|
Di quanto fosse splendida l'antica chiesa di Sant'Agnese misera traccia rimane nelle parole di Giovanni
Cadioli nel suo Descrizione delle pitture, sculture ed architetture che si osservano nella città di
Mantova e ne' suoi contorni, edito in Mantova, per l'erede di Alberto Pazzoni Regio Ducale stampatore,
nel 1763, che riportiamo per sommi capi dal titolo "S. Agnese chiesa e convento de' Padri eremitani di S.
Agostino della Congregazione di Lombardia detti gli Agostiniani" Grazie alla descrizione del Cadioli è
possibile, seppur solo attraverso una ricostruzione documentaria, comprendere lo spazio interno
dell'edificio e rintracciare alcune opere d'arte. Nel primo altare a destra era collocato un quadro di
ignoto ("di maniera oltremontana") raffigurante San Giovanni battista, cui seguiva, all'altare
successivo, un San Francesco supplica Maria per liberare Mantova dalla peste, del raffinato
pittore mantovano Francesco Borgani, oggi conservato nella Galleria Nuova di Palazzo Ducale. Al lato
sinistro il primo altare mostrava un S. Michele atterra il demonio, di Antonio Maria Viani, pure
al Ducale, mentre non ben identificabili sono alcune "storiette" sempre a lui attribuite collocate
sul parapetto dell'altare e dipinte sul muro ai lati della cappella. Al secondo altare ("dipinto da
Giuseppe dalla Mano") era un San Nicola, mentre il terzo era decorato da un dipinto di Borgani
raffigurante San Paolo Eremita ritrova il cadavere di Sant'Antonio (anche questa pala si conserva
al Ducale nel Corridore di Santa Barbara). Alla quinta cappella era un Sant'Agostino di Rinaldo
Mantovano, con "un Dio Padre sul soffitto" e "gli scudetti laterali sul muro". Seguiva quindi un
"deposito" con "la sua lapide in marmo e cornice a rabeschi" e la cantoria, sostenuta da quattro colonne
doriche e lavorata ad arabeschi dorati. Anche le porte dell'organo sembra fossero state dipinte da Borgani.
L'ultima cappella a destra accoglieva un dipinto con la Madonna, S. Celestino Papa e S. Apollonia
opera, pare, di Lorenzo Costa. Dalla cantoria si accedeva quindi nel chiostro decorato con lunette con
miracoli S. Giovanni Bono, tra le quali sembra ve ne fosse una del Fetti. Sulla porta d'accesso lunetta a
fresco col martirio di S. Agnese di Dionis Calvaert. A tutt'oggi quanto sopravvive del complesso di
Sant'Agnese è un capitello marmoreo collocato al di sopra di una lesena che sopravvive in fondo al vicolo,
a sinistra, e, senza coinvolgere gli spazi ad occidente nei quali trova luogo il Museo Diocesano, una
serie di medaglioni a fresco all'interno degli edifici finitimi. Alle notizie del Rosso Restori aggiunge:
"Il Vicolo adunque ora detto di S. Agnese, fu aperto dopo il 1802; al posto del Vicolo attuale e del
giardino che a destra lo costeggia sorgeva ancora in principio del secolo passato l'antichissima e bella
chiesa di S. Agnese; fra la chiesa e l'attuale palazzo del Conte Bonoris un vicolo antico congiungeva la
Via Cavour (allora detta di S. Agnese) colla Piazzetta del Seminario". La facciata del palazzo, ampia,
s'impernia attorno all'accesso. Al portone principale, contornato di marmo e sul quale s'imposta il
balconcino, si accede attraverso sei gradini in marmo. La parte inferiore della facciata è caratterizzata
da un bugnato piatto, mentre l'intonaco liscio caratterizza il piano nobile, dove le snelle finestre
d'inizio Ottocento vedono una sobria decorazione all'architrave. Dalle fonti sembra che la facciata
dell'edificio sia stata eretta dal Marconi nel 18021 Fondamentale per la storia
dell'edificio (valga per tutte l'iscrizione a coronamento del portale d'accesso e la lapide collocata
in facciata)2 è la storia della famiglia Bonoris, che ha caratterizzato la proprietà
dopo la famiglia Malacarne e fino ai giorni nostri attraverso la Fondazione dedicata a Gaetano Bonoris.
Una lucida disamina della situazione è stata intelligentemente tratteggiata da Mario Vaini nel suo
La società censitaria nel Mantovano 1750-18663 dal quale prendiamo spunto per le
seguenti note.
1. Mantova. Le Arti, III, p. 258. Giambattista Marconi, assistente di Paolo Pozzo come
insegnante di architettura all'Accademia Teresiana, nel 1780 fu impegnato nella decorazione del
neoclassico Appartamento degli Arazzi al Ducale. Realizzò quindi nel 1784 l'Albergo Reale, poi Palazzo
Barbetta, caratterizzato dalla possente facciata a vista, la villa d'Arco-Moschini a Goito, eretta intorno
al 1789 insieme a Giuseppe Crevola e la ricostruzione (1793) della chiesa di San Leonardo. Sua è anche la
sistemazione del parapetto e della cancellata nella cripta di Sant'Andrea.
2. Così recita la lapide in marmo in cui è inserita l'effigie bronzea del filantropo: "Conte / Gaetano
Bonoris / munifico benefattore / 1861 - 1923 /La fondazione Bonoris pose". Fu questo l'ultimo esponente
della nobile famiglia.
3. MARIO VAINI nel suo La società censitaria nel Mantovano 1750-1866, Milano, Franco Angeli, 1992,
pp. 42,48-51, 103.
(Paolo Bertelli 2 - segue)
|