CRISI,REGRESSIONE
E
GLOBUNISMO
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L’indice
Prima parte
Dai problemi economici del socialismo in URSS
Il modello economico spurio italiano
Arretramento economico e pericolosa riduzione a destra
Dalla crisi del 1929,la grande azienda ha fagocitato lo stato
Quale nuovo slancio per il comunismo?
Seconda parte
Anti umanesimo e conoscenza come produzione
Dai quaderni rossi a classe operaia
IL PROLOGO
Oggi l'uomo non può godere liberamente dei frutti del suo lavoro in quanto deve soggiacere ad un sistema economico gestito da 4 persone che attraverso il tasto di un computer spostano capitali,realizzano speculazioni e generano accorgimenti al solo scopo di mantenere le cose come stanno per il loro tornaconto personale. Le economie di tutto il mondo vengono assalite da tempeste monetarie e da crisi energetiche risolte con palliativi bancari che hanno lo scopo di mantenere un regime economico nel quale i subalterni sono sempre più schiaccianti delle derivazioni familiari dei grandi centri finanziari industriali(classe dirigente,Opec ,multinazionali Usa,Francia,G.B. ,Germania,Giappone,Canada,
Italia,società finanziarie di speculazione sui mercati,le grandi piazze borsistiche,i blocchi tecnologici.....).
Istituzioni politiche ,giuridiche,ideologiche non fanno che riflettere la struttura economica che sta alla base .Tale affermazione e' quanto mai veritiera e lo riscontriamo nel dominio odierno del concetto di conservazione della proprietà un concetto che ha finito per annichilire definitivamente anche lo slancio dei partiti che un tempo risultavano essere di ispirazione marxista. Oggi tutte le politiche generali e locali passano attraverso la difesa della proprietà ed estensione della stessa,favorendo in questo modo una frattura della società che vede sempre più allargarsi il solco tra ricchi e poveri e cio' a dispetto di una propaganda
commerciale e politica che ci illude di poter disporre liberamente di beni e servizi .L'antagonismo che si verifica all'interno della nostra società non può produrre una comunione di interessi ed a mio avviso e' qui che si inserisce il fallimento dei sindacati lavorativi politicizzati ed inseriti in strutture istituzionali. Come può una massa lavorativa condividere le politiche di capitalisti accentratori di potere?
Ed e' in questo senso che si inseriscono strumenti come giornali e televisioni che dipingono questi uomini come duci e decisionalisti secondo un canovaccio che rimanda ai condottieri di ventura rinascimentali ed alle lotte faziose all'interno dei comuni di medievale memoria. E' una sorta di mediovalizzazione della politica nella quale il contenuto ideologico scompare a favore della sola forma esteriore. Il decisionismo ci rimanda altresì alle fosche atmosfere destrorse di inizio XX secolo oggi stemperate dalla funzione sempre più politicizzata del divertimento di massa convogliato sempre più nella televisione,nelle discoteche,negli stadi.
BREVE CORSO STORICO
Dall'origine delle prime civiltà umane organizzate ai giorni nostri,la capacità di coesione di un popolo,di una etnia,di una aggregazione stava nel suo controllo. La religione,la filosofia,il divertimento,la coercizione sviluppate in questi contesti hanno tutte la funzione di estendere e mantenere tale controllo. In relazione poi alla crescita tecnologica dell'umanità' che ha potenziato la capacità di produrre beni che andassero ben oltre -in zone specifiche del pianeta,generalmente baciate da condizioni morfologiche ed ambientali favorevoli-la sfera della sussistenza materiale,anche la capacità di controllo si e' potenziata ed estesa arrivando direttamente dal centro di potere all'individuo. Non solo:l'identificazione del centro di potere si e' venuta sempre più confondendo col grado di sviluppo della società:in tal modo mentre,ad esempio,nei paesi in via di sviluppo il centro di controllo si identifica con la figura del capo carismatico,nei paesi tecnologicamente avanzati non esiste più un riferimento preciso di potere perché esso tende a ramificarsi in più strutture(economiche,finanziarie,militari,religiose,
culturali....),strutture che a loro volta
tendono a scavalcare l'ambito territoriale,linguistico,culturale specifico assumendo un carattere globale.
Ed ecco il passaggio fondamentale:non sono i popoli ad essere globali,ma queste strutture transnazionali che hanno esteso il loro controllo sulla massa,appoggiandosi in questo al grado tecnologico raggiunto:grado tecnologico che ha finito da una parte per potenziare la capacità coercitiva del potere,dall'altra ha reso più schiava la massa. Una schiavitù che segue due strade:
per i popoli avanzati tecnologicamente si tratta della totale sudditanza dell'uomo alla macchina che,se da una parte permette all'uomo una decisa diminuzione della fatica,dall'altra ne restringe vertiginosamente i tempi aumentando di conseguenza i ritmi;per i popoli in via di sviluppo si tratta di una affannosa rincorsa al benessere tecnologico che porta notevoli scompensi,con ad esempio città terzomondiste che vedono aumentare a dismisura le periferie con conseguente spopolamento della campagna a cui si lega il crollo della produttività interna di generi di prima necessità che a sua volta determina una estensione di richieste dall'esterno. Nelle analisi filosofiche marxiste la sovrastruttura(lo stato,la giustizia,la religione,l'esercito...)veniva considerata un prodotto della struttura economica di una civiltà. Marx nel suo manifesto prospettava -dialetticamente - una successiva fase storica:ovvero le contraddizioni da lui evidenziate all'interno del capitalismo dovevano essere risolte dalla rivoluzione proletaria che avrebbe dovuto dare il via alla società socialista che avrebbe a sua volta generato una nuova sovrastruttura.
In realtà una volta generatasi la sovrastruttura,questa poi gode di vita propria.
Questa affermazione viene confermata dalla successiva evoluzione del capitalismo e del comunismo:il capitalismo ottocentesco di Marx basato sulla concorrenzialita'
feroce tra nazioni e sull'autoregolamentazione della legge della domanda e dell'offerta che produceva crisi sistematiche,ha visto crescere sempre più l'intervento pianificatore e di controllo della sovrastruttura,che dal carattere fortemente ideologico- accentratore degli anni 30'-40' del novecento,ha assunto una fisionomia sempre più transnazionale,comunitaria;il comunismo ottocentesco realizzatosi nel novecento fallirà proprio nella pianificazione e nel controllo,imboccando per questo una trasformazione in senso occidentale nel tentativo di sostenere la sovrastruttura che quindi non si modifica al modificare del modo di produrre,in quanto appunto gode di vita propria.
IL LINGUAGGIO GLOBALE
Paradossalmente il linguaggio globale che tende ad omologare tutti gli individui ha finito per favorire e realizzare cio' che Marx chiamava comunismo:ovvero la società degli eguali. Tuttavia all'interno di questa società degli eguali,dei globalizzati,esiste un nucleo ristretto di persone che si distacca dal tutto in quanto esercita il controllo dall'alto. Ma nelle intenzioni di Marx,nella futura società comunista doveva mantenersi questo nucleo dirigente?
Parlando in termini strettamente filosofici,Marx parlava di un successivo deperimento dello stato,quando la società comunista avrebbe espresso al massimo le sue potenzialità. Quindi il gigantesco Leviatano di Hobbes avrebbe dovuto scomparire del tutto sostituito da una società costituita da liberi produttori associati. L'omologazione marxista tanto combattuta dalle filosofie idealiste che esaltavano lo spirito e l'individualità',oggi risulta vincente allegato alla straordinaria estensione del controllo da parte delle istituzioni pubbliche e private. Tuttavia una società libera,significa libera dall'azione devastante delle società globalizzanti,nelle quali noi oggi viviamo,in quanto noi non dovremmo mai dimenticare che ogni nostro presunto avanzamento tecnologico si basa su un costo in termini di vite umane elevatissimo,che non possiamo più accettare nel nome delle libertà tanto decantate dal mondo filo americano e dalla teoria di governi destrorsi o pseudo sinistrorsi che caratterizzano le così dette civiltà occidentali.
LA FINE DELLA SINISTRA RIVOLUZIONARIA
Essa si lega strettamente al suo farsi fagocitare totalmente all'interno della logica di mercato globalizzato. All'interno del mondo ideologico di sinistra,questo tipo di mercato viene visto come vincente,non considerando i costi sopradescritti e una realtà vera che vede questo mercato caratterizzare solo una piccola parte del mondo,mentre la restante parte vive secondo regole di vita e di mercato diametralmente opposte alla nostra,mantenendo ad esempio tipi di economia di sussistenza,di baratto,a base sostanzialmente rurale,all'interno altresì di delicati ecosistemi sempre più colpiti dalle immissioni nocive del mondo globale.
Una sinistra che dovrebbe riplasmarsi proprio confrontandosi con questo stato di cose,a cui dovrebbe allegare gli squilibri sociali ancora esistenti nelle società avanzate,invece tende sempre più a uniformarsi all'interno del mondo televisivo- pubblicitario omologante,non proponendo più alcun intento di cambiamento. Ed e' in cio' che manca,che si interpreta l'arretramento sistematico di consensi all'interno della sinistra:continuare a proporsi all'interno di programmi televisivi poveri di contenuti ideologici sotto forma di spot pubblicitario non porta nulla,non serve a nulla e favorisce drammaticamente la logica destrorsa conservatrice.
DAI PROBLEMI ECONOMICI DEL SOCIALISMO NELL'URSS
Partendo dalle battute iniziali delle osservazioni fatte da Stalin al XIX congresso del PCUS dell'ottobre 1952 abbiamo:
"…essi negano che le leggi dell'economia politica riflettano le leggi di sviluppo di processi che si compiono indipendentemente dalla volontà degli uomini. Essi ritengono che lo stato sovietico e i suoi dirigenti possano abolire le vigenti leggi della economia politica,possano "formare" nuove leggi,possano "creare" nuove leggi.
Questi compagni si sbagliano profondamente .Essi come si vede,confondono le leggi scientifiche ,che riflettono i processi obiettivi che si svolgono nella natura o nella società indipendentemente dalla volontà degli uomini,con le leggi che vengono emanate dai governi,create per volontà degli uomini e che hanno solo una forza giuridica. Ma non si può in nessun modo confondere queste leggi. Il marxismo intende le leggi della scienza come UN RIFLESSO di processi obiettivi che si svolgono indipendentemente dalla volontà degli uomini."
Questo passaggio di Stalin si rifà all'opera di Lenin "MATERIALISMO ED EMPIRIOCRITICISMO",opera scritta per rispondere agli empiriocriticisti che prendevano piede all'interno del partito comunista con la loro filosofia che intendeva dare una valenza scientifica alla pratica e non alla sua legge,ovvero è la legge naturale ad essere scientifica nel suo costante riproporsi non l'esperienza che l'uomo assume confrontandosi ad essa.
In questo modo depurando del carattere scientifico l'esperienza,Stalin prosegue in questo modo:
"…significa forse che le azioni distruttive delle forze della natura abbiano sempre e dappertutto luogo con una violenza elementare ed implacabile,che non possa venir sottoposta alla influenza degli uomini?
No,non significa questo…"
Il passaggio si ricollega alla filosofia della validità della teoria nella sua confutabilità in quanto l'enunciato diviene il caso limite.
Effettivamente successivamente leggiamo:
"…tutto questo sistema si realizza sul preciso fondamento delle leggi della natura,delle leggi della scienza….".
Questo passaggio a mio avviso è importante perché il dettato occidentale di un comunismo irrealizzabile si tramuta in un semplice caso limite. Storicamente parlando questo caso limite è stato spostato proprio col sorgere del primo stato sovietico in Russia.
Riprendendo l'ANTIDURING di Engels si cita:
"..le leggi della loro attività sociale,che sino allora stavano di fronte agli uomini come leggi di natura estranee e che li dominavano,vengono ora applicate dagli uomini con piena cognizione di causa e quindi dominate."
Questa sarà la reale espressione dello stato sovietico che quindi non inventa nulla agendo in un contesto tuttavia marxisticamente non pronto come dimostrerà la successiva polemica di Stalin nei confronti di quei compagni che citando la problematica della produzione mercantilistica si agganciavano all'assunto marxista che prevedeva nell'Inghilterra lo sviluppo ideale della società in senso comunista.
Tuttavia proprio all'interno della produttività mercantile esiste un passaggio fondamentale che determina quale sia stata la spinta del capitalismo rispetto alla spinta comunista in Russia. Stalin infatti afferma:
"…la produzione mercantile sovietica è una produzione particolare,senza capitalisti,che ha a che fare sostanzialmente con merci di produttori socialisti riuniti,la cui sfera d'azione è limitata agli oggetti di consumo personale….."
Esattamente,mentre in occidente questa produttività non veniva limitata al solo consumo personale,ma veniva estesa al mercato internazionale,veniva quindi allargata favorendo per questo una contrazione interna dei prezzi che Italia coinciderà non a caso con il boom economico degli anni cinquanta.
A mio avviso proprio in questo passaggio si avverte l'insufficienza dell'eccessiva scientificità sovietica che si scorda dell'edonismo che caratterizza l'uomo il quale tende in qualsiasi circostanza a raggiungere il massimo risultato utile col minimo sforzo spingendo quindi sempre per soluzioni vantaggiose. Questo significa che la produttività non può mai essere ridotta ad un semplice consumo personale,ma deve garantire la pronta disponibilità del prodotto stesso,cosa che ad un certo punto verrà a mancare nell'URSS.
In relazione alla disponibilità di beni di lusso come ad esempio l'automobile, nell'Italia del boom si verificherà una situazione che vedeva una maggiore facilità di approccio all'acquisto di un automobile rispetto ad esempio all'elargizione di una prestazione sanitaria da parte di un ospedale.
Dall'altra parte non è un caso che in Urss a partire dagli anni sessanta si farà strada la scuola dell'economista sovietico e.g. Libermann che spinse per introdurre il concetto di redditività d'impresa e per settori merceologici,una apertura che nel 1973 vedrà il 90% della aziende abbracciare il nuovo indirizzo portando ad una pianificazione sempre meno vincolante e più orientativa.
Stalin,Lenin,Mao hanno tutti scritto ottime opere,tutti hanno realizzato ottimi lavori filosofici e se leggiamo lo Stalin del XIX congresso del PCUS abbiamo tutta una serie di confutazioni che piovevano contro quei compagni che in un certo modo iniziavano a criticare la condotta staliniana dell'URSS. Tuttavia le precise confutazioni dello statista suonano più come una caccia alle streghe di clericale memoria. La storia però ha insegnato che spesso e volentieri le confutazioni non hanno impedito una evoluzione,come dimostra la stessa storia della Chiesa nel 1500:Martino Lutero fu più volte confutato dai teologi di Roma,tuttavia il movimento che poi è stato battezzato come Riforma Protestante non ne rimase annichilito,anzi. Si può dire che la stessa cosa è successa in URSS con le denunce fatte da Kruscev nel 1956,denunce che diedero in un certo qual modo il via alla nascita di un gruppo di teorici economisti capeggiati da Libermann che iniziarono ad alleggerire il peso della pianificazione. Io capisco benissimo che in una fase di transizione come la nostra,in una fase come questa che vede una sinistra istituzionale brancolare totalmente nel buio perché non riesce assolutamente ad agganciarsi a slanci progressisti alternativi al modello occidentale basato sul consumismo più sfrenato e su una attualizzazione di Taylor,diventi necessario ancorarsi a figure certe che storicamente hanno portato ad un cambiamento,come appunto può essere Stalin perché certamente, pur non dimenticando che il georgiano si è spesso lasciato andare ad epurazioni di una violenza inaudita,risulterà decisivo nelle sorti della Seconda Guerra Mondiale e nella guerra contro il nazismo:non dimentichiamoci che la Russia ha subito qualcosa come venti milioni di morti,che il suo territorio "europeo" era stato quasi completamente occupato dai nazisti,che l'opera di annientamento sistematico di questi ultimi scavalcherà pesantemente i pogrom istigati da Stalin e dalla sua cricca,che città come Leningrado subirono qualcosa come 900 giorni d'assedio,che proprio la sua ferma figura ha permesso a tutte le organizzazioni comuniste europee che agivano in clandestinità di continuare a combattere con ferrea disciplina.
Non possiamo storicamente dimenticarci che la storia non si è fermata nel marzo del 1953. Il processo storico è andato avanti ed ha visto,ad un certo punto,la Russia della Rivoluzione,la Russia che aveva portato per la prima volta al potere la classe operaia,la Russia delle coscienza di classe,la Russia della pianificazione abbandonarsi alla "droga" del benessere occidentale. Quando Gorbaciov salirà al potere nel 1984 inizierà quello che sarà battezzato come Perestroijka e Glasnost,aprendosi all'occidente. Una apertura fatale in un paese che manteneva regole di mercato socialiste perché i russi ad un certo punto attraverso la televisione si accorsero che si certamente la classe operaia era al potere e che poteva vantare diritti che nel resto del mondo non esistevano,tuttavia mancava il benessere. A quel punto anche l'operaio russo kazako o siberiano voleva la casa multiaccessoriata e di proprietà e non i casermoni in subaffitto che cadono a pezzi perché non esistono opere di riconsolidamento,voleva l'irruzione del pornospinto,voleva il telefonino cellulare,voleva la televisione via satellite e non la televisione di stato che continuava imperterrita a trasmettere le fiere paesane ucraine,voleva delle automobili moderne,insomma in poche parole voleva il benessere e non solo un effimero dominio sociale. Ed ecco la disgregazione:all'interno di una economia ancora parzialmente pianificata e tecnologicamente inferiore in quanto le grosse aziende sovietiche nel tentativo di mantenere la piena occupazione non avevano proceduto ad un ammodernamento delle strutture,non si potevano dall'oggi al domani avviare processi produttivi che garantissero anche ad est quel benessere che la televisione diffondeva in tutta l'URSS. Il Quarto Potere risulterà fatale a Gorbaciov che da parte sua tenterà con ogni mezzo di lanciare il benessere all'interno del mondo sovietico,senza respingere quindi il patrimonio ideologico marxista-leninista. Riconvertire i giganteschi DonnBass staliniani in moderne aziende decentrate ed ammodernate tecnologicamente,significava procedere al taglio del personale,significava far nascere il fenomeno della disoccupazione e della inflazione,significava far esplodere tensioni sociali e nazionali che la sola matrice ideologica rivoluzionaria non poteva scongiurare. Nonostante Gorbaciov procedesse con i piedi di piombo nella riconversione del modello industriale sovietico,l'apertura ai capitali di investimento esteri si scontrava con la politica missilistica americana dello Scudo Spaziale che obbligava lo stato sovietico ad elargire somme sempre più elevate del bilancio nella Difesa. Il risultato sarà una divaricazione pericolosissima perché di fronte all'irruzione del capitale estero si contrapponeva uno stato comunista che non era in grado di garantire quanto meno i bisogni fondamentali della nazione. La perdita del controllo favorirà sempre più il fenomeno dell'accaparramento favorendo un mercato nero dai prezzi esorbitanti ed un mercato politico calmierato che però non offriva beni in quantità sufficiente. Gorbaciov non riuscirà più a contenere il gap:le tensioni nazionaliste presero il sopravvento e la reazione dell'Armata Rossa darà il colpo decisivo all'URSS di Gorbaciov.
Ciò che sorgerà in luogo dell'URSS sarà un'accozzaglia di stati pseudo nazionali che mantengono al loro interno forti tensioni nazionalistiche ed autonomiste,favorite da istituzioni che da pochissimo hanno incamminato la via della democrazia. In tale situazione sono ancora gli eserciti ad esercitare il controllo e non le istituzioni. Rimane comunque sintomatico il fatto che i guerriglieri ceceni abbiamo individuato come obiettivo da colpire un teatro dell'opera russa e non un edificio istituzionale per mostrare al mondo i muscoli di un esercito nazionalista - fanatico ancora ben strutturato e motivato .Perché?
Perche' come affermo nell'ultima parte della lettera al PMLI,nell'uomo globalizzato domina lo spirito edonistico:nell'odierna Russia di Putin esiste una palese sospensione della democrazia,tuttavia funzionano i divertimenti di massa,il benessere in un certo modo ha fatto irruzione,il Quarto Potere si è esteso come dimostrano gli accordi televisivi di Mediaset in Russia,insomma la droga occidentale inebetisce esattamente come succede da questa parte. La televisione è responsabile del crollo sovietico?
Certamente no . Esistono profonde motivazioni economiche,politiche interne ed internazionali. Il solo aggancio ad una logica scientifica marxista dogmatica tuttavia risulta insufficiente per depurare la massa dalla droga del benessere. Parlo di droga del benessere,non di benessere. Il benessere come tale,riferito cioè ad una casa riscaldata,ad un impianto di servizi funzionanti(dagli ospedali alle scuole),alla possibilità di disporre di certi beni di lusso(come l'automobile),si dovrebbe allegare ad una società che scongiuri totalmente le fortissime sperequazioni sociali che esistono e che contraddistinguono il mondo globalizzato .Altresì un benessere così concepito sarebbe auspicabile per tutto il mondo. Tuttavia il benessere genera una droga potentissima:quel TUTTO E SUBITO che sindacalisti come Lama esternavano di fronte alle battaglie sindacali degli anni sessanta. Il problema è che siamo di fronte ad una poderosa deindustrializzazione che ha prodotto una crescita della frammentazione sociale che ha finito per soggettivare sempre di più quel tutto e subito invocato.
Proprio in relazione a ciò io in passato avevo auspicato ad una attualizzazione del messaggio marxista leninista,non ancorandolo troppo all'esperienza sovietica ed evolvendolo verso un impianto ideologico capace di ricompattare una massa informe ed inebetita.
IL MODELLO ECONOMICO SPURIO ITALIANO
Rispetto ai paesi first comers-che ebbero uno sviluppo graduale-in Italia i fattori tecnologici
interagirono con fattori politico istituzionali,creando una struttura oligopolistica.
La crescita industriale risulterà accentrata e settoriale con lo sviluppo della produzione di beni strumentali:e' l'andamento labour saving che ha una scarsa propensione alla produzione di beni di consumo.(Ed infatti abbiamo una grande industria siderurgica,chimica,metalmeccanico
ed una industria alimentare e tessile minore....)
L'interdipendenza tra razionalizzazione ed espansione creava una imminenza della prima che,di fronte alla sua reale assenza,veniva scaricata nei costi sullo stato.
Mancavano definizioni di funzioni,dipartimentalizzazione e pianificazione. Tutto cio' dara' per lungo tempo potere a tecnici ed ingegneri con una concezione familistica dell'impresa.
La successiva razionalizzazione andrà a rompere quello che fino a quel momento era una cooperazione reale:
".....perché la cooperazione degli operai salariati e' un semplice effetto del capitale che li impiega simultaneamente. La connessione delle loro funzioni e la loro unità come corpo produttivo complessivo stanno al di fuori degli operai salariati,ovvero nel capitale che li riunisce e li tiene insieme. Il capitale quindi si contrappone agli operai,idealmente come piano,come autorità del capitalista,come potenza di una volontà estranea che assoggetta al proprio fine la loro attività".
( da Il Capitale di Carlo Marx)
Con la sconfitta del tentativo degli operai specializzati di condizionare l'organizzazione bassa dell'impresa,abbiamo la forte reazione delle aziende in forma di dittatura monocratica assoluta.
Tuttavia la costante autoritaria impoveriva la cultura direttiva con sfrenato aziendalismo,mantenimento di sperequazioni attraverso la rigida separazione dei mercati del lavoro,utilizzazione selvaggia dei flussi migratori.
Questo modello aziendalista formatosi negli anni sessanta e fortemente contestato dalle lotte sociali operaie e studentesche e' stato bloccato ma non annientato dalla lotta.
Anzi,col rampantismo anni ottanta e con il termine della spirale terroristica degli anni settanta,si e' reimpostata una logica aziendale fondata sul solo fattore lavoro con contrazione salariale,parziale annichilimento dei sindacati e della massa lavorativa attraverso poderose riconversioni,estensione della politica del sostegno statale,spinta alla terziarizzazione che ha finito per diversificare fortemente lo strato sociale a tutto danno delle classi lavoratrici.
Non solo,all'interno dei vertici aziendali si e' assistito al mantenimento delle logiche familistiche accentratrici che hanno impedito la disgiunzione del concetto di amministrazione da quello di proprietà,sfavorendo una certa managerialità sganciata da logiche partitiche e oligopolistiche.
Un caso lampante e' quello della Fiat che alla fine degli anni ottanta tentò la fusione con la Ford
fallendo a causa della pretesa della famiglia Agnelli di continuare a mantenere un controllo totale
sull'impresa.
La continua contrazione dell'industria automobilistica italiana si deve ad una dirigenza che ha proceduto a riconversioni senza investimento non solo verso nuove tecnologie,pianificazioni,linee di produzione ma anche verso la classe operaia dequalificata e ridotta a regimi di vita sempre più bassi che non fanno che accentuare la frattura sociale in atto.
Una larghissima parte delle menti economiche mondiali ha decantato la proprietà evolutiva del mercato;anche all'Università' degli Studi di Milano il professor Sapelli conferma e rafforza il ruolo storico del mercato che ha avviluppato le istituzioni statali ed ha permesso a nazioni come Grecia ,Turchia,Portogallo,Spagna di scavalcare le depressioni autoritarie per entrare nella suddivisione internazionale del lavoro;steso discorso si può riferire all'Italia che con l'entrata nel mercato del secondo dopoguerra ha ricevuto un impulso straordinario alla crescita. L'Italia nel 1962 dichiarava la piena occupazione.A dieci anni di distanza quella affermazione era un lontano miraggio con la penisola che,nel novero delle potenze industriali,presentava un indice di disoccupazione tra i più elevati. Insomma solo dieci anni spazzarono via il fondamento di qualsiasi diritto sociale. Se poi rivolgiamo l'attenzione ai paesi dell'area mediterranea,sulla cesura tra oriente ed occidente ,abbiamo stati che nonostante l'entrata nel mercato,non si sono liberati delle tare clientelari-autoritariste del passato.
Altresì l'assunto del welfare state basato su lavoratori capaci di corrispondere regolari contributi sociali,non può sussistere all'interno di questi stati dove sviluppo significa precarietà,evasione fiscale,familismo spiccato. Non solo:stati come la Grecia hanno ferocemente imboccato la strada dell'export oriented ma il risultato apprezzabile e' stato un poderoso aumento dei debiti ed uno sbilancio spaventoso,perché?
Perché nel 1974 i paesi produttori di petrolio,ovvero il medioriente,si univano in un cartello che stabiliva il prezzo del greggio che da quel momento inizierà a crescere. Era chiaro che le ripercussioni sul mercato sarebbero state pesanti soprattutto per quei paesi che non avviarono procedimenti avanzati di raffinazione. La Grecia si e' buttata a capofitto nel mercato ma lo ha fatto senza una adeguata base industriale,e questo procedimento ha interessato tutta l'area mediterranea. Ed ecco giungere alla globalizzazione -ovvero al trionfo del mercato sul blocco comunista-senza sviluppo. Quello che mi preme sottolineare e' l'artificiosità' del mercato,l'artificiosità' della crescita del mercato,l'artificiosità' della crescita in generale come dimostra il caso FIAT .A mio avviso spesso ci si dimentica che lo stato fondatore del mercato globale e' già di per se,a prescindere,un mercato in quanto consta di 9 milioni di km2 pieni di materie prime,inseriti in una situazione morfologica favorevole. Tutto cio' non esiste nel resto del mondo,non esiste. Guardiamo ad esempio alla nostra classe imprenditoriale,per ricollegarci all'artificiosità' del mercato:
nonostante l'istituzione degli pseudo contratti formazione lavoro,la distruzione della scala mobile,la liberalizzazione degli affitti,la continua contrazione dello stato sociale,la progressiva e massiccia deindustrializzazione,la poderosa riconversione,l'assunzione in massa di manovalanza facente capo alle famigerate carovane,esigono sempre continui finanziamenti da parte dello stato,mentre ai 4 venti si sbandiera con forza l'idea di un mercato autoregolatore,di un mercato onnipotente,quando invece per realizzare una minima crescita ci si deve augurare l'esplosione di una guerra....................................
CONTRO TAYLOR
Riprendendo fedelmente dal primo libro del Capitale di Marx si legge:
"La forma del lavoro di molte persone che lavorano l'una accanto all'altra e l'una assieme all'altra secondo un piano,in uno stesso processo di produzione,o in processi di produzione differenti ma connessi,si chiama cooperazione. La cooperazione degli operai salariati è un semplice effetto del capitale che l'impiega simultaneamente,la connessione delle loro funzioni e la loro unità come corpo produttivo complessivo stanno al di fuori degli operai salariati,nel capitale che li riunisce e li tiene insieme. Quindi agli operai salariati la connessione fra i loro lavori si contrappone,idealmente come piano,praticamente come autorità del capitalista,come potenza d'una volontà estranea che assoggetta al proprio fine le loro attività."
Ecco questo piano marxista è ideale per spiegare l'introduzione dello scientific management-che in Italia avverrà con la Prima Guerra Mondiale- all'interno delle grandi imprese industriali,anche se poi la realtà risulta maggiormente articolata e non irreggimentabile in formule.
Tuttavia uno dei dati salienti della storia dell'organizzazione scientifica del lavoro in Italia è costituito dal fatto che i momenti centrali di formazione dei requisiti funzionali per la sua estensione furono sempre momenti di grave o storica sconfitta del movimento operaio italiano come la Prima Guerra Mondiale,il fascismo e gli anni cinquanta e che quindi il momento della subalternità operaia fu sempre determinante. La sconfitta degli anni cinquanta dell'operaiato si lega al fallito tentativo dei lavoratori altamente specializzati di condizionare e trasformare l'organizzazione bassa dell'impresa utilizzando da un lato la spinta rivendicativa esistente in tutti i settori del proletariato sull'onda dell'esperienza resistenziale,dall'altro le capacità organizzative intrinseche al patrimonio tecnico e alla abilità pratica della forza lavoro complessa. Un filo rosso che si snoda dal rifiuto del cottimo alla sua utilizzazione in forme collettive,ai consigli di gestione alle conferenze di gestione che ci portano ad individuare negli operai specializzati di quegli anni non solo dei comunisti legati ideologicamente al blocco orientale,ma soprattutto - secondo GIUSEPPE DELLA ROCCA - dei costruttori nel senso opposto agli intendimenti del capitalismo italiano .Erano i più forti oppositori all'americanismo di quegli anni che invadeva le fabbriche coinvolgendo la stessa sinistra. Essi costruivano in fabbrica una esperienza che insegnava a lavorare in modo diverso,erano la dimostrazione fisica che il taylorismo non era il solo metodo applicabile all'organizzazione di lavoro in fabbrica.
Secondo SAPELLI è nella eliminazione della figura sociale degli operai produttori e nell'imposizione del dominio assoluto dei quadri direttivi sull'organizzazione di lavoro a ridare libertà d'azione agli imprenditori per lo sviluppo produttivo. Tuttavia bisogna considerare la favorevolissima congiuntura dell'epoca ed il relativo basso costo delle materie prime:due fattori di non trascurabile peso .Altresì lo scientific management che si realizzerà sarà un taylorismo fortemente spurio,smentendo la disamina di DELLA ROCCA. Il rapporto capitale-lavoro infatti rimane una commistione di discriminazione e paternalismo con un rifiorire di iniziative e di proposizioni tutte permeate di una concezione familistica dell'impresa. Quindi già all'interno della crescita italiana si covavano delle conseguenze drammatiche addebitabili sia alla politica degli industriali ,sia alla schizofrenia spartitoria e mediatrice del personale dominante.
Si procedette certo alla dipartimentalizzazione ,ma l'innovazione sarà feudalizzata e polarizzata.
Le contraddizioni esploderanno con la reazione della massa operaia generica orchestrata da sindacati massificati. Il potere contrattuale crollerà proprio al suo apice,una reale taylorizzazione in Italia è risultata mancata per due volte: con la reazione autoritaria delle direzioni,poi con inflazioni galoppanti che distruggono il potere d'acquisto salariale.
In conseguenza di ciò la taylorizzazione risulta totalmente fallimentare se non si concretizzano tuttavia serie di circostanze favorevoli.
Pensare di migliorare semplicemente le condizioni del proletariato attraverso le regalie manageriali allo scopo di rafforzare la cooperazione citata da Marx non porta al miglioramento della posizione sociale del quarto stato che rimane subordinato. Una semplice logica monetizzante NON EMANCIPA,ANZI SCHIAVIZZA.
UNA ANALISI
Dall'Italia
nichilista...............
"Io sono un ultras e sento ancora bruciante l'emozione della partita,nella quale ho fatto irruzione come da protagonista insieme a tutti gli altri,dando voce e urlo a quella cosa senza nome che e' in me,che sento mortificata ogni giorno nella famiglia,quando c'e',nella fabbrica,quando c'e',nel magazzino,quando c'e',nella scuola,quando c'e',in un contesto sociale che e' per me estraneo ed ostile.......
Il genere di lotta a cui mi sono abituato e' quella Ultras.Gridare in curva,seguire la squadra,farsi le trasferte,avere una passione fanatica che mette tutto il resto in second'ordine,avere in mente solo la domenica allo stadio.La lotta non esiste solo perche' ti scontri con altre tifoserie.
Per lotta intendo un senso interno di ribellione verso tutta una realta' che ti circonda e ti fa schifo.Spesso si parla di motivazione politica che spinge gli ultras.Tutte balle.....La colorazione politica e' solo un pretesto per accentuare lo scontro e la rabbia.Il mondo ultras non ha mai avuto impegno politico.Io stesso pur essendomi considerato un comunista mi mischiavo tranquillamente con ultras dell'Inter dichiaratamente nazi,mis oppure dichiaratamente menefreghisti nei confronti della politica.
Esatto cio' che ci contraddistingue e' l'estrema pochezza verso l'impegno politico.Tuttavia penso che cio' sia un canovaccio di questo tipo di societa'.
Guardiamo cosa succede nelle fabbriche,nei magazzini,negli uffici.Da una parte abbiamo la fascia impiegatizia che parla di politica come se fosse ad un salotto gestito da puttane,dall'altra abbiamo degli operai completamente imbavagliati da 2500 sindacati che lavorano facendo l'interesse dei padroni.
Io mi sento schiaffato in una situazione troppo di merda per non incazzarmi.
E dove posso buttare fuori questa rabbia se non allo stadio?
Ormai il mito della sede politica,dell'impegno,della lotta sul posto di lavoro non esiste piu'."
E' un regresso che ha inizio negli anni settanta come confermato da un militante di Lotta Continua del 1975:
"......noi non ci rendavano conto della crisi della creativita' e della incapacita' della proposta di base,ne del peso assunto dai vertici,ne delle crescenti difficolta' provocate dalla crisi energetica.
Le proteste giovanili del 1976 erano diventate rivolta gratuita alla ricerca di un nemico...In questo contesto i cortei diventano orde unne da saccheggio,le piazze campi da battaglia.Le idee non c'entrano piu' un cazzo,lo stadio cosi' diventa un meraviglioso palcoscenico....Gestualita' dura,linguaggio violento,realizzano la curva dello stadio erede diretta dei cortei punitivi della fine degli anni settanta."
Perche' lo stadio??
Perche' lo stadio contiene uno scontro sportivo che puo' facilemnte essere assunto come scontro puro.Le battaglie di piazza,le chiavi inglesi,le spranghe,finiscono per premiare il verticismo,l'istituzione.Le elezioni politiche del 1976 parlano chiaro:
l'ultrasinistra(PdUP)raccoglie 550mila voti pari all'1,9% dei suffragi.Cosa significa cio?Significa che la maggioranza delle persone non pensa piu' come nel 1968-69 ed i giovani che hanno portato avanti quel discorso si sentono improvvisamente nudi,ma anche carichi di risentimento,di violenza,di bisogno di vendetta.La rottura ha inizio allora.Il movimento vedeva al suo interno gli operai alienati della fabbrica,i picchiatori professionisti con la logica del branco e le donne che con il movimento femminista rappresentavano la sinistra della organizzazione.Nel complesso avevamo la teoria del compromesso storico,prospettiva di una alleanza durevole tra i due maggiori partiti(DC-PCI) e il fallimento quindi della idea di rivoluzione.
In mezzo avevamo i giovani fuoriusciti dagli istituti,un microcosmo umano dell'estrema sinistra,insegnanti e laureati dequalificati.Una pozza che si sentiva esclusa da ogni gioco.Nasce il brigatismo ,l'organizzazione ristretta,il nucleo d'acciaio.Viene introdotto un moralismo esasperato di coloro che non si sono piegati.Dallo sfaldamento fuoriescono nuove aggregazioni che mescolano la vecchia militanza ai figli dell'immigrazione prodotto della scuola di massa.E' l'avanzamento della periferia che vede dall'altra parte l'allargamento delle schiere di drogati.Alla fine del 1976 le organizzazioni terroristiche incominciarono a fare le loro azioni.Da un comunicato di PRIMA LINEA del 18 febbraio 1977:
"Una squadra operaia combattente ha punito con il piombo e con la spranga Bruno Diotti nota carogna capo reparto delle Meccaniche di Mirafiori.Questo viscido cane da guardia ha dimostrato davvero uno zelo eccessivo nello svolgere le sue funzioni rompendo i coglioni a tutti gli operai..."
Ma chi costituisce la brigata,quale e' la loro estrazione sociale??
I brigatisti provengono in massima parte da famiglie benestanti .Il fenomeno da loro creato racimola non solo i delusi del movimento ma anche una certa borghesia insoddisfatta,materialista.Ed infatti annotiamo nomi come quello di MARCO DONAT CATTIN figlio del senatore democristiano,Roberto SANDALO altro ragazzo bene A.U.C. ALPINO .Una matrice borghese che riflette il corteggiamento del ceto medio attuato dal PCI ormai disattento nei confronti della classe operaia e dei suoi problemi.
"Il rivoluzionario e' un uomo perduto.Non ha interessi personali,affari privati,sentimenti,proprieta',affetti,nome.Tutto IN LUI E' ASSORBITO DA UN UNICO INTERESSE:LA RIVOLUZIONE."
In realta' i brigadisti avevano proprieta' ed affari personali,tanto che si permettevano le vacanze in giro per il mondo,mentre la classe per la quale combattevano moriva giorno dopo giorno.Il terrorismo era divenuto un affare privato,circoscritto.La favola del coinvolgimento delle masse non stava piu' in piedi.Non esisteva piu' un progetto politico.Esistevano sigle e slogan duri.Da tutto cio' sgorgarono le prime tifoserie organizzate:la voce ribelle dei figli del proletariato,abbandonati da chi doveva difenderli e relegati in contesti sociali degradanti.Dalle periferie metalmeccaniche,dai quartieri operai i ragazzi incominciano a radunarsi intorno ad uno striscione.Nascono i Boys SAN,squadre armate neroazzurre,le Brigate Gialloblu,gli Ultras granata,gli Ultras Tito della Samp.Lo scopo e' quello di colpire il cuore dello stadio.Il colore politico,le idee sono sotituite dalla fede.Che cosa e' la fede??
"E' quella cosa che ti fa andare a Bergamo rischiando di prendere le mazzate,ma sbattendotene perche' la' c'e' l'Inter che ha bisogno di te......"
Andreoli in "LA VIOLENZA" scrive:
"....si tratta di un fenomeno nuovo.Il primo gruppo nasce a Milano nel 1968,ovvero la Fossa dei Leoni a sostegno del Milan.Nel 1969 sorgono i Boys SAN a sostegno dell'Inter,a Bologna i Commandos Rossoblu.A Genova nasce il primo striscione con la scritta Ultras da parte dei tifosi della Sampdoria,a Verona nel 1971 nascono le Brigate Gialloblu,mentre a Firenze sorgono gli Ultras Viesseux.Nel 1973 abbiamo gli Ultras granata.Tutto cio' non e' un caso.La struttura della lotta che ha caratterizzato gli anni della contestazione e del passaggio al terrorismo si e' trasferita negli stadi.Un segnale per mostrare che il bisogno di lotta domina le motivazioni della lotta stessa.
All'inizio una qualche connotazione socio politica esisteva:si trattava di gruppi di amici che vivevano nello stesso quartiere o lavoravano nella identica fabbrica.Successivamente queste colorazioni sociali hanno finito per perdere qualsiasi valore ed e' diventato piu' importante l'abbigliamento dell'ideologia.Lo stadio evidenzia il bisogno di appartenere ad un gruppo, qualsiasi gruppo.Un gruppo militarizzato ha un fascino particolare.Usare una divisa,strumenti di guerra,identificare un nemico,sono condizioni di forte legame.La' dove non esiste una forza culturale capace di creare identificazioni di legame e di solidarieta',ecco esplodere la rabbia verso un qualche cosa."
Alla fine del 1977 assistiamo ad una evoluzione del brigatismo.Evoluzione che evidenzia un crollo culturale.Le colonne rosse,dopo i rastrellamenti polizieschi,videro affluire nuove leve.I nuovi terroristi si differenziano dai vecchi perche' conducono una normale vita quotidiana e rifiutano la clandestinita'.Sanno che quel modo di vivere va a scapito della sicurezza ma hanno deciso di rischiare.Terroristi pieni di risentimenti nei confronti dei dirigenti di Prima Linea,i comandanti,i programmatori delle azioni.Si sentono come a scuola,studenti comuni,o come al lavoro,grigi impiegati.
Loro sono la truppa che deve eseguire e basta.Con il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro nel marzo-aprile del 1978,in Italia ha inizio il riflusso della restaurazione degli anni cinquanta:volonta' di ripristinare l'ordine della paura,dei licenziamenti per motivi politici,delle discriminazioni degli uomini della sinistra,dell'arbitrio degli imprenditori nelle fabbriche,delle schedature degli operai.Il PCI viene etichettato come fautore della politica terroristica,si e' dimenticato il carattere riformistico della politica del PCI,il ripudio rivoluzionario,il graduale distacco dall'URSS,l'accettazione sostanziale del sistema politico occidentale.Il terrorismo fu lo strumento che distacco' dal PCI gli strati della borgesia urbana.
Nel 1978 il rinnovo dei consigli comunali e delle giunte regionali,decreta un arretramento del PCI.Nell'arretramento comunista si inserisce il PSI che proprio allora vara al 41' Congresso una politica pragmatica spregiudicata,anticomunista,al di fuori dei principi,della storia e della tradizione della sinistra ,cooptando l'elettorato che vive solo nello spirito del boom.
Ed i terroristi?
I terroristi non sembrano soltanto manchevoli di un progetto .Essi sono incapaci di una analisi e di una interpretazione dei bisogni della societa' nazionale e della situazione internazionale e dei rapporti di forza tra i blocchi.
Dall'altra parte la partita di calcio e' diventata una variabile indipendente dell'ordine pubblico.E' un evento che concentra emozioni collettive dall'esito imprevedibile in un clima sociale gia' saturo di tensioni.Al centro ci sono loro,i ragazzi di stadio che a centinaia occupano le curve e le fosse,creando scenari spettacolari.
Poi quando all'improvviso scoppiano incidenti,volano lacrimogeni,strillano le sirene,allora vengon fuori le parole grosse tenute in gola fino ad allora:
"Sono teppisti!Sono fascisti!Sono terroristi in erba!"
Perche' prendere a pretesto la partita per sfogarsi?
In realta' per i ragazzi di stadio il calcio,il tifo,i travestimenti semiseri non sono un pretesto.Sono interessi veri e propri e insieme momenti di aggancio polemico con la societa'.Tra loro ed il resto del mondo agiscono i gruppi che a loro volta si diversificano per grado di compattezza organizzativa,composizione sociale,capacita' d'attrazione.La competizione dei gruppi diventa piu' importante dell'obiettivo stesso per cui i gruppi si sono costituiti.In questa esasperazione si inserisce la simbologia parapolitica che agli occhi di molti altera le regole del gioco.In questo caso pero' i riferimenti seguono quelli dell'ultima stagione politica.Il loro linguaggio ha le stesse inflessioni gergali,le stesse semplificazioni,le stesse delusioni.
LA CONTESTAZIONE IN RETE
IL mondo DELUSO della sinistra extra parlamentare ha trasferito in rete quella tensione centrifuga caratteristica degli anni della contestazione.
Tuttavia questo parossistico indugiare nelle specifiche,nelle differenziazioni finisce per ridurre il movimento a mero impulso elettrico che è appunto la rete. Il risultato finale è l'inconsistenza della pressione nei confronti delle istituzioni politiche,partitiche,sociali,economiche. Mentre questo corpus sottomarino di sinistra insiste nella auto disgregazione,la destra più becera ed insofferente avanza più compatta che mai come dimostrano gli ultimi comizi leghisti ormai improntati al più fanatico razzismo territoriale sottosviluppato. Una formula che appare quanto mai vincente in relazione alla recessione economica che istiga sempre più le classi più elevate socialmente a difendere il proprio giardinetto privilegiato annichilendo la massa con slogan e politiche protezionistiche nei confronti dei territori ricchi,associando con esse la riesumazione di concetti come religione e tradizione;concetti tremendamente contradditori con la società globalizzata che dimostra una potente spinta materialista atea.
Il prossimo allargamento ad est dell'Europa dei ricchi e le politiche di intervento pubblico del governo destrorso finiranno per mantenere la de responsabilizzazione della nostra classe imprenditoriale nei confronti della recessione perché da una parte si solleciterà la poderosa riconversione post industriale andando ad aprire stabilimenti e fasi in territori -come quelli dell'est europeo- che hanno costi di produzione e di manodopera decisamente inferiori al mondo occidentale ricco,dall'altra il nuovo flusso di danaro pubblico non solleciterà la classe imprenditoriale nel riparare ai propri errori senza rifugiarsi nella cassa integrazione e nel licenziamento selvaggio. Il caso Fiat mi sembra esemplare:non solo il governo non bloccherà il piano di ristrutturazione presentato dalla dirigenza torinese,ma addirittura sfrutterà il "salvataggio" dell'impianto di Termini Imerese per meri scopi propagandistici,occultando all'opinione pubblica il caso Alfa di Arese ,in quanto,essendo lo stabilimento posizionato in un territorio ricco,potrebbe rivelarsi contradditorio e pericoloso all'interno di un sistema "come quello nordista" basato sulla produttività a prescindere da qualsiasi contraddizione sociale esistente. Questo mio passaggio si lega alla questione allarmante del lavoro interinale ,uno dei cavalli di battaglia di Confindustria,mai ostacolato dalle politiche sindacali.
Interinalità significa lavoro temporaneo trimestrale o più precisamente "tappabuchi". In relazione a ciò io mi chiedo:
perché non si introduce L'INTERINALITA' ANCHE PER LE BOLLETTE DEL GAS,DELLA LUCE,DEL TELEFONO,DEL MUTUO,DELLE SPESE CONDOMINIALI ,ecc.??
Riprendendo il carattere artificioso della figura di Berlusconi e del suo modo di concepire l'economia attraverso gli spot,dal discorso di Stalin sui problemi del socialismo in Urss leggiamo:
"...lo stesso si deve dire delle leggi dello sviluppo economico,delle leggi dell'economia politica,-non importa se si tratti del periodo del capitalismo o del periodo del socialismo.
Anche qui come nelle scienze naturali,le leggi dello sviluppo economico sono leggi obiettive,che riflettono i processi di sviluppo economico che si compiono indipendentemente dalla volontà degli uomini.
Gli uomini possono scoprire queste leggi,conoscerle e basandosi su di esse utilizzarle nell'interesse della società
,dare un altro indirizzo alle azioni distruttive di alcune leggi,limitare la loro sfera di azione,dare spazio ad altre leggi che cerchino di aprirsi un varco,MA NON POSSONO DISTRUGGERLE O CREARE NUOVE LEGGI ECONOMICHE."
Questo passaggio è illuminante per comprendere come invece il sig .Berlusconi tenda ad eludere l'immutabilità delle leggi economiche ammorbando la popolazione con spot pubblicitari,slogan e pseudo superomismo basato sul "faccio tutto io...".
Nella campagna elettorale orchestrata per vincere le elezioni,attenzione al passaggio:vincere le elezioni,il resto non conta,Berlusconi dispensò al mondo il potere taumaturgico delle capacità imprenditoriali,oggi il cavaliere parla di impulso economico fondamentale derivante dalle prossime opere pubbliche finanziate dallo stato.
Per sua sventura questa dichiarazione "ideologica" si lega al seguente passo:
"...una delle particolarità dell'economia politica sta nel fatto che le sue leggi ,a differenza delle leggi delle scienze naturali,non sono eterne,che esse,o per lo meno la maggior parte di esse,vigono nel corso di un determinato periodo storico,dopo di che cedono il passo a leggi nuove. Ma esse,queste leggi,non si distruggono:bensì perdono la loro forza a causa delle nuove condizioni economiche e scompaiono dalla scena per lasciare il posto a nuove leggi,che non si creano per volontà degli uomini,ma sorgono sulla base di nuove condizioni economiche."
Naturalmente questa retrocessione dialettica in senso comunista non viene notata dalla base elettorale,ammesso che esista questa base,che sorregge il cavaliere del falso in bilancio.
LA REGRESSIONE MARXISTA
Nel marxismo esposto da Ribera l’uomo è un essere capace di dominare
l’ambiente ed il comunismo, in tal contesto, diviene controllo perfetto
del mercato con il risultato di stabilire esattamente i bisogni e le necessità dell’uomo.
Tuttavia se spostiamo il marxismo su un piano “ dellavolpiano “ ,depurandolo della
visione economica,lo rendiamo più ideale,anzi,decisamente ideale,come difesa massiccia
degli strati sociali più deboli che il capitalismo moderno tende ad emarginare soprattutto
oggi,con il ridimensionamento dell’ambiente fabbrica che caratterizza il mondo
globalizzato. In questa porzione di mondo il concetto di manodopera sfruttata è stato
sostituito dal concetto di esubero.
Il problema del materialismo marxista è legato alla prassi ed all’industria ,vista come
massima espressione del dominio dell’uomo non soltanto sulla natura ma anche
sull’uomo stesso.(…come appare appunto nei murales di Ribera…)
Tuttavia un materialismo così proposto si confonde troppo col materialismo del capitalismo moderno avviluppato nella capacità di dominare gli eventi.
Tuttavia gli eventi non si dominano:
il comunismo della pianificazione è imploso ed il capitalismo superstite viene tenuto in piedi
artificialmente attraverso cioè l’economia del debito e del consumo orchestrato da organismi
multinazionali sempre più decisionisti nei confronti delle politiche degli stati nazionali.
La miscela nata dalla riduzione della pianificazione e dalla riduzione del capitalismo concor-
renziale puro ha dato vita al CAPITALISMO COMUNE.
Perché capitalismo comune?
Perché si tratta sempre del capitalismo ottocentesco fondato sulla spinta del profitto e della legge edonistica fondamentale ma depurato della spinta nazionalistica particolare,che ha scatenato eventi come due guerre mondiali ed un tracollo economico spaventoso(grande crisi del 1929),a cui si allega pianificazione,divisionalizzazione ed estensione internazionale e
Multinazionale che lo rendono appunto comune,omologante.
Il concetto di dominio dell’uomo ha finito per legare sia il marxismo,che il capitalismo in espressioni sempre più regressive ed omologanti,omologazione che già negli anni settanta
veniva avvertita e denunciata da PASOLINI.
Non è un caso che all’interno di questa omologazione,destra e sinistra istituzionale tendono
a confondersi in quanto entrambe esprimono una pochezza ideologica legata alla mancanza di
considerazione di variabili incontrollabili. Il materialismo sorto dall’omologazione si esprime nella tridimensionalità elettronica,virtuale,che tuttavia non può essere idealizzata perché vista
e quindi rientrante nei cinque sensi.
Ovvero:l’esposizione che Ribera realizzava nei murales,oggi si è riversata nella rete telematica,svuotandola di contenuti.
Questo deperimento ideologico ha portato alla crisi di identità della sinistra occidentale
che non riesce più ad avere slancio e coinvolgimento massificato se nella sua esposizione
non si lega a questioni economiche. Cosa significa ciò ?
Significa semplicemente che da sinistra non si sogna più.
La grande forza del Comunismo di inizio Novecento stava nella capacità di far sognare
la massa,un sogno che poteva essere rincorso nella realtà. Siamo all’inizio del XX secolo e
l’industrializzazione vera e propria era relegata a ristrette aree del mondo e nonostante la
matrice marxista fosse di indirizzo decisamente industriale,quel sogno coinvolgerà fonda-
mentalmente il mondo rurale-agricolo,tanto che la prima nazione che arriverà a realizzare
la prima società comunista sarà la Russia,ovvero uno dei paesi più arretrati economicamente
dell’epoca. Paradossalmente proprio dallo sviluppo di quella società si è arrivati all’inaridimento del sogno. La scolastica sovietica tutta incentrata sulla sfera economica-
COME DIMOSTRANO AMPIAMENTE ,AD ESEMPIO,LE OSSERVAZIONI SULLE QUESTIONI ECONOMICHE REALIZZATE DA STALIN NEL 1951-ha finito per
bloccare lo slancio ideale relegando poi l’estensione internazionale del comunismo in senso puramente economico cancellando quella valenza onirica importante.
Il comunismo come mera questione economica ha finito per trasformarsi in aberrazioni degne del peggior colonialismo ottocentesco perché ,così come una base fondamentale delle prime grandi aggregazioni capitalistiche nord americane SI FONDA SULLA TRATTA DEGLI SCHIAVI NERI CHE PER più DI UN SECOLO HA SACCHEGGIATO L’AFRICA,anche L’UOMO NUOVO DI POL POT si fonda sull’annientamento dell’uomo.
Una volta poi rivelatasi incapace di mantenersi in vita la pianificazione economica,rispetto
alla spinta espansiva del capitalismo fondata sull’internazionalismo,ecco che tutto il patrimonio ideologico della sinistra è stato spazzato via.
Il vuoto lasciato non è stato riempito dal capitalismo,come si tende a credere,ma dalla
Religione come dimostrano ampiamente i paesi del Medio Oriente,del Sud Est Asiatico,
dell’Africa e dell’America Latina. Questa spinta religiosa sta coinvolgendo anche il “mondo occidentale” come dimostra l’estensione dell’Islam,ovvero una religione concorrenziale al Cristianesimo che si lega troppo all’estensione storica del Capitalismo(WASP).
In relazione a tutto ciò RISULTA A MIO AVVISO IMPORTANTE
RIPRENDERE ED ESTENDERE QUELLA MATRICE ONIRICA INSITA
NEL COMUNISMO ED INESISTENTE NEL CAPITALISMO,ALLO SCOPO
DI RIEDUCARE LA MASSA AD AVERE UN SOGNO E NON SOLO UNA SPINTA
MATERIALE.
Arretramento economico e pericolosa riduzione a destra.
Partendo dal sinistro governo Tambroni del 1960,abbiamo il tentativo di golpe dei colonnelli nel 1962 proprio in relazione all’entrata dei socialisti nella compagine governativa,la nascita e la proliferazione nei famosi anni del boom economico della Loggia Propaganda 2 fondata da Licio Gelli e che vedrà come enormi interpreti destabilizzanti il duo Calvi-Sindona,il nuovo tentativo di golpe del nazo-feudale Junio Valerio Borghese che seguiva di poco la bomba di Piazza Fontana -la quale,dopo una LUNGHISSIMA INCHIESTA HA PORTATO ALLA LUCE LE RESPONSABILITà DELLA DESTRA NERA E DEI SERVIZI SEGRETI DEVIATI,il deviazionismo perpetrato nuovamente con la bomba di Piazza della Loggia a Brescia che materializzava ed istituzionalizzava la così detta strategia della tensione che avrà il merito di spingere il PCI ad aprirsi al compromesso storico,una evoluzione questa che sanciva e “beatificava” la fine della spinta rivoluzionaria comunista a favore di un impianto catto-riformista di sinistra che avrà sì il merito di portare il PCI ai clamorosi successi elettorali del 1973-74,ma che avrà come conseguenza fondamentale la definitiva perdita di quel mordente,di quella tensione d’opposizione caratteristica dei primi governi della guerra fredda e che non a caso porteranno alla realizzazione della riforma fondiaria del 1950,alla formazione di quel comparto di ministeri- come quello delle Partecipazioni Statali- che porteranno in auge figure come quella di Enrico Mattei capaci di contrastare monopoli e racket come quello petrolifero.
Il lassismo seguente al compromesso storico porterà il PCI ad uniformarsi alla pratica distorta dei governi di Unità Nazionale ,confluendo così nella logica spartitoria esplosa con vigore negli anni di mani pulite.
Il disegno medioevalista destrorso iniziato,come detto,nei primissimi anni sessanta,in relazione all’omologazione della sinistra istituzionale,ha portato,in coincidenza con la caduta del Muro di Berlino,con la recrudescenza delle nuove leve mafiose,con il riassetto politico seguente Mani Pulite,alla formazione di un ampio cartello destrorso comprendente l’intero spettro parlamentare:gli accordi di Maastricht sulla nascita della U.E. portavano di lì a poco al crollo della Lira contrastato dal governo Amato con la poderosa manovra da 92.000 MILIARDI di Lire che aveva come suo fondamento il blocco delle pensioni,la distruzione della scala mobile e l’attacco allo Statuto dei Lavoratori con l’irruzione della flessibilità,della gabbia salariale,della liceità nei licenziamenti,il tutto sotto il beneplacito delle tre sigle sindacali nazionali.
Pur venendo a mancare l’azione sinistra della destra parastatale,il mondo politico economico imboccherà con forza la via della controrivoluzione silenziosa. Ridimensionamento industriale decretato dall’espansione verso mercati a bassissimi costi di produzione,l’estensione del capitalismo borsistico e dell’azionariato come strumento di rastrellamento di capitali,l’esplosione del terziario,della produzione per fase e non per linea hanno prodotto disoccupazione,rendita ed estensione della piccolissima impresa che in parte ha agito come ammortizzatore sociale,in parte ha fornito un serbatoio di voti per la controrivoluzione,in parte ha contribuito all’estendersi del lavoro sommerso. La deindustrializzazione e la terziarizzazione hanno evoluto il sistema creditizio ed i servizi per il piccolo debito (la carta di credito rateizzata),ma non ha prodotto un aumento del potere d’acquisto della moneta,anzi si è verificato un crollo del potere salariale.
Dall’altra parte alle bombe stragiste,siamo passati alle bombe economico-legislative.
L’ultimo bastione industriale italiano sembra ormai destinato irreversibilmente a scomparire,mentre dall’altra parte,di fronte ad una minacciosa recessione,si accentuano barriere e privilegi:
legge sulle rogatorie internazionali,
legge sul terrorismo,
legge sulla depenalizzazione del falso in bilancio,
legge sul rientro dei capitali esportati- illecitamente - all’ estero,
legge Maroni sul lavoro,
legge di riforma del collocamento,
legge sul conflitto di interessi,
legge sul legittimo sospetto,
siamo ormai ALLA SERRATA DEL MAGGIOR CONSIGLIO DI VENEZIANA MEMORIA ed al sorgere della cristallizzazione della società.
L’inattività della sinistra istituzionale,partente dalla fine dei sessanta,ha avuto come conseguenza un dissesto idro-geologico che ha colpito con forza la penisola italiana:
montagne che si tramutano in valanghe di fango,terremoti che polverizzano strutture moderne ritenute sicurissime,fiumi che si trasformano in oceani non sono altro che il frutto di trent ’anni di spregio delle più elementari forme di tutela.
Dalla base le varie manifestazioni che si sono susseguite in questi anni,dimostrano la capacità di mostrarsi all’attenzione della opinione pubblica non rassegnandosi e non ripiegandosi su se stessa.
Questi impulsi vengono mal recepiti dalla sinistra istituzionale che tende spesso ad usarli in modo strumentale o ad inaridirsi entro lesici burocratico-parlamentari stucchevoli.
Personalmente penso sia giunto il momento di esautorare questo blocco politico sinistrorso deficitario,esortando il mondo della sinistra extra parlamentare ad uscire dalle catacombe per ridare slancio,nuovo slancio genuino ad una politica troppo relegata in salotti e talk show,ridando centralità alla figura della persona comune che quotidianamente deve affrontare un 11 settembre.
Concludo con brano tratto dal libro di Silvio Lanaro “Storia dell’Italia Repubblicana”,riguardo il controllo feudale della Fiat a Torino:
“L’imprenditore che lavora per la Fiat avrebbe bisogno di un sollecito pagamento alla consegna,invece deve aspettare cinque mesi ,mentre la Fiat sta già utilizzando quanto l’imprenditore ha prodotto e fa rendere il capitale che il piccolo fornitore ha anticipato. Siccome l’imprenditore non può più aspettare,la Fiat ha escogitato un nuovo modo per depredarlo:ha costituito un apposito ente finanziario,l’UFI,al quale l’imprenditore può rivolgersi se ha un credito di oltre 600mila lire dalla Fiat.
L’UFI può scontare fino al 50% delle fatture ma deve dimostrare di non avere ipoteche sui macchinari. Così la Fiat guadagna tempo e interessi nell’attesa dei pagamenti verso i debitori ,si garantisce sulla solidità dell’azienda ,lascia aperto metà del debito e guadagna una notevole percentuale sullo sconto. Quindi la Fiat impone i prezzi,non paga e addirittura acquisisce il 10 % sullo sconto.”
DALLA CRISI DEL 1929
LA GRANDE AZIENDA HA FAGOCITATO LO STATO
In quel frangente si dimostrava per la prima volta come la crescita delle intersezioni internazionali avesse come agente esemplificatore quel fenomeno “a cascata” che finiva per coinvolgere qualsiasi nazione facente parte del circuito;nazioni che non riuscivano più a proteggersi abbastanza nella adozione di misure protezionistiche perché da un lato tali misure finivano per rendere pesantemente poco competitive le attività produttive locali,dall’altro non si arrivava ad una soddisfazione materiale piena dei reali bisogni della popolazione in quanto questa veniva ad essere strozzata da gabbie salariali imposte dai governi sotto psicosi inflazionistica,gabbie che non permettevano altresì alla produttività interna di avere uno sfogo. In relazione a ciò ricaviamo le motivazioni che spinsero stati come Italia,Germania,Giappone ad inaugurare politiche di poderosa spinta espansiva territoriale;politiche che venivano spalleggiate e legittimate da ideologie ultranazionalistiche.
In realtà il processo distruttivo aveva avuto origine con la fine della prima guerra mondiale:
il nazionalismo economico coinvolgeva tutte le nazioni industriali europee in relazione al lascito dell’indebitamento pubblico spinto dalla grande guerra. Ed ecco la risposta autoritaria di paesi come l’Inghilterra che introduceva il GOLD EXCHANGE STANDARD:questa moneta non si fondava solo sulle riserve auree ma anche sui titoli emessi da quei paesi che quella moneta sorreggevano. Era chiaro che si trattava di un modo come un altro per proseguire la guerra di conquista con altri mezzi. Infatti stati come la Germania si avvoltolarono talmente in una tale politica di prestiti per cui l’inflazione giunse al punto in cui la valuta interna perse ogni funzione di misura e di scambio. In ragione di ciò l’Europa si avviò sull’onda della depressione del 29’ alla seconda guerra mondiale tra blocchi commerciali,regimi autarchici e gruppi dirigenti che usavano la politica per controllare l’economia e trasformarla in un’arma bellica:gli spaventosi risultati di tutto ciò sono a tutti noti. All’indomani del conflitto le nazioni che vi furono coinvolte, in primis iniziarono subito ad assicurarsi in trattati economico politici-PIANO MARSHALL-OECE-CECA-MEC-CEE-NATO- che permetteranno la realizzazione di sfere economiche che vedevano al loro interno la libera circolazione di merci e servizi ed all’esterno realizzavano una barriera contro sistemi diametralmente opposti come quello comunista che nella pianificazione minacciava da vicino la crescita assoluta della grande impresa multidivisionale anglo sassone.
Questa impresa,proprio all’indomani della guerra,ed all’interno delle nuove realtà consociative cresceva non solo economicamente ma anche politicamente come dimostrano chiaramente le realizzazioni all’interno delle compagini governative di ministeri per la programmazione economica che avevano come tramite fondamentale le gerarchie manageriali delle grandi aziende. Il riflesso lo abbiamo anche a livello localistico con il progressivo svuotamento delle assemblee cittadine e dei governi comunali.
La dichiarazione recentissima di voto di Rifondazione al Senato,in relazione alla Devoluzione,conferma quanto esposto sopra:
“…questo federalismo è il primo cardine su cui si muove una politica tesa a smantellare un sistema istituzionale fondato sul primato dello stato e garante dei diritti universali,per liberare il sistema economico da quei vincoli nazionali unitari che sono ritenuti insostenibili dalla competizione fra sistemi locali,e già quindi in questo contesto che lo stato viene concepito come organizzazione residuale.”
QUALE NUOVO SLANCIO PER IL COMUNISMO?
L’ancoraggio all’ortodossia sovietica ha determinato una scolastica che ,come tutte le scolastiche,ha finito per dare per scontati certi valori come la supremazia del capitale lavoro sopra lo slancio ideale,determinando il ritorno religioso edonistico che ha caratterizzato la rivolta di Budapest del 1956,di Praga del 1968,il crollo dell’URSS del 1991.
Laddove non si è realizzata una ferocissima guerra di liberazione,che ha legittimato e formato quel comunismo combattente estremamente legato alla disciplina di partito ed alla assunzione reale del materialismo come spinta anti-capitalistica,stiamo parlando della Cina e del Vietnam,paesi pesantemente stuprati dal modello economico basato sul profitto,il Comunismo istituzionale non ha avuto seguito perché inaridito.
E’ necessario quindi ridare slancio all’idea legandosi ad esempio ad un DELLA VOLPE,depurando quindi il marxismo della matrice capitale ancorandosi di più ad una filosofia sopra materialista basata ad esempio sul precetto della necessaria suddivisione delle ricchezze senza passare attraverso una analisi tecnicista che una pianificazione ha dimostrato essere deficitaria. Mantenendo fede al concetto di uguaglianza materiale,bisogna intraprendere una nuova via per la socializzazione senza abbandonare la spinta al miglioramento delle condizioni dell’uomo. Io sono convinto che non sia il profitto e la mano morta di Adam Smith a dare sviluppo,penso che sia insita nell’uomo la spinta in avanti a prescindere da un tornaconto e ad avvalorare la mia tesi ci sono esempi del passato come la REDUCCIONES GESUITE dell’America Latina,nate per sottrarre popolazione e territorio in mano ai Conquistadores.In quel frangente le unità produttive,certo basate su una direzione clericale che tuttavia non ha violentato la base etnica del luogo,fondata sulla comunione dei beni,hanno finito per essere talmente concorrenziali alle attività economiche di sfruttamento dei Conquistadores,che questi hanno finito per distruggerle attaccando politicamente l’ordine.
Questa seconda parte del manoscritto si fonda completamente sul libro di Franco Berardi “La nefasta utopia di Potere Operaio”.
A mio avviso questa opera risulta fondamentale per realizzare un collegamento alle mie analisi e per realizzare un riscontro sul campo della mia ipotesi di nuovo slancio per il Comunismo fondato sul ribaltamento della piramide leninista del partito quadro per ancorarsi appunto a quello che è l’ipotesi composizionista portato avanti da Tronti e da Potere Operaio.
All’interno di una umanizzazione del marxismo,nel tentativo di disancorare la lotta di
classe dalla scolastica sovietica,il mio tentativo cerca di essere una spinta concreta tendente a rivoluzionare la quotidianità,il concetto di lavoro e di tempo basandomi non su
astrazioni ma su un lavoro realizzato da menti che sono venute prima di me.
Le logiche del maggior profitto e della ipertecnologizzazione all’interno del contesto capitalista hanno finito per bloccare la società e lo dimostrano le continue ristrutturazioni
Industriali,l’estensione della disoccupazione e della contraddizione di una globalizzazione che va affermandosi all’interno di una congiuntura sfavorevole.
Una contraddizione che viene accentuata da politiche di consumo di massa che non fanno altro che depauperare le risorse naturali di un pianeta che versa in condizioni pietose.
Gli allarmismi portati avanti dagli scienziati sopra l’incidenza dell’inquinamento dovuto al bruciare della fonte energetica fondamentale della società globalizzata,il petrolio,non
hanno indotto le grandi multinazionali a ridefinire i loro piani di sviluppo,anzi.
Con l’implosione economica del mondo sovietico e con l’omologazione industriale del mondo asiatico comunista,si sta assistendo ad una estensione del modello multidivisionale i cui effetti sono purtroppo estremamente oscuri ed imprevedibili.
La terziarizzazione ed il mondo della piccola azienda familiare non solo non riescono più ad assorbire le espulsioni di personale dal mondo del secondario,ma addirittura vedono aumentare la mole di lavoro che la tecnologia dovrebbe facilitare.
Altresì questa porzione di società non si pone come spinta alternativa al capitalismo globale,
anzi.
Da qui la difficoltà dei partiti di sinistra di allacciarsi a modelli ideologici che scavalchino il semplice concetto di salario di base e di monetizzazione che risultano a mio avviso decisamente fini a se stessi.
L’abbandono del patrimonio dell’esperienza autonomista risulta a mio avviso grave perché è da lì che si deve riformare la linea ideologica del modernissimo partito di sinistra,rielaborando lo stesso concetto di partito senza scadere naturalmente il logiche
privilegiate,elitarie che caratterizzano invece i partiti di destra.
Marxismo Umanista
Sartre aveva condotto una battaglia contro il dogmatismo della scolastica marxista ed il riduzionismo dialettico ,partendo dall’esistenzialismo anti-hegeliano.
In realtà Franco Berardi parla di una rivalutazione della soggettività allo interno di Hegel.
Una tesi che veniva ancorata alle opere giovanili di Marx,le quali ruotavano attorno alla nozione di alienazione:
“ L’operaio diventa tanto più povero quanto più produce ricchezza,quanto più la sua produzione cresce in potenza ed estensione. L’operaio diventa una merce tanto più a buon mercato ,quanto più crea delle merci. Con la messa in valore del mondo delle cose cresce in rapporto diretto la svalutazione del mondo degli uomini. L’operaio sta in rapporto al prodotto del suo lavoro come ad un oggetto estraneo. Perché è chiaro ,per questo,che quanto più l’operaio lavora tanto più acquista potenza il mondo estraneo,oggettivo,ch’egli crea di fronte,e tanto più povero diventa egli stesso,il suo mondo interiore, e tanto meno egli possiede.”
K .Marx,Il lavoro alienato,opere filosofiche giovanili,pg.194-95
Tutto si concentra sulla condizione antropologica della condivisione operaia all’interno del mondo di produrre capitalistico. In parole povere ,rientrare nel salariato significa rafforzare il capitale e strangolarsi. Per poter sopravvivere l’operaio deve rinunciare alla sua umanità.
Questo rinunciare a se stesso si lega alla riflessione religiosa attuata da Feuerbach .
Nel capitalismo si arriva ad una produzione di beni così crescente da portare a compimento la promessa di una vita economica soddisfacente per tutti. In realtà la soddisfazione del bisogno economico corrisponde ad una perdita di vita. Dietro questa perdita si riscopre la nostalgia di una autenticità umana di hegeliana memoria. E’ nelle pagine di questo Marx che sorgeranno le critiche al LAVORISMO che accomunano l’ideologia capitalista e quella sindacal operaia.
“ Il lavoro non è la soddisfazione di un bisogno,bensì è soltanto un mezzo per soddisfare dei bisogni esterni ad esso.”
Dove si concretizza la debolezza dell’analisi?
L’alienazione pensata è idealista perché presuppone una essenza sottratta,il comunismo pensato dal Marx giovane quindi voleva restituire quell’essenza ,stuprata dal capitalismo.
Siamo all’interno di una continuità concettuale con Hegel, ed è all’interno di questo idealismo che si svilupperanno le teorie critiche di Horkeheimer,Adorno e Marcuse.
Sia Sartre che Marcuse insisteranno sul terreno della fondazione umanistica del processo di liberazione dal capitalismo.
Nell’esistenzialismo tuttavia l’alienazione è un tratto ineliminabile della condizione umana,perché come definisce Berardi la condizione ineliminabile della relazione sociale e la condizione ineliminabile della relazione produttiva comportano una perdita del sé che nessun superamento può riassorbire nella sfera storica.
Secondo la Scuola di Francoforte invece l’alienazione non si identifica con le due condizioni ineliminabili;essa è una fattispecie storica determinata ,quindi storicamente superabile.
In Ragione e Rivoluzione di Marcuse si legge:
“ Il lavoratore alienato dal suo prodotto è allo steso tempo alienato da se stesso. Il suo lavoro non è più suo e il fatto che diventa proprietà altrui comporta un’espropriazione che riguarda la stessa essenza dell’uomo.
Il lavoro nella sua vera forma è un mezzo per la vera autorealizzazione dell’uomo,per il pieno sviluppo delle sue potenzialità.”
Secondo Marcuse quindi il vero lavoro realizza l’uomo,ma che cosa è il vero lavoro?
Per Sartre l’alienazione è intrinseca all’alterità ovvero alla condizione ineliminabile della relazione sociale. Marcuse la considera una forma storica superabile. L’espulsione di Sartre dal superamento storicista viene confermato da Pietro Chiodi secondo il quale Sartre non ammette l’idea del superamento,della fuoriuscita dalla dimensione antropologica della penuria.
Come abbiamo visto siamo passati dall’idealismo di Hegel all’esistenzialismo dei 3 filosofi ;ovvero da una condizione ideale astratta ,ad una condizione astratta reale,tutta ruotante attorno alla nozione di alienazione marxista che in tal contesto si umanizza.
Il salto è di un centinaio di anni e piano piano il concetto di alienazione viene sostituito dal concetto di ESTRANEITA’.
“ Il lavoro di fronte alla classe operaia e contro di essa, come un nemico,è dunque il punto di partenza non più solo per l’antagonismo,ma per la sua organizzazione. Se l’alienazione dell’operaio ha un senso ,è quello di un fatto rivoluzionario.
Organizzazione dell’alienazione. L’obiettivo è di nuovo il rifiuto,a un livello più alto :rifiuto attivo e collettivo,rifiuto politico di massa,organizzato e pianificato. Il compito immediato dell’organizzazione operaia si chiama ora superamento della passività.”
M. Tronti ,Operai e Capitale,pg. 261
In Tronti l’alienazione non è più disumanità ma condizione estranea rispetto al modo di produzione e alle sue regole,come rifiuto del lavoro.
Nel I964 Marcuse usci va con “ L’Uomo ad una dimensione” nel
quale intravedeva un destino di integrazione della classe operaia-
nel sistema capitalistico.
Questo libro risulterà importante per il sorgere della protesta
studentesca perché in esso si trovavano quelle argomentazioni
che davano slancio al movimento studentesco in luogo di una classe
operaia irrecuperabile alla lotta rivoluzionaria.
Secondo Marcuse le società europee,uscite da venti anni dall'esperienza
nazi- fascista,si ritrovavano blocc-ate.
La considerazione giovanile verso la classe operaia" ed i tradizionali
partiti che la rappresentavano era negativa,non più credibile
di uno slancio rivoluzionario.
Gli studenti,che si ritrovano al di fuori del processo produttivo
vo,intravedevano una. speranza di cambiamento perché fuori dal
sindacalismo,dall'economicismo,dal benessere,dal consumismo.
Le idee ii fondo che muovevano le società del benessere parlava-
no di integrazione sociale prodotta dallo sviluppo tecnologico,
di annullamento delle dinamiche conflittuali e potenzialmente
rivoluzionarie.
La creazione di un mercato di massa,che faceva da sbocco per la
produzione di grande serie e il conseguente ampliamento dei
consumi popolari,determinò la formazione del modello consumista
che,da una parte porta alla distruzione di risorse non rinnovabili
dell'ambiente e dall'altra porta, alla subordinazione politica
della classe operaia,trasformata in soggetto di consumo e pacificata
dalla prospettiva di poter partecipare alla spartizione della
torta. Siamo di fronte ad una prefigurazione quanto mai azzeccata
che si può collegare alla riflessione di Marx sul passaggio dal
dominio formale al dominio reale"
Secondo Franco Berardi tutta,via l' opera ii Marcuse ebbe due effetti
indesiderabili" :
si partiva dalla accettazione della separazione tra lotta salaria-
le implicitamente economicista e integrata e lotta politica rivoluzionaria
politica,si esaltava la separazione della figura studentesca
dal ciclo di produzione capitalista.
Berardi,in relazione agli effetti indesiderabili dell'opera di
Marcuse,ci illustra il concepimento della lotta salariale:
se il salario viene considerato come una variabile dipendente
dallo sviluppo capitalistico,variabile quindi che deve essere
compatibile sia sul piano contabile,sia sul piano politico,con il pro-
fitto,allora certo si tratta di una leva che non può trasformare ne
rovesciare alcunché.
Tuttavia se il salario viene inteso come strumento politico di
attacco e di redistribuzione radicale della ricchezza sociale,
se il salario viene considerato come un livello del conflitto
tra operai e capitale (conflitto sul valore di scambio della
forza lavoro e conflitto sul piano del valore d'uso della forza
lavoro) allora il salario è lo strumento principale di una lotta
in cui dimensione economica e dimensione politic8- sono collegate
in una prospettiva di autonomia degli operai dallo sviluppo capitalistico
e dal dominio.
Altresì in relazione alle lotte studentesche,mentre Marcuse considera
gli studenti come agenti senza causa e senza conseguenze
sul piano della produzione sociale,Berardi,inserendoli nella concezione
operaista,li considera come settore della forza lavoro complessiva:
forza lavoro in formazione,espropriata del suo proprio sa-
pere tanto quanto gli operai di fabbrica sono espropriati del pro-
dotto del loro lavoro.
La concezione operaista ci tata. si lega all' opera "Operai e capi tale"
di Mario Tronti,opera che verrà accusata di criptoidealismo per i
,
suoi attivi elementi di soggettivismo idealistico;l'esaltazione
del Soggetto comporterà una" sottovalutazione dell'elemento
composizionist8. criticato come spontaneismo e per questo liquidato
dalla matrice leninista. In relazione a questo passaggio risulta
importante sottolineare come l'esaltazione del Soggetto come pro-
cesso determinante apre la strada alla restaurazione del marxismo-
leninismo con tutto il suo bagaglio di dogmatismo,volontarismo,politicismo.
.
ANTI UMANESIMO E CONOSCENZA COME PRODUZIONE
All'interno degli studi marxisti,Pour Marx di Althusser segna
un nuovo spostamento. Infatti allontanandosi dagli scritti giovanili
di Marx la concentrazione verterà sopra il Marx maturo che sì
catapulterà fuori dalla sfera hegeliana.
La struttura prende il sopravvento perché e sul piano della
struttura che si fonda, il processo della conoscenza:.
Pour Marx quindi si pone contro le implicazioni idealistiche
sostenute dal così detto umanesimo marxista. Secondo Althusser il
semplice rovesciamento del sistema hegeliano,per cui basterebbe
mettere la materia al posto dell'idea per fuoriuscire dall'idealismo
e fondare un pensiero capace di interpretare e guidare il movimento
rivoluzi~ari0,in realtà non rovescia niente. Perché ?
Perché il campo problematic-o hegeliano è così fatto che il suo
rovesciamento non comporta affatto una fuoriuscita.
Nel Lire Le Capital Althusser proporrà un metodo di tipo strutturale
per comprendere il processo capitalistico e per cogliere il nesso
profondo che esiste tra lavoro e conoscenza. Qui la conoscenza non
è un processo di registrazione visiva di quel che ci si presenta,
non è riflesso,come pretendeva la vulgata engelsiana del materialismo.
La conoscenza viene concepita come produzione;
“ L'invisibile è definito dal visibile come proprio invisibile,
propria proibizione di vedere:l'invisibile non è dunque semplice-
mente al di fuori del visibile,la tenebra esterna dell'esclusione,
ma la tenebra interna dell'esclusione,interna al visibile stesso
perché definita dalla, struttura del visibile.-"
Si tratta di conseguenza, di produrre ciò che,in un certo senso,già
esiste. Partendo dal rifiuto marxiano di confondere oggetto reale
e oggetto della conoscenza,1'oggetto conoscitivo è il risultato di
una attività di produzione specifica,determinata. Secondo Berardi
il riferimento necessario per chiunque voglia comprendere come
funziona la concezione della, conoscenza come produzione è
l'Introduzione a Lineamenti fondamentali per la critica dell'
economia politica,l'opera di Marx nota come Grundrisse.
“ Il concreto è concreto perché sintesi di molte determinazioni.
Hegel cade nella illusione di concepire il reale come risultato
del pensiero,mentre il metodo di salire dall'astratto al concreto
è solo il modo per il pensiero,di appropriarsi il concreto,di
riprodurlo come qualcosa, di spiritualmente concreto .Ma mai e poi
mai il processo di formazione del concreto stesso.
La totalità come essa si presenta nella mente quale totalità del
pensiero è un prodotto della mente che pensa,la quale si appropria
del mondo nella sola maniera che gli è possibile."
Nella citazione Marx afferma che il concreto è prodotto di una
attività di astrazione .Una, posizione idealistica?
No perché quando Marx parla di concreto e di mentale non sta
parlando di rapporto tra reale e razionale. II concreto di Marx
è la totalità reale in quanto proiezione dell' attività mentale .
La mente di Marx altresì non è l'io puro di Kant e neanche il
Soggetto hegeliano che si fa Spirito,è il lavoro produttivo di
realtà,cioè il lavoro proiettivo.
Il concetto di produzione mentale ma.rxista viene così preso da Althusser
ma non sviluppato pienamente come nel rv1arx del Grundrisse.
Marx infatti arriverà a definire il passaggio dalla nozione di
lavoro astratto alla nozione di generaI intellect. Questo passaggio
risulta importante perché all'interno del processo di progressiva
astrazione del lavoro,il processo di trasformazione delle attività
umane in vuote prestazioni di tempo astratto,viene,a poco alla
volta,espandendosi a tutte le forme dell'attività sociale. Una
implicazione importante perché diventerà uno degli elementi decisivi
della riflessione operaista e composizionista degli anni Sessanta e
Settanta.
Composizionismo ed astrazione
In Italia il composizionismo farà la sua irruzione nel 1968 all’indomani della traduzione del Grundrisse da parte di Enzo Grillo:
Perché composizionismo?
Perché ponendosi dal punto di vista del lavoro e del rifiuto del lavoro,si individua nella composizione sociale ,come dinamica della sottrazione del tempo rispetto alla prestazione salariata, la prospettiva decisiva per la visione dell’intero processo rivoluzionario.
Il lavoro viene quindi rifiutato partendo dalla distinzione marxista tra attività generica e forma determinata del lavoro salariato.
Il lavoro che viene rifiutato nella fattispecie è il lavoro astratto :
“il carattere di utilità dei prodotti del lavoro cancellano il carattere di utilità dei lavori rappresentati in essi;scompaiono anche le diverse forme concrete di questi lavori,le quali non si distinguono più,ma sono ridotte tutte insieme a lavoro umano uguale ,lavoro umano in astratto.”
(Marx,Il Capitale)
All’interno del capitalismo il lavoro industriale perde ogni relazione con il carattere concreto dell’attività,diviene puro tempo di vita prestato,oggettivato in prodotti la cui concreta e utile qualità non riveste altro interesse se non quello di rendere possibile lo scambio e la accumulazione di plusvalore. Non solo,l’operaio industriale è portatore di una conoscenza puramente astratta,ripetitiva.
L’astrazione come forza centrifuga,unificante raggiunge la sua perfezione nell’epoca digitale,perché il lavoro di trasformazione fisica della materia è diventato così astratto da divenire inutile : le macchine possono virtualmente sostituirlo per intero.
Il lavoratore è schiacciato,ridotto ad appendice passiva,erogatore di un tempo vuoto.
Marx dice:
“L’aumento della produttività del lavoro è la massima negazione del lavoro necessario,è la tendenza necessaria del capitale.”
Un nuovo sistema paradigmatico deve instaurarsi se si vuole comprendere e soprattutto liberare la nuova costellazione
dell’attività umana ,delle tecnologie,delle interfacce,delle interazioni sociali.
Tuttavia questo passaggio si impiglia nei tempi più lenti della cultura,delle abitudini sociali,delle identità costituite,delle relazioni di potere,e della regola economica dominante.
Franco Berardi incalza dicendo:
“L’eredità dell’epoca moderna con tutta la sua ferraglia industriale,ma anche con tutta la ferraglia delle sue abitudini mentali ,dei suoi immaginari di competizione,di aggressività,pesa come un ostacolo insormontabile,impedendo il dispiegarsi di una prospettiva di redistribuzione e di progressiva estensione del lavoro salariato.
I composizionisti vedevano favorevolmente l’eliminazione del lavoratore grazie ai tempi di elaborazione automatici.
Tutto si traduceva nella capacità di autoaffermazione dell’intelligenza contro il suo uso capitalista:
“NON appena il lavoro in forma immediata cessa,cessano contemporaneamente il tempo di lavoro e la misura del valore d’uso.
Il pluslavoro della massa cessa di essere condizione di sviluppo della ricchezza generale. Col crollo della produzione basata sul valore di scambio,scompaiono forma della miseria ed antagonismo sostituiti dal libero sviluppo delle individualità.
Non riduzione del tempo di lavoro necessario per creare pluslavoro,ma riduzione del lavoro necessario della società ad un minimo a cui corrisponde la formazione e lo sviluppo artistico,ecc. degli individui grazie al tempo divenuto libero e ai mezzi creati per tutti.”
Di nuovo Marx:
“Il capitale è esso stesso la contraddizione in processo per il fatto che esso tende a ridure il tempo di lavoro a un minimo,mentre d’altro lato pone il tempo di lavoro come unica misura e fonte di ricchezza.
Esso diminuisce. quindi,il tempo di lavoro nella forma del tempo di lavoro necessario,per accrescerlo nella forma del tempo di lavoro superfluo,facendo quindi del tempo di lavoro superfluo la condizione di quello necessario.”
Quando Marx parla del capitale come contraddizione in processo,prefigurava in maniera strabiliante la storia del Novecento,il secolo in cui il capitalismo,per istinto di autoconservazione,distrugge le potenzialità che esso stesso crea nella sfera tecnica.
Lo sviluppo dell’intelligenza applicata alla produzione viene ingabbiato dal capitalismo nelle forme del salario,della disciplina,della dipendenza.
IL DOPPIO LEGAME
Con questo termine Bateson e Watzklawicz intendevano definire le ingiunzioni contradditorie ,ovvero quando un ordine inviato a parole viene contraddetto da gesti,intonazioni,affetti.
Trasportando questo esempio a livello storico noi vediamo il capitalismo “ammortizzare” il processo tecnologico secondo un codice che non è adeguato al suo contenuto materiale e sociale.
Guardiamo alla disoccupazione:
lo sviluppo tecnologico rende tendenzialmente inutile il lavoro manuale e la sua valutazione salariale impossibile.
Tuttavia essendo il contesto il capitalismo che si fonda sulla vigenza del salario e sulla centralità del lavoro temporale,ecco che si innesta un doppio legame.
All’interno del doppio legame, opposizione e negazione globale non risolvono nulla,è il contesto che deve essere ridefinito a partire dal contenuto enunciativo,dall’ordine.
Così progettare rivolgimenti politici è inutile se non si introduce UNA NUOVA PSICHE SOCIALE,UNA NUOVA ORGANIZZAZIONE DELLA VITA QUOTIDIANA,IN FUNZIONE DI UN SISTEMA TECNOLOGICO NEL QUALE IL LAVORO E’ DIVENTATO SEMPLICEMENTE INUTILE E IL SALARIO SEMPLICEMENTE INDEFINIBILE.
La radice del PCI
Lo storicismo idealista crociano è l’humus su cui si baserà il Pci.
Su questo idealismo si fonda la linea strategica del Pci dalla svolta di Salerno,alla elaborazione della via italiana al socialismo,alla politica delle alleanze,alla programmazione democratica,fino alla proposta del compromesso storico.
Stiamo parlando del RIFORMISMO ,ovvero di politiche di trasformazioni parziali ma durature nel tempo. Con questa accezione non si può parlare negativamente del riformismo.
Se la pressione operaia ha come base quella di trasformare il capitalismo allo scopo di migliorare l’autonomia degli operai,ciò non può essere visto negativamente.
Tuttavia negli anni sessanta era il concetto del riformismo subalterno ad essere rifiutato.
Perché subalterno?
Perché il movimento operaio si poneva il limite della gestione di questa politica riformista,riconoscendosi come variabile dipendente dallo sviluppo capitalistico.
Insomma il movimento operaio italiano è rientrato in un DOPPIO LEGAME che ha finito per distruggerlo completamente,al contrario invece delle esperienze tedesche e francesi,una distruzione dovuta al fatto che l’attacco delle avanguardie non interesserà solo la subalternità ma anche l’autonomia pratica.
Berardi è ancora una volta illuminate nell’analisi del frangente,infatti ci illustra come il culmine dell’esperienza di autonomia raggiunto nel 1977 si troverà di fronte ad un bivio:
da un parte c’era la soluzione leninista di scontro contro lo stato,dall’altra c’era il consolidamento delle strutture autonomiste che in questo modo davano vita AD UNA SOCIETA’ AUTONOMA DENTRO E CONTRO LO STATO.
Fu scelta la prima via .
Come detto il riformismo del Pci produrrà la svolta di Salerno dell’aprile 1944:si inaugurava in esso l’ipotesi di alleanza tra classe operaia e ceti medi in un quadro di continuità storica rispetto agli stessi specifici interessi nazionali. Il partito diventava così il partito di tutto il popolo che lasciava al sindacato la gestione del conflitto di fabbrica,della lotta contro gli interessi padronali.
Togliatti quindi realizzava uno spostamento dal partito di quadri teorizzato da Lenin,spostamento che verrà legittimato dal famoso XX congresso del PCUS.
Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta si riscontrano in Italia delle trasformazioni:nel milanese gli operai elettromeccanici iniziano a condurre una lotta su obiettivi avanzati e nel 1960 il sinistro governo Tambroni viene contrastato da una protesta popolare.
Proprio in quel frangente intellettuali vicini agli ambienti di sinistra iniziarono ad elaborare una nuova cultura politica. Nacquero i “Quaderni Rossi”,la rivista “Classe Operaia”,”Contropiano”,”La Classe” e “Potere Operaio”.
All’interno di queste riviste operaiste si rifiutava la separazione,proveniente dalla svolta di Salerno,tra dimensione sindacale e dimensione politica dell’organizzazione.
Si puntava l’attenzione ai processi di trasformazione tecnologica,di mutamento culturale dell’intera società e del movimento operaio. Dai Quaderni Rossi in poi ,la concezione engelsiana deterministica,che individua la contraddizione principale del capitalismo nella crescita delle forze produttive che cozzano contro l’involucro formale dei rapporti di produzione,si viene spostando quella contraddizione all’interno della socialità autonoma operaia , che cresce all’interno del rapporto di produzione ma si rivolge contro il suo dispotismo.
All’interno del concetto di forze produttive marxiste si cancella lo spessore di cultura,di esistenza,di desiderio,di repressione che sta dentro la composizione di classe operaia.
La firma del contratto dei metalmeccanici del 1963 segnerà una scissione all’interno dei Quaderni Rossi.
DAI QUADERNI ROSSI A CLASSE OPERAIA
L'accordo del 1963 segna una sconfitta del sindacato con
conseguente indebolimento della classe operaia. Secondo Mancinelli
il riflusso del movimento è dovuto alla mancanza di presa di coscienza
dei nuovi contenuti della lotta di classe,impedendo all'autonomie
operaia di esprimere nuove forme di organizzazione.
All'interno dei fuoriusciti facenti capo a Tronti,invece la gestione
riformista della scadenza contrattuale segna una vittoria. della
classe sulle organizzazioni del movimento operaio, il riflusso del
movimento è solo apparente perché fenomeni come l'assenteismo e
la passività politica stanno ad indicare il rifiuto della classe
operaia di seguire la strategia. delle sue organizzazioni e la sua
disponibilità alla radicalizzazione della lotta.
Tronti e Asor Rosa andranno a, realizzare la rivista Classe Operaia,
mentre i Quaderni Rossi continueranno l' esperienza con Raniero
Panzeri riprendendo i contatti con il movimento operaio e soprattutto
col Psiup iniziando un lavoro di formazione dei quadri espressi
dalle lotte e di inchiesta sul grado di consapevolezza dei lavoratori.
Sia Tronti che Panzeri sono d'accordo su un punto metodologico:
la contraddizione essenziale dello sviluppo capitalistico non è
ne lo squilibrio tra produzione e consumo,ne l'anarchia della
società in rapporto con la fabbrica,ma l'insubordinazione endemica
degli operai come classe. II disaccordo verte nella valutazione
del rapporto tra composizione di classe e ruolo politico della
soggettività organizzata.
Classe Operaia parte dall' ipotesi che la chiave di volta di tutta
la storia passata presente e futura del capitale come lavoro morto
risiede nell'iniziativa operaia. Siamo ad un rovesciamento del
modello interpretativo del marxismo scolastico. Tronti dice:
"Soltanto partendo dalla storia, interna alla classe operaia è
possibile comprendere il lavorio di riorganizzazione economica,
politica a, cui il capitale deve continuamente por mano.
In effetti in questa maniera si riescono a spiegare le evoluzioni
del sistema produttivo,le innovazioni tecnologiche,partendo da un
processo che attraversa la società,il lavoro vivo,le sue culture,
i suoi bisogni, la sua composizione.”
Tronti oppone al primato della coscienza" di classe il primato della
composizione di classe. E’ la composizione di classe intesa
complessivamente che determina il processo di ristrutturazione
capitalistica,le risposte politiche e tecnologiche del capitale.
mentre secondo Panzieri le lotte hanno tendenza a contrapporsi
naturalmente alla regola capitalista dello sfruttamento che si
manifesta nella struttura del salario,nell'organizzazione del lavoro
e della gerarchia,Tronti reintroduce il ruolo del partito
d'avanguardia anche se lo fa con un originale spostamento dei
termini leninisti della questione.
Il partito leninista si era storicamente proposto ,nella Russia
del I9I7 e poi nella Terza Internazionale,come il portatore
della linea strategica,mentre la classe operaia era considerata
chiusa nella sua dimensione immediatistica e puramente economica.
Tronti rovescerà questa visione:
per lui la classe operaia contiene gli elementi della strategia
nella materialità autonoma della sua composizione e il partito
detiene il ruolo tattico, cioè il ruolo della. rottura determinata,
della mediazione politica.
Purtroppo l'esaltazione della spontaneità politica operaia si
frammischierà con l'enfasi volontaristico soggettivistica sulla
funzione del partito d'avanguardia. Una commistione che,come abbiamo
visto in precedenza avrà una incidenza nefasta.
Il riconoscimento della classe come motore dello sviluppo darà
centralità al salario. Non è un caso che proprio in quegli anni
cominciano a diffondersi lotte contro il cottimo (salario a
cottimo è una di retribuzione legata, al numero di pezzi lavorati
nel corso della giornata lavorativa,per cui il lavoratore è
costretto ad accelerare i suoi tempi di produzione per poter
guadagnare pii soldi).
Comincerà altresì a, diffondersi una volontà operaia di tipo eguali-
tario,proprio a partire dal salario. Un contesto di poderosa ri-
composizione sociale di tipo politicamente offensivo.
Quando gli operai sono divisi il padrone è forte e può imporre
loro condizioni di lavoro e di salari svantaggiose.
Secondo Berardi,Classe Operaia prima e Potere Operaio dopo,si
trascineranno il fardello inutile e pericoloso dell'elemento
leninista. La composizione sociale del lavoro contiene dentro di
se le potenzialità di concatenazione liberata che possiamo
chiamare comunismo. Tuttavia queste potenzialità sono contenute e
deviate da una volontà politica. E’ dunque compito dell'azione
politica rivoluzionaria rimuovere quella volontà per permettere
alle potenzialità contenute dal,la composizione sociale di dispiegarsi
E' la, politica l'elemento regolatore dello sviluppo sociale,un
concetto definito da Lenin nel suo Che fare?
Tuttavia la Russia era molto lontana dallo sviluppo delle forze
produttive;Un lungo periodo I:li alleanza conflittuale tra sviluppo
capitalistico e classe operaia ere, necessario perché la, situazione
russa potesse maturare caratteri di maturità industriale.
La forzatura leninista produsse un mostro di violenza e arretratezza.
Che senso può avere il leninismo nelle metropoli?
Che senso può avere l'idea del partito di quadri quando il lavoro
mentale diviene un continuum superindividuale che connette e
globalizza innumerevoli cervelli?
La politica governa e domina una società non integrata,in cui
i diversi frammenti agiscono isolatamente. Il lavoro mentale
modella invece intimamente le procedure conoscitive,le procedure
produttive,la generazione di gesti e oggetti. L'esperienza teorica
operaista o composizionista pose le premesse per vedere il mondo
con occhiali non più legati all'ideologia.
In realtà tra il 1964 ed il 1968 il punto di vista marxista
leninista ,rilanciato dalla Rivoluzione culturale in Cina,dal
terzomondismo linpaoista e anche dal fochismo guevarista tendeva
a spostare il baricentro della lotta di classe internazionale.
verso le campagne del mondo,verso i paesi che aggredivano
l'ordine mondiale imperialista dall'esterno,dalla periferia.
Classe Operaia rovescerà con decisione questa impostazione:il
centro non è la campagna sottosviluppata ma la fabbrica dei capitali
ad. alto sviluppo capitalistico,ad alta composizione organica di
capitale. Ma alla lungimiranza della estensione dinamica capitalista
a tutto il pianeta non fu correlato il mutamento principale intorno alla classe operaia ma intorno allo sviluppo delle tecnologie elettroniche .
Dal 1968 …
La spinta dell’esplosione sociale e politica del 1968 vedrà il sorgere di una nuova evoluzione:
dalla rivista CONTROPIANO usciva un articolo di Tony Negri dal titolo “La teoria capitalista dello stato nel 1929 :J.M. Keynes “.
In esso si sottolineava la distinzione tra funzione dipendente e funzione costitutiva dell’autonomia operaia. Punto di partenza è che lo stato capitalistico,nel corso del XX secolo,riaggiusta il suo equilibrio in risposta alle forme autonome del movimento operaio.
“Taylorismo,fordismo,hanno questa immediata funzione:
togliere il partito bolscevico alla classe,attraverso la massificazione del modo di produrre e la dequalificazione della forza lavoro,immettere per tal via nel processo produttivo nuove forze proletarie,distruggendo la forza d’urto delle vecchie aristocrazie e impedendo che si ricostituiscano.”
Nelle lotte del primo novecento fino alla grande ondata consiliare cha va dal 1917 russo al 1919 tedesco,l’avanguardia operaia era costituita da operai ad alta capacità professionale,portatori individuali di una competenza tecnica e di una conoscenza sociale ricca.
Questa avanguardia andava isolata,stroncata da parte del capitale.
La conoscenza doveva essere trasferita nelle macchine e nelle tecnologie sottraendo così alla classe operaia la capacità di decisione politica,di autonomia sociale.
Il significato sociale del taylorismo fu la scomposizione scientifica dell’attività produttiva in frammenti che potevano essere analizzati e automatizzati,sostituiti con macchine.
Il fordismo fu la creazione di un sistema integrato di lavorazione automatica -la catena di montaggio- in cui il lavoro operaio venne ridotto a variabile tecnologicamente dipendente,gesto puramente reattivo,ripetitivo, inintelligente.
E’ la riduzione del tempo pulsionale della vita al tempo matematico della produzione.
E’ la piena realizzazione della nozione marxista di lavoro astratto perché la sua funzione non è relativa alla sua utilità concreta ma solo relativa alla scambialità economica del suo prodotto perché dal punto di vista del processo lavorativo,più nessuna concretezza umana,più nessuna intelligenza concreta devono esservi dedicate.
Lo sviluppo capitalistico è la risposta al livello raggiunto dalla organizzazione delle lotte operaie.
Una risposta dai due esiti:l’uno è quello della repressione ,l’altro quello della liberazione delle nuove possibilità.
Paradossalmente (ndr) il fordismo con la sua catena di montaggio realizza un lavoro così ripetitivo da favorire la concentrazione dell’intelligenza sociale intorno alla vita che eccede il lavoro,farsi comunità desiderante,soggettività autonoma.
E’ DA QUESTA COMPLETA ALIENAZIONE CHE INIZIA IL PROCESSO DI AUTONOMIZZAZIONE RADICALE CHE SFOCERA’ NELLE LOTTE DEGLI ANNI DELLA MATURITA’ FORDISTA-INDUSTRIALE.
Spinto dall’iniziativa operaia il capitale mette in moto un processo di riorganizzazione tecnologica,passando dalla macchina individuale alla linea di montaggio ,e di riorganizzazione politico istituzionale:il processo economico,che nell’epoca liberale precedente aveva goduto di una sostanziale indipendenza dallo stato,ora viene sottoposto al governo diretto di uno stato centralista
nelle varie forme del keynesismo ,del dirigismo socialista sovietico o del dirigismo fascista e nazista:
“ Paradossalmente il capitale si fa marxista, o almeno impara a leggere Das Kapital dal suo punto di vista. Riconosciuto l’antagonismo ,occorre farlo funzionare,impedendo nel contempo l’autonomo distruttivo liberarsi di un suo polo. La rivoluzione politica operaia può essere evitata solo riconoscendo l’esistenza del nuovo rapporto di forze,solo facendo funzionare la classe operaia dentro un meccanismo che sublimi la continua lotta di potere in elemento dinamico del sistema.”
L’intervento statale mira,in forme diverse,a subordinare l’iniziativa operaia ,a istituzionalizzarla così da eliminare la valenza autonoma.
La pianificazione è la forma che assume sul piano economico la subordinazione della variabile operaia.
La lotta operaia agisce come motore dello sviluppo,ma non può costituirsi come alternativa complessiva. Il piano si propone di essere controllo sul ciclo economico.
Non mira ,si badi bene,a togliere il conflitto,ma a funzionalizzare il conflitto allo sviluppo e a tagliare così la strada a ogni prospettiva di autogoverno dell’autonomia operaia.
Berardi focalizza l’analisi di Negri entro il compito della soggettività politica rivoluzionaria:
rompere la funzione di dominio che il capitale esercita sulla socialità autonoma operaia.
In un seguente articolo apparso su Contropiano,Negri arriverà al punto di svolta della sua analisi.
In Marx sul ciclo e la crisi leggiamo:
“Non basta descrivere questo dualismo fondamentale dell’esperienza economica,bisogna mostrare per quale ragione esso tenda a presentarsi come opposizione rigida e dilagante all’interno del sistema,contro il sistema.(…perché classe e sviluppo non sono strategicamente conciliabili…)
Certo la lotta operaia è motore dello sviluppo,ma ora vuole essere qualcosa d’altro,vuol essere soggettività autonoma costituente.
Ma proprio in questo passaggio Negri si staccherà dalla rivista Contropiano perché assume nel compito di trasformazione dell’autonomia operaia in autocostituzione rivoluzionaria,la lezione attiva del leninismo.
Tronti infatti parlerà di coesistenza del percorso di Capitale e Classe con un partito politico DELLA CLASSE OPERAIA COME AGENTE DI PRESSIONE VERSO LO STATO COSTRETTO A INCORPORARE POSITIVAMENTE LA PRESSIONE OPERAIA.
Negri invece attribuiva al partito il compito di rottura.
Entrambe le posizioni,E QUESTO LO FA RILEVARE BERARDI,non considerano però un PUNTO FOCALE:
L’ESTRANEITA’ CHE CARATTERIZZA L’AUTONOMIA OPERAIA,IL SUO RIFIUTO A RICONOSCERSI IN UNA RAPPRESENTAZIONE POLITICA.
Così scriveva in un articolo Asor Rosa nel 1970:
“La classe operaia che abbiamo di fronte in Italia ha tratti altamente autonomi e antagonistici perché identifica il lavoro con il capitale,non subisce la suggestione ideologica di contrapporre il primo al secondo e può perciò usare il meccanismo dello sviluppo secondo i suoi interessi materiali senza nessun bisogno di distinguere con esso un patto istituzionale.”
Le cose non andranno così. Negli anni settanta il movimento operaio ed il Pci dovranno trasformarsi in strumento di controllo e conservazione,man mano che assumerà il compito di rappresentare la mediazione politica,abbandonando il ruolo di rappresentazione autonoma della classe.
In questa fase Negri considera essenziale il momento della rottura,Tronti ed Asor Rosa il momento della mediazione.
Berardi afferma che in realtà non si verificarono né l’una né l’altra:si genererà una tensione permanente e un equilibrio sempre più alto tra autonomia operaia,sviluppo capitalistico e ristrutturazione tecnologica.
La mediazione tattica,formulata da Mario tronti nel 1972 nell’ipotesi di “autonomia del politico” pretendeva di poter funzionare come sfera autonoma,nella quale i condizionamenti sociali sono per così dire messi fra parentesi. E’ il progetto sul quale il Pci di Enrico Berlinguer si muove nel corso degli anni settanta,con la formulazione dell’ipotesi di un farsi stato della classe operaia:una sorta di leninismo senza rottura rivoluzionaria,che mantiene molti dei pericoli autoritari e statalisti del leninismo,senza riuscire a percorrere fino in fondo la prospettiva libertaria di autonomia della società dallo stato e dallo sviluppo capitalistico.
Perché nefasta utopia ?
Nefasta Utopia si lega ad un titolo di Giorgio Bocca apparso su “La repubblica” nel 1979.
L’editoriale faceva riferimento a quanto era avvenuto nel corso degli anni settanta,più che nella politica italiana,nella mentalità di larghi settori sociali che avevano messo in discussione ,con i loro comportamenti spontanei,il lavoro salariato e la razionalità produttiva,fino a contrapporvisi esplicitamente in nome di una utopia nata nel corso dei movimenti di lotta contro il lavoro,per il potere operaio.
Fanatico dell’industrialismo e del lavoro a lui appariva inconcepibile la tesi del rifiuto del lavoro.
Perciò quindi le tesi di Potere operaio erano definiti utopici e nefasti perché misero in moto processi di rivolta e di disaffezione al lavoro che avevano contribuito ad una destrutturazione dell’ordine industriale.
Berardi afferma che nessuna esperienza fu meno utopica di quella di Potere Operaio.
La prova di ciò Berardi la identifica nel continuo sviluppo dell’estinzione del lavoro salariato come forma connettiva della società.
Utopico semmai è affermare una ideologia del progresso razionale ordinato,di sviluppo sociale senza conflitto,secondo la pretesa di una riduzione della molteplicità dei mondi di vita a un unico principio:la temporalità del valore di scambio.
Su questo punto il discorso rimane aperto per Berardi a causa del passaggio dell’epoca digitale,nella cui sfera,in effetti la vita sembra assorbita dalla generazione convenzionale del codice binario.
Un altro fatto è che proprio nel 1979 la magistratura faceva arrestare un gruppo di intellettuali,professori,studenti e operai che avevano militato nelle file di Potere operaio.
Dalla Fiat di Torino e di Arese piovevano licenziamenti verso operai che avevano assunto eticamente il sabotaggio al lavoro con i sindacati che identificavano in questa etica una colpa suscettibile di licenziamento.
Invece più praticamente,il 1979 era il periodo della profonda seconda crisi petrolifera,che dava al padrone la possibilità di colpire in profondità il concetto di autonomia operaia.
Nel 1980 la Fiat decretava l’espulsione di qualcosa come 25.000 operai definiti non necessari alla produzione.
Mentre un anno prima il Pci ed il sindacato non mossero un dito ora mostravano i muscoli dell’impotenza. La sconfitta ormai era un dato di fatto.
L’altissima composizione autonomista ,indisponibile a subire il dominio gerarchico sulla vita sociale quotidiana e sul proprio mondo di vita aveva visto erigersi il muro dei governi di coalizione,del padronato,dei vertici sindacali,e del Pci.
Il movimento operaio invece di accogliere e consolidare la cultura antilavorista,l’aveva demonizzata incentrando il tutto verso l’obsoleta difesa del posto di lavoro.
Questo arretramento su posizioni obsolete continuerà per tutti gli anno ottanta de componendo la classe operaia,non solo italiana.
Il processo di sostituzione del lavoro umano con automatismi si accelerò freneticamente,come violenza contro la socialità e la cultura prodotta dai movimenti.
Estirpata così la nefasta utopia di Potere Operaio,iniziava ad avanzare la benintenziata utopia della competizione forsennata:riduzione della massa sociale operaia,aumento del plusvalore relativo estorto per addetto,estensione dell’area sociale residualizzata,della disoccupazione prodotta dalla tecnologia.
Ciò che l’intelligenza sociale aveva prodotto come fattore di arricchimento cominciava ad essere trasformato in strumento di impoverimento e desolazione.
Chi è Lenin ?
E’ possibile il leninismo nelle metropoli ?
Lenin è colui che pensa la forma del partito rivoluzionario,partito di quadri che dirige la lotta di classe operaia e il movimento del popolo verso l’abbattimento dello stato e verso la costituzione dello stato socialista.
Lenin mette in opera quel progetto e quella teoria nella Russia del 1917,la Russia che sta vivendo una transizione difficile dall’autocrazia zarista verso la democrazia borghese.
La domanda di Berardi è:
“si può riproporre il leninismo come se fosse attuale,in una società ad alta composizione organica di capitale,con una classe operaia socialmente maggioritaria,articolata capace di autonomia e uno stato democratico,capace di rappresentare gli interessi diversificati e complessi ?
La lezione di Lenin si riassume nella formula partito di quadri d’avanguardia capace di determinare un salto soggettivo nel processo di ricomposizione sociale e capace di guidare questo processo verso la rottura rivoluzionaria e nella formula rottura del dispositivo politico dello stato capitalistico e avvio di un processo di disarticolazione del controllo sociale che lo stato tiene insieme.
Sulla prima formula il sorgere nel primissimo indomani della Prima Guerra Mondiale di posizioni come quella degli SPARTACHISTI(Karl Liebnecht,Rosa Luxemburg)o dei CONSILIARI (Antonio Gramsci) portava ad accentuare il momento dell’autorganizzazione operaia rispetto alla direzione centralizzata esercitata dal partito di quadri.
All’interno della stessa ortodossia terzinternazionalista si maturarono posizioni come quella di Palmiro Togliatti che coniugava il leninismo con una concezione del partito come organizzazione di massa ,nella quale i quadri dirigenti professionali sono affiancati da veri e propri organismi di democrazia territoriale.
Berardi comunque fa presente come tutto questo dibattito sia invecchiato nel 1970.
“Il problema non è più quello di come dirigere una classe operaia di tipo protoindustriale,frammentata e annegata all’interno della dimensione sociale del popolo,del contadiname o dell’indistinto proletariato preurbano.
La nuova realtà è quella di una classe operaia che ha maturato ormai nelle condizioni di lavoro della catena di montaggio l’estraneità radicale nei confronti del capitalismo come modello di produzione e ha elaborato le condizioni per una autonomia sociale e produttiva,le condizioni di quella che Negri definisce autovalorizzazione. Risultano mature le condizioni per una gestione del passaggio produttivo ,tecnologico,organizzativo a una forma sociale più alta,più libera più diversificata ed egualitaria al tempo stesso.
Potere operaio aveva compreso tutto ciò in sede analitica ma in sede politica ad un certo punto non riesce a far tesoro di questa consapevolezza e regredisce verso una specie di elementare volontarismo,in cui la composizione della socialità autonoma si sostituisce la volontà organizzata in partito.
Sulla concezione dello stato,la complessità dell’analisi protoperaista che vedeva nello stato un sistema complessivo del controllo sui movimenti della società autonoma operaia sarà sostituita da una concezione banalizzata dello stato come volontà politica repressiva della borghesia.
La percezione di Potere Operaio si avvicinava più all’analisi foucaltiana del disciplinamento dei corpi che alla analisi leninista di stato come comitato d’affari della borghesia.
Tuttavia nel fuoco dell’autunno caldo tutto fu semplificato,banalizzato.
Questa regressione Berardi la colloca nel 1970 quando Potere Operaio rientrerà con armi e bagagli nella tradizione volontaristica del marxismo-leninismo scolastico,nel dogmatismo terzinternazionalista.
Evoluzione al Globunismo
Ritornando al pensiero di Negri,dal 1979 inizierà lo sforzo di sottrarre il marxismo dall’impianto categoriale dialettico.
Partendo dai Grundrisse inizia una riflessione sul vero elemento nuovo della composizione sociale:il lavoro intellettualizzato.
Assumendo l’effetto della composizione mentalizzata del lavoro sociale arriva alla premessa di sgretolamento del quadro dialettico.
Negli anni ottanta,Negri produrrà il concetto di costituzione,non più dialettizzabile,dell’agire autonomo:
“Andar ogni dialettica e porre il concetto di costituzione.
Vale a dire che se i concetti di composizione e di anticipazione erano ancora dialettici,quello di costituzione non lo è più,esso è posto contro la dialettica e la sua fondazione è alternativa.
La Separazione è condizione di ogni costituzione.
L’idea della costituzione è quindi l’idea di una pratica sociale alternativa che ricompone soggettivamente gli sfruttati. Non solo in quanto tali ,ma soprattutto in quanto ricostruiscono valori,vita,potere,separatamente,indipendentemente,alternativamente.
(La fabbrica del soggetto,Genova,XXI secolo,1987)
All’interno di “La costituzione del tempo. Prolegomeni,Roma manifestolibri,1997” il cervello,per Negri,possiede una potenza produttiva che si fa ,nella tendenza,irriducibile alla forma della valorizzazione,alla forma del capitale.
Questa autonomia,che vive come tendenza nell’autovalorizzazione intellettuale della società,è politicamente possibile ?
Così risponde Negri:
“ Oggi è possibile ricostruire il telos entro quel topos che si era presentato come blocco.
E se non è possibile,è desiderabile. Esiste differenza tra il possibile e il desiderabile ?
Come misurarla se non percorrendone la distanza?
Parole queste che illuminano retrospettivamente di un nuovo significato l’opera di Potere Operaio.
Affermare l’attualità del comunismo,la produttività immediata del rifiuto,il realismo dell’utopia avevano il significato di misurare la distanza tra ciò che è desiderabile e ciò che è possibile,dando la possibilità al possibile di manifestarsi.
Il crollo del comunismo realizzato è il punto di partenza di una de territorializzazione.
Fino a quando il comunismo era territorializzato negli stati autoritari del blocco socialista,esso corrispondeva a un progetto paranoica di autoconservazione,di paralisi dell’innovazione,di irreggimentazione sociale.
Gli stati comunisti non corrispondevano minimamente alle attese che il proletariato rivoluzionario aveva coltivato.
Il comunismo non esisteva ma era possibile nominarlo,delimitarlo,identificarlo e quindi indicarlo come uno spauracchio,un dissuasivo contro la libertà di autorganizzarsi.
Il comunismo è finito e non ci sarà mai più come stato,come partito,come politica unitaria.
Esso può finalmente agire come un mutante,come un virus,un agente non nominabile,non identificabile,che proviene dalla memoria sociale e si trasferisce nei canali proliferanti del contagio culturale e immaginario,provocando delle attese di mondo.
Secondo Berardi siamo entrati nell’iperstoria ,in cui si agisce secondo un tipo ricombinante,montando spezzoni di socialità virtualizzata.
Nel mondo attuale vediamo coesistere il nomadismo deterritorializzato delle grandi aziende multinazionali che spostano enormi masse di capitale senza più essere legate ad alcun territorio e forme di territorializzazione aggressivo,tribale,nazionalistico,militare.
Non abbiamo ancora acquisito la coscienza del carattere stratificato e ricombinante della iperstoria,perciò l’iperstoria sfugge a qualsiasi intervento cosciente. All’interno di una rete che connette tutti i cervelli umani con tutti i cervelli artificiali ,non può essere conosciuta ne controllata da alcuna mente subglobale,come sarebbe la volontà politica di qualsiasi stato. Ma se il controllo politico perde effettualità,il modello virale-ricombinante tende a prendere il suo posto.
Cosa vuol dire ricombinare ?
Significa montare secondo principi e finalità diverse elementi compositivi che non sono modificabili dalla persuasione politica,ma che seguono dinamiche evolutive autonome,sul piano culturale,organizzativo,professionale.
La composizione è tendenza,non volontà. Spesso noi crediamo di determinare per forza di volontà una serie di eventi,ma in realtà la nostra azione non può determinare effetti se non quando essa è guidata da una intuizione della tendenza. La tendenza non è qualcosa di esterno o superiore rispetto alle azioni concrete degli uomini,essa è piuttosto il divenire del lavoro sociale complessivo,dell’intelligenza collettiva che si incorpora nel lavoro sociale. Il volontarismo ci spinge talvolta a resistere ma la resistenza è inutile se è tentativo di difendere configurazioni passate del lavoro sociale e dell’ambiente,dal processo di trasformazione del capitale. Occorre porsi dal punto di vista del processo sotterraneo,dispiegarlo quanto possibile nell’immaginazione e agire a partire da quello scenario tutto dispiegato. Collocarsi agli snodi della tendenza,immaginare alternative e percorrerle singolarmente,questo è ciò che il pensiero può fare,questa è l’azione possibile.
La novità del processo di digitalizzazione del processo produttivo sta qui:
il ciclo capitalistico si è,per la prima volta nella storia del capitale,scollegato dal conflitto sociale.
Ovvero i contadini del Chiapas,i disoccupati europei,i duecento milioni di contadini disoccupati della Cina non hanno la possibilità di interrompere il ciclo di produzione virtualizzato.
All’indomani del crollo del blocco socialista si identificano le due sinistre.
Una che vede l’insuperabilità del modo di produrre capitalistico e quindi si pone di agire come forza di governo democratico in una società il cui orizzonte capitalistico non viene più messo in discussione.
L’altra sarebbe la sinistra che mira a difendere le conquiste del movimento operaio proponendo la rifondazione del comunismo.
Per tutte e due Berardi parla di residui del XX secolo.
Una sinistra liberista -così come si definisce il Pds-Ds – nega nei suoi programmi il suo essere sinistra,visto che la ragion d’essere della sinistra è quella di opporsi al liberismo.
La differenza che passa tra i governi della pseudo sinistra e la destra sta nella competenza di un ceto politico rispetto alla cialtroneria. Per i rifondazionisti il problema è il continuo legame ad un dogma annientatosi nel 1991.
Ciò che è rimasto del comunismo dei regimi marxisti-leninisti dell’Asia è un blocco burocratico che si è convertito senza soluzione di continuità all’efficientismo capitalista senza mutar nulla della base militare,autoritaria e nazionalista della sua organizzazione.
Il comunismo autonomo – che io chiamo Globunismo – invece ha prodotto i suoi frutti in maniera asimmetrica stanti tutti nella transizione paradigmatica in corso,la transizione verso un modo di produzione post industriale e verso una intellettualizzazione del lavoro sociale.
La bibliografia
V.J.b Lenin Materialismo ed empiriocriticismo ,Torino,Einaudi,1966
V.J Lenin Che Fare? ,Roma,Editori Riuniti,1964
Sapelli Economia,tecnologia e direzione d’impresa in Italia,Torino,Einaudi,1994
C. Stajano L’Italia nichilista , Torino,Einaudi,1976
G. Stalin Sui problemi del Socialismo in URSS, Firenze,Il Bolscevico,2001
S. Lanaro Storia dell’Italia repubblicana
Althusser Per Marx ,Torino,Editori Riuniti,1968
K. Marx Il capitale,Torino,Einaudi,1975
K. Marx Lineamenti fondamentali per la critica dell’economia politica,Firenze,La Nuova Italia,1978
A. Negri La fabbrica del soggetto,Genova,XXI secolo,1987
F. Berardi La nefasta utopia di Potere Operaio,Roma,Castelvecchi,1998
BY OBERMANN