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Sabato 4 ottobre 2003

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HARUKI MURAKAMI

>> Fra Giappone, beat e Fellini. Si dice nomen omen. Nel nome sta racchiuso un senso profondo, come se si stesse a parlare delle palline che con cinquecento lire ottenevi dal contenitore - quando non era scassato, e allora via calci... - e con cui giocavi ma dentro alle quali c'era un altro giocattolino proporzionato ai soldi spesi.
Faccio questo discorso perché, anche se ci ho messo poco, non è stato facile affibbiare un sottotitolo a questa sorta di saggio. Murakami è giapponese, d'accordo, ma lo è già molto meno di altri scrittori più radicati nel contesto tradizionale giapponese (o, almeno, quello che noi dall'altra parte del mondo ci figuriamo) come Yukio Mishima, Kenzaburo Oe, la stessa Yoshimoto. Tutti ci parlano di onigiri, futon eccetera, ma Murakami - che non a caso ha vissuto per lunghi periodi negli Stati Uniti e in America - è l'unico che fornisca un punto di vista sufficientemente occidentale per potersi innestare nelle sue storie. Prima, però, uno sguardo alla biografia e alla bibliografia tradotta in Italia.

BIOGRAFIA

Haruki Murakami nasce a Kobe nel 1949. Dopo essersi laureato in drammaturgia classica alla Waseda University - con una tesi sul viaggio nel cinema americano -, si è dedicato alla gestione del suo jazz bardal 1974 al 1981. Nel frattempo nel 1979 vince il premio Gunzo con il suo libro d'esordio, Ascolta la canzone del vento, non tradotto in Italia, e pubblica altri due libri. Fra questi Sotto il segno della Pecora vende in brevissimo tempo 150.000 copie solo in Giappone e gli fa conquistare il prestigioso Noma Literary Award.

Oltre a scrivere numerosi romanzi e racconti si dedica alla traduzione di scrittori americani fra cui John Irving, Raymond Carver e Francis Scott Fitzgerald.

Vive tra Italia (a Roma), Giappone e Stati Uniti.

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Qui sotto la mappa del sito. Un piccolo tributo a Ilaria, ché gli occhi sono suoi.
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>Note sinestesiche<
Musica:
The Beatles ('Norwegian wood')
Rossini ('La gazza ladra')
Talking heads
Bob Dylan
Rachmaninoff
Libri:
F.S. Fitzgerald ('Il grande Gatsby')
Jack Kerouac ('Sulla strada')
Cervantes ('Don Chisciotte')
Cibo e bevande:
Spaghetti (per 'L'uccello che...')
Vodka (ovunque)
Onigiri

 

I miei amici
>>Nutellino
>>Masaniello
>>KoAn
>>Angel
>>Ilapippi
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--- BIBLIOGRAFIA dei libri tradotti in italiano ---

Sotto il segno della pecora Longanesi, 1992
Tokyo Blues - Norwegian wood Feltrinelli, 1995
Dance dance dance Einaudi, 1998
L'uccello che girava le viti del mondo Baldini & Castoldi, 1999
A sud del confine ad ovest del sole Feltrinelli, 2000
L'elefante scomparso ed altri racconti Feltrinelli, 2001
La ragazza dello sputnik Einaudi, 2001
Il secondo assalto alla panetteria Racconto inserito in Playboy stories, poi presente anche nella raccolta 'L'elefante scomparso...'
La fine del mondo e il paese delle meraviglie Einaudi, 2002
Underground Einaudi, 2003
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Img02.jpg (4792 byte) >> Parlavamo del sottotitolo. L'influenza beat e quella pop sono ben evidenti nelle opere di Murakami; l'aver letto scrittori americani abituati a raddensare il ritmo di fatti dietro ai quali si celano riflessioni e stili di vita si coniuga con una lentezza e uno studio dei gesti non usuale fotografando i personaggi all'interno dell'occhio del ciclone.
Grande differenza fra Murakami e, ad esempio, il primo De Carlo sta nel fatto che entrambi studiano l'influenza dei fatti sull'uomo ma da punti di vista opposti: l'italiano, ad esempio in Uccelli da gabbia e da voliera, illustra il modo di uscire da un meccanismo congegnato, mentre il giapponese cerca la via per entrare in altri meccanismi, altri stili di vita più nuovi e produttivi.
Lo scontro fra una visione - sia detto senza connotazioni critiche - "negativa" di De Carlo e una "positiva" di Murakami.

>>Fellini.
Non sta a noi ribadire il fin troppo facile legame fra Fellini e il sogno (del resto non appannaggio solo del regista italiano). La peculiarità di Fellini, secondo un 'blasfemo' del cinema, sta nel saper inserire il sogno nella vita, nel vedere ciò che gli altri non vedono, in quell'insieme di caratteristiche chiamato 'essere visionario'.
Ebbene Murakami si porta sugli stessi livelli: le investigazioni dei suoi personaggi si tramutano in indagini sulla vita da parte di persone che non hanno nulla da perdere e si rassegnano alla non comprensione degli eventi giungendo in tal modo ad un più elevato livello di... 'Dominio' sulla vita mi sembra fuori luogo. Di collaborazione, più che altro.
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>> I personaggi

La caratterizzazione dei personaggi è pressoché standard - questo anche perché i libri vanno letti uno dopo l'altro, vuoi perché trattano degli stessi personaggi vuoi perché coinvolgono evoluzioni di personaggi precedenti.
Non si tratta però di saghe montalbaniane: M. va a scavare nel profondo dei problemi, che siano singolari o sociali ma ugualmente rapportabili a problematiche che esulano dal contesto sia giapponese, sia maschile, sia semplicemente generazionale.
Lo scrittore stesso non nasconde come chi è descritto sia spesso egli stesso: il protagonista beve tanto la notte, fuma o smette di fumare, ascolta musica pop e rock anni settanta, gestisce jazz bar, incontra donne strane, scopre nuove strade.
Il protagonista scopre soprattutto nuove realtà in un mondo che d'improvviso gli si rivela schermo da bucare; sconvolto da singole pulsioni (che siano la fame ne Il secondo assalto alla panetteria, l'insonnia, un semplice senso di straniamento da ciò che fa) si ritrova proiettato in mondi paralleli fatti di donne i cui capelli sbiancano in un solo giorno, in cui compaiono voglie sulla faccia dal singolare potere, in cui un raggio di luce che si proietta in fondo ad un pozzo riesce a scoperchiare le resistenze segrete e a tradire la reale natura dell'uomo.

>> La realtà

Il Giappone è il punto di partenza d'ogni singola storia, anche se spesso e volentieri capita che la storia 'traslochi' (alle Hawaii, in Grecia, in Cina, in Siberia). Il Giappone inteso come metropoli attraversate da linee di metro e inteso come un'Hokkaido ricoperta dalla neve; un Giappone punto di scontro fra il nuovo e l'antico, il senso dell'onore e i walkman con le cuffie, i canali della tradizione e una vita che si personalizza e prende nuovi spunti, nuove strade.
Parlare della realtà diventa comunque difficile in Murakami, soprattutto perché la riflessione che parte dalla lettura dei suoi libri ("Dance dance dance" e "La ragazza dello sputnik" in particolare, ma anche "L'uccello che girava...") coinvolge la realtà e i suoi derivati più stretti. Esiste una realtà non percepita? Quelle di cui tratta son diramazioni di realtà o punte d'irrealtà in un mondo surreale? Ha senso parlare di tempo nei suoi libri, in quelle atmosfere rarefatte che si tingono d'azione, in quelle porte che vien voglia di non aprire, su quelle pareti che vien voglia di non toccare per il timore che possano risucchiare?

> La musica

I libri di M. sono imprescindibili dall'aura musicale che li contorna. Jazz, classica e pop in particolare; non c'è libro che non parli di questi tre diversi generi, sovente mischiati fra loro, spesso citati senza quell'atmosfera di 'competenza' che gli scrittori cercano di creare ma lasciando puramente intendere che senza capire la musica citata, o senza averla ascoltata, non si potranno capire i libri.
Per la lettura di Tokyo blues è necessario ascoltare Norwegian wood, citata nella prima pagina del romanzo; così come la Gazza ladra fischiettata appena prima che il telefono squilli in L'uccello che girava le viti del mondo; i jazz de A sud del confine ad ovest del sole e i Talking heads in Dance dance dance sono tutti esempi di musica che si lega con la storia, si rapprende in essa come leitmotiv che cambia costantemente e che pure si ripresenta in se stesso.

> La cucina

I personaggi di M. cucinano spesso; è anzi un aspetto quasi snervante delle prime sue letture quest'insieme di descrizioni dettagliato relativo al modo di cucinare gli spaghetti o altro. E' però un'altra chiave per entrare nelle sue storie, questa, una chiave che egli stesso utilizza per ricucire il filo del discorso, raccordare la narrazione e ripartire.