|
"Il
mercoledì delle Ceneri molta gente si recava nella Pineta
a consumare nella più spontanea e umoristica allegria
le frugali merende in piccoli gruppi lungo le sponde del Lagno,
vuotando fiaschi di vino al suono di nacchere e di tamburi
".
Ecco come raccontava il prof. Gargiulo nel suo "Mugnano
di Napoli, tra storia e tradizioni". Ma
la pineta ha fatto da sfondo anche a molte coppie di sposi
e di fidanzati, a persone che amavano portare i propri
figli a passeggiare nel verde. In passato, purtroppo,
l'alveo dei Camaldoli
ha sempre rappresentato un problema per i comuni che esso
attraversava. Nei periodi di intense precipitazioni, la
furia dell'acqua, proveniente dai Camaldoli, straripava
e inondava ogni cosa, procurando numerosi danni a coltivazioni
e ai centri abitati. Si narra, infatti, che nel 1686,
in seguito ad un violento temporale, le acque che dalla
collina dei Camaldoli si riversarono nella pianura sottostante,
travolsero il casale di Marano e gli altri casali
vicini, causando diversi danni a cose e a persone; difatti
un giovane maranese, travolto dalla furia delle acque,
fu trovato cadavere nelle campagne di Mugnano. Successivamente
all'anno 1864, il torrente fu inalveato e sulle sue sponde
furono piantati centinaia di pini, attraversando finanche
le zone di Qualiano, fin verso il litorale di Varcaturo.
Ma la storia recente ci riferisce che quel patrimonio
inestimabile fu distrutto dalla mano dell'uomo, la maggior
parte degli alberi furono abbattuti e l'alveo divenne
una cloaca a cielo aperto. Lungo il tratto di Villaricca,
ancora oggi per puro miracolo, resistono tre o quattro
pini e nulla più.
|