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"Col nuovo regime si allinearono ben presto alcune famiglie, che
protette fecero sentire il loro peso, contribuendo così a far sopire
lo spirito di agonismo cittadino e costringendo a un forzato silenzio
il vigoroso anelito alla libertà. Non mancarono gli indomiti, che,
nonostante le purghe e le segregazioni alle quali venivano sottoposti,
seppero conservare per tempi migliori l'esplosione dei loro sentimenti."
Il fascista con la "F" maiuscola di Mugnano fu certamente Salvatore Grasso di
Vincenzo e Teresa Albolino, il quale si distinse per ardimento ed intelligenza,
fin da diventare collaboratore di Aurelio Padovani, capo dei fascisti
napoletani. Mugnano, infatti, all'indomani dell'attentato - incidente, occorso
ai due amici, i quali precipitarono da un balcone di via Orsini in Napoli nel
1926, dedicò l'attuale via 4 martiri, al capo delle camicie nere di Napoli;
mentre nella locale sezione del fascio, furono esposte, per tutto il ventennio,
le foto dei due malcapitati accanto al ritratto del Duce.
Durante il ventennio mussoliniano, la parola sindaco, venne sostituita con
podestà; e i nomi che seguono sono alcuni di quelli che governarono la città in
quel periodo: Avv. Francesco Raimondi, Dott.
Luigi de Magistris, Dott. Giuseppe Biondi. La sede del Partito Nazionale
Fascista di Mugnano si trovava nella piazza centrale, nei locali
della casa comunale.
Negli anni trenta, nel pieno periodo fascista, il comune acquistò dall'erede
Beatrice Capece Minutolo, nel 1931, il vecchio palazzo sito nell'attuale piazza
Brando, per costruirvi l'attuale scuola elementare. Attigua al palazzo vi era la
cappella di Sant'Aniello di cui il largo e l'attuale via Roma erano denominate.
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