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Storia, arte e architettura nell'antica dimora dei conti Malvezzi

Alla scoperta di Palazzo Bonoris

La ricca dimora, recentemente restaurata, tra le visite della "Società"

di Paolo Bertelli

Di quanto fosse splendida l'antica chiesa di Sant'Agnese misera traccia rimane nelle parole di Giovanni Cadioli nel suo Descrizione delle pitture, sculture ed architetture che si osservano nella città di Mantova e ne' suoi contorni, edito in Mantova, per l'erede di Alberto Pazzoni Regio Ducale stampatore, nel 1763, che riportiamo per sommi capi dal titolo "S. Agnese chiesa e convento de' Padri eremitani di S. Agostino della Congregazione di Lombardia detti gli Agostiniani" Grazie alla descrizione del Cadioli è possibile, seppur solo attraverso una ricostruzione documentaria, comprendere lo spazio interno dell'edificio e rintracciare alcune opere d'arte. Nel primo altare a destra era collocato un quadro di ignoto ("di maniera oltremontana") raffigurante San Giovanni battista, cui seguiva, all'altare successivo, un San Francesco supplica Maria per liberare Mantova dalla peste, del raffinato pittore mantovano Francesco Borgani, oggi conservato nella Galleria Nuova di Palazzo Ducale. Al lato sinistro il primo altare mostrava un S. Michele atterra il demonio, di Antonio Maria Viani, pure al Ducale, mentre non ben identificabili sono alcune "storiette" sempre a lui attribuite collocate sul parapetto dell'altare e dipinte sul muro ai lati della cappella. Al secondo altare ("dipinto da Giuseppe dalla Mano") era un San Nicola, mentre il terzo era decorato da un dipinto di Borgani raffigurante San Paolo Eremita ritrova il cadavere di Sant'Antonio (anche questa pala si conserva al Ducale nel Corridore di Santa Barbara). Alla quinta cappella era un Sant'Agostino di Rinaldo Mantovano, con "un Dio Padre sul soffitto" e "gli scudetti laterali sul muro". Seguiva quindi un "deposito" con "la sua lapide in marmo e cornice a rabeschi" e la cantoria, sostenuta da quattro colonne doriche e lavorata ad arabeschi dorati. Anche le porte dell'organo sembra fossero state dipinte da Borgani. L'ultima cappella a destra accoglieva un dipinto con la Madonna, S. Celestino Papa e S. Apollonia opera, pare, di Lorenzo Costa. Dalla cantoria si accedeva quindi nel chiostro decorato con lunette con miracoli S. Giovanni Bono, tra le quali sembra ve ne fosse una del Fetti. Sulla porta d'accesso lunetta a fresco col martirio di S. Agnese di Dionis Calvaert. A tutt'oggi quanto sopravvive del complesso di Sant'Agnese è un capitello marmoreo collocato al di sopra di una lesena che sopravvive in fondo al vicolo, a sinistra, e, senza coinvolgere gli spazi ad occidente nei quali trova luogo il Museo Diocesano, una serie di medaglioni a fresco all'interno degli edifici finitimi. Alle notizie del Rosso Restori aggiunge: "Il Vicolo adunque ora detto di S. Agnese, fu aperto dopo il 1802; al posto del Vicolo attuale e del giardino che a destra lo costeggia sorgeva ancora in principio del secolo passato l'antichissima e bella chiesa di S. Agnese; fra la chiesa e l'attuale palazzo del Conte Bonoris un vicolo antico congiungeva la Via Cavour (allora detta di S. Agnese) colla Piazzetta del Seminario". La facciata del palazzo, ampia, s'impernia attorno all'accesso. Al portone principale, contornato di marmo e sul quale s'imposta il balconcino, si accede attraverso sei gradini in marmo. La parte inferiore della facciata è caratterizzata da un bugnato piatto, mentre l'intonaco liscio caratterizza il piano nobile, dove le snelle finestre d'inizio Ottocento vedono una sobria decorazione all'architrave. Dalle fonti sembra che la facciata dell'edificio sia stata eretta dal Marconi nel 18021 Fondamentale per la storia dell'edificio (valga per tutte l'iscrizione a coronamento del portale d'accesso e la lapide collocata in facciata)2 è la storia della famiglia Bonoris, che ha caratterizzato la proprietà dopo la famiglia Malacarne e fino ai giorni nostri attraverso la Fondazione dedicata a Gaetano Bonoris. Una lucida disamina della situazione è stata intelligentemente tratteggiata da Mario Vaini nel suo La società censitaria nel Mantovano 1750-18663 dal quale prendiamo spunto per le seguenti note.

1. Mantova. Le Arti, III, p. 258. Giambattista Marconi, assistente di Paolo Pozzo come insegnante di architettura  all'Accademia Teresiana, nel 1780 fu impegnato nella decorazione del neoclassico Appartamento degli Arazzi al Ducale. Realizzò quindi nel 1784 l'Albergo Reale, poi Palazzo Barbetta, caratterizzato dalla possente facciata a vista, la villa d'Arco-Moschini a Goito, eretta intorno al 1789 insieme a Giuseppe Crevola e la ricostruzione (1793) della chiesa di San Leonardo. Sua è anche la sistemazione del parapetto e della cancellata nella cripta di Sant'Andrea.
2. Così recita la lapide in marmo in cui è inserita l'effigie bronzea del filantropo: "Conte / Gaetano Bonoris / munifico benefattore / 1861 - 1923 /La fondazione Bonoris pose". Fu questo l'ultimo esponente della nobile famiglia.
3. MARIO VAINI nel suo La società censitaria nel Mantovano 1750-1866, Milano, Franco Angeli, 1992, pp. 42,48-51, 103.

(Paolo Bertelli 2 - segue)


Un centenario da ricordare 

La "Società" sulle più prestigiose riviste di arte e cultura italiane 
Ampi servizi su "Civiltà del Rinascimento" e "Il Giornale dell'arte"

I nostri primi cento anni ? Un  successo. Ma anche il centenario ha ricevuto un consenso davvero senza precedenti: la benemerita "Società per il Palazzo Ducale" è davvero uscita dai confini provinciali e, grazie alle due più importanti riviste di arte e cultura italiane, ha avuto un risalto nazionale, se non addirittura europeo. Effettivamente il centenario è stato ricco di iniziative: basti ricordare il restauro del Camerino dei Cesari e del Camerino dei Falconi in Palazzo Ducale, il restauro di tre pale d'altare provenienti da chiese del territorio ed ora conservate al Museo Diocesano e la ristampa anastatica della guida a Palazzo Ducale di Nino Giannantoni. Una serie di iniziative di assoluta caratura e qualità, concretizzatesi anche sotto gli auspici delle autorità competenti e con il contributo delle Fondazioni Bam e Comunità della Provincia di Mantova. Come dicevamo però questo fervore - quasi senza precedenti per la Società e con pochissimi confronti anche con le altre associazioni di volontariato italiane -ha attirato l'attenzione della migliore stampa periodica nazionale d'interesse culturale. Per nostro interesse infatti lo splendido mensile "Civiltà del Rinascimento" (De Agostini - Rizzoli periodici) ha pubblicato nel numero di luglio 2002 un ampio servizio dedicato al restauro del Camerino dei Cesari e alla Società. A Mantova, volontari del palazzo Ducale è il titolo dell'ampio servizio (ben tre pagine completamente a colori) dedicato all'operato dell'Associazione e corredato dalle meravigliose immagini del Camerino dei Cesari scattate dal fotografo mantovano Vito Magnanini e concesse per la pubblicazione dalla Soprintendenza di Mantova. "A Mantova, da un secolo esatto, ci sono persone - attualmente sono 500 - che del tutto volontariamente, senza percepire alcun compenso o rientro di ordine economico, dedicano gran parte del proprio tempo a "contribuire alla tutela, alla conservazione, all'accrescimento e alla conoscenza del patrimonio artistico di Palazzo Ducale, nonché di altri beni culturali mantovani". Così recita alla voce "scopi" lo statuto della benemerita Società per il Palazzo Ducale di Mantova, nata nel maggio 1902 Un centenario da ricordare La "Società" sulle più prestigiose riviste di arte e cultura italiane Ampi servizi su "Civiltà del Rinascimento" e "Il Giornale dell'arte" e, quindi, la più antica associazione di volontariato culturale d'Italia". In queste significative righe che aprono il servizio è contenuta buona parte della storia della Società. Le pagine continuano poi con la storia del restauro del Camerino dei Cesari e con una breve storia della Società non dimenticando ovviamente di ricordare il foglio sul quale stiamo scrivendo. Un'intera pagina è dedicata inoltre alle iniziative e ai restauri svolti dall'Associazione negli ultimi… 100 anni. Apprezzato è infine il suggerimento finale del servizio: "A chi non conosce il Camerino dei Cesari, il palazzo gonzaghesco e il capoluogo lombardo, non possiamo, quindi, che suggerire una visita. Mentre alla Società per il Palazzo Ducale di Mantova facciamo invece i nostri ringraziamenti e gli auguri per altri cento anni". L'altro importantissimo mensile italiano di cultura, "Il Giornale dell'Arte" nel recente numero di dicembre ha dedicato un articolo al centenario della Società. Mantova, centenario con i Cesari è il titolo del contributo che ricorda il restauro del Camerino dei Cesari grazie all'intervento della Società, "la più antica associazione di volontariato culturale d'Italia". Un centenario, pertanto, all'insegna dei grandi interventi di restauro e valorizzazione dei beni artistici e culturali di Mantova e, in primis, del palazzo Ducale, obiettivo precipuo statutario, ma che ha permesso alla nostra Associazione di presentarsi, in un'ottica moderna ed adeguata ai tempi, all'attenzione dell'Italia e dell'Europa della cultura. (p.be)


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