission is prohibited
E' vietata la riproduzione totale o parziale senza il consenso scritto
1997-1998-1999-2000-2001 All Rights Reserved.