VITTORIE SENZA TITOLO
di Obermann
Un club calcistico che nella stagione precedente racimolava la quarta piazza nel relativo campionato nazionale,grazie alle odierne cervellotiche ristrutturazioni delle competizioni internazionali,ha finito per aggiudicarsi un trofeo,inficiando definitivamente il concetto di meritocrazia sportiva. Fino agli anni novanta sussisteva un unico concetto europeo di confronto internazionale tra club:ovvero squadre con un titolo che si affrontavano in un unico incontro ad eliminazione diretta. In tale incontro la percentuale sportiva di rischio si presentava elevata,ma era proprio quella percentuale a definire la dimensione sportiva. Successivamente l'evoluzione ha visto imporsi una soluzione "americana" per cui il concetto di rischio è stato sostituito dal concetto di introito industriale con progressiva cancellazione del confronto diretto ed introduzione del ripescaggio. I risultati si sono concretizzati in un poderoso allargamento della mole di incontri giocati a favore dei club che possono vantare delle interessenze finanziarie tali da poter sostenere l'ingaggio di orde di giocatori che devono sostenere una sorta di "produzione ludica". Tuttavia dobbiamo registrare e rilevare che per produzione si intende la realizzazione di oggetti materiali che definiscono realmente lo status di una società e ciò non si confonde con la dimensione ludica che sostanzialmente non cresce ( ed infatti in tal senso possiamo senza dubbio affermare che l'impero romano con i circhi,la corsa delle bighe,le naumachie,le arene,si poneva già allora all'avanguardia...).
Che cosa cresce allora? Cresce la dimensione dell'introito che ha polverizzato il rischio sportivo,riplasmandolo sotto l'aspetto del puro monetismo. Questa tuttavia è una spirale autodistruttiva perché,dati alla mano,la corsa agli ingaggi,sancita dalla famosissima sentenza Bosmann del 1995,sentenza che svincolava definitivamente la figura del calciatore/dipendente dalle società/datrici di lavoro ha finito per indebitare fortemente queste ultime che si ritrovarono nella condizione non solo di estendere il numero di incontri per aumentare gli incassi, ma di fare in modo di rimanere nella competizione per più tempo possibile. La disfunzione avviata e sostenuta,tuttavia ha visto come riscontro l'impossibilità dei club di sostenersi;altresì l'allargamento parossistico delle rose (di giocatori) non ha tamponato l'incidenza degli infortuni (crescita oltre misura). Per porre freno a questa spirale gli organismi internazionali hanno decretato,dalla prossima stagione, la cancellazione di una "fase a gironi",allargando quindi l'eliminazione diretta.
Sinceramente noi pensiamo,alla luce della conclusione dell'ultimo torneo,che risulta indispensabile ritornare in maniera integrale alla concezione europea di confronto internazionale,eliminando ripescaggi cervellotici relativi alla maggiore competizione e reintroducendo con forza una coppa d'onore,come la coppa delle coppe,che può ridare non solo vigore alla vittoria del trofeo nazionale,ma può interessare i club che nel loro campionato raggiungono le piazze d'argento e di bronzo. A nostro avviso questo sistema si prospetta come più equo e meritocratico,in modo da cancellare falsificazioni come quella appena conclusa.
Grazie per l'attenzione